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GUARDA TE STESSO

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Ascoltare e non essere presente all'altro ,cosa facile da riscontare in chi ti guarda come avessi detto chissà quale demone......

Ed ora mi chiedo ma tu che mi leggi mi comprendi o hai solo  tue riflessioni proiettate sul mio scritto?

 
 
 

CONFRONTO DI ESPERIENZE

Post n°34 pubblicato il 17 Novembre 2010 da Vervain0

Per parlare dell'evoluzione che ci ha condotto dal Reve-Eveille' in psicoterapia alla psicoanalisi con il Reve-Eveille', desidero rievocare l'atmosfera nella quale abbiamo lavorato dopo la morte di Desoille.

Lavoravano attorno a lui un certo numero di psichiatri e psicologi che si ritrovavano nella pratica del Reve-Eveille' come cardine del loro percorso.
Gli incontri, settimanali, del gruppo vertevano su: discussione della pratica terapeutica, studio dei casi clinici, organizzazione di seminari, adattamento del Reve-Eveille' ai trattamenti infantili e adolescenziali.
Tre volte l'anno i Colloques riunivano i membri francesi e quelli dei paesi limitrofi.
Nello stesso periodo si e' cominciato ad organizzare le Giornate di Studio per un pubblico allargato e nel 1970 e' stata fondata la rivista Etudes Psychothérapiques.

La psicoterapia basata sul Reve-Eveille' s'inserisce nel campo psicanalitico?
Questo e' l'interrogativo che ci ha accompagnato nel corso dei primi dieci anni.
Lo esprimerei nel modo seguente.
Immaginatevi un paziente che, nel corso di una cura definita psicoterapeutica, si coinvolge nel proprio immaginario a seguito del nostro invito a lasciarvisi andare durante la seduta.
All'inizio gli proponevamo un inquadramento abbastanza direttivo, talvolta dandogli dei temi di partenza alla maniera di Desoille.
Egli si implica nel Reve-Eveille', lo vive, prova delle emozioni; racconta e si racconta.
Ed eccolo capace di dare un senso al materiale immaginativo, vissuto qui e ora e che, molto spesso, gli era sconosciuto.
Ne deriva a poco a poco un interrogativo: quando il Reve-Eveille' rivela o esplora un passato che sembrava dimenticato, quando le associazioni portano il paziente ad un cambiamento di visuale sulla storia intima dei suoi conflitti, quando appaiono dei vissuti arcaici dei quali finora non aveva nessuna consapevolezza, non e' forse il suo inconscio che prende la parola?
E quando riscontriamo che la realta' nella quale si e' addentrato ha tutte le caratteristiche della relazione di transfert caratterizzato da un amore o da un odio che riconosciamo essere la ripetizione di un passato ancora nell'ombra, non ci siamo forse gia' addentrati con lui nel campo psicanalitico?
Quando appare la resistenza, quando l'interpretazione e la ristrutturazione scandiscono la cura, non stiamo forse facendo il percorso che fa ogni cura psicanalitica?

Cosi' nacque una consapevolezza: siamo psicoterapeuti ma questa psicoterapia e' una psicoanalisi poiche' si svolge in uno spazio psichico che ha caratteristiche di tipo analitico.

L'originalita' di Desoille e' stata quella di attribuire all'immaginario attivato, una capacita' di cambiamento intra-psichico per il soggetto che lo vive.
Tre punti sono essenziali nel fondamento della sua pratica:

    1) la proposta da parte del terapeuta, al paziente, di creare uno spazio immaginario;
    2) quella di muovervisi;
    3) quella, implicita, di ricercare all'interno di questo movimento la strada della sublimazione per ottenere l'evoluzione e la risoluzione dei conflitti interni.

Per Desoille il movimento si fa essenzialmente attraverso la direzione spaziale ascendente o discendente, della quale Bachelard ha analizzato il valore simbolico e che molti hanno ritenuto essere la caratteristica peculiare del metodo desoilliano.

Oggi possiamo dire che la proposta di immaginare, nel corso di un'analisi, comporta la creazione di una scena immaginativa e di uno spazio immaginario all'interno del quale il paziente si sposta, prova emozioni, nella misura in cui si sviluppa uno scenario del quale egli e' il regista.
Tutto cio' e' verbalizzato (ad alta voce) in presenza dell'analista (proprio mentre lo sta immaginando) e a questi e' diretto anche quando il paziente non se ne rende conto.

Creazione, gioco nel senso winnicottiano, dinamica di illusione e disillusione sono al centro di questo processo.
Altri concetti come quello di spazio potenziale, di area transizionale, di capacita' di reverie materna da parte dell'analista, sono adeguati per definire il lavoro di elaborazione all'interno di un approccio teorico dell'immaginario cosi' stimolato.
Vi si riconoscono gli sviluppi della scuola analitica inglese.

Dal punto di vista metodologico si assiste ad una diminuzione della direttivita' rispetto a Desoille.
Tuttavia qualsiasi inquadramento presuppone una direttivita'.
La specificita' della proposta di lasciarsi andare all'immaginario nel corso della seduta, di creare uno spazio immaginativo e di spostarsi al suo interno, di comunicare il vissuto e le emozioni, evitando di interrompere il Reve con delle associazioni di idee o delle interpretazioni, e' tutto cio' che resta della direttivita' originaria.
In un secondo momento vengono incoraggiate, come aveva previsto Desoille, le associazioni suscitate dal Reve-Eveille'.
Ma la ricerca del senso e l'evidenziazione dell'emergente dal rimosso avvengono in funzione dei movimenti riconoscibili dell'inconscio, questa e' l'ipotesi su cui operano gli attuali terapeuti.

Il vissuto riattivato o messo in atto dalla dinamica indotta nella seduta di Reve-Eveille' facilita la regressione.
E' innegabile che la preponderanza del visto e del sentito favorisca una regressione al tempo in cui l'immagine precede la parola e facilita l'accesso ai vissuti arcaici ai quali si offre, al tempo stesso, la parola per esprimerli.
Inoltre, nella misura in cui l'inquadramento direttivo proposto da Desoille si e' notevolmente attenuato, la disarmonia dell'arcaico, le sue contraddizioni, la sua violenza e l'abbandono alla dimensione fusionale, s'intensificano, cio' che permette di raggiungere problematiche profonde non affrontate, che talvolta impediscono l'accesso alle formazioni edipiche.
L'originalita' del metodo sta nel mantenere, mentre procede lo sviluppo del verbale, la presenza del lavoro dell'immaginario.
Vedere, vivere, verbalizzare sono all'opera senza sosta.

Attuazione e trattamento del transfert sono parimenti segnalati nella pratica del Reve-Eveille'.
Erroneamente si e' creduto che Desoille non riconoscesse il transfert o addirittura ne negasse l'esistenza.
In realta' egli considero' il transfert sul terapeuta come oggetto di uno spostamento sui personaggi del Reve-Eveille'.
Imago proiettate sul terapeuta, nuovamente proiettate sui personaggi del Reve-Eveille', il tutto viene considerato e trattato all'interno dello stesso Reve-Eveille'.
Nella misura in cui la direttivita' viene abbandonata, quando la figura del terapeuta e' maggiormente investita da una certa dose di irrealta', la manifestazione del transfert e' piu' intensa.

L'immagine nel Reve-Eveille' non e' un semplice riflesso della realta' psichica ma piuttosto un crocevia nel quale essa si costruisce.
Carica di affetti, di ricordi, di emozioni, viene messa in movimento nell'incontro transferale e controtransferale.
La pressione evolutiva dell'immaginario del paziente, conferisce al transfert e al controtransfert una tonalita' particolare all'interno dell'incontro dei "due immaginari".
La funzione immaginativa chiama in causa, nel gioco controtransefrale, la capacita' di "reverie materna" che e' spesso all'origine delle proposte che vanno a strutturare lo spazio del Reve-Eveille'.
In contrapposizione alla celebre formula lacaniana che fa dell'analista un "soggetto che si suppone che sappia", si potrebbe parlare qui di un "soggetto che si suppone che sogni" ovvero "sognante".

L'orientamento attuale, dal 1970, comprende anche l'adattamento del Reve-Eveille' al trattamento infantile ed adolescenziale, con procedure originali che danno uno spazio privilegiato allo spostamento e all'espressione del vissuto immaginativo.
Si aggiungono feconde applicazioni del Reve-Eveille' nell'analisi degli stati-limite: la regressione e' favorita grazie alla modalita' immaginativa ma allo stesso tempo e' sotto controllo ed e' verbalizzata.
Ricerche specifiche riguardano anche i pazienti psicosomatici ai quali, grazie al vissuto del Reve-Eveille', viene restituito un rapporto con il corpo immaginato e con quello immaginario.

Ci siamo interrogati sulla nostra identita' di praticanti della psicoterapia con il Reve-Eveille' riconoscendo gradualmente che lo spazio nel quale si lavorava era uno spazio analitico.
E' stato un cammino prudente, l'immagine ed il pensiero di Freud erano presenti, incoraggianti ma esigenti: ci siamo domandati se era corretto definirci psicoanalisti.
Se ci possiamo riconoscere tali, non derivando direttamente dalle origini riconosciute da tutti.
L'albero psicanalitico era suscettibile di innesti?
Eravamo una talea?
Ma quali erano l'innesto e la nuova linfa vitale?

Oggi possiamo dire che l'interrogativo non si pone piu'.
Le nostre metafore bucoliche e terriere probabilmente ci hanno permesso di mettere radici nel campo di Freud senza dimenticare il germe iniziale che dobbiamo ai lavori di Desoille.

 
 
 

CAMBIAMENTO

Post n°33 pubblicato il 06 Agosto 2010 da Vervain0
 
Foto di Vervain0

Il cambiamento non è una lotta.

E’ un movimento fluido.

Significa Ascoltare e Agire, non lottare e reagire.

Significa umiltà, ordine e semplicità.
Nel corpo umano, come nella vita, la salute è sinonimo di movimento e fluidità.

Il corpo ci insegna che tutta la sua vita è movimento.

Dove ci sono rallentamenti, restrizioni, rigidità, stasi, si presenta un blocco.

A causa di un trauma, di un disagio, di una paura, tutto il sistema reagisce allo stimolo per compensare e trovare una strategia di funzionamento che possa sopportare la disfunzione.
Molte funzioni del nostro sistema nervoso, lavorano in modo autonomo, cioè indipendentemente dalla nostra volontà.

Anche la mente può rispondere agli stimoli in modo più o meno inconscio.

Tutto ciò che consideriamo conscio, rappresenta una facoltà decisionale sulla quale possiamo influire costantemente.
In tal senso, la consapevolezza delle meccaniche di funzionamento del sistema nervoso e quindi del cervello prima di tutto, può aprirci la porta a risorse interiori con le quali direzionare la nostra vita verso il vero successo.

  • Ma cosè il vero successo?

Il successo è sentire il libero fluire della nostra vita, nella direzione che più appartiene alla sua natura più intima.

Non importa quale sia, non deve essere definita, classificata, quantificata.

L’importante è che sia la via che ci fa battere il cuore, la strada che ci regala passione tutti i giorni.

Lo strumento con il quale esprimiamo il nostro talento ogni giorno, comunicandolo e mettendolo al servizio delle persone.

Il successo è libertà interiore.

Non importa se siamo liberi di avere tutto ciò che il mondo dell’ego e dei desideri ci spingono a bramare, non importa se siamo liberi di decidere ogni aspetto della nostra vita.

Ci importa di essere liberi di fare tutto ciò che ci troviamo ad affrontare con un atteggiamento di attenzione e di intenzione positiva.

Ci interessa sentirci liberi di considerare le persone che incontriamo sul nostro cammino come maestri della nostra crescita.

Ci interessa di sentirci liberi di vivere ogni piccolo gesto come se fosse cosa sacra.

La libertà del successo è assenza di giudizio, è osservazione e apprendimento, ascolto e Azione.

La libertà di decidere con il cuore, di fare ciò che ci viene da dentro, per il bene di sé e di tutti.

  • E cosè il bene?

Il bene è la via del cuore, il rispetto e l’amore per la Vita in tutte le sue forme.

∞ “La libertà dell’uomo è definitiva ed immediata

se egli così vuole.

Essa non dipende da vittorie esterne,

ma interne.”∞

Questo messaggio di Paramahansa Yogananda, ci dona la chiave di apertura dell’immenso tesoro che custodiamo dentro di noi

  • Che differenza c’è tra agire e reagire?

L’azione è ciò che nasce dalla consapevolezza, dall’equilibrio, dalla respons-abilità, intesa come capacità di rispondere dei propri talenti grazie ai quali abbiamo il dovere di agire secondo le proprie doti.

Ogni persona è unica, ha doti speciali di cui disporre. Molti di noi, non sanno di essere così speciali, e restano schiacciati sotto il peso delle convinzioni, sotto le abitudini delle zone di confort in cui si sono depositati.

In questa situazione di disagio e di insoddisfazione, il corpo manda messaggi.

Spesso problematiche posturali e viscerali sono l’esatta espressioni di situazioni di stasi nella propria vita. Stasi al di fuori, stasi anche dentro.

Nella restrizione, il corpo e la mente diminuiscono la flessibilità e la capacità di adattamento ecologico, e tendono a sensibilizzarsi per istinto di difesa, cominciando a creare schemi di fuga o di reazione.
La reazione è la risposta a stimoli esterni attraverso schemi che abbiamo appreso e con cui ci relazioniamo con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente.

La scoperta dei propri talenti, passa attraverso l’attenzione e il tempo che gli dedichiamo.
La consapevolezza delle nostre attitudini, ci dona la capacità di rispondere in modo equilibrato, sciogliendo ogni conflitto.
Per scoprire il nostro tesoro interiore, è necessario spostare l’oggetto delle nostre attenzioni.

Per togliere attenzione agli stimoli esterni, occorre imparare a percepire senza subire inconsciamente. Occorre essere PRESENTI.

Esercizio.

Ogni tanto, durante la giornata, magari nei momenti critici, provate a chiamare il vostro nome ad alta voce e rispondetevi PRESENTE! Presente significa che siete consapevoli di quel momento.
Sapete che le vostre scelte, genereranno il seme del frutto che raccoglierete.

Presente significa Dono, il dono della Vita.

Quindi presente significa Grazie!
Qualsiasi sia il problema che vi sta affliggendo, non fatevi distrarre dimenticandovi la gratitudine e la gioia di poter essere li , in quel momento, a fare quell’esperienza, in prima persona, dal vivo!

Non giudicate il mondo esterno, ma imparate ad osservare ed ascoltare.

La disciplina del distacco è proprio questa abilità di interrompere il meccanismo di insoddisfazione e di ricerca di traguardi al di fuori di noi.

La crescita non è una lotta contro corrente a qualsiasi costo.
Certo, l’abbondanza e il benessere sono beni di primaria importanza e gratificanti. Non è necessario privarsi di ogni bene e piacere, ma è utile ritornare alla semplicità e alla spontaneità delle quali il nostro patrimonio interiore necessita per potersi esprimere in un libero fluire.

La crescita è capire qual è il nostro stile di avanzamento, qual è la nostra attitudine, e qual è la corrente da cui farsi trascinare per raggiungere facilmente la nostra natura.

 

 
 
 

CONOSCERE IL PROPRIO DOLORE

Post n°32 pubblicato il 09 Luglio 2010 da Vervain0
 
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Carl Simonton, un radio-oncologo, e Stephanie Matthews-Simonton, una psicologa, hanno elaborato un metodo psicoterapeutico per modificare il decorso del cancro in pazienti con neoplasie incurabili (Simonton & Simonton, 1976; Simonton, Matthews-Simonton & Creighton, 1981). Il metodo nasce in seguito ad una osservazione di Carl Simonton il quale constatò l'esistenza di due categorie di pazienti incurabili: mentre alcuni si sentono condannati ed impotenti nei confronti della loro malattia, altri partecipano attivamente alla guarigione. La differenza fondamentale tra questi due gruppi di pazienti, secondo l'autore, è determinata dalla convinzione di poter influenzare il decorso della malattia, tipica di coloro che ottengono un miglioramento evidente. Generalmente questi soggetti vivono più a lungo di quanto i medici si aspettino e, in ogni caso, modificano la qualità della loro vita. Dopo tre anni di esperienza gli autori hanno riscontrato una sopravvivenza media di 24,4 mesi nei pazienti incurabili trattati con il loro metodo e con le terapie mediche, rispetto ai 12 mesi di sopravvivenza media citati dalle statistiche nazionali.

Il metodo si basa quindi sul tentativo di trasformare l'atteggiamento passivo ed il senso di impotenza e depressione manifestato dalla maggior parte degli individui affetti da neoplasia, aiutando il malato a proporsi nuovi obbiettivi e progetti per il futuro.

Gli autori sottolineano l'importanza della mente e delle emozioni per la suscettibilità alla malattia ed elaborano un modello mente-corpo per lo sviluppo del cancro basandosi sulla letteratura psicoanalitica esistente. In questo modello assumono ampio rilievo le reazioni di depressione, impotenza e disperazione ad eventi o situazioni che l'individuo giudica stressanti. Infatti queste reazioni, seguendo un circuito limbico e ipotalamico, influiscono sul sistema immunitario inibendolo e, attraverso la ghiandola pituitaria, agiscono sul sistema endocrino provocando un aumento di suscettibilità alle sostanze cancerogene.

Tutte le tecniche elaborate dai Simonton hanno la finalità di inseguare ai pazienti l'assunzione di un atteggiamento attivo verso la malattia che influenzi il decorso della neoplasia. Il cambiamento delle aspettative dei pazienti e la trasformazione dei sentimenti di disperazione e di impotenza in sentimenti di speranza e di anticipazione della guarigione, sono i fattori che per i Simonton possono indurre l'inversione del diclo che ha portato alla malattia.

In questa ottica le seguenti tecniche assumono un preciso significato:

 1)identificazione degli stress: il primo passo del metodo. Consiste nell'isolare gli stress esperiti da 6 a 18 mesi prima della proliferazione tumorale, per far comprendere al paziente il ruolo che ha ricoperto nell'insorgenza della malattia e aiutarlo a modificare le convinzione che lo hanno portato a percepire determinati eventi come negativi;

 2)esame dei vantaggi della malattia. Spesso la malattia è l'unica modalità che un individuo è in grado di utilizzare per risolvere o evitare un problema. È quindi importante che il paziente isoli i bisogni che sta soddisfacendo mediante il cancro e individui le convinzioni che gli impediscono di soddisfare tali bisogni, per poi trovare modalità alternative di gratificazione;

 3)rilassamento e visualizzazione di immagini mentali. Il rilassamento e la visualizzazione dell'interazione tra cancro, difese immunitarie e chemioterapia rappresenta una fase fondamentale del metodo Simonton. Questo processo viene portato avanti mediante alcuni criteri formulati dagli autori i quali suggeriscono, inoltre, alcune regole per valutare il contenuto delle visualizzazioni;

 4)immagini mentali positive. È necessario che le convinsioni espresse tramite le visualizzazioni siano valutate. La verifica delle immagini mentali del paziente viene effettuata facendogli disegnare l'interazione tra cancro, difese e chemioterapia che ha simbolizzato mentalmente. il Disegno documenta le aspettative del paziente, che verranno poi esaminate dallo psicoterapeuta;

 5)superamento del risentimento. Basandosi sulla considerazione secondo la quale lo stress nei malati di cancro è spesso l'effetto della difficoltà di esprimere sentimenti come la rabbia o il risentimento, i Simonton inseriscono nel loro programma terapeutico alcune tecniche di immaginazione mentale, specifiche per eliminare tali sentimenti negativi;

 6)pianificazione delle mete. La programmazione delle mete è un altro momento importante del metodo. Un tratto comune ai pazienti che rispondono bene alla terapia medica è rappresentato dalla convinzione di avere buone ragioni per continuare a vivere. La formulazione di progetti di vita presenta diversi vantaggi: a) è un modo molto concreto che l'individuo ha a disposizione per affermare la sua volontà di continuare a vivere; b) contribuisce a far abbandonare gli atteggiamenti di impotenza e depressione che sono il primo passo verso la malattia; c) aiuta a creare un'immagine positiva di se stessi e a rendere la vita significativa;

 7)scoperta del consigliere interiore. Questo processo è una forma di immaginazione mentale. Tramite la visualizzazione del consigliere interiore, l'individuo ha la possibilità di entrare in contatto con risorse psichiche normalmente inaccessibili;

 8)modalità per fronteggiare il dolore. Il dolore rappresenta un aspetto costante nel decorso di ogni malato di cancro. Oltre a sottolineare le componenti emotive del dolore, gli autori evidenziano i vantaggi derivanti dalla sofferenza fisica raccomandando ai malati di esaminarli per modificare le aspettative alla base del dolore. Inoltre gli stessi autori suggeriscono alcune tecniche di rilassamento e visualizzazione studiate per far fronte ai dolori più persistenti;

 9)esercizio fisico. Rappresenta un aspetto ulteriore del programma ed ha la finalità di aiutare il paziente a modificare le proprie convinzioni, a sentirsi maggiormente responsabile, autodeterminato, e in grado di incidere attivamente sulla propria esistenza;

 10)paura delle ricadute. I Simonton utilizzano una strategia per aiutare i pazienti ad affrontare eventuali ricadute, considerate come messaggi del corpo piuttosto che come fallimenti. È quindi molto utile che il paziente e il terapeuta esaminino le implicazioni di tale messaggio cercando di coglierne il senso. A tale scopo gli autori suggeriscono di consultare il consigliere interiore o di analizzare il periodo precedente alla ricaduta, riformulando, se necessario, il programma terapeutico.

 
 
 

PAROLE DA BLOG

Post n°30 pubblicato il 04 Gennaio 2010 da Vervain0
Foto di Vervain0

Prendo spunto da un blog credo sia una psicologa che descrive una motivazione valida DEL PERCHè SI SCRIVE sul blog,Beh credo abbia ragione.Vi siete mai chiesto quante persone vi ascoltano veramente quando parlate ?e quali sono  le risposte che seguono ? spesso sembra un monologo.....allora meglio farlo qui,almeno non si è costretti a leggere,basta cambiare pagina,un silenzio interiore che non trova sbocco se non in parole messe in fila per seguire una logica che non faccia sfiguarare la ragione....ipocrisia....

CREDO CHE QUI SI POSSA ESSERE PIU' VERI SENZA LA PAURA DEL CONFRONTO O DELL'ERRORE CHE GLI ALTRI FANNO RILEVARE CON GRANDE PRESUNZIONE

QUANTI DI VOI CONDIVIDONO???????

 
 
 
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Data di creazione: 11/07/2006
 

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