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Quello che mi è successo...
Post n°123 pubblicato il 30 Novembre 2007 da marialberta2004
M. A. Faggioli Saletti, G. Girardin "Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell'Aquila". 7-22 maggio 1638, Editrice San Giacomo, Ferrara 2005. E’ il maggio 1638. L’antico Castello dell’Aquila in Lunigiana sta per affrontare una durissima prova: l’assedio da parte del Granduca di Toscana al castello e ai luoghi del suo “Feudo”, cioè Castel dell’Aquila, Gragnola, Cortila e Viano (oggi nella provincia di Massa). La resistenza all’assalto nemico di 1200 fanti di Firenze e di Fivizzano è affidata a una donna, la marchesa Cleria Malaspina, reggente del castello e del feudo, un ruolo delicato e difficile. La grande Storia della guerra secentesca, tra autorità dell’Imperatore, “reputazione” del Granduca e liti dei feudatari, sconvolge la vita della castellana. Seguendo un antico manoscritto inedito, Maria Alberta Faggioli Saletti e Gabriella Girardin espongono quello che è “successo” a Cleria Malaspina, dopo che è stata nominata reggente del Castel dell'Aquila dal genero Cosimo, penultimo marchese Malaspina del castello e del feudo, in lite violenta con il fratello Alessandro. Cosimo, infatti, ha dovuto recarsi a Vienna, per testimoniare davanti al Tribunale Aulico dell’Imperatore. Una donna è quindi protagonista di spicco dell'assedio al Castel dell'Aquila, conteso feudo imperiale rurale. Perché una donna? Perché più rispettata di un uomo, così si credeva a quei tempi. L'assediante è il Granduca di Toscana rappresentato dal Capitano e dal Commissario-Sergente di Fivizzano i quali, obbedendo a un invito-ordine del delegato dell’Imperatore, prima circondano con i 1200 fanti il Castello dell'Aquila poi, fatta la piazza d'armi a Gragnola, tirano moschettate contro le finestre del castello e minacciano di prenderlo a cannonate. Dopo aver sopportato colpi di archibugi e di moschetti, minacce di capitani e prigionia, la marchesa Cleria si arrende Con simbolica teatralità, davanti ai suoi uomini di Treschietto e di Gragnola, davanti al Governatore dell’armi del Granduca di Toscana, agli ufficiali e soldati raccolti fuori dalle porte del castello, Cleria consegna le chiavi del Castello dell’Aquila al Crocifisso anziché al vincitore, poi, per mezzo del notaio imperiale, scrive “al mondo intero” quello che le è “successo”, mentre è stata nel castello. Le sue parole sono arrivate fino a noi. La vicenda di Cleria Malaspina, marchesa fiera, coraggiosa e determinata, "ardita e intrigante" per i nemici, è destinata a suscitare un sicuro interesse, perché tocca corde e sentimenti infallibili: Sull'importanza della "fonte" che sta alla base della ricostruzione storico-letteraria, ecco le autorevoli parole di monsignor Antonio Samaritani, insigne studioso ferrarese: "Il documento notarile, testimonianza attendibilissima della quotidianità nel suo insieme, diventa espressione credibile e umanissima, come una rappresentazione, della protagonista femminile, Cleria Malaspina, che rimane ininterrottamente in scena, con personaggi comprimari partecipi, per idee e per sentimenti, della sua cultura e, in certi casi, del suo cuore. E tutti insieme illustrano il malinconico periodo di trapasso dalla feudalità malaspiniana al dominio del principato dei Medici". Le autrici raccontano con rigore e competenza narrativa la storia dell’ultimo violento assedio che ha segnato il destino irreversibile del castello, una storia nella quale s’intrecciano azioni crudeli e sentimenti drammatici.
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Inviato da: marialberta2004
il 30/05/2013 alle 20:34
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il 30/05/2013 alle 18:27
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