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IL MALATO IMMAGINARIO: PERCORSO ATTRAVERSO LA SIMBOLOGIA

Post n°43 pubblicato il 04 Febbraio 2011 da francescalc.mi
Foto di francescalc.mi

PAURA DI AMMALARSI

L'IPOCONDRIA - QUANDO DIVENTA DISTURBO INVALIDANTE

 

E’ capitato a tutti di preoccuparsi per disturbi fisici immaginari. Quando tale paura irrazionale diviene invalidante, si parla di ipocondria. La malattia origina da sensazioni corporee reali che vengono interpretate in modo distorto dal soggetto e lette come sintomi patologici. Alla base di tale vissuto vi sono distorsioni cognitive attraverso cui il paziente decodifica le proprie percezioni fisiche, catalogabili, queste, in tre categorie: funzionamento dell’organismo (coinvolgendo gli apparati cardio-vascolare, respiratorio, gastro-intestinale...) ferite di poca importanza (una leggera influenza o un taglietto possono scatenare reazioni allarmate) sensazioni meno definite (stanchezza, cuore affaticato, battito irregolare…) L’ipocondriaco è incline ad interpretare ognuno di questi segnali corporei come sospetto, preoccupante, spia della presenza di una patologia in corso o imminente. L’ipocondria va distinta dal disturbo ossessivo compulsivo (OCD) in cui la fobia è correlata al timore irrazionale di venir contagiato o contagiare altri ed è associato alla presenza di rituali volti a scongiurare tali rischi (pulizia, lavaggio, evitamento di luoghi..). Si è accennato alle distorsioni cognitive. Con tale definizione si intende descrivere l’utilizzo di meccanismi di pensiero solo all’apparenza logici, in realtà irrazionali, viziati da conflitti inconsci e basati su dati incerti. Il disturbo diviene particolarmente invalidante quando associato ad ansia generalizzata, attacchi di panico, depressione e quando il timore di ammalarsi lascia spazio alla convinzione di aver contratto una patologia grave. Caratteristica primaria del disagio, la persistenza di pensieri angoscianti e disfunzionali nonostante le rassicurazioni mediche e gli esami diagnostici, proprio come nel caso del povero Argante! Di più. L’insoddisfazione rispetto alla diagnosi clinica ottenuta (c’è stato un errore? gli esami saranno stati accuratamente eseguiti? qualcosa è sfuggito?) innesca un circolo vizioso di accertamenti che alimenta i pensieri ossessivi. Il soggetto si documenta da sé, trova convalida ai suoi dubbi nelle conversazioni che intrattiene, conferma il suo timore ad ogni dolorino sospetto. Inoltre l’ipocondriaco focalizzandosi sui pensieri ossessivi si aspetta considerazione per la propria condizione da parte di familiari ed amici, mettendo spesso a dura prova le proprie relazioni affettive, amicali e professionali quando il disagio interferisce con l’efficienza lavorativa. Il malato esaspera chi gli vive accanto, incurante ed inconsapevole del disagio che gli crea. Lo vediamo bene in Argante. Il suo estremo egocentrismo è in parte causato dal disturbo e sottende un bisogno infinito di attenzione. Tutta la sua vita ruota attorno al presunto malessere ed anche i familiari debbono adeguarsi. Così è necessario che la giovane Angelica vada in sposa al figlio del medico che non ama, ma che può essere di ausilio alla presunta malattia del padre. Anche la ricchezza di Argante è sospetta. Egli sembra essere una persona che ha ammassato denaro a compensazione di un profondo vuoto affettivo. In questo senso, l'ipocondria diventa strategia inconscia, grido disperato a ricevere cura ed affetto. Sul piano psicodinamico, il disturbo scaturisce da un conflitto inconscio causato da rabbia retroflessa. I sentimenti non vengono cioè diretti verso le persone o le situazioni che li hanno causati, bensì trattenuti e rimossi generando sensi di colpa. Possiamo ipotizzare che Argante abbia maturato una collera profonda verso chi non gli ha fornito accudimento e nutrimento affettivo, vale a dire le sue figure di riferimento infantili. Un'ipotesi alternativa. Il vecchio ha sviluppato la patologia in seguito al lutto dovuto alla perdita dell'adorata moglie. Argante prova rabbia e senso di abbandono (“perché mi hai lasciato? Tu eri la mia vita e te ne sei andata. Ti odio per questo!”) In entrambi i casi immaginati, il protagonista ha imparato a reprimere difensivamente il dolore e la rabbia per non perdere i suoi riferimento affettivi sia sul piano reale che psicologico. Ma le emozioni non possono essere negate. Se non espresse, macerano l'anima. E' presumibile infatti che siano proprio le sue pulsioni inconsce la causa del senso di colpa che esprime attraverso il viversi costantemente aggredito dalla malattia. Già... aggredito. Il meccanismo è il seguente: l'aggressività propria viene spostata dall'oggetto d'amore (genitori o moglie nel nostro esempio) a cui è originariamente diretta, proiettata all'esterno (la malattia) e retroflessa (“io sono oggetto della malattia che mi aggredisce perché sono il colpevole da punire). Tale modalità disfunzionale origina dal modo in cui il soggetto ha imparato, nel corso dello sviluppo, a gestire le proprie emozioni. Per questo l'intervento efficace implica che il soggetto acquisti consapevolezza circa il suo modo di reprimere gli impulsi di rabbia ed impari ad esprimerli in maniera adeguata. Affinché ciò accada, è necessario agire fortificando il suo debole Sé ed in particolare la sua parte adulta, liberandola dall’ingerenza di ingiunzioni, divieti e regole assimilati nel corso della propria crescita (“devi essere forte e trattenere). Qualora il disturbo si accompagni a depressione o attacchi di panico, il supporto terapeutico può essere coadiuvato da un intervento farmacologico che da solo risulterebbe invece efficace limitatamente al periodo del trattamento. Accade che eventi traumatici o stressanti facciano peggiorare la malattia. Anche in questo caso l’acutizzarsi del disturbo può essere dovuto dall’incapacità ad elaborare ed esprimere i propri vissuti emozionali che rimangono intrappolati, “indigeriti”, non metabolizzati, nella psiche trovando nell’ipocondria una valvola di sfogo. Si è detto, i sintomi somatici nascondono l’inconscio desiderio di essere accettati ed accolti, di ricevere attenzione ed accudimento. Forse Argante non vorrebbe comunque il matrimonio tra la figliola ed il suo amato anche se il figlio del medico non fosse disponibile. Egli si sentirebbe perso e solo senza il conforto della giovane. Ciò avviene quando vissuti antichi di carattere abbandonico permangono e sedimentano nell’adulto, laddove non sia avvenuta né l’elaborazione delle emozioni dolorose, né, dunque, la riparazione. Il soggetto, affamato d’amore, sperimenta una sorta di credito ancora aperto che la malattia pare tamponare (ma mai estinguere) ottenendo le cure nel presente. In concomitanza questa stessa dinamica può generare attacchi di panico che vanno letti come spie di un sistema che non funziona in modo equilibrato e necessita di un cammino introspettivo in grado di sviluppare modalità più adattive di entrare in contatto con sé ed il mondo. In ultimo, è necessario accennare al fatto che l’ipocondriaco, proprio perché convinto della veridicità delle sue sensazioni, difficilmente intraprende spontaneamente un percorso terapeutico. Spesso accade che vi ricorra per risolvere problematiche diverse (attacchi d’ansia, depressione…) e che solo così apra la via ad un intervento in grado di sanare anche il disagio in analisi. Vista la difficoltà a che un soggetto ipocondriaco richieda una terapia, spesso risulta vincente la cooperazione sinergica di ambiti clinici differenti. Laddove per esempio il medico generico o lo psichiatra intravedano la necessità di un sostegno psicoterapeutico o di counseling ed effettuino un invio. In tal caso il disagio può essere curato e guarito. Che dire delle strategie del fratello di Argante? Comprensibili, vista l'esasperazione dei familiari, ma del tutto inefficaci. Praticamente impossibile convincere il malato immaginario della propria sanità attraverso esempi logici ed evidenze. Purtroppo, lo si ribadisce, le sue convinzioni nascono da una modalità disfunzionale di pensiero che va corretta con un idoneo trattamento terapeutico. Fargli studiare medicina? Valida soluzione, ma solo dal punto di vista economico, povero Argante! L'ipocondriaco è spesso una persona già molto informata circa la composizione dei farmaci, i loro effetti e le controindicazioni. E' il suo modo per controllare il disturbo. La laurea in medicina implica che egli trascorra il suo tempo focalizzato su ciò che reputa la fonte dei suoi problemi, il che non fa che acutizzare la sua sensibilità, anziché indirizzarla verso al guarigione.

 
 
 
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