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« UNA FORMA DI PIGRIZIA ME...LA TEORIA DELL'AMORE »

UNA FORMA DI PIGRIZIA MENTALE - PARTE 2

Post n°136 pubblicato il 12 Ottobre 2008 da Irvine2007
 

“oggi sono entrato in libreria proprio per rilassarmi”

“hai fatto bene, hai incontrato me”

“si, sono stato davvero fortunato”

“perché sei stressato?”

“per il lavoro”

“fai il contadino?”

“ma quale contadino, la smetti di sfottere?”

“non sto sfottendo, stavo solo pensando a che razza di lavoro facevi per essere così stanco”

“impiegato”

“che palle!”

“infatti! Tu invece che lavoro fai?”

“indovina?”

“giornalista? Modella? Presentatrice?”

“esagerato”

“cosa allora?”

“impiegata anch’io”

“cavolo, devi trovarti bene allora al tuo lavoro”

“non sempre”

“e sei così tranquilla?”

“mi dici a cosa serve intristirsi?”

“boh”

“un detto cinese dice che se puoi cambiare le cose allora devi fare di tutto per cambiarle e stare sereno e se non puoi cambiarle devi stare sereno lo stesso tanto non le puoi cambiare…”

“che razza di detto”

“sai come sono i cinesi”

“che sei, razzista?”

“ma che dici, scemo”

“scherzavo”

“con quello che si sente in giro, con la violenza gratuita contro i neri, ma li senti i TG?”

“ogni tanto”

“uhm…”

“sai come li chiama una mia amica i neri? Ma lo fa senza accorgersene e non è nemmeno razzista…”

“come?”

“NEGRI”

“incredibile…”

“la gente a volte parla senza pensare”

“magari parlasse a volte senza pensare, direi che SPESSO la gente parla senza riflettere”

“mi sa che hai ragione tu”

io la guardo e sto in silenzio e penso a come deve essere stato il suo passato, se ha avuto un’infanzia felice, se ha dei buoni genitori, la guardo e penso a chissà quali esperienze ha fatto e se le stesse sono state positive o negative, la guardo e immagino un sacco di cose che le possono essere successe prima che mi incontrasse e mi viene da fantasticare così tanto che subito lei se ne accorge, per colpa della mia capacità di perdermi tra le nuvole in tempi brevissimi, nelle situazioni più impensate, “a cosa stai pensando?”

a questo punto mi conviene dirle la verità “pensavo a te, al tuo passato”

lei mi guarda con la sua faccia strana, sorseggia la sua schweppes, “al mio passato? Non sai niente di me!”

mi accorgo quanto sono belli i suoi occhi quando si stupisce, che bel colore quello dei suoi occhi, occhi verdi… “per questo, stavo pensando e fantasticando…mi chiedevo chissà quali esperienze hai fatto, chissà cosa hai combinato di bello nella tua vita, chissà se avrai conosciuto altri ragazzi simpatici…”

mi sono lanciato troppo con questo discorso, sembra quasi che la voglio costringere a dirmi se ha un ragazzo o no, sono il solito cretino, infatti lei mi dice “non parlarmi di ragazzi, non è un bel periodo…”

io sono un po’ dispiaciuto un po’ felice, vuol dire che forse non ha un ragazzo, o che si è lasciata da poco… “scusa, non volevo intromettermi nelle tue faccende private”

“ma no figurati, è solo che non voglio toccare adesso certi argomenti… e tu? Che combini? Hai una ragazza?”

ma cose da pazzi! Io mi preoccupo, lei mi dice praticamente di cambiare discorso e subito dopo mi fa la domanda che avrei voluto farle io! “no…” dico con espressione incerta e infatti lei se ne accorge e mi dice “non sembri convinto” e io le dico “si sono convinto, è solo che di fronte a questi discorsi, divento timido…”

“ahahah”

“cosa c’è da ridere?”

“hai detto che sei timido”

“è la verità”

“sono tre ore che parli continuamente, non mi sembri una persona timida”

“infatti lo sono solo in certi casi, ho la timidezza variabile”

“detto così, sembra una malattia, a me piace la tua – timidezza variabile .” e me lo dice sottolineando ironicamente le ultime parole e io penso che è un proprio un bel tipo questa Giulia, parecchio strana anche, “grazie mille” le dico mentre noto che lei guarda l’orologio e sembra nervosa “cosa c’è? Guardi l’orologio?”

“Si scusa…devo andare, si è fatto tardi!”

“Vuoi che ti accompagno?”

“Non c’è bisogno, davvero…”

“ma ci rivediamo?”

“credo di si”

 

Ho avuto giusto il tempo di salutarla prima di vederla andar via velocemente incontro a chissà quale impegno, chissà quale appuntamento. E la guardo ancora una volta da lontano ammirandone lo stile, la bellezza e il suo modo di essere così diverso dalle altre. E mi intristisco davvero un bel po’, perché di lei non mi è rimasto niente, né un numero di telefono, né un indirizzo di casa. E non so se la incontrerò e quando.

E tristemente me ne vado anch’io, uscendo dal bar, senza alcuna fretta.

 

 
 
 
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