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IL LAVORO NOBILITA L'UOMO (COMUNICAZIONE AL PERSONALE)

Post n°69 pubblicato il 06 Novembre 2007 da Irvine2007
 

Un altro giorno di lavoro. Che palle. Oggi ci aspetta un’altra riunione. Quante riunioni si fanno in questa cavolo di azienda. E non si conclude mai niente. Quel tipo che siamo abituati a chiamare capo è davvero un idiota. Pieno di sé, arrogante, e per di più ignorante. Entro in Azienda che non sono ancora le 9.00 e lui è già lì a guardarti storto. E a me sembra di essere in guerra. Mi guardo attorno e vedo i colleghi sempre più tristi, annoiati, disgustati e incazzati. Chissà poi perché. Lo sanno tutti che il lavoro nobilita l’uomo. Anzi, io sono chiaramente un ingrato. Ancora non ho ringraziato il mio capo per la sua umanità e la sua generosità. Gente come me meriterebbe di stare a spasso. Quanti hanno la fortuna di avere a che fare con gente del suo calibro?

Entro nella mia stanza e saluto il collega Francesco. Dico “Buongiorno”.

Lui mi risponde “Buongiorno una sega”.

“Sei di buon umore vedo, complimenti”

“Mi spieghi come faccio ad essere di buon umore?”

“Be’ non posso darti tutti i torti”

“Ti sei dimenticato oggi della riunione?”

“Dimenticato? E come potrei? Però sto evitando di pensarci se no mi viene voglia di vomitare e ciò potrebbe infastidire qualcuno…”

“Ahahah! Già… che gente povera di spirito che c’è qua dentro, chi potrebbe infastidirsi a vedere te che vomiti sul pavimento di questa meravigliosa azienda?”

“Zitto! Sta arrivando Pino…”

Io e il collega Francesco ci sediamo e ci facciamo trovare seri e attenti con documenti e pratiche varie tra le mani, quando entra il capo e dice:

“Salite su nel mio ufficio!”

Io e Francesco ci guardiamo un attimo e lui mi sussurra “figurati se lui può permettersi di dire buongiorno”.

Saliamo nell’ufficio del capo. Appena entrati vediamo tutti gli altri colleghi con le loro facce serie, tutti ai posti di combattimento. Già, posti di combattimento. Siamo in guerra ormai. Il lavoro è questo. Una guerra.

Il capo non perde tempo e inizia il suo monologo:

“Visto che siete tutti presenti cominciamo. Stavolta parlerò poco. Anche in considerazione dell’ultima riunione che non ha avuto affatto un seguito soddisfacente. E siccome non voglio perdere più tempo con voi, vi dico subito che chi vuole rigare dritto rimane, chi no, se ne va subito a casa. E se non avete voi il coraggio di dare le dimissioni, ci penso io a licenziarvi. Non voglio gente insoddisfatta qui, voglio gente sorridente che ama il proprio lavoro. Voglio gente seria, puntuale, entusiasta, dinamica! Per questo motivo ho scritto e stampato per voi una serie di norme che siete tenuti a rispettare rigorosamente se non volete finire per strada. Franco prendi queste comunicazioni e consegnale a tutti.”

“Va bene” risponde il mio collega. E si mette a consegnarci le comunicazioni.

Quando ha finito il giro, il capo ha aggiunto:

“Leggete bene questa comunicazione, leggetela con calma. Ma non adesso. Dopo. Fatelo in pausa pranzo o leggetela stasera a casa vostra, quando vi pare. Basta che la imparate a memoria e rispettate le norme contenute d’ora in poi. Ora potete tornare al vostro lavoro.”

Siamo usciti tutti come al solito entusiasti da quella stanza. Non c’era una sola persona che avesse stampato sul volto un’espressione allegra. Eravamo tutti dei relitti. Rassegnati. Schifati.

 

Finita la giornata lavorativa, tornato a casa, mi sono messo a leggere la “comunicazione al personale”:

 

Allo scopo di porre fine a tutti gli atteggiamenti scorretti sempre più ricorrenti, l’Azienda precisa con la presente una serie di norme che tutti i dipendenti sono tenuti a rispettare.

Le norme erano suddivise per “categorie”. Erano presenti le voci “posto di lavoro”, “informazioni”, “orario di lavoro”, “ritardi”, “look”, “divieti”.

Già le varie voci bastavano a farmi venire voglia di strappare il documento! Ma dovevo continuare a leggere tutto.

-         posto di lavoro. Il posto di lavoro va tenuto ordinato e pulito, soprattutto per rispetto verso i colleghi e per sé stessi. Si precisa però che l’ordine non è da confondersi con l’occultamento delle pratiche. Spesso regna il caos e questo è causato da troppa disorganizzazione mentale.

E qui c’era una vera chicca. Una frase conclusiva degna degli aggettivi con cui Paolo Ziliani concludeva le sue pagelle dopo le partite, la domenica a Controcampo.

Cerchiamo di fare pulizia al più presto.

-         informazioni. Le informazioni sono valide soltanto se riferite a chi di dovere in maniera esauriente e tempestiva. Riferire parzialmente o in maniera tardiva le informazioni, danneggia l’Azienda! Un impiegato che non svolge bene le sue mansioni è un impiegato non valido: quindi non serve all’Azienda.

-         Orario di lavoro. L’orario vigente mira a salvaguardare l’interesse aziendale e quello individuale. Stabilire un orario d’inizio lavoro, significa che a quel determinato orario tutto il personale deve essere già attivo. I minuti che, purtroppo, corrono e si perdono a causa della prima pausa caffè, della telefonata a casa, o della chiacchierata o di quant’altro, non sono accettabili. Un po’ di serietà non guasterebbe.

-         Ritardi. Può accadere di arrivare in ritardo per un imprevisto. Non è accettabile però il puntuale arrivo in ritardo. In questi casi si rischia il richiamo scritto o la formula della cosiddetta “giornata lavorativa non retribuita”. Sincronizziamo gli orologi.

-         Look. Si comunica che gli uffici non sono come le nostre abitazioni, dove ognuno è libero di fare quello che gli pare. Gli spazi aziendali vanno rispettati. Anche con l’abbigliamento. Presentarsi in un modo poco consono all’ambiente lavorativo dà una brutta immagine dell’Azienda e dello stesso impiegato. Riteniamo che talvolta non abbiamo gli occhi abbastanza riposati per vedere quello che non va. Tariamo quindi subito gli apparecchi visivi e puliamoci bene gli occhi prima di uscire di casa. Potrete altrimenti avere una sgradita sorpresa ed essere invitati a fare rientro nelle proprie abitazioni per dedicarvi a qualche giorno di sana riflessione.

-         Divieti. Si fa divieto a tutto il personale impiegatizio di bestemmiare in orario lavorativo nonché di tirare calci ai muri in preda ad attacchi di nervosismo non giustificabili. L’Azienda non è il luogo adatto per sfogare i vostri istinti né tanto meno per dare libero sfogo alle vostre frustrazioni. E’ vietato inoltre gridare quando ci sono ospiti in Azienda. Solo il capo ha la facoltà di dare libero sfogo alle proprie potenzialità vocali. Diversamente, se non siete disposti a controllarvi, abbiate il coraggio di cambiare mestiere e Azienda.

 

Le norme erano terminate.

La comunicazione chiudeva così:

Non avremmo voluto ricorrere a comunicazione scritta per farvi capire come si sta in Azienda, ma nostro malgrado, abbiamo dovuto farlo. Approfittiamo dell’occasione per augurarvi buon lavoro!

C’era anche la firma alla fine del testo.

 

                                                                            GIM S.p.A.

                                                                             L’Amministratore

                                                                             Pino Pancrazio

 

Al termine della lettura, ho accartocciato la comunicazione aziendale fino a formare una palla e l’ho lanciata nel vicino cestino, facendo canestro. Mi sono fermato per un po’ a riflettere. Ne avevo abbastanza di quelle stronzate. Quella non era un’Azienda. Era un posto di pazzi. Alla fine sarei impazzito presto anch’io se non avessi fatto qualcosa.

Ho pensato ad una frase che il mio amico Alberto amava ripetere, quando discutevamo del lavoro:

“Il lavoro è un generatore di problemi.”

Aveva ragione.

Così ho deciso di risolvere uno di questi problemi.

Il giorno dopo non sono tornato al lavoro.

Ho mandato una raccomandata all’indirizzo della mia Azienda.

Dimissioni senza preavviso.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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