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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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L’UOMO OCCIDENTALE...

Post n°267 pubblicato il 28 Aprile 2008 da IOXTEFOREVER
 

L’uomo moderno non è più padrone della sua vita. Tutto è programmato, inscatolato e rimane fuori del nostro controllo.

Carlo Fath è nato in Germania, vive in Italia da quando aveva 4 anni, ha in curriculum studi musicali e universitari mai completati e di mestiere fa il produttore musicale per una casa discografica indipendente.  O meglio faceva. Perché  alla veneranda età di 35 anni (artisticamente parlando) decide di mettersi in gioco come cantautore, sceglie un nome d’arte assai singolare (Io, Carlo) e fa uscire il suo primo album In perenne riserva.

Il disco si segnala presso la critica e il pubblico soprattutto per la freschezza e il brio della musica e per qualche trovata nella scrittura dei testi. Ma non meno importanti sono la sapienza nel manipolare e confezionare i suoni e la versatilità della voce di Carlo, coinvolgente ed efficace in una vasta gamma di registri. I testi esprimono l’insofferenza di un giovane-adulto verso un mondo tarato su ritmi frenetici e limitanti e deludente rispetto alle aspettative che si hanno da adolescenti. Colpisce il linguaggio che alterna invettive banali, arguta ironia e sofismi intellettuali: “mamma e papà non mi avevano detto / che usare il cervello è un grave difetto” (Mamma e papà); “dimmi qual è il meccanismo ch’è rotto / e dammi un ricambio perfetto / così la smetto di riflettere, di ragionare / di cercare di capire il senso delle cose” (L’ego); “quante cose si fanno per caso / le cose migliori non hanno un perché” (Per caso); “la mente nasconde ogni sua operazione / tramando alle spalle del suo possessore” (L’ennesima nota).

Il disagio nell’affrontare l’appiattimento imposto dal “sistema” sembra raggiungere l’apice ne L’uomo occidentale. Nel testo similitudini inquietanti dipingono la quotidianità del nostro vivere “civilizzato” come un incubo, un marchingegno perverso da cui non abbiamo possibilità di emanciparci  se non attraverso la definitiva uscita dalla vita. Tutto viene amplificato dalla musica: melodia spezzata in brevi e ripetitivi frammenti; arrangiamento con tappeti ampi di suoni sintetici su cui si ergono ossessivi il ritmo martellante della batteria elettronica e il disegno tormentato delle chitarre pesanti. Anche l’interpretazione, gelida, è assai poco rassicurante. In definitiva un quadro sconfortante e crudo. Che però sembra il frutto non di stolta rassegnazione, ma di rabbia a lungo trattenuta e pronta ad esplodere: energia forse in grado di produrre cambiamento?

                                             Lorenzo Angelini da BS Aprile 2008

L’uomo occidentale di Carlo Fath

La prima colazione è importante / che sia sana e nutriente

Se no non rendi niente / e poi il capo chi lo sente

E poi la gente cosa dice / se dovessero scoprire che tu non vali niente

Orde di impiegati rassegnati si preparano / a bordo di veicoli fumanti s’incolonnano

Mandrie di umani silenziosi si riversano scontenti / sui sentieri nell’asfalto

Voci suadenti di sirene ammaliatrici / ti convincono a gettare la tua vita

Cosa vuoi che ti dica / questa coda è infinita e tu non hai…

Tu non hai che una vita vissuta, / sprecata aspettando l’uscita

 Viviamo impacchettati sigillati ed addossati / gli uni agli altri come surgelati

Aspettiamo silenziosi che qualcuno venga / e ci scongeli così torniamo vivi

Gli istinti primordiali si assopiscono nel traffico

l’uomo non si muove senza il verde di un semaforo

Mandrie di umani silenziosi si riversano scontenti / sui sentieri nell’asfalto

Voci suadenti di sirene ammaliatrici / ti convincono a gettare la tua vita

Cosa vuoi che ti dica / questa coda è infinita e tu non hai…

Tu non hai che una vita vissuta, / sprecata aspettando l’uscita

 

 

 
 
 
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Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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