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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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SETE DI VERITÀ

Post n°261 pubblicato il 26 Aprile 2008 da IOXTEFOREVER
 

Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Che senso ha la mia vita? Quale posto per me nel mondo? Domande di noi giovani per sapere la verità.

Non possiamo fare a meno, soprattutto in certi momenti particolari della nostra vita, di porci una serie di domande sul senso del nostro esistere e, quando questi interrogativi affiorano con prepotenza dall’intimo del nostro essere, non ci bastano delle risposte qualunque: vogliamo sapere come le cose stanno in realtà.

Vogliamo la verità.

Tutta la nostra vita, in effetti, non è altro che una continua e incessante ricerca, un itinerario verso la conoscenza e il senso, attraverso il quale ci sforziamo di fare chiarezza nella nostra esistenza, di trovare il nostro posto nel mondo, di costruirci una rotta e dei punti di riferimento che ci permettano di orientarci di fronte alle sfide etiche del presente e alle domande di senso che la vita ci pone dinanzi.

Se questo è vero per tutti, lo è soprattutto per noi giovani che avvertiamo un bisogno insopprimibile di verità, una viscerale e salutare inquietudine che ci porta ad andare oltre noi stessi verso l’Assoluto. 

Ma quali sono gli strumenti con cui ci è dato di attrezzarci, incamminandoci lungo questo percorso di ricerca?

Senza dubbio a guidarci in questo viaggio – che è poi un viaggio fuori e, al tempo stesso, dentro di noi – è la nostra intelligenza (l’intelligenza è, appunto, la facoltà di “leggere dentro”, da intus legere), la nostra capacità di riflessione sistematica sulla realtà circostante, la possibilità di esplorazione costruttiva del reale.

Ma la razionalità da sola non basta.

Se è vero che si conosce veramente solo ciò che si ama, allora la ricerca della verità ha bisogno anche di passione, di entusiasmo, di coinvolgimento affettivo; in altre parole, è necessario imparare a guardare il mondo con simpatia e con stupore, innamorandosi della realtà che vogliamo conoscere.

Del resto, forse più importante del trovare le risposte è il porsi le domande, facendosi guidare dal desiderio e dalla sete di conoscenza. Chiedere, dubitare, porre e porsi domande non è, infatti, sintomo di curiosità infantile, ma di ricerca e di profondità, dal momento che la ricerca vive di dubbi, di confronti, di luce chiesta ed accolta, ogni giorno.

In un certo senso si può dire che la ricerca ambisce a diventare dito che indica il cielo, nella consapevolezza dell’inadeguatezza del dito e dell’immensità del cielo.

Noi giovani del terzo millennio siamo quindi particolarmente affamati di verità, costantemente alla ricerca di parole di verità, con tutta la difficoltà di trovarle in una società che, per uno strano paradosso, pur essendo prodiga di parole, è incapace di soddisfare la nostra fame di verità, restituendo alle parole la loro forza creativa e la loro capacità di esprimere il vero.

Il bisogno di verità è, dunque, un’esigenza assolutamente fondamentale e inderogabile con la quale ogni giovane, ogni uomo, si trova prima o poi a fare i conti, nel suo desiderio di andare oltre le ovvietà, le apparenze, le ipocrisie. Già, perché – non è mai superfluo ricordarlo – la verità ha anche e prima di tutto un indubbio potere liberante: “la verità vi renderà liberi”, e questo è vero anche quando la verità ci appare scomoda e sgradevole.

È allora necessario che noi giovani impariamo per prima cosa a non aver paura di una verità che spesso, per la sua carica dirompente e rivoluzionaria, ci spaventa, al punto che in tante situazioni le preferiamo tutta una serie di rassicuranti falsità e compromessi.

Ma è altrettanto indispensabile capire che la fedeltà alla verità la si misura non soltanto sul piano del dire, bensì anche, e direi soprattutto, sul piano del fare, nel senso che non è sufficiente “dire” la verità, ma bisogna prima di tutto “farla”, cioè “viverla”.

                                                     RIBALTA GIOVANI

                                               di Alessandra Mastrodonato

 

 
 
 
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INFO


Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

IPOCRISIA

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PUO' REGNARE.

CHI RIDE CON LA BOCCA

E NON COL CUORE.

E CHI PARLA D'AMORE

SENZA AMARE.

 

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A TE PIERLUIGI

 

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