TRIBUTE TO PIERLUIGI

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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

« PER TUTTI"Le cose che ho imparato... »

IL PREZZO DELLA LIBERTA'

Post n°194 pubblicato il 27 Gennaio 2008 da IOXTEFOREVER
 

MySpace and Orkut Butterfly Glitter Graphic - 1

C'era una volta un aquilone.

Era legato ad un filo sottile

e si librava nell'aria,

come danzando,

pilotato dolcemente dalle mani

esperte di un piccolo uomo,

il suo creatore.

L'aquilone gioiva nel vederlo

sorridere mentre lui danzava,

ma un giorno sentì il desiderio

di andare più in alto,

di volare da solo e si accorse che quel filo,

quel filo sottile glielo impediva.

D'un tratto quell'esile filo che era

stato l'unione col suo creatore

divenne per lui come

una catena opprimente.

L'aquilone cominciò a dimenarsi,

a dare strattoni, ad imprecare

contro quel piccolo uomo

che lo teneva prigioniero.

Tanto si agitò che ad un certo punto

il filo si spezzò.

L'aquilone cominciò a volare da solo,

finalmente libero, felice di danzare

nel vento senza catene.

Il piccolo uomo lo chiamava,

supplicandolo di non andare troppo in alto,

ma egli, ormai libero,

non ascoltava le sue parole.

Improvvisamente il vento divenne più forte

e cominciò a sbatterlo da ogni parte,

a trascinarlo in una folle corsa.

Avrebbe voluto rallentare,

fermarsi per un attimo,

ma non poteva.

Il vento lo feriva con le sue raffiche mortali,

lo mandava a sbattere contro

le cime degli alberi

e non poteva scansarle.

I rami aguzzi... gli strappavano

brandelli di carta,

mettevano a dura prova

il suo esile scheletro.

L'aquilone cominciò ad aver paura,

a pensare che presto il suo volo

sarebbe finito per sempre.

Guardò giù e, sotto di sé,

vide il piccolo uomo

che correva affannosamente,

cercando di non perderlo di vista.

Provò nostalgia per quel viso sorridente,

ma il vento non gli dava tregua,

sembrava divertirsi a tormentarlo.

All'improvviso il vento

cominciò a scemare

e l'aquilone pensò che presto

si sarebbe finalmente fermato.

Guardò diritto davanti a sé e vide

una grossa pozzanghera

che sì faceva sempre più vicina.

Provò un brivido di terrore,

ma non poteva cambiare strada.

L'acqua lo accolse

in un abbraccio mortale

e sentì la carta rammollirsi,

disfarsi lentamente.

È la fine, - pensò - ma poi,

improvvisamente si sentì sollevato

delicatamente da una mano familiare.

Il piccolo uomo,

tutto sporco di fango,

lo asciugò pazientemente,

curò le sue ferite,

sistemò il suo esile scheletro

e lo legò di nuovo con quel piccolo filo.

Passarono i giorni e l'aquilone

tornò a volare legato a quel filo sottile,

tra le mani del piccolo uomo.

Capì che era bello volare insieme a lui,

danzare per lui e quel filo sottile

non gli sembrò più una catena crudele,

ma un appiglio sicuro,

un rifugio contro le avversità.

Aveva capito, finalmente,

che la libertà è bella,

ma ha un prezzo,

che occorre pagare.

 
 
 
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INFO


Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

IPOCRISIA

SOLO CHI SA FINGERE

PUO' REGNARE.

CHI RIDE CON LA BOCCA

E NON COL CUORE.

E CHI PARLA D'AMORE

SENZA AMARE.

 

ERI PRESENTE UGUALMENTE

 

A TE PIERLUIGI

 

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