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Lunigiana, Castel dell'Aquila

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L’Università di Pisa al Castel dell’Aquila

Post n°125 pubblicato il 03 Dicembre 2007 da marialberta2004
 

11 maggio 2007.

Affascinante lezione fuori sede, nel Castello dell’Aquila (Gragnola-Fivizzano, Massa), per gli studenti dell’Università di Pisa  (Scienze Ecologiche della Biodiversità, Scienze e Tecnologie per l’Ambiente, Scienze dei Beni Culturali, Storia).

Nel grande salone “voltato”  del castello, i professori Massimo Masetti e Francesco Mallegni, con Stefano Ricci, hanno presentato un inconsueto Laboratorio di Entomologia Forense e di Paleoantropologia: a partire dal ritrovamento e recupero del “Cavaliere di Castel dell’Aquila” -lo scheletro del XIV secolo rinvenuto nel castello il 19 febbraio 2004, durante gli imponenti lavori di restauro- sono state esposte interessanti osservazioni antropologiche  e comunicazioni scientifiche specifiche. 

Dall’inizio delle operazioni, aveva incuriosito gli esperti una strana frattura di tre denti superiori, netta e sicuramente avvenuta prima della morte dell’individuo, di cui non si capiva la causa; dopo l’estrazione della mandibola (intatta), veniva rinvenuto, sotto la base del cranio, un oggetto di ferro ancora conficcato nella seconda vertebra cervicale, l’epistrofeo. L’oggetto è stato recuperato con grande cautela, rimandandone la pulitura, con tutte le cure del caso, ad un secondo momento, nel  Laboratorio di Antropologia del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena.

Emozione fortissima: si trattava di una punta di freccia tirata in bocca al malcapitato alla quale era verosimilmente addebitabile la frattura dei denti. Il proiettile, che aveva colpito l’individuo, quando egli aveva la bocca aperta, aveva conservato tanta energia da trapassare l’osso del rachide senza frantumarlo, recidendo di netto il midollo spinale e causando la morte quasi istantanea dell’individuo.

Proprio la presenza dell'oggetto, che la radiografia prontamente eseguita ha rivelato essere la punta  di una grossa freccia di balestra penetrata con forza nelle ossa, ha restituito uno dei rarissimi esempi di omicidio perpetrato nell'antichità: un cavaliere colpito a morte da un balestriere!

Precisazioni importanti, nella relazione condotta dal professor Masetti, “Il ruolo degli insetti nelle indagini medico-legali”, sulle “pupe” e sui “pupari” (bozzoli) di insetti appartenenti all’ordine dei Ditteri riconosciuti, fin dai primi momenti, sul codolo (estremità sottile della lama)  del dardo.

Dato che, secondo gli studi di entomologia forense, è nota la sequenza temporale di colonizzazione dei cadaveri da parte degli insetti, si è proceduto all’analisi con il microscopio ottico, in seguito alla quale sono stati riconosciuti Ditteri Ciclorrafi (a cui appartengono anche le mosche domestiche ed i mosconi). L’osservazione di porzioni interne con il microscopio elettronico a scansione ha inoltre permesso di indicare il genere Ophyra: si tratta di mosche che scendono in profondità attirate dagli acidi ammoniacali sviluppati dalla carne putrefatta, processo che avviene circa un anno dopo la morte.

Poiché gli adulti sono attivi da giugno a ottobre, si può ragionevolmente ipotizzare che la morte del cavaliere sia avvenuta nel periodo estivo.

Inoltre, il fatto di aver trovato solo pupari di Ophyra potrebbe essere indicativo di una sepoltura alquanto veloce del cadavere, senza l’usuale ostensione post mortem. Infatti, a breve intervallo di tempo dalla morte (bastano poche ore), specialmente se in presenza di ferite, il cadavere esposto all’aria è percepito, anche a grandi distanze, da Ditteri Calliforidi (le “mosche azzurre della carne”) che subito colonizzano il cadavere stesso, a cominciare dalle ferite e dalle mucose.

Se ciò fosse avvenuto, qualche pupario di questi ditteri avrebbe dovuto trovarsi associato ai resti bloccati nella ruggine del proiettile, ma solo quelli di Ophyra sono presenti.

Le domande degli studenti interessati, e piuttosto affascinati, hanno reso breve la mattinata di lezione-laboratorio nell’antico castello.

 
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