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OMELIA DOMENICALE

Spiegazione del Santo Vangelo

 

 

« Omelia 22.05.16

Omelia del 5.6.16

Post n°135 pubblicato il 05 Giugno 2016 da giona2068

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Parola del Signore

 

Il Signore Gesù si trova difronte ad un funerale.

E' scritto che non cade un capello dalla nostra testa senza la volontà del Signore Dio.

Per questo non è un caso se nel Suo andare il Signore Gesù incontra   questo funerale.

Il Signore  non ebbe compassione per il ragazzo morto, ma fu preso da grande compassione per  sua mamma la quale soffriva molto a causa dell'amore per suo figlio.

Il Signore non è mai indifferente all'amore, l'amore che portiamo nel cuore è Lui stesso.

Se abbiamo perso l'amore, è il segno che  abbiamo perso Lui, anche se per amore il mondo intende quello che gli fa comodo! 

Il Signore Gesù sa che lo risusciterà ma sente ugualmente la sofferenza di quella mamma e la rassicura dicendole di non piangere.

Alla Sua parola fa seguito il miracolo.

Se non fosse stato colpito dalla sofferenza di quella mamma forse non avrebbe riportato alla vita quel ragazzo, ma oltretutto non avrebbe potuto insegnare a noi che se non entriamo nella sofferenza degli altri non siamo nell'amore e siamo indifferenti ache verso noi stessi.

L'uomo peccatore è morto perchè il salario del peccato è la morte

Difronte a chi ha vinto la morte, la morte stessa deve indietreggiare, ma occorre che qualcuno pianga per i nostri peccati se vogliamo tornare a vivere.

Questo è il valore dell'Amore.

Se piangeremo  per le nostre colpe il Signore Gesù avrà compassione anche per noi e ci risorgerà dalla morte. Il problema è che noi non crediamo di essere morti a causa del peccato e non piangiamo perché il morto non può piangere neanche per se stesso.

Secondo i "comandamenti" che ci siamo dati non abbiamo nulla da rimproverarci e non  ci rimpovera niente neanche la nostra coscienza perché anche'essa è morta con noi, ma allora  domandiamoci: Perché non sono santo?

L'unica nostra speranza è la nostra Mamma Celeste che ci ama e continua a piangere per la nostra condizione ed a pregare il Suo figlio perché abbia pietà di noi.

Per Suo Figlio, risuscitare un morto nella carne  non costa nulla, ma risorgere un morto nello Spirito non è oltretanto semplice. Infatti per risorgere chi è morto nela carne non occorre la volontà della persona morta, mentre occorre per risorgere in chi è morto nello Spiritoi.

Per questo ha accettato la croce per noi dandoci il Suo corpo e il Suo sangue, che noi assumiamo nell'eucarestia.

Tramite il suo corpo, che entra nel nostro corpo e il Suo sangue che scorre nelle nostre vene, in noi viene  veicolato il Suo Santo Spirito come raggio di vita che ci da la luce e la potenza per credere nella nostra verità e per poter  piangere per le nostre colpe. Così Lui avrà compassione anche di noi e ci risorgerà dalla norte eterna.

Fino a quando siamo indifferenti alla nostra morte o peggio ancora non crediamo di essere spiritualmente morti perché riusciamo a fare quello che il mondo fa, siamo senza speranza!

Qualcuno crede in quello che sta leggendo?

Lo spero, perché chi crede sarà salvato.

Grazie Signore Gesù. 

 

 

 
 
 
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