Creato da GreatFang il 01/05/2006
behind blue eyes...Script for a Jester's Tears
 

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Post N° 86

Post n°86 pubblicato il 19 Marzo 2007 da GreatFang

Ci son lacrime che non so piangere, chiazzano di rosso il muro.
Ci sono parole che mi muoiono in gola, soffocate da un urlo mentre tento disperatamente di capire cosa dovrei fare.
Ci sono luoghi dai quali sono bandito e non c'è più asilo per me.
Questa è parte della mia vita.
Allora domandami perchè ho un sorriso triste che galleggia negli occhi.
Chiedimi perchè sorrido solo con la bocca.
Perchè di notte guardo il cielo sfidandolo o piangendo.
Perchè non mi curo di chi mi deride.
Perchè non ferisco chi lo meriterebbe.
Perchè tento di difendere chi amo e mi ha scacciato.

Non è la mia vita, non sono le mie scelte.
Ma questa si.
immagine

 
 
 

Post N° 85

Post n°85 pubblicato il 04 Gennaio 2007 da GreatFang

TORNERO'...NON ABBIATE PAURA...QUELLI COME ME NON MUOINO MAI     immagine

 
 
 

REMEMBERING

Post n°84 pubblicato il 20 Ottobre 2006 da GreatFang
 
Foto di GreatFang

A svegliarmi è la pioggia. Apro gli occhi al buio e scendo le scale a tentoni. Il parquet ha il pregio di non essere freddo come le piastrelle. Giro per casa intontito dal sonno, appoggiandomi ai muri quando traballo. Torno a letto e poco prima di chiudere gli occhi fisso la cornice di luce attorno ai balconi chiusi, appena meno scura del buio. Un lampo illumina per un attimo la memoria e poi crollo.

Fisso le luci di posizione della Fiesta 1.3 che mi sta davanti. Guido in silenzio, ascoltando il motore, il riscaldamento che soffia piano, le spazzole del tergicristalli che scivolano raschiando un po’ e quello strano fruscio che producono le gomme sull’asfalto bagnato.

No, in effetti non è una bella giornata ma non mi pesa. Ne sono quasi felice. Fisso il cielo grigiastro pendere sopra il nastro bagnato della tangenziale. Seguo la strada come un automa e lascio che la mente riavvolga il nastro dei ricordi senza fretta, fino a una notte di diversi anni fa, simile a quella appena passata.

Mi alzo. Ho sete. Il pavimento è freddo ma ci sono abituato. Vado in cucina e bevo un bicchier d’acqua. Scosto un po’ le tende e fisso le luci della città attraverso le fessure della persiana di legno. Luci gialle e arancioni contro lo sfondo scuro della notte, luci bianche e azzurrognole dove hanno sostituito i vecchi lampioni con quelli nuovi. Me ne sto lì, a fissare da quella fessura la vita che dorme dietro mille muri, domandandomi quali sogni passino per le menti addormentate al di là della strada. Passa qualche macchina, quasi furtiva, e mi chiedo dove vada, quale sia la sua destinazione. Spio un mondo strano, diverso da quello della veglia, spio con la fantasia dietro i muri, negli anfratti bui, tra le chiome degli alberi in lontananza. Disegno ghirigori col pensiero, sopra le case, sopra i tetti…qualcosa mi colpisce con la violenza di un pugno allo stomaco. Mi viene da piangere. Mi sento improvvisamente malissimo. Un’angoscia che non ho mai conosciuto mi chiude lo stomaco e mi serra la gola come in una mano enorme. Appoggio la testa al vetro freddo, trattenendo le lacrime, sforzandomi di mandarle indietro, continuando a ripetermi che non è vero, che non è così, no, non è così!! L’ansia sale nelle vene, mi invade i polmoni, sovralimenta il cuore. Il respiro si fa affannoso, il cuore batte colpi ottusi, veloci, rimbombanti…perché sto così male? Basta...BASTA!!..
Tutto tace …
Ansimando piano torno in camera. Disfatto. Mi lascio cadere sul letto e tiro su le coperte. Sento ancora qualche brivido percorrermi le gambe e la schiena e farmi sussultare.
Chiudo gli occhi e prego, prego perché il sonno arrivi presto e sia nero e profondo, prego per non sognare e per dimenticare, dimenticare tutto. E poi si fa buio.

BROKEN RING

Lo vedo cadere ogni volta che piango
Lo sento spezzarsi quando chiudo gli occhi
E per ogni futile rima appendo un gancio
E lascio seccare quelle parole umide
Fino a quando non sono che esili filamenti
Disperdo quella ridondanza vuota
Nel silenzio che mi disegno sulle mani
Lo arrotolo come un filo
Giocandoci come un bambino

Lo vedo cadere
Ogni volta che piango
Lo sento frantumarsi
Ogni volta che chiudo gli occhi
Lo vedo scagliato in pezzi
Dietro le palpebre abbassate
E trattengo il respiro
Quasi sperassi di fermarne il volo
Di non sentire il suono
Nero e lucido
Di quel suo sorriso di scherno
E quel presagio
Che pareva ammiccare
Tra le schegge lucenti
Nel palmo di una mano

 
 
 

I KNOW...BUT WHAT?

Post n°83 pubblicato il 18 Settembre 2006 da GreatFang
Foto di GreatFang

Sarebbe facile essere auto-indulgenti o fingere un cinismo che purtroppo non mi appartiene. Talvolta mi sento sbagliato, ingiusto, egoista in modo così subdolo che non riesco a crederci, a sopportarlo. Camminare sull’orlo delle mie paranoie è un esercizio che conosco bene: sto tentando di non cadere.

I ricordi sono preziosi: li conservo con gelosia, sono avaro quando si tratta di condividerli e improvvisamente mi esplodono davanti agli occhi quando meno vorrei. Ciò nonostante non torno sui miei passi.

Osservo quello che ho davanti e mi dico che voglio viverlo. Vada come vada.

Davanti al mio pc, in ufficio, talvolta mi blocco: il colpo basso di un’ansia che riconosco. Stringo i denti e vado avanti, il tempo mi dirà se ho fatto la cosa giusta, per ora spero solo di non fare la cosa sbagliata.

 
 
 

STRANI GIORNI

Post n°82 pubblicato il 11 Settembre 2006 da GreatFang
 
Foto di GreatFang

“Coerenza è il lusso che ci permettiamo quando non abbiamo alternative o ci mancano coraggio e fantasia per inventarcene”

Fisso il cielo, fisso lo schermo del computer, la mia immagine riflessa su un vetro…perdo retorica quanto farina un sacco bucato.

Mi guardo le mani. I segni se ne vanno dalle mani, non dal cuore. Mi avvolgo nella mia confusione come in una coperta confortevole e cerco a fondo tra le pieghe, possibili significati e presunte verità.

Forse realizzo che una parte di me vuole restare sola, sola e incompresa. Un patetico rigurgito di “tragi-romanticismo”? O solo l’egoistico tentativo di allontanare possibili sensi di colpa per il dolore che potrei provocare?
Mi hanno detto di godermi il momento e non pensare troppo al domani. In effetti il rischio è di perdersi il presente nel futile tentativo di prevedere aruspicinamente il futuro. Facile allora, facile fino a che chi consiglia non è la vittima potenziale di un umore incerto e di un carattere insicuro.
I ricordi. Tornano a ondate: talvolta mi sommergono al punto che mi sembra di affogare in una malinconia e in una nostalgia pericolose quanto allettanti, altre volte mi lasciano asciutto sulla rena, domandandomi se sia una cosa così atroce riuscire a vivere ancora, a sorridere, ad essere felice.

Strani giorni. Giorni che non pensavo avrei vissuto. Vivo per me, augurandomi di non ferire nessuno, nessuno che non se lo meriti.

Ci sono posti dove i segni restano, belli o brutti che siano.
I segni scompaiono dalle mani, non dal cuore.

No one but the wind
Will hear my voice tonight
In the pale light all around

I stare at my own way now

 
 
 

“Qui?” – “No, alla prossima” – “…non imparerò mai”

Post n°81 pubblicato il 06 Settembre 2006 da GreatFang
 
Foto di GreatFang

Guardo la luna sorgere e farsi piena e gialla, accendersi mentre il cielo si spegne. Osservo una striscia dorata dondolare sulle onde placide mentre tutto scurisce ancora un po’.

È difficile non ricordare, anche ora che forse dovrei lasciarmi tutto alle spalle. Era una notte tranquilla e fresca, la luna era immensa e il mare cobalto sussurrava incessantemente, ad ogni onda. Ero solo, anche allora, ma per altri motivi.

“Conseguenze. Credi davvero che quello che fai non ne abbia?”

Dondolo nella mia confusione.

“Coerenza. Non è forse il nome che talvolta diamo alla nostra paura di cambiare?"

Mi dico che è normale. È normale che tutto questo accada. Anche adesso: è normale. È così odiosamente, spaventosamente normale…oppure no?

 
 
 

...TROPPO PRESTO!!

Post n°80 pubblicato il 21 Agosto 2006 da GreatFang
 
Foto di GreatFang

Quando arrivi troppo presto in ufficio e sai che non c’è niente per te avanza anche troppo tempo per pensare.

Guardo a questi giorni e scopro di avere in bocca un sapore un po’ più amaro del previsto. Mi dico che forse è solo la mia capacità di essere eternamente soddisfatto…se la realtà fosse bella come i sogni, ci ostineremmo a vivere? 

A cosa, a chi potrei dare la colpa?
Quando torni devi rimettere in moto la giostra ma se lo spirito è stato inquieto fino al giorno prima, difficilmente si calmerà d’improvviso.
Qualche conto non torna, qualcosa non funziona. Vecchi problemi si ripetono sorridendomi compiaciuti: la mia personale battaglia non è ancora vinta.

Meglio continuare a provare, talvolta, anche contro ogni ragionevole buon senso: la felicità può durare un attimo ma spesso vale ogni istante sofferto per conquistarla. Questa può essere la mia filosofia, non pretendo sia quella di qualcun’altro.

Sono eternamente in dubbio, la certezza esiste solo nei miei sogni: troppo perfetti per essere veri, troppo perfetti per essere qualcosa di cui poter godere davvero.

Quando arrivi in ufficio troppo presto, vai verso la macchina del caffè e spera di trovare la segretaria bionda e strafiga dell’amministrazione… ghghgh

 
 
 

ALLE VOLTE UNO ZAINO PUO' ESSERE VERAMENTE UN BUON AMICO

Post n°77 pubblicato il 20 Agosto 2006 da GreatFang
Foto di GreatFang

5.30. Domenica mattina del mio ultimo week end di ferie. Il sonno langue agli angoli dei miei occhi, scivolato giù come un lenzuolo dal letto. Ho sempre pensato che non ci sia niente di peggio che sprecare una bella mattina fresca e serena, ed in effetti parlo per esperienza visto quante volte l’ho fatto. Mi avvito nel letto come un coccodrillo con in bocca il collo di una zebra, tentando invano di trattenere il sonno, ma finisco solo col ritrovarmi un angolo del cuscino stretto tra i denti… Filtra poca luce dal balcone chiuso. Sta albeggiando. Scendo a farmi fare le coccole dalla mia piccina, apro le imposte e con gesti lenti mi preparo un caffè forte. Mi siedo sul terrazzo, la tazzina in mano, e guardo il sole spuntare pian piano da dietro gli alberi. Sembra così lento a venir su stamattina. L’aria è fresca, si porta dietro quel tanto di umidità della scorsa notte che rende ancora più piacevole da respirare. Sorseggio piano il caffè fumante, mentre il cielo schiarisce sempre più e i colori si riaccendono senza fretta, morbidi e pigri: uno strano sorriso sulle foglie delle rose. Pedalo senza fretta verso la pasticceria, passando per il Forte. Ci sono un miliardo di piccole perle liquide che inargentano i prati e il silenzio pigro di una mattina di festa. Dietro ogni persiana abbassata qualcuno senza saperlo pensa: “Domani dovrò andare a lavorare, allora lasciami dormire questa mattina, è ancora presto, troppo presto…”. La vecchia bici del nonno sferraglia sui sassi e ancora guardando il cielo mi viene in mente un’altra alba, un altro posto, un altro sorriso. Arrivo al banco senza aver incrociato che una macchina. Grato per tanta solitudine divoro due brioche sulla strada del ritorno, godendomi la pace di una domenica mattina d’estate.

 

BOZEN reloaded
Incerto sul da farsi contatto il fratellozzo in quel di Brno e con una sortita repentina in casa sua (dopo aver fatto scattare l’allarme e aver perso mezzora per riattivarlo) conquisto le chiavi dell’appartamento bolzanino. Il tempo marrano mi attende sulla soglia e dal cancello alla macchina mi faccio una doccia alla quale il commento del buon T-Barn sarebbe stato certamente “Ma centra?”… L’insistenza materna sull’eventualità di una mia prossima capatina in quel di Bozen non trova altra risposta che: “decido domani mattina…si, anche con che treno andare…”.
In effetti la materna premura mi sradica dalle coltri alle 6.30, strappandomi un inarticolato grugnito di protesta. Valuto il tempo meteo, i treni e me ne torno a letto. “Prendo quello delle 9.04..grumph..”.
7.45: salto felino fuori della branda, colazione volante, cagata d’ordinanza, preparazione (con stima per eccesso) del Rosso, e fuga verso la stazione…8.30. “Guido io” – “perché, pensi di fare prima?” – “No, ne sono certo…”. Costeggio il Forte a velocità “smodata” (nda: balle spaziali docet), ammirando il piumaggio di un fagiano che se non sceglie un posto migliore dove passeggiare presto zampetterà verso un forno…
Passaggi a livello chiusi ma grazie a Dio biglietteria deserta. Salgo in treno e mi metto a contemplare il paesaggio con un frase in testa: “another journey starts, by the call of the moon” (Blind Guardian) e mi dico che in effetti è andata proprio così. Mi stordisco con la musica, tanto per soffocare il vociare attorno a me, fino a che non sono finalmente solo. Cambio a Verona, come sempre. La penna non scivola sul quaderno, non oggi. Scendo a Bolzano alle 12.40, obiettivo: nutrirsi. Mentre salgo verso casa scopro una chiesetta con un simbolo che mi è familiare: croce nera “patente” bordata di bianco. “Mmm…Gli Ospitalieri (meglio noti come Cavalieri di Malta) non posso essere…siamo praticamente in Germania…Idiota! È una chiesa dei Cavalieri Teutonici!”. Bingo. Alleluja. Visita d’obbligo. Scarpina che ti scarpina arrivo sotto il castello (Castel Roncolo). Zaino in spalla parto a razzo ma la salita quasi mi stronca. Eh,la vecchiaia…vaff! Troppe birre (bestemmia!) e troppo poco moto (sigh..)! Trafelato e bombo come un pulcino e ciononostante indomito, mi fiondo nella taverna. Quasi non guardo il menù e ordino a Ingrid (“Nome epicisssssimo!!” direbbe Nick) un grostel (nella foto me n’ero già fatto fuori mezzo…e fate conto che ho chiesto che non mi portassero i crauti…) dell’acqua e del Lagrain. Osservo il tegame che mi fuma sotto il naso con fare di sfida “Ce la farai a finirmi?” – “Isolente marrano, hai decretato la fine tua e del Lagrain!”. Più che sazio pasuo, ordino uno strudel, un caffè e un grappino alle erbe…tutto questo per evitare di ruzzolare giù a valle mentre scendo. Guadagno il divano di casa a fatica, sono le 15 e il grostel sordidamente si prende la sua rivincita. Pisolo medievale in una casetta confortevole, priva degli scoppi di urla tipici di una dimora infestata da genitori. Al risveglio mi doccio a temperatura siderale (il boiler era staccato ed ero troppo pigro per accenderlo..buaauaua) e scendo in centro. Gira che ti rigira arriva l’ora del desinare. Scelgo una delle birrerie più vecchie di Bozen (l’altra era chiusa…) per collassare con un piatto di salsicce di Norimberga su un letto di patate al forno (he ankve kvesta folta: nich krauten bitte!!!). Innaffio tutto con birra della casa: ottima! Leggera, non filtrata, torbida e fresca. Va giù che quasi mi ammazzo. Mi alzo dopo il caffettino e passeggio per i vicoli e sotto i portici. La sera pare tranquilla ma certi nuvoloni mi fanno decidere di ripiegare…tanto sto sopra un bar-ristorante, che me frega? Ghghgh… Costeggio il Talvera, lungo la pista ciclabile. Spengo l’MP3 e lascio che siano il vento che spettina le cime degli alberi e la corrente che si spezza schiumando attorno ai massi ad accompagnarmi fino a casa. Privilegiamo così tanto la vista da quasi atrofizzare sensi come udito e olfatto. È vergognoso, un vero peccato. Sento il profumo dell’uva mescolarsi con quello di alberi che non conosco e l’acqua saltare, ruggire e ridere. Alle volte abbiamo solo bisogno ascoltare e fiutare. Ho dimenticato il tatto? Sento con tutto il corpo il vento che mi tira e mi spinge. È un piacere camminargli contro, camminare contro vento. Il gusto? Bhe…direi che l’ho già soddisfatto…anche se quando fiuto gli odori li sento sulla lingua…
Giunto a baita convengo con me stesso che una birra ci sta, si si: ci sta proprio. Non è certo quella di un paio d’ore fa, ma me la godo.
Amorevolmente accolto tra le braccia di Morfeo mi appisolo verso 01.30, nelle orecchie un ruscelletto che scende salterellando a qualche metro dalla mia finestra.

Mi sveglio tardi. Ha piovuto ma non me ne sono accorto. Rassetto un po’ casa o al ritorno il fratellone mi spezzerà le braccine. Non penso a fare colazione e scendo in centro sulle 11. Biretta, ghghgh. Giro e rigiro ma non mi convince nessun posto. Alla fine me ne torno alla taverna della sera prima. Oggi decido di stare leggero, anzi, legggggiiiiero: gulasch di manzo con canederli allo speck buauauauau! Birra, birraaaaa!! Le ragazze di due amabili coppiette intente a far fuori dei vassoi di affettati/formaggi mi guardano con l’aria interrogativa di chi pensa “ma ce la farà?” – “No hai problema cherida, no te preocupe…ce la fò, ce la fò!”. Mentre macino tutto poso nuovamente gli occhi sulla cameriera e ripenso al sms mandato a T-Barn…hihihi, anche Mabo apprezzerebbe alcune tipiche specialità sudtirolesi… No Barna, non si chiama Laura, ma è bionda e mi sa che il nostro Teorema vale lo stesso! Caffettino e grappino al Pino Mugo. Quando sono in quota (e BZ non è poi così alto) bevo molto di più, devo carburare meglio! Decido di portarmi a casa un souvenir: pensando alla gloria propenderei per la cameriera, pensando alla fattibilità di un ratto della biondina propendo per un bottiglione tipico, dalla lodevole capienza di 2 litri di ottima birra… mmm…birra… (il fusto da 5 litri era intrasportabile fioi, non scassate!). Risalgo al mio eremo digerendo, non sempre silenziosamente, lungo la via. Penso al nonno. Furtiva una lacrimuccia quasi mi scende. Grazie di avermi insegnato la pazienza di camminare e il piacere di farlo: ogni volta che metto un piede davanti all’altro sei con me, più che in qualsiasi altro posto.
Fornelli, acqua, finestre, porta, corrente: tutto chiuso. Lo zaino pesa circa 2 kg, 2 meravigliosi, gustosi, luppolosi kg in più. Divallo. Gironzolo per qualche ultimo acquisto, mentre il cielo si incupisce e gocciola un po’. Sto quasi per commettere l’abominevole gesto di comprarmi della Gatorade quando un coro di voci sospettosamente familiari mi grida nella testa: NUUOOOOO!!! … Ghignando mi dirigo alla taverna dove riconoscendomi e vedendo il Rosso pesarmi sulle spalle sorridono compiaciuti. Una birra servita con un gran sorriso e un cordialissimo “Alla salute!” (…deve aver detto qualcosa in tedesco prima…non so…penso fosse un brindisi…mal che vada basterebbe far notare candidamente: 2-0…). Piove, governo ladro, questo come tutti chiaramente! Il buon senso, quel poco, mi aveva avvertito che era meglio ritirarsi prima. Arrivo in stazione e pago il supplemento alla classica impiegata che ti verrebbe voglia di pettinare con un rutto, tanto è simpatica. Contattato da T-Barn mentre sono ancora in viaggio verso Verona accetto una capatina a Jesolo in serata. Sfortunatamente puoi fare i conti senza l’oste (posso provarlo!!!) ma non senza le FS: la coincidenza ha 40 min di ritardo!!! Riesco a beccare al volo un regionale che ferma ad ogni sputo tra Verona e Mestre (non me ne voglia nessuno, nemmeno Mestre è un granchè…) e arrivo con 30 min di ritardo. Il buon Sick sarebbe disposto a darmi un passaggio ma pensandoci bene: a parte la buona compagnia, che ci vado a fare a Jesolo? Bere una birra pagandola miliardi e fare mille vasche: figa quella, gnocca quell’altra, ecc ecc… Mmm, questa sera passo. Grazie lo stesso ragazzi!

E così in un sabato sera come un altro, tra coccole date e ricevute, mi appisolo sulla mia sgangherata sdraio e finisco a letto abbastanza presto da svegliarmi alle…


And so, my dear friends and foes
I say goodnight!
A look to the sky
A kiss to the wind
And I say, goodbye!

 
 
 

Post N° 76

Post n°76 pubblicato il 13 Agosto 2006 da GreatFang
Foto di GreatFang

TIME FOR MY ECLIPSE

 
 
 

...ONCE AND AGAIN...

Post n°75 pubblicato il 11 Agosto 2006 da GreatFang
 
Foto di GreatFang

Certi dolori sono reumatismi che ti porti dietro e ai quali non ti abitui mai veramente. Restano lì a ricordarti com’è successo, com’eri prima e a rimarcare come sei ora. Restano lì: una sgradevole bandierina che va e viene nella nebbia, una sorta di segnalibro sulla pagina sbagliata del quale ogni tanto ti accorgi. Alle volte potresti anche pensare che c’è un qualcosa di melensamente romantico in tutto questo: quell’agrodolce sapore di malinconia di cui il palato può diventare rapidamente schiavo se non stai attento. Certi dolori sono reumatismi davanti i quali puoi sorridere e ripensare a quanto sei stato idiota, o a quanto tu lo sia ora, oppure lasciare che la mascella si contragga improvvisamente e, mentre stringi i denti per il freddo che ti entra per un attimo nelle ossa, ringhiare al passato che non puoi cambiare, convinto che sarà l’ultima volta, l’ultima che proverai quel maledetto, sordo fastidio mai abbastanza forte da farti decidere tra un antidolorifico o una sbornia, eppure sempre presente. E intanto lui resta, incurante delle tue decisioni a riguardo, sorride e dice: “Sta a te, vecchio mio…”

***

 

“Se ti fa così male deve essere perché quando ti hanno staccato le ali non lo hanno fatto bene. Come nel libro, ricordi?”

No, non ricordo quando mi hanno strappato le ali, ad essere sincero non credo di averle nemmeno mai avute, ma grazie di aver pensato anche solo per scherzo al fatto…

***

Agosto con mattinata settembrina, anche se so già che in realtà settembre sarà molto meglio di agosto come tempo, dal momento che per allora non sarò più in ferie…
Le stelle saranno anche cadute ieri sera ma io non ho visto un bel niente e verso 1.30 il mio umore era talmente tetro da affettarlo con la scure. So, here we are…
Mi limito con l’acceleratore e mi faccio quattro passi al buio in un parco deserto come raramente capita di vederlo in estate. Marcio come un podista e quando me ne rendo conto preferisco rimontare in macchina e andare verso casa. Faccio per aprire il cancello ma le gambe mi dicono che l’ora è ancora lontana. Questa sera sembro non aver requie. Mormoro, brontolo e giustamente mi dico che troppe volte me la sono cercata. Cammino come un automa, sciorinando un rosario di fantasiose imprecazioni. Continuo così fino a quando non mi rendo conto, una volta come tante, di essere ridicolo. Benedetto sia il primo uomo che ha riso di se stesso. Respiro profondamente, allargo le braccia e schiocco le spalle. La destra fa male, come sempre. Evidentemente c’era bisogno di una mano più salda quel giorno… Cammino piano, senza fretta, lascio che tutto dentro di me rallenti il ritmo. Fiuto gli odori dei campi e degli alberi, tentando di fissarli in una sezione atavica del mio subconscio, in modo da poterli ricordare sempre. La soglia del sonno non è lontana ma, come sempre, mi metto a ciondolare tra pensieri futili e cose meno importanti ancora…

 
 
 
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