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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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L'INSOPPRIMIBILE LEGGEREZZA DELLA LIBERTA'

Post n°855 pubblicato il 15 Giugno 2008 da IOXTEFOREVER
 

Milan Kundera e la Primavera di Praga

Cosa resta alla fine di un sogno? Beh, dipende.

Se il sogno era particolarmente bello, ed il risveglio è stato piuttosto brusco, allora ciò che resta è una forte sensazione d’amarezza.

Il sognatore la porta con sé per un po’, e quasi desidera non pensare più a quel sogno spezzato. Ma non può farne a meno.

Probabilmente è questo tipo di stato d’animo che ha accompagnato coloro che in Cecoslovacchia avevano creduto nel sogno della “Primavera di Praga”, nella possibilità di realizzare, nella seconda metà degli anni ’60, un “socialismo dal volto umano”, il quale aveva la presuntuosa e abbagliante ambizione di creare un sistema comunista che rispettasse le libertà individuali, la storia e le tradizioni cecoslovacche.

Ma, appunto, il sogno fu spezzato.

Ed il risveglio fu segnato dal fracasso dei carri armati sovietici che invadevano la nazione, dalle epurazioni, dalle malcelate persecuzioni ai danni di coloro che proprio non riuscivano a rendersi conto di doversi definitivamente svegliare.

Ma era ancora possibile far sentire la propria voce? E in che modo?

Queste sono le prima domande a cui ho cercato di dare risposta attraverso la mia riflessione.

Una riflessione su quello che ha rappresentato quel particolare periodo storico per gli intellettuali, soprattutto per quelli cechi .

In particolar modo sono stati considerate con attenzione la figura e le opere di Milan Kundera, ed il suo personale modo di esprimere il dissenso riguardo ad un assetto politico e sociale che non ammette voci fuori dal coro.

Il disincanto di questo pensatore si esprime attraverso forme più o meno metaforiche e, spesso, cariche di ironia.

Ciò è evidente soprattutto nel momento in cui Kundera sviluppa quel suo particolarissimo stile personale, che è stato definito “romanzo-saggio”, nel quale egli alterna elementi tipici della letteratura con vere e proprie parentesi saggistiche.

Una scelta stilistica particolarmente marcata ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, un’opera a cui ho dedicato particolare attenzione.

Nel mio ragionamento poi, c’è il tentativo di mettere in luce come in effetti alcuni elementi delle opere di Kundera ribaltino, in un certo senso, il tradizionale concetto di romanzo letterario comunemente inteso.

Intendo riferirmi qui, tra i vari elementi rilevanti, a due temi narrativi;in primo luogo appare interessante il fatto che in questi scritti siano spesso i personaggi, attraverso le loro esperienze di vita, a fornirci il quadro storico-sociale in cui sono inserite le loro vicende, e non viceversa;

in secondo luogo notiamo come la promiscuità sessuale non venga mai condannata, dal momento che essa si manifesta probabilmente, come uno dei pochi dispositivi comportamentali a disposizione dei personaggi, per poter ritrovare un senso di identità perduta, di autonomia, di individualità.

Un mezzo insomma attraverso cui poter esprimere una forma di ribellione ad un regime che tenta invano di modellare gli individui a suo piacimento.

L’attenzione quindi è puntata anche sulla “insopprimibile leggerezza” di una libertà sempre presunta e agognata, ma mai conquistata del tutto.

Una libertà che viene assaggiata appena, assaporata per poco, ma della quale non si può più fare a meno.

                                              Liliana Castello

 
 
 
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Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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