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Simply Writer Blog

Metamorfosi di una farfalla

 

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Nickname: irene.74
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Età: 45
Prov: TA
 

"Poi nasce un nuovo giorno. E il buio porta via con sé quel che non serve. Il resto spetta a noi. Che di questa metamorfosi abbiamo fatto uno stile di vita. Arabe fenici dalle mille rinascite. Questo siamo..." 

 

IL METEO

 

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Dal fare all’essere: scegli la modalità giusta

Post n°513 pubblicato il 25 Febbraio 2020 da irene.74
Foto di irene.74

 

Se ti chiedessi di raccontarmi la tua giornata tipo, molto probabilmente mi parleresti delle tue abitudini, di quella routine ormai consolidata in cui sei solito muovere i tuoi passi. E, chiaramente, non c'è nulla di male in tutto ciò. Le abitudini hanno il potere di rasserenarci e possono andar bene purché non diventino l'unico confine entro il quale ci sentiamo al sicuro.

Il problema allora qual è? E' la modalità con cui approcciamo la realtà. La maggior parte delle persone vive col pilota automatico inserito, svolge le azioni meccanicamente, senza pensarci, inizia la giornata con un elenco di attività da svolgere e arriva a sera serena solo se è riuscita a smarcarle tutte. Questo significa aver scelto la modalità del fare.

Poi vi sono di contro le persone che hanno deciso di vivere secondo la modalità dell'essere. Hanno fatto della consapevolezza il perno centrale, attorno al quale scorrono le proprie giornate. Sono le persone che decidono di essere presenti nel momento attuale. Non agiscono automaticamente sulla scorta di impulsi prestabiliti ma piuttosto si calano in ciò che fanno con passione e curiosità, certi che ogni volta - anche nella ripetizione di azioni già note - ci sia qualcosa di nuovo da cogliere.

Chi vive nella modalità del fare si perde tanto della vita. Non ne è consapevole perché spesso non è neppure a conoscenza dell'esistenza di un'altra modalità. E' schiavo di una ripetizione che diventa pericolosa perché lo induce a temere il cambiamento con tutto quel che può comportare.

Il punto è che la vita non va mai temuta, solo compresa. E' che qualcuno ci ha insegnato che a sopravvivere non è la specie più forte ma quella più capace di adattarsi al cambiamento.

Ti sarà successo di trovare un'interruzione su un percorso che segui abitualmente. In un primo momento ti sarai sentito disorientato: e adesso? Che faccio? Ma poi ne avrai percorso uno alternativo ed avrai scoperto che ti offriva un panorama migliore, o che arrivavi a destinazione in minor tempo.

Se è vero che le esperienze servono ad insegnarci qualcosa, dovremmo facilmente arrivare a comprendere che solo la presenza in ciò che facciamo può darci la giusta chiave di lettura. Se imparassimo a comportarci come se fossimo alla nostra prima volta, getteremmo i presupposti necessari ad una comprensione più piena e totale.

Che poi chi punta al fare è solito attribuire importanza alle apparenze, difficilmente si spinge nella profondità delle cose... Tipico invece di chi sceglie di attribuire consapevolezza all'essere.

E' un po' come quando ti succede di essere corteggiato da più persone nello stesso periodo. C'è chi si impegna in gesti eclatanti che lascino il segno. Chi si prodiga in corteggiamenti virtuali ispirati al romanticismo d'altri tempi. E poi c'è chi non fa assolutamente nulla, si limita a farsi conoscere per ciò che è. E scegli lui, che non ha paura di lasciarsi scoprire, che non ha bisogno di ostentare.

La profonda differenza tra fare ed essere... Tu, quale scegli?  

 

 

 
 
 

I pensieri sono solo pensieri

Post n°512 pubblicato il 18 Febbraio 2020 da irene.74
Foto di irene.74

La realtà in cui viviamo è fortemente condizionata dalla qualità dei nostri pensieri. Ce ne rendiamo conto molto semplicemente osservando due individui che nello stesso contesto, nello stesso momento, hanno percezioni differenti della medesima realtà. Uno la vive bene e l'altro male. Uno se ne rallegra e l'altro la detesta. Questo succede perché diverse sono le sensibilità, le percezioni personali, il modo di prendere la vita ed, appunto, la qualità dei pensieri.

Immagina di dover conoscere una persona. Di lei ti hanno detto pochissimo. Sulla scorta di quegli elementi, inevitabilmente, tenderai a formulare un tuo giudizio personale. Potrai predisporti con curiosità e concentrare la tua attenzione su quelle sfumature che già te la fanno percepire positivamente. Oppure potrai avere la tendenza a voler concentrare l'attenzione su altri aspetti al cospetto dei quali ti sei riscoperto scettico. Col risultato di sentirla a pelle già non troppo simpatica.

Ogni giorno il nostro cervello processa innumerevoli azioni, formula infiniti pensieri. Non li attenzioniamo tutti, chiaramente. Ma - che ne siamo consapevoli o meno - finiamo col dargli energia, ingigantendoli.

Hai presente quando ti riscopri innamorato? Tutto ti sembra più bello! Le cose di sempre assumono forme nuove e tu stesso ti senti diverso. Il fatto di avere il cuore impegnato ad amare chi riesce a farti sentire in un porto sicuro, ti predispone a ridimensionare gli inconvenienti, ti rende capace di gioire per piccole cose che prima magari notavi a stento. E se tu fossi una delle simpatiche faccine di Whatsapp, ti vedresti riflesso allo specchio con gli occhietti a cuoricino. Perchè è l'amore che senti nel tuo cuore a far dolci i tuoi sguardi rendendoli capaci di un rinnovato stupore.

Ma ci sono altresì situazioni in cui accade l'esatto contrario. E ci ritroviamo carichi di negatività.

Che fare?

Dobbiamo imparare ad essere consapevoli. Questo atteggiamento potrà realmente fare la differenza.

La consapevolezza ha il passo lento. Dobbiamo armarci di pazienza ed essere pronti a rallentare, quel tanto che occorre per prestare attenzione alla realtà che troppo spesso scorre sotto i nostri occhi distratti. E dobbiamo imparare a chiederci se quello che osserviamo è la realtà oggettiva o un riflesso dei nostri pensieri che ce ne condiziona la percezione.

Sono in ansia, la scadenza di lavoro si avvicina ed io sono praticamente a zero. Mi sento in affanno, non ce la farò mai a rispettare i termini prefissati. STOP. Oggi è semplicemente una giornata di lavoro come tante altre, in cui ho la possibilità di rimboccarmi le maniche e dare il meglio di me. L'ansia, l'affanno, la visione catastrofica, sono solamente frutto dei miei pensieri negativi. Che non mi portano nulla di buono. Devo osservarli e lasciarli andare. Tornando concentrato nel momento presente, l'unico su cui posso realmente agire.

QUI ed ORA

Ricordando che: "I pensieri sono solo pensieri"

 

 

 
 
 

Multitasking? No, grazie!

Post n°511 pubblicato il 11 Febbraio 2020 da irene.74
Foto di irene.74

Per anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello: svolgere mille attività contemporaneamente era la chiave magica in grado di spalancare le porte della felicità...

Più o meno consapevolmente abbiamo finito col trasformarci nella versione moderna della dea Kali e siamo diventate bravissime a tenere in braccio un figlio, mentre parliamo al telefono di lavoro e contemporaneamente leggiamo una mail al PC.

Studi recenti però, hanno dimostrato che il multitasking porta conseguenze gravissime e, quel che è peggio, ha effetti negativi irreversibili.

Quanti incidenti succedono perché, presi dallo svolgere troppe azioni contemporaneamente, inevitabilmente finisce col venire compromessa la nostra soglia d'attenzione? Quanti dettagli ci sfuggono mentre le ore si rincorrono e la nostra interminabile lista di cose da fare ci insegue sino a toglierci il fiato?

Sì, perché è proprio quella la sensazione. L'eccessiva tensione di cui ci carichiamo nelle nostre giornate ad incastro, ci mette in affanno. E la stanchezza ci accompagna fedelmente.

Sembra follia pensare di poter impostare diversamente le nostre giornate. Siamo arrivati a credere che sia normale vivere così. Siamo imbottigliati nel traffico e scrolliamo le stories di Instagram. Mentre mangiamo guardiamo la tv e parliamo distrattamente coi familiari. Quando ci concediamo un po' di riposo serale sul divano, scegliamo un bel fim da guardare e contemporaneamente chattiamo con qualcuno sui social network. Che fatica...

Davvero tutte le azioni che svolgi quotidianamente sono indispensabili? Davvero sei l'unica persona a poterle svolgere? Ti invito a correggere il tiro e a farlo quanto prima.

Molte di noi si trovano schiacciate tanto dalle proprie quante dalle altrui responsabilità, semplicemente perché più di qualcuno ha pensato bene di delegargliele. E che sia per quieto vivere, per eccessiva bontà d'animo o semplicemente per tentare di tenere sempre tutti contenti, hanno finito con l'accettare. Senza poter immaginare le conseguenze.

La Mindfulness mi ha insegnato a prestare molta attenzione a ciò che vado a fare. Avere consapevolezza delle varie azioni che compiamo, ci offre l'esatta misura della nostra capacità di vivere o meno nella pienezza del momento presente.

Non siamo venuti al mondo per castigo. Vivere non è una condanna al sacrificio. Se è giusto che compiamo il nostro dovere, impegnando del tempo in azioni necessarie, è altresì fondamentale riuscire a bilanciare i conti. E fare in modo che nelle nostre giornate vi siano dei momenti di qualità, in cui scegliamo consapevolmente di prestare attenzione a ciò che ci fa stare bene.

Immagina che i doveri, quelli noiosi, le responsabilità nostre (e quelle generosamente delegateci) abbiano una carica negativa, farne tanti finirà inevitabilmente col caricarci di queste stesse vibrazioni.

Se mano a mano che sentiamo assalirci da questa carica, ci concediamo un break di qualità, dedicandolo ad attività che ci piacciano e che ci carichino positivamente, potremo, con estrema semplicità, pareggiare i conti e fermare quel vortice negativo che tendeva irrimediabilmente a trascinarci verso il basso.

Potrei continuare il discorso all'infinito e sicuramente finirei con l'annoiarti. Per questo scelgo di fermarmi qui ed invitarti a fare un semplicissimo esperimento. Individua due giorni della settimana. Nel primo svolgi le azioni di sempre, avendo però cura di elencarle, precisando quelle che finisci con lo svolgere contemporaneamente. Nel secondo imponiti di fare una cosa per volta. Stai andando a lavoro? Limitati a guidare o a passeggiare per strada. Sei in ufficio? Dedicati ad un solo compito per volta. Devi preparare i pasti? Fallo con consapevolezza, godendoti ogni gesto, vivendolo con tutti e cinque i sensi. E così via.

A fine giornata, non solo ti sentirai la mente più leggera, ma ti stupirà renderti conto di quante azioni tu sia ugualmente riuscita a fare (senza stressarti). Perché se una cosa la facciamo con la massima concentrazione ed attenzione, necessita sicuramente di meno tempo. E se facciamo tutto con la dovuta calma, non arriviamo già al primo pomeriggio stressate, "costrette" a distrarci di frequente per non cedere alla noia e magari pure ai colpi di sonno...

Ogni volta che sopraggiunge la tensione, ogni volta che inizi ad avvertirne il peso, fermati e concediti un sano break. Basteranno pochi minuti, vedrai: prenderti un caffè, sgranchirti le gambe, spostare lo sguardo dal monitor del PC alla finestra, potranno donarti immediatamente una piacevole sensazione.

Se l'esperimento ti renderà consapevole dell'importanza di riordinare al meglio le dinamiche delle tue giornate, non ti resterà che cercare di delegare ad altri quelle incombenze che ti son state affibbiate per troppo tempo senza che ti ribellassi. E togliendo il pilota automatico, ti accorgerai di quanto possa essere più bella la vita.

Anche questo è amore. Amore che meritiamo. Amore che dobbiamo a noi stesse.

 

 

 

 

 

 
 
 

Quanto dipendi da internet e social network?

Post n°510 pubblicato il 04 Febbraio 2020 da irene.74
Foto di irene.74

 

Non sempre ne siamo consapevoli. Eppure son davvero tante le ore che passiamo inchiodati al display dello smartphone o al monitor del pc, connessi ad una realtà virtuale che affascina tremendamente...

A volte lo facciamo mossi da semplice curiosità. Ci addentriamo nei profili social di amici e conoscenti per indagare le loro vite private. In altre occasioni ci finiamo senza esserne neppure troppo consapevoli: stiamo aspettando l'uscita dei figli da scuola oppure siamo in coda all'interminabile fila alla cassa del supermercato, o la noia ci assale nella sala d'attesa del dentista e... smanettare col cellulare diventa l'opportunità giusta per riempire un vuoto.

C'è chi si sveglia al mattino e per prima cosa accede ai social network. Chi rivolge il primo pensiero alla persona amata inviandole il buongiorno con orsacchiotti annessi e connessi nella messaggeria preferita. E chi al tradizionale cappuccino e cornetto al bar non può evitare di affiancare lo scroll delle stories di Instagram, Facebook e Whatsapp...

Se ti chiedessi quante ore al giorno dedichi ad internet, cosa mi risponderesti? In tanti non sanno neppure dare una risposta, presi come sono a gestire questo contesto senza troppa consapevolezza.

Ti invito ancora una volta a fare un esperimento. Per l'intera giornata di domani annota sul bloc notes, numerandole progressivamente, tutte le volte in cui accedi ad internet, precisandone pure la durata. Il giorno seguente tira le somme e prendi consapevolezza del risultato finale. Ti sorprenderà vedere quante volte lo fai e per quanto tempo.

Ogni volta che impugni il cellulare e agisci col pilota automatico, stai sottraendo tempo prezioso ad altro. Se anche tu, come me, scegli di vivere una vita che ruoti attorni al momento presente, dovrai impegnarti per eliminare il senso di dipendenza da internet e social network.

Non ti sto dicendo di abbandonarli definitivamente, so che equivarrebbe a pura follia. Ti chiedo solamente di individuare nell'arco della giornata delle fasce orarie che trovi adatte a questa attività e di definirle in blocchi di tempo ben precisato. Ad esempio potresti decidere di fare un break di 15 minuti a metà mattina, mentre lavori ed un altro la sera, subito dopo cena, della medesima durata. Ti renderai conto che sarà ancora più appagante l'esperienza. Perché la concentrerai per bene ottimizzandola.

Non dimenticare di goderti il viaggio oltre la meta...

Se ti stai recando a lavoro, goditi il QUI ed ORA senza lasciare l'anima libera di perdersi dietro altro. Se hai momenti morti in cui non sai esattamente a cosa dedicarti, scegli piuttosto attività consapevoli che ti permettano di riallinearti alle percezioni dei tuoi cinque sensi.

Stai mangiando? Non pensare al telefonino! Goditi il pasto, i sapori, gli odori, la compagnia dei commensali.

Sei per strada? Guarda le vetrine, soffermati sui dettagli, che si tratti di un passerotto che vola su un ramo o di un bambino che ti sorride dal passeggino, gustati l'attimo!

Non sono certo tra quelli che demonizzano il web in valore assoluto, anzi... ci lavoro, dunque lo trovo un ottimo contesto, se sfruttato bene. Ma credo che nelle nostre vite disordinate stia prendendo troppo piede arrivando inevitabilmente a soffocare altro.

Vedi coppie a cena fuori il sabato sera che praticamente si ignorano, persi nel rispettivo cellulare, intenti a chattare con chissà chi. Si arriva a perdere il contatto con la realtà, a scambiare il virtuale per l'unico contesto interessante a cui dedicare attenzioni.

La tecnologia dev'essere al servizio dell'uomo. Non l'uomo al servizio della tecnologia...

Riscopriamo l'importanza della presenza. Torniamo liberi. Che le dipendenze, di qualsiasi natura, son sempre catene che ci tengono legati stretti: spezziamole, assaporiamo il presente. Torniamo a dare valore a ciò che conta davvero. Facciamolo sul serio. Facciamolo in fretta.

 

 

 

 
 
 

La vita è QUI ed ORA

Post n°509 pubblicato il 28 Gennaio 2020 da irene.74
Foto di irene.74

Cosa stavi facendo prima di leggere questo post? Forse eri impegnata col lavoro ed hai voluto concederti una pausa. Oppure ti sei recata nel cortile della scuola dove ora attendi che finiscano le lezioni e che i tuoi figli escano. Magari hai aspettato la metro che adesso ti sta trasportando a casa. Mentre tutto questo accade, però, la tua mente dov'è?

Non sempre ci troviamo immersi in quel che stiamo facendo. Troppo spesso succede che il corpo sia in un luogo, impegnato in una determinata attività, mentre la mente spazia in tutt'altra direzione, presa da qualcosa di assolutamente diverso.

Succede quando riceviamo un input che ci catapulta nel passato. Allora la mente ripercorre quella tappa esistenziale come fosse attuale. Oppure accade che voli a qualcosa che dobbiamo ancora fare, su cui concentriamo la nostra attenzione come se la stessimo facendo adesso.

Ha senso rivivere il dolore del passato?

Ogni esperienza che facciamo, arriva per insegnarci qualcosa. Sta a noi, chiaramente, sfruttarla al meglio, per la nostra evoluzione in Amore. Anche quando ci imbattiamo in tappe esistenziali difficili, in delusioni e fallimenti di cui avremmo volentieri fatto a meno, il discorso non cambia. Ma siamo certi di saperne realmente fare buon uso?

Quando trasformiamo la tappa esistenziale dolorosa in esperienza, impariamo la lezione e possiamo davvero lasciarne andare il ricordo. Diversamente, restare legate al passato imporrebbe inevitabilmente un freno al nostro volo libero.

Ma se per fragilità commettiamo l'errore di lasciarci coinvolgere dall'input del passato, che ne siamo consapevoli o meno, finiamo con l'innescare un pericolosissimo vortice negativo che tenterà di trascinarci sempre più in basso.

Perché la mente, purtroppo, riesce a diventare il nostro peggior nemico quando meno lo vorremmo. Ecco che non appena affiora un pensiero legato al passato, reagisce in modo turbolento: ne ripercorre le tappe come fossero attuali, ci fa sentire quel dolore come appena provocato, pone l'attenzione sulle tante volte in cui abbiamo vissuto qualcosa di simile, senza dimenticare di innescare i meccanismi di condanna con cui tende ad additarci per gli errori commessi fino a farci sentire sbagliate.

Occorre imparare a riconoscere questo processo sin dai primissimi segnali per poter essere in grado di non cadere in questo pericoloso vortice che risucchia verso il basso.

E se invece a farla da padrone fosse il futuro?

Può succedere anche questo. Siamo alle prese con un'attività qualsiasi quando la mente si catapulta all'improvviso in qualcosa che ancora non esiste. Ci proietta nel futuro e, chissà perché, tende a proporci scenari disastrosi capaci di ingenerare persino uno stato d'ansia. Come se quei pensieri catastrofici divenissero all'improvviso realtà. Eppure...

I pensieri sono solo pensieri

Perché quest'anno possiamo viverlo all'insegna della consapevolezza, occorre rendersi conto di tutto il tempo che sprechiamo nelle direzioni sbagliate. Il passato è passato, non ha senso sforzarsi di tenerlo in vita, non esiste più! Il futuro non è ancora arrivato perciò, allo stato attuale delle cose... non esiste!

La vita è QUI ed ORA

Quanti dettagli ci perdiamo mentre inseguiamo i voli pindarici della nostra mente che impertinente spazia in una dimensione che non c'è? Quanta poca attenzione prestiamo a ciò che viviamo, distratti come siamo dal rimuginare su ciò che è stato o dal preoccuparci per quel che sarà?

Ti invito a fare un'esplorazione consapevole. Punta la sveglia sul cellulare in 4 momenti differenti della giornata. Quando la sentirai suonare, chiediti: "Cosa sto facendo in questo istante? Dov'è la mia mente?" Ti stupirà renderti conto di tutte le volte in cui ti ritroverai assorto in una realtà distante anni luce dal tuo momento presente.

Possiamo essere felici più spesso di quel che crediamo. Se impariamo a non subordinare la nostra felicità al verificarsi di eventi futuri, a non legarla a ricordi del passato. Vivendo consapevolmente il momento presente, essendoci sul serio, scopriremo che davvero la felicità è a portata di mano. Basta solo volerlo. 

 

 

 
 
 
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Un blog di: irene.74
Data di creazione: 30/09/2013