First life

Post n°55 pubblicato il 27 Marzo 2007 da stefanomac
 

immagineChe bello il mondo fasullo di Second Life, una sorta di Grande Fratello cibernetico dove degli automi interagiscono con altri pupazzi informatici. Nella seconda vita si può interloquire con Garibaldi, Hitler e Bono degli U2, mentre nella vita vera si divorzia dal coniuge per incapacità di comunicare e crudeltà mentale.
In questa geniale invenzione mediatica, proiettiamo le nostre aspirazioni e quello che avremmo voluto essere nella realtà di tutti i giorni, in una sorta di esame di riparazione del nostro mediocre vivere quotidiano.
Compriamo case, isole e continenti. Facciamo amicizia con perfetti sconosciuti che si trovano all'altro capo del mondo, mentre le migliori persone ci passano accanto e noi non sappiamo riconoscerle, impegnati come siamo ad abbellire il nostro avatar.
Se proprio dobbiamo impegnarci è meglio farlo nella vita reale, nella politica e nella società. Vogliamo apparire migliori di quello che siamo? Usciamo e ricominciamo a parlare con gli altri e, cosa assai più importante, impariamo ad ascoltare cosa gli altri hanno da dirci. Litighiamo, gioiamo, indignamoci, insomma riappropriamoci della nostra vita vera e lasciamo la seconda a chi vorrebbe che ci rincoglionissimo nella realtà virtuale, per distrarci dagli orrori delle guerre e da tutte le ingiustizie che insanguinano il nostro pianeta.

 
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Il Golpe bianco

Post n°54 pubblicato il 23 Febbraio 2007 da stefanomac
 

immagineNon intendo iscrivermi al partito di quelli che se la prendono con Rossi e Turigliatto: sono l’effetto e non la causa del golpe bianco che sta avvenendo nel nostro paese. In realtà hanno abboccato all’amo del tranello provocato ad arte dal baffetto che conquista. Il governo dimissionario, un governo tra i più raffazzonati che abbia mai prodotto la paleo-sinistra italiana, sapeva bene che su alcuni temi avrebbe trovato pane per i suoi denti. E allora l’esecutivo dell’Ulivo ha rotto gli indugi provocando una crisi da addebitare ad altri. Hanno iniziato con Amato che ha provato ad insozzare il significato della manifestazione vicentina, dapprima paventando azioni terroristiche e poi arrestando quattro ruba galline di brigatisti, tenuti a bagnomaria dalle forze dell’ordine fin dal 2004 per essere “sorpresi” al momento propizio.
Ha proseguito Padoa Schioppa, dichiarando apertamente alla trasmissione dell’Annunziata che era una priorità del governo la costruzione della TAV, alla faccia di tutti i numerosi movimenti locali e nazionali che hanno votato il suo governo, nella vana speranza di non vedere più cattedrali nel deserto.
A rincarare la dose ci ha pensato il Presidente della Repubblica affermando che i voleri della gente contano meno di un piffero: sono molto più importanti gli indulti di Mastella e gli inciuci di Rutelli.
Il colpo di grazia lo ha sparato D’Alema, dando l’ultimatum “Kabul o morte” al Senato: perché iniziare la battaglia afgana proprio nel campo più ostile, il Senato, in cui basta uno starnuto per non ottenere i voti di maggioranza se non per disfarsi degli alleati politici scomodi?
Il cerchio si chiude, si va verso un rimpasto che farà fuori i “disobbedienti” e prenderà i peggiori mercenari e transfughi del centro-destra. Il risultato già si vede: nei 12 punti pretesi da Prodi per tornare al governo sono spariti i DICO, in ossequio al cardinal Ruini, ed è in “pool position” la TAV in Val di Susa. Se tutto questo fosse accaduto in un paese del sud America non avrebbe suscitato molta sorpresa, avremmo tutti parlato di democrazia precaria ed avariata. La tragedia è che questo golpe bianco sta accadendo nel cuore dell’Europa, in un paese che ha dato i natali a Pietro Calamandrei e Paolo Sylos Labini, uomini di ingegno ed onestà che, se fossero ancora vivi, si vergognerebbero di condividere la loro esistenza con dei guitti prestati alla politica.

 
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Lettera di un privilegiato

Post n°53 pubblicato il 07 Gennaio 2007 da stefanomac
 

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Tommaso Padoa Schioppa, oltre ad essere il ministro dell’economia nell’attuale governo, è un autorevole economista di livello internazionale. Dunque è uno che sa far di conto e, in base a questa sua peculiarità, ha capito che l’Italia non può più permettersi di mantenere un numero spropositato di parassiti e scansafatiche della prima ora e lo ha esternato in una lettera al Corriere della Sera. Secondo il ministro a questa categoria appartiene l’impiegato pubblico, che “non può essere trasferito ad altro luogo di residenza, né a diversa mansione, e neppure a diverso ufficio, mentre spesso nessuno controlla se va o no al lavoro”; il magistrato, che gode di “due mesi l'anno di vacanza”; il pilota d’aereo, che effettua “due giorni la settimana di servizio”; infine l’accademico, che svolge “tre-quattro ore d'insegnamento la settimana (per pochi mesi l'anno)”. L’ultima specie menzionata da Padoa-Schioppa è quella dei maledetti lavoratori che osano ancora avere il ”contratto di lavoro inflessibile, sempre più in contraddizione con la concorrenza mondiale e col cambiamento tecnologico”.
Se fossimo un popolo con una soglia minima di amor proprio, domani mattina dovremmo tutti quanti andare sotto il ministero dell’economia e prendere a pernacchie l’esimio economista. In particolare dovrebbero andarci tutti i dipendenti pubblici che fanno il loro lavoro per quattro soldi e tra mille difficoltà e carenze; i cassintegrati ed i licenziati per colpa del loro contratto a tempo indeterminato.
Con che coraggio si possono scrivere dei luoghi comuni così vili ed inesatti, quando chi li scrive appartiene alla casta più privilegiata dell’universo: quella dei politici italiani? Vogliamo calcolare quanto ci costano i parlamentari? E soprattutto quali servigi ci offrono a fronte del tenore di vita che noi comuni mortali gli forniamo con le nostre tasse?
Perché noi cittadini dobbiamo lavorare quaranta anni per andare in pensione con un obolo, mentre ai deputati ed ai senatori bastano solo i pochi anni di una sola legislatura per ottenere il massimo della pensione?
Speriamo che i giovani abbiano sentito l’appello del Capo dello Stato e che si sbrighino ad entrare in politica per sostituire l’attuale classe dirigente: di questi vecchi soloni, inutili, costosi e spesso pregiudicati non se ne può proprio più.

(il link dell'immagine è relativo al sito Corriere.it)

 
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La morte del diritto

Post n°52 pubblicato il 30 Dicembre 2006 da stefanomac
 

 
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E’ morto il tiranno, ma con lui è stato impiccato anche quel poco che resta dello stato di diritto internazionale. Il processo a Saddam Hussein, con la relativa e scontata condanna a morte comminata dal “tribunale” iracheno, è stato gestito in realtà dagli Stati Uniti d’America fin dalle prime battute. Per Bush, Saddam Hussein doveva morire in breve tempo: occorreva metterlo a tacere per evitare che spiegasse all’umanità alcune piccole cose, come ad esempio gli aiuti in dollari ed armi che il rais aveva ottenuto dall’amministrazione statunitense ai tempi della guerra contro l’Iran di Khomeini. Anche allora Saddam assassinava e sterminava centinaia di esseri umani, ma tutto l’occidente sapeva e faceva finta di non vedere per ovvi interessi politici ed economici.
Avrebbe anche potuto raccontare del supporto logistico, economico e militare ottenuto in maniera disinteressata dal mondo occidentale quando prese il potere con un colpo di stato. Quello che oggi è stato definito da tutti come uno spietato aguzzino, allora era un leader laico da proteggere dai fondamentalisti religiosi.
La stupida ingordigia e l’ottusa violenza di George Bush sono riuscite a trasformare un feroce dittatore in un martire dell’Islam. Temo che le conseguenze di questa imbecille e macabra esecuzione non tarderanno a manifestarsi in tutto il mondo, facendo spargere altro sangue di milioni di innocenti la cui unica colpa è stata quella di vivere nello stesso pianeta del peggior presidente degli USA di tutti i tempi, George W. Bush.


(il link dell'immagine è relativo al sito cnn.com)

 
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Arrestato Scaramella

Post n°51 pubblicato il 24 Dicembre 2006 da stefanomac
 

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L'ex consulente della commissione Mitrokhin, presieduta da Guzzanti padre, è stato appena arrestato dalla DIGOS con delle accuse di poco conto: traffico d'armi e calunnia aggravata. Scaramella non era uno dei consulenti della famigerata commissione: era "il" consulente, con licenza di calunniare. Il suo scopo era quello di trovare presunti legami tra il KGB e Prodi e, se proprio non li avesse trovati, li avrebbe inventati di sana pianta.

Se fossi Guzzanti padre, rassegnerei le dimissioni da Forza Italia immediatamente, ma evidentemente il barbuto senatore ex socialista ha nelle sue vene la stessa vena beffarda e sarcastica dei suoi figli: guitti si nasce, non si diventa.

Mi chiedo cosa sarebbero stati capaci di fare i "berluscones" se non avessero perso le elezioni: avrebbero sicuramente legalizzato la calunnia di stato e gli editti bulgari di epurazione sarebbero stati all'ordine del giorno. Quando ci penso riesco persino a tollerare le fesserie del duo di piadena Fassino-D'Alema.

Ho una proposta: facciamo una commissione per eliminare le commissioni. Sicuramente i membri della commissione non riusciranno nell'intento, ma ci saranno fondate speranze di vedere qualche altro millantatore di consulenze far compagnia a Scaramella nelle patrie galere.

(il link dell'immagine è relativo al sito unità.it)

 
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Anti-garanti 

Post n°50 pubblicato il 12 Dicembre 2006 da stefanomac
 

immagineTra le mille figure inutili che inutilmente riscuotono stipendi da nababbi i Garanti sono quelli più rappresentativi. In genere cadono nell'oblio un secondo dopo la loro nomina, vengono invitati in convegni e trasmissioni televisive e sono guardati con commiserazione e bonomia, così come si guarda il cugino scemo che è riuscito ad ottenere la pensione di invalidità.
Francesco Pizzetti è il garante della privacy: è molto bravo a garantire la privacy, soprattutto la sua, visto che nessuno ne sospettava l'esistenza. Ieri si è svegliato anzitempo dal letargo invocando la censura sul web, sbandierando l'argomento dei video violenti che vengono messi nei siti multimediali, come se il problema fossero i video e non i reati che essi mostrano. Internet è un luogo di vera libertà, dove ognuno ha la possibilità di dire e mostrare le proprie ragioni, assumendosene le responsabilità. Dietro la rete non ci sono i boss dell'editoria e del giornalismo, pronti a filtrare la realtà per renderla più gradita al proprio referente politico. E questo non va bene, può far venire il sospetto alla gente comune di essere presa per i fondelli da una serie di caste politico-affaristiche intoccabili ed impunite.
La Cina è corsa ai ripari, censurando tutti i siti che provengono dall'estero: adesso tocca alla nostra repubblica delle banane, dove si importa il peggio da tutto il mondo. Larga è la banda, stretta è la via....

(il link dell'immagine è relativo al sito di repubblica.it)


 
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Libertà e necessità

Post n°49 pubblicato il 02 Dicembre 2006 da stefanomac
 

immagineTutte le manifestazioni di piazza sono sacre ed inviolabili. Perchè sono espressioni di democrazia e di libero pensiero. Però ci sono manifestazioni e manifestazioni: ci sono quelle indette da partiti od organizzazioni sindacali allo scopo di difendere gli interessi della povera gente e dei più deboli e ci sono movimenti di piazza che servono a mantenere privilegi, prebende e cadreghini vari. Si urlano slogan per continuare ad evadere le tasse e per mantenere monopoli e cartelli che lasciano il nostro paese ai livelli del terzo mondo. Quella del cavalier Berlusconi appartiene alla seconda categoria: la rispetto e difendo il diritto a parteciparvi. Ma la biasimo dal più profondo del mio intelletto e la battezzo un volgare e meschino esempio di vile egoismo di classe.
Bisognerebbe spiegare al capo della Casa delle Libertà ed ai suoi fedeli scudieri che il concetto di libertà non è un dominio infinito ma termina ove inizia la necessità altrui, che  essere imprenditori in libero mercato non coincide con la conquista del monopolio assoluto o, quantomeno, della posizione dominante.
Libertà, necessità e concorrenza: queste sono le cose fondamentali di cui ha bisogno il nostro sventurato paese. Ma questi argomenti sono del tutto estranei a chi oggi è sceso in piazza per affermare il diritto di essere il più forte ed il più (pre)potente.

(il link dell'immagine è tratto dal sito corriere.it)

 
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Quale democrazia

Post n°48 pubblicato il 23 Novembre 2006 da stefanomac


immagineNel film-denuncia di Deaglio non s’ipotizza soltanto il tentativo dei brogli elettorali del centro-destra, ma soprattutto che i partiti che oggi sono al governo, venuti a sapere del presunto misfatto, avrebbero preferito mettere tutto a tacere, tenendosi una vittoria risicata piuttosto che fare esplodere uno scandalo.
Le tesi del direttore di Diario non sono affatto peregrine, il crollo delle schede bianche e dell’astensionismo è quantomeno sospetto oltreché poco credibile per dimensioni e repentinità. Inoltre Deaglio non è affatto un pericoloso “no-global” od un frequentatore di centri sociali: è di poche settimane fa la sua presa di posizione contro le tesi “complottistiche” del 11 settembre.
Mai titolo fu più azzeccato. Solamente il verbo è stato coniugato male, la democrazia nel nostro paese è defunta da un bel pezzo: quaranta anni di cortina di ferro democristiana e dieci di inciucio dalemian-berlusconiano hanno svilito le istituzioni democratiche a pura coreografia. Le decisioni che contano vengono prese al di fuori del Parlamento e del Consiglio dei Ministri, ma in oscure e potentissime stanze dei bottoni che pullulano di ex-piduisti in libro paga di lobbies corporative e monopolistiche.
E in questo teatrino miserabile tenta di sopravvivere la povera gente che in buona fede crede nelle fandonie che le vengono raccontate nei telegiornali e nella carta stampata, scritte da agenti segreti che, come secondo lavoro, sono iscritti all’Albo dei giornalisti. I pochi che osano denunciare queste cose sono emarginati dai “salotti buoni”, vengono calunniati e presi per pazzi.
Ma, come affermava Erasmo da Rotterdam nel suo “Elogio della follia”, “le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia”.

 
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I professionisti della politica

Post n°47 pubblicato il 20 Novembre 2006 da stefanomac
 

immagineAbbiamo un paese allo stremo, con una classe politica inefficiente, nella migliore delle ipotesi. Il centro-sinistra offre ogni giorno ai propri elettori un motivo in più di rammarico per averli votati. La "finanziaria" è stata modificata almeno settantaquattro volte e per altrettante abbiamo assistito ai giuramenti che sarebbe stata quella definitiva.
Eppure il problema del giorno, che attanaglia tutto l'arco costituzionale, è l'esibizione di quattro deficienti, pagati da qualcuno per screditare una legittima manifestazione in favore del popolo palestinese.
Napolitano si indigna, giustamente, per le frasi di quei prezzolati dei servizi segreti deviati, Prodi bacchetta Diliberto, unico politico di spicco presente alla manifestazione, invitandolo a non giocare con la piazza. Nessuno degli eminenti politici si vergogna minimamente di guadagnare cifre astronomiche per non riuscire a risolvere alcuno dei veri problemi con cui la gente è costretta a convivere tutti i giorni: la precarietà del lavoro, la mancanza di fondi per la sanità, la scuola e le forze armate.
Si dirà che questi sono argomenti qualunquistici: eppure se si riuscisse ad eliminare almeno in parte il fiume di denaro che confluisce quotidianamente nei partiti, nelle loro correnti e sottosegreterie - denaro che forniamo noi, cittadini onesti cui vengono sottratte le tasse alla fonte - non avremmo affatto bisogno di "finananziarie da lacrime e sangue".
Ma va bene così, continiuiamo a scandalizzarci per quattro rifiuti umani e facciamoci derubare in allegria i nostri soldi e la nostra dignità dalla più grande ed efficiente organizzazione mangia-soldi che sia stata creata: i professionisti della politica.

 
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Per un pugno di barili

Post n°46 pubblicato il 12 Novembre 2006 da stefanomac
 

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E' giusto ricordare i morti di Nassirya, così come è giusto ricordare i morti di tutte le guerre. E non solo per il dolore della perdita di tante vite umane ma e soprattutto per ricordare all'universo intero quanto siano un inutile orrore le guerre.

Sarebbe opportuno ricordare anche chi li manda a morire e perchè. Non è mai esistita una guerra giusta, i conflitti esistono, da quando il mondo è mondo, per la sete di conquista e la bramosia di ricchezza di uno sparuto numero di assassini. I valorosi soldati italiani periti nell'attentato di Nassirya sono morti con la convinzione di aver "esportato" la democrazia. In realtà sono stati mandati al macello dal cattolicissimo governo di centro-destra, servo dell'ingordigia di George Bush e della lobby petrolifera che lo muove come un burrattino.

I nostri soldati sono ancora in Iraq non per difendere le "radici cristiane dell'Europa" dal "meticciato islamico" (feroci e xenofobe parole pronunciate dall'ex presidente del senato Marcello Pera) ma per consentire che le cosiddette nazioni evolute possano continuare a razziare il petrolio senza pagare nemmeno un dollaro, in linea con lo sfruttamento colonialistico che dura ormai da due secoli ed iniziato dal civilissimo Regno Unito: God save the Queen. And the Brent.

(il link dell'immagine è ralativo al sito uruknet.info)

 
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