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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

« VOLONTA'EMOZIONI »

DISAGIO

Post n°253 pubblicato il 21 Aprile 2008 da IOXTEFOREVER
 

Vivere di fretta

Oggi bisogna seguire ritmi quotidiani frenetici. La giornata tipo di ognuno di noi è colma di cose da fare: dagli appuntamenti di lavoro agli impegni personali. Da dove deriva questa fretta? Esiste un antidoto?

Sono gli stili di vita della società contemporanea a imporre ritmi pressanti o l'origine della fretta è nella natura umana?


Oggi, per non essere emarginati, esiste il tacito obbligo sociale di essere all'avanguardia e competitivi. Questo causa un'inspiegabile paura di perdere tempo che rende difficile godersi l'attesa oppure rallentare il ritmo. Perfino il relax - il cosiddetto tempo libero - viene messo in agenda e spesso anche la vacanza diventa un calendario intenso, con il dovere inconsapevole di divertirsi o di conoscere, e vedere, il più possibile.

Nel Seicento, il filosofo francese Blaise Pascal scriveva: "Quando mi sono messo talvolta a considerare le diverse agitazioni degli esseri umani e i pericoli e le pene a cui si espongono, alla Corte, in guerra, da cui nascono tante liti, tante passioni, imprese ardite e spesso malvagie, ho scoperto che tutta l'infelicità degli esseri umani deriva da una sola cosa e cioè non saper restarsene tranquilli in una stanza...".

Se l'origine della fretta è nella natura umana, può darsi che l'attuale situazione si sia incancrenita con il progresso tecnologico, che porta sì vantaggi e comodità, ma è anche maschera che nasconde le antiche paure: la solitudine, la malattia e la morte. Eppure, paradossalmente, proprio nel rifuggire queste realtà, la fretta dello stile di vita contemporaneo le trasforma in rischio ancora più concreto. Come uscire da questo circolo vizioso?

"Abbiamo un bisogno urgente di rallentare, riprendere fiato, di sbarazzarci dell'angoscia di non arrivare a fare tutto quello che si deve fare nell'arco delle ventiquattro ore che fanno la giornata. Nella ricerca della tranquillità, il primo passo è il divorzio dal mito della velocità. Quello va bene per i programmi software e i gran premi di Formula Uno. Noi piccoli uomini, lasciamoci attrarre dal richiamo della lentezza. Cominciamo a praticare la sosta, le pause lunghe, il passo pigro".


Così recita l'inizio di una recensione a un breve saggio di di Christoph Baker "Ozio, lentezza e nostalgia" (Editrice missionaria italiana, 2001), che affronta un tema che tutti sentiamo, ma che non abbiamo tempo di approfondire (sic!).

Un suggerimento concreto, per cominciare: Provate a camminare nel centro di una città all'ora di punta. Ignorate gli altri attorno a voi e, preso coraggio, cominciate a muovervi lentamente, senza fretta. Adesso alzate gli occhi e guardate...

Siete in un'altra dimensione. La fretta degli altri vi apparirà nella sua insensatezza, mentre voi potrete notare sotto un'altra luce le tante cose che ci circondano.


                                                 Francesco Aleo
 
 
 
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Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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CHI RIDE CON LA BOCCA

E NON COL CUORE.

E CHI PARLA D'AMORE

SENZA AMARE.

 

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