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RITORNO AL PASSATO (Prima Parte)

Post n°113 pubblicato il 31 Luglio 2008 da Irvine2007
 

Anch’io ero uno studente. Anch’io ero andato all’università prima di scoprire il fantastico mondo del lavoro. Chissà cosa mi credevo. Ho capito subito che non mi sarei mai laureato. In fondo a me diventare avvocato non è mai interessato. Così dopo un solo esame dato, ho lasciato l’università. Mi sono bastati pochi mesi. Poi come dicevo ho subito provato l’ebbrezza di conoscere direttamente il mondo del lavoro. Ho fatto subito pratica in uno studio commerciale. Nemmeno di fare il commercialista o il ragioniere mi è mai interessato. Qualcuno potrebbe pensare, allora cos’è che ti piace fare. Me lo chiedo anch’io ancora oggi. E sono passati dieci anni. Il fatto è che a me non è mai piaciuto lavorare. Credo ti tolga troppo, rispetto a quello che ti dà in cambio. Esempio: il lavoro (se ti va bene) ti dà uno stipendio. Con uno stipendio potresti fare una bella vita. Permetterti le migliori cose. Però per avere quello stipendio devi sudare davvero per 40 ore al giorno tutta la settimana per tutto il mese. Ne vale davvero la pena? Certo direbbe qualcuno, se no come mangi? E questo è anche giusto. Bisogna procurarsi da mangiare. Ma se vediamo la cosa dal punto di vista dell’energia vitale, bè, lavorare fa davvero schifo. Provate a vedere la faccia di un lavoratore al lunedì mattina, se siete disoccupati. Altrimenti provate a guardarvi allo specchio un lunedì mattina qualunque, se avete un lavoro. Vedrete di sicuro una faccia depressa. E di sicuro ogni lunedì mattina penserete che il mondo è una merda. Ma non è che il mondo è una merda. E’ la vita che fate che è una merda. E’ diverso. Esempio: come vi sentite quando siete in ferie? Una meraviglia, vero? Vi sentite anche più disponibili verso gli altri, vero? E magari siete anche più creativi. Be’ se è così vuol dire che siete ancora in tempo. Vuol dire che il lavoro non vi ha ancora bruciato la voglia di vivere. Il più delle volte lavorare quaranta ore al giorno tutta la settimana ogni mese significa non avere il tempo per fare niente. Significa avere il tempo giusto per mangiare dormire cambiare una gomma alla vostra macchina scassata e nella migliore delle ipotesi dare il bacio della buonanotte alla vostra ragazza. Ma la vita non dovrebbe essere così piena di limitazioni. Lo dice anche Raffaele Morelli che non siamo nati per soffrire. E lo penso anch’io. Grazie al mio odio per il lavoro ad esempio ho scoperto la gioia che ti regala la lettura di un buon libro. Ecco. Se c’è una cosa che fa il lavoro, è farti pensare. A tutt’altro. Così, per noia depressione o quello che volete, cominciate a interessarvi a tutto. Dico davvero. Il golf, il baseball, il decoupage, le parole crociate. Tutto. Pur di non lavorare. Pur di non pensare alla faccia di cazzo che hanno i tuoi colleghi. Pur di non dover litigare sempre con le stesse persone. Pur di non dover sopportare sempre le stesse mentalità che ti uccidono dentro, apprezzeresti anche una partita a bocce. E infatti li vedo io gli anziani che sono piu’ felici di me quando si fanno la loro partitella. E mi viene in mente che non sarebbe male andare in pensione a trent’anni. A poterselo permettere, non sarebbe affatto male. Non mi giudicate. Non sono così pigro come state pensando. O forse si. Ma se aveste avuto (ed è possibile) la stessa mia esperienza, la pensereste esattamente come me. Datemi retta. Il lavoro ti uccide. Ti ammazza i neuroni.

Esempio: l’inizio della settimana. Un lunedì mattina. Entri in ufficio, non passa un secondo che subito una collega dice ad un’altra:

“muoviti a sbrigare quella pratica altrimenti Mario s’incazza”

Mario è uno dei capi.

Risposta della collega che deve sbrigare la pratica:

“ah si? E se Mario s’incazza digli a Mario di scendere dal cazzo e di farsela a piedi”.

Giuro. Non è uno scherzo. Sto parlando di un breve dialogo tra due ragazze, diamine.

Sono questi gli effetti devastanti del lavoro.

Due ragazze. E una ragazza sembra davvero una scaricatrice di porto. Ma conosce molte lingue ed è distinta. Sa trattare con la gente, anche. Però non riesce a connettere bene il lunedi’.

E ne escono fuori queste belle scenette.

Lo so che c’è qualcuno di voi che sta pensando che non tutti i lavori sono così deprimenti.

Be’ forse in parte è vero. Ma credo che tutti i lavori con un capo e orari già stabiliti non possono far stare bene una persona.

Io so solo che vorrei essere ovunque ma non qui.

Vorrei non avere a che fare con certa gente.

Vorrei essere libero. Di fare quello che mi pare. Libero di sognare.

Libero di incontrare una ragazza e berci un caffè insieme, senza dover guardare l’orologio.

Libero di andare in macchina a fare un giro, magari per ore.

 

**

 

L’altro giorno ho incontrato Sabrina.

L’ho vista davvero in grande forma.

Era appena uscita dal lavoro.

Come te la passi le ho detto. Lei mi ha risposto che era sull’orlo di una crisi di nervi. Rischiava di farsi venire un esaurimento nervoso, se non sarebbe andata subito in vacanza.

Un’altra persona rovinata, ho pensato.

E le ho detto Ciao, è stato un piacere, devo andare.

Non so perché ma vedere persone tristi essere tristi per lo stesso motivo per cui tu sei triste mi fa sentire ancora più triste.

 

**

 

Sarebbe bello poter tornare indietro. Basterebbe usare la macchina del tempo. Occorrerebbe solo un po’ di fantasia.

 

**

 

Il tempo ti frega sempre. Corre veloce. E non sai mai vivere il tempo al momento giusto. Quando sei piccolo sei un povero deficiente non consapevole di quella strana cosa chiamata vita. Quando diventi adulto poi è ancora peggio. Perché sei consapevole. Però questa consapevolezza non è che cambi molto le cose. Ormai sono passati anni. Non sei più così in forma. Non vedi le cose e la vita nella stessa maniera di quando eri giovane. Per questo forse bisognerebbe nascere già vecchi e col passare del tempo morire giovani. Solo così cambierebbero le cose. Almeno in questo modo la pensione avrebbe un senso. Passeresti i tuoi anni di libertà nel pieno delle tue facoltà fisiche e morali.

 

**

 

Non è possibile viaggiare nel tempo e te ne accorgi ogni santo giorno. Adesso il tuo presente è fatto di uno strano dialogo col tuo capo.

 

Io: Devo dirti una cosa importante

Capo: Dimmi subito, non ho tempo da perdere

Io: Va bene. Sono in arretrato di parecchi mesi. Ho bisogno di 2000 euro entro domani o sono costretto a dimettermi.

Capo: Allora vattene! Dimettiti!

Io: E’ proprio questo che voglio capire. Mi devo dimettere?

Capo: Alberto, tu sei l’unico che non mi capisci. Io non so come devo parlare con te. Scusa se te lo dico ma hai un atteggiamento da mafioso.

Io: Mafioso io? Ahahah, no, è solo che non posso più venire a lavorare GRATIS. Ho delle spese io. Te l’ho detto già tante volte che non si può stare senza lo stipendio ma tu hai sempre detto che a breve mi avresti pagato e invece niente. Ora sono costretto a chiederti denaro in questa maniera. Non posso fare altrimenti.

Capo: Non mi piacciono i tuoi modi.

Io: Sono sempre stato corretto. Ho dei bei modi io. In questo caso devo parlare così perché senza lo stipendio non posso più andare avanti.

Capo: Sai, se me lo avessi chiesto in un’altra maniera, magari ti avrei dato anche 500 euro.

Io: Capisco…

Capo: E’ come se vedessi una vecchietta in mezzo alla strada che ha bisogno di aiuto. Se non è una bella persona, io anziché aiutarla magari la metto anche sotto con la macchina…capisci cosa intendo?

Io: Capisco benissimo…

Capo: Allora?

Io: Ti ho già detto tutto. Entro domani 2000 euro o mi devo dimettere. Mi dispiace.

Capo: Esci fuori adesso. Non ho voglia di parlare con te. Sono già stanco. Non voglio innervosirmi ancora di più.

Io: Va bene.

 

E detto questo, me ne sono andato via.

 
 
 
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