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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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Usare bene la libertà: aprirsi all'altro

Post n°295 pubblicato il 08 Maggio 2008 da IOXTEFOREVER
 

Faccio un uso fecondo e fecondante della mia libertà, quando l'altro non è il diverso da me, ma una parte assolutamente vitale di me stesso, quando partecipo e sono responsabile della sua umanità.

"Non ti ho dato, Adamo, né un posto determinato, né un aspetto tuo proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell'aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto appunto, secondo il tuo voto e il tuo consiglio, ottenga e conservi.

La natura determinata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai.

Ti posi nel mezzo del mondo, perché di là tu meglio scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto".

Pico della Mirandola, Discorso sulla dignità dell'uomo

Pico della Mirandola, in questo corposo passo, coglie in modo splendido la vera natura dell'uomo, un essere indeterminato e, quindi, libero di autoprogettarsi secondo la sua volontà, le sue inclinazioni, la sua visione del mondo; è, veramente, una "degnificazione" della persona, vista nella sua autonomia progettuale, ma anche nella responsabilità morale conseguente alle sue libere scelte.
Insomma, a differenza degli altri enti, l'uomo può scegliere se "degenerare nelle cose inferiori", oppure "nelle cose superiori che sono divine".
E cosa c'è di più "divino" che fecondare la propria libertà con il riconoscere anche quella dell'altro, inteso non come semplice mezzo, strumento del nostro volere, bensì come fine, cioè nella pienezza della sua dignità!

Il buon uso della libertà, allora, consiste proprio in questo: far sì, per dirla con Gadamer, "che l'altro non divenga o rimanga invisibile"; proprio perché l'uomo ha il privilegio di non essere determinato come le altre creature, può davvero contribuire con la sua libertà intellettiva e morale a rendere migliore se stesso e gli altri. La costruzione di quello che Kant chiamava "il regno dei fini", della dignità umana e, quindi, della civiltà, è possibile a patto che, dopo una paziente formazione interiore, l'uomo condivida con le altre libertà, in armonia e rispetto, la progettazione di un cosmo abitabile soprattutto in senso spirituale e non semplicemente strumentale, secondo l'ottica del dominio, del possesso egoistico, dell'aridità esistenziale, dove l'altro è "invisibile", consapevolmente collocato sullo sfondo della nostra vita.

Ancora una volta Gadamer, una delle voci più autorevoli della filosofia del Novecento, ci offre una luminosa riflessione: "Dobbiamo venire a conoscenza dell'altro e degli altri come gli altri di noi stessi per prendere parte uno all'altro".

                                                             Fabio Gabrielli

 
 
 
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Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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