CERCA LA DOMANDA
LA DOMANDA ALLA RISPOSTA: MISTERI, INDAGINI, SOLUZIONI, CREAZIONI, INVENZIONI, INNOVAZIONI
| « THE REBIRTH: 01 | THE REBIRTH: 03 » |
THE REBIRTH: 02
Post n°25 pubblicato il 18 Maggio 2011 da the78deck
THE REBIRTH: 02
Progetto per il Fondo Cossar di Tiziano De Simone.
ANALISI ARCHEOLOGICA
Il sito è interessato da scavi che permetteranno di approfondirne la comprensione e facilitarne l’interpretazione.
Allo stato attuale di conoscenze, numerosi punti sono ancora incerti ad al livello di ipotesi.
Analizzando approfonditamente quanto appare in superficie e la cartografia di riferimento, si è cercato di risalire all’evoluzione cronologica del tessuto urbanistico ed architettonico dell’area. Tale operazione è stata senza dubbio resa possibile dall’esistenza di un intuibile progetto urbanistico razionale, globale, regolare e rigoroso, messo in opera dai Romani nel periodo Repubblicano.
Per ragioni di simmetria, dunque, si è ipotizzata la presenza di un decumano che corresse parallelo alle mura, internamente: tale strada è stata precisamente identificata basandosi sulla distanza del cardo dalle rispettive mura parallele.
Appare ragionevole supporre che, all’atto dell’ampliamento delle mura, tali strade fossero state prolungate perforando le mura. Le fortificazioni stesse, è plausibile, non sarebbero state abbattute, ma rese parte integrante di nuove costruzioni, similmente a quanto si può ancora osservare con le fortificazioni del castrum, e poi castello, di Grado, mantenute in efficienza dalla Serenissima Repubblica di Venezia fin tanto che servirono allo scopo. Riprova di ciò può venire dalle mappe archeologiche che riportano un decumano a breve distanza da quello che si crede di aver identificato, verso sud, esterno alle mura, la cui costruzione sarebbe motivata dall’ostacolo offerto dalle mura stesse.
Il tratto di mura segnalato si interrompe verso nord esattamente nel punto calcolato di intersezione col detto decumano repubblicano “fantasma”, in corrispondenza all’incirca del passo carraio di accesso est.
Procedendo con l’analisi del quartiere, si è operato per confronto con modelli tipici di abitazioni romane, venendo, infine, dopo attenta indagine ad identificare un possibile modello di quartiere abbastanza sorprendente. Il modello, inaspettato, presenterebbe una griglia regolare di domus parallele ai decumani, disposte in numero di due nel quartiere delimitato dai due cardi, unite posteriormente ed a coppie separate da vicoli laterali. Apparentemente speculari, tali abitazioni risulterebbero, tuttavia, sfalsate della larghezza di un vicolo, affacciandovisi ognuna con la propria cucina sul vicolo della gemella, chiudendolo a vicolo cieco. Tale ipotesi, ingegneristicamente, apparirebbe molto razionale, essendo l’analogo dei vicoli cechi separati da prato in numerosi quartieri residenziali: stratagemma questo per ridurre traffico e rumori notturni, problemi già scottanti al tempo dei romani. L’affaccio riscontrato della cucina, indicata dagli studi esistenti, sarebbe ulteriore conferma della sensatezza dell’ipotesi: un ambiente di servizio, che permettesse rifornimenti per un’entrata discreta, spesso affiancata da latrine, e dove la presenza di fuochi consigliava l’accessibilità (per spegnimento da parte dei vigili del fuoco-poliziotti) e la marginalità (come nel tipico fogolar furlan, tradizionalmente sporgente dal fabbricato).
L’analisi delle murature presenti ha permesso l’individuazione di tre direttrici principali: l’asse di simmetria, seppur sfalsata, delle domus, e due altri assi ad esso paralleli ed equidistanti, simmetrici che abbiamo associato agli ambienti posteriori al giardino (exedra, con cubiculum e triclinium). Le abitazioni inserite in tale griglia, repubblicana, misuravano circa 35 m di lunghezza per 17 m di larghezza ed erano costeggiate da un vicolo ognuna ampio 5 m: essendo accostate, ogni casa era separata dalla vicina da un vicolo. Il modulo facciata e vicolo risulta pari a 22 m. Si ipotizza che, inizialmente, ogni domus ovest affacciasse posteriormente sui vicoli ad est e viceversa, tramite la cucina o ambienti simili di servizio.
Ulteriori ambienti sarebbero stati aggiunti in epoche posteriori, quando modifiche all’originale impianto urbanistico venivano tollerate.
Similmente a quanto osservabile nei nostri centri, altre case, più piccole ed irregolari, si sono inserite tra il decumano repubblicano e la domus oggetto dello studio, riempiendo lo spazio. Addirittura, dette abitazioni avrebbero parzialmente ostruito il decumano, riducendolo nella larghezza a quella di vicolo: ipoteticamente in un’epoca successiva all’ampliamento delle mura cittadine. E’ certamente possibile che anche tali case fossero state in seguito collegate tra loro, ma quel che appare altamente probabile è che una domus est ed una ovest siano state unite, crediamo, tramite l’exedra est, a formare la domus approssimativamente inclusa nel lotto 1.
Il fatto che non vi sia ancora totale chiarezza sui confini della domus imperiale ci ha permesso di proporre la nostra interpretazione sull’argomento, dalla quale siamo partiti per dettagliare la ricostruzione.
Un’analisi meno approfondita, ma comprensiva di una prima interpretazione, è stata condotta sull’intero quartiere, e costituisce la base dalla quale si vorrebbe far sorgere anche le rimanenti costruzioni, attornianti la domus del lotto 1.
In tale ottica si sono sviluppate le soluzioni tecnologiche, economicamente compatibili col budget e strategicamente avvincenti, che si andranno ora ad esporre.
Per quanto concerne i pavimenti mosaicati, proponiamo la ricostruzione integrale delle superfici pavimentate. Laddove fossero presenti lacune cementate, è possibile apporre non già tessere lapidee ma sottili tessere-mattonelle ceramiche. Se non fosse possibile attuare tale restauro in tempi brevi, una soluzione provvisoria che proponiamo è la colorazione dei motivi geometrici ornamentali, fondamentalmente in bianco e nero, con pitture per cemento e con effetto mosaico.
Si propongono, inoltre, due possibili collocazioni per le piattaforme sopraelevate con mosaici posteriori e per quelli posizionati in prossimità della Sala Mostre Violin. Quest’ultimi, compatibilmente ai maggiori dettagli che potessero emergere in fase di campagna di scavo, si vorrebbero riposizionati nelle domus ricostruite del lotto 2. I mosaici delle piattaforme, di epoca cristiana, si vorrebbe, invece, venissero trasportati in piazza Patriarcato, nel luogo dove sorgeva il Palazzo Patriarcale: sarebbe davvero entusiasmante che si potesse riprodurre anche questo edificio del quale, per altro, abbiamo raffigurazioni dettagliate degli alzati, in rovina ma esistenti ancora nel XVIII sec.
(Continua…) Tiziano De Simone |
" alt="Fondo Cossar, Aquileia" />
" alt="Rielaborazione del materiale concorsuale ufficiale fornito dalla Fondazione Aquileia" />
" alt="Prima ipotesi sull'aspetto del quartiere" />
" alt="Prima ipotesi" />

Inviato da: Recreation
il 08/02/2018 alle 14:58
Inviato da: minarossi82
il 20/12/2016 alle 11:04
Inviato da: the78deck
il 20/04/2013 alle 02:58
Inviato da: m.a.r.y.s.e
il 08/12/2012 alle 22:35
Inviato da: the78deck
il 31/07/2012 alle 01:51