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Compiti a casa: i ragazzi devono farli da soli o con l’aiuto dei genitori?

Post n°1097 pubblicato il 19 Marzo 2016 da antonioi0

Compiti a casa: i ragazzi devono farli da soli o con l’aiuto dei genitori?

I nostri ragazzi dopo la scuola si applicano il doppio dei coetanei stranieri. E gli insegnanti chiedono il coinvolgimento di mamma e papà. Tuttavia molti genitori pensano che i compiti sono una vera e propria angoscia.

Come riportato da La Repubblica, la questione è se i ragazzi devono fare i compiti a casa da soli o con il supporto dei genitori. Gli studenti italiani, secondo l’Ocse, hanno il maggior carico al mondo di “studio a casa”. In media sono stati calcolate nove ore di compiti a settimana rispetto alle quattro europee.

Per questo motivo maestri e professori chiedono ai genitori di aiutare bambini e ragazzi, in una sorta di “doposcuola” casalingo. Fare i compiti si sta trasformando in “facciamo i compiti” e questo ha scatenato forti polemiche tra le famiglie e gli insegnanti. Ad esempio, su Facebook conta ormai migliaia di iscritti il movimento “Basta compiti, madri e padri sull’orlo di una crisi di nervi”, mentre uno studio americano ormai famoso, dal titolo “La bussola rotta”, sul coinvolgimento parentale nell’educazione dei bambini, ha dimostrato quanto la troppa presenza dei genitori nello studio dei figli, porti alla fine a risultati negativi sul rendimento scolastico.

Lucilla Musatti è un’insegnante e autrice di più saggi, tra cui “I disturbi dello sviluppo. Bambini, genitori, insegnanti”, scritto insieme a Bruna Mazzoncini. Afferma: “Il punto non è se aiutare o meno i propri figli nello studio, il punto è che ai bambini dovrebbero essere assegnati soltanto compiti che sono in grado di fare da soli. È uno dei cardini della mia didattica. Soprattutto se si tratta di classi che fanno il tempo pieno: dopo 40 ore di scuola in una settimana, figli e genitori hanno diritto ad un tempo diverso, in cui ritrovarsi, stare insieme, e non soltanto fare compiti”.

Il ruolo dell’adulto, aggiunge Lucilla Musatti, può essere di supporto, “di supervisione, ma lo studio dei bambini deve restare autonomo, anche se si torna a scuola con l’esercizio sbagliato”. Aiutami a fare da solo, insomma, come diceva Maria Montessori, perché se invece il compito è troppo difficile, “vuol dire che l’insegnante ha sbagliato ad assegnarlo”.
Mica facile però, di fronte a pagine e pagine di diario fitte di richieste a raffica: studiare da pag. a pag., esercizi da pag. a pag. Esercizio utilissimo, secondo l’idea tradizionale. Inutile tortura per il movimento “Basta compiti”, tremila iscritti, tra cui 30 insegnanti, lanciato dal dirigente scolastico Maurizio Parodi. “Purtroppo, la nostra bassa posizione nella classifica Ocse, dimostra che non si conquistano punteggi eccellenti semplicemente caricando di compiti i ragazzi. Anzi questi non servono a nulla. È nelle ore di scuola che si deve imparare, non a casa da soli, costringendo i genitori a sostituirsi ai prof. Con la conseguenza che chi ha una madre o un padre in grado di assisterlo nei compiti riesce a farcela, gli altri abbandonano”.

È una posizione radicale quella di Maurizio Parodi, autore di diversi saggi, tra cui “Basta compiti” e “La scuola che fa male”. Lo scorso Natale, ad esempio, Parodi aveva diffuso una lettera aperta invitando studenti e genitori ad uno “sciopero dei compiti delle vacanze “. “La scuola non chiede ma impone agli adulti di aiutare i figli nello studio. È uno scarico di responsabilità. Non è una condivisione. Ormai è dimostrato che i compiti a casa sono una delle maggiori fonti di conflitto tra grandi e piccoli. Che senso ha? Come diceva Gianni Rodari non si può imparare piangendo, altrimenti non si impara nulla”.

 

 

 
 
 
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