Creato da Solo_Vita il 10/08/2006

Angelo Ribelle

La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...

 

 

« Nel Golfo Dei PoetiLa Morte Dolce »

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Post n°179 pubblicato il 25 Luglio 2009 da Solo_Vita
 

Scorre veloce il paesaggio intorno e me.
Disinvolto, incurante di tutto, solo sporcato talvolta dai moscerini che si schiantano sul parabrezza.
Scorre ai centossanta che questa macchina puo' fare, urlando col suo vecchio, fidato, motore. Ci capiamo al volo io e lei. E' rimasta l'ultima.

Scorre così tanto che non riesco neppure a capire dove sono. Conta solo guidare, andare forte, veder scivolare il guardrail il piu' velocemente possibile.
E lasciare tutto alle spalle.

C'è un istante in cui sono altissimo, sospeso su un viadotto che attraversa la citta'. Potrebbe essere Genova -ma sì c'è anche il mare-.
Questione di un attimo, tutto cambia.

Sempre su un viadotto, ma intorno a me un paesaggio come lunare, irreale, malinconico. Dannazione, sembra il tratto dell'autostrada dei Parchi che taglia l'Italia di traverso da Roma alla costa abruzzese. Stento un po' a riconoscerla, sono passati tanti anni da quelle vacanze serene coi miei, ma ho ben poche possiblita' d'errore...anzi, sono sicuro.
Posso quasi sentire il profumo di quella pineta dove avevamo il nostro piccolo appartamento, il soffio del mare, il sottile crepitìo mentre aspiravo il fumo della mia philip morris nel cuore della notte immobile e vacanziera. Ma devo correre.

Ancora piede destro che schiaccia l'acceleratore e mi ritrovo su un bel tratto a tre corsie.
E' facile localizzarmi, basta leggere un cartello -MILANO 80KM-. Sto sfrecciando, è estate, Vasco mi aspetta a San Siro, non c'è tempo, devo correre, devo ascoltare, devo vivere, non devo PENSARE...

NON pensare.

Di benzina nel serbatoio non ce n'è piu', ma ho dalla mia il combustibile migliore esistente: la PAURA.
Un carburante distillato goccia dopo goccia dalle anime combattute e senza meta, disperse in un mondo che sembra non avere posto per loro e che , chissa' come mai, sono sempre nel luogo sbagliato nel momento sbagliato.
Anime condannate alla solitudine e che non esistano a trascinare nel loro baratro chiunque voglia accostarsi a loro. Croce e condanna di chi è maledetto.
Attori nati con la battuta sbagliata in bocca.

Dolore fisico, dolore di testa, dolore nella mia pelle ed in quella degli altri.

Se solo potessi me la strapperei di dosso...

ma sara' tutta colpa del caldo, si.

Buona fortuna.

 

"'...Dopo averla salutata in una maniera che al mondo apparve naturalmente distratta, si fiondo' sull'affollato regionale dirigendosi con chirurgica precisione verso uno dei finestrini che si affacciavano sulla banchina.
La ressa sulla carrozza gli impediva di mettersi in una posizione ideale per vederla e fu così che si accontento' di un semplice spicchio di visuale, tra le nuche dei pendolari annoiati e poggiatesta di sedili sudici e scoloriti dal tempo.
Dopo il fischio del capotreno, giusto un istante prima che il locomotore muovesse le otto carrozze, Lei si giro' verso di lui e gli sguardi, finalmente, si unirono.
Fecero l'amore così, per un tempo indefinito, poi si lasciarono trascinare svogliati ognuno verso la propria strada con la gelida consapevolezza che, come binari, avrebbero sempre vissuto accanto senza intrecciarsi piu'.
No emozioni, no passione, no brivido, no scoperta. Tutto evaporato come acqua sull'asfalto screpolato dal luglio cocente.


Ma ancora una volta si sbagliavano.
 
L'aria immobile e bollente, il sole rosso e accecante, il tempo aritmico e sconvolto, furono i  testimoni del loro errore..."

 

 
 
 
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto, come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante.

 

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