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Post N° 107

Post n°107 pubblicato il 03 Giugno 2006 da Papermoon68
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Il leone e la gazzella

C'era una volta un leone. La mattina si preannunciava calda e noiosa. Lui era già annoiato di suo e l’idea di svegliarsi, uscire dalla tana e mettersi a correre dietro a qualche preda, gli faceva richiudere gli occhi per rimettersi a dormire. Ma il sole era già alto e il suo cucciolo già rumorosamente sveglio: bello, vivace ed intelligente era la sua immagine. Un giorno sarebbe diventato un grande cacciatore come suo padre. Insomma non c’era altro da fare che alzarsi e iniziare il solito giro. Incamminandosi verso il piccolo ruscello, il leone notò che quella mattina c’era un vento strano che soffiava caldo e lento, diffondendo odori che non conosceva. Arrivato alla sorgente vide che non c’erano altri animali e si cercò un posticino all’ombra dove accucciarsi in attesa. Tra sé pensava "Meno male…è una mattina così calda, chi ha voglia di correre!" quando si avvicinò all’acqua una gazzella. Sembrava avere molta sete e infatti incominciò a bere. Il leone pensò a quanto quella gazzella lo avrebbe fatto correre…ma era una preda fine e poi da una o da un’altra doveva pur cominciare. La piccola bestia beveva tranquilla, quando il leone si alzò e, avvicinandosi a lei, ruggì con forza.
La gazzella alzò il capo, si girò e lo guardò incuriosita, poi tornò a bere. Il re della foresta non poteva crederci: non si era spaventata?! Cos’era sorda e cieca?!
"Ehi tu" disse il leone "Non mi hai sentito?!"
"Certo che ti ho sentito" rispose la gazzella.
"Io sono un leone!" non poteva credere che la gazzella non fosse scappata.
"E allora?!" rispose tranquilla lei.
"Come allora?…non ti faccio paura?! Non vuoi provare a scappare?! Lo sai che ti farò del male"
"Vuoi farmi del male?!E perché? "
"E’ ovvio, io ti devo mangiare".
La gazzella lo guardò nuovamente con grandi occhi curiosi e si avvicinò a lui. "Hai fame leone?"
Perplesso lui le rispose "Be’…veramente ora no, ma…". Mentre lo diceva non poteva credere a quello che vedeva: lei si stava avvicinando sempre di più e gli girava intorno, osservandolo con attenzione.
Doveva essere una pazza suicida quella gazzella…quante ne aveva rincorso, quante ne aveva sbranato! Certo, a volte gli era anche dispiaciuto ma…era il suo istinto, non poteva cambiare la natura.
Ed ora c’era quella piccola cosa che non aveva paura di lui, anzi sembrava piacerle…in effetti osservandola bene anche a lui piaceva abbastanza, aveva uno sguardo dolce e vivace, sembrava diversa da tutte le altre.
"Che brutte ferite hai sul dorso leone" disse la gazzella inclinando un po’ il muso.
"Si, sono vecchie cicatrici…molto profonde, me le sono fatte cacciando"
"Ti fanno male?"
"A volte, ancora un pochino…" rispose triste il leone.
Ma poi si scosse "Io sono un leone comunque, non sento il dolore!"
"Ah no?! Peccato…" rispose la gazzella.
"Come peccato?"
"Come puoi conoscere la felicità se non conosci il dolore leone?!".
Era sempre più perplesso di fronte a quello strano animale, lo confondeva, decise quindi di tagliar corto:"Adesso basta gazzella, tu sei la mia preda quindi…". La gazzella sorrise e si accucciò sull’erba.

"Che cosa vuoi fare?" disse stupito il leone.
"Parliamo" rispose lei guardandolo negli occhi.
"Parliamo?!" incredulo disse" Ma che dici?! Un leone non parla con una gazzella!" .
"E chi lo dice?! Secondo me hai tante cose da dirmi stanco leone".
Il piccolo animale continuava a fissarlo serenamente negli occhi e gli trasmetteva una composta dolcezza, così il leone senza accorgersene si sedette e nella frescura incominciarono a parlare.
Parlarono del sole e della luna, del vento e dell’erba, risero delle banalità e condivisero i propri sbagli.
Il sole stava per tramontare e da lì a poco sarebbe giunta la sera.
La gazzella si alzò "Devo andare". Il leone annuì. "Va bene".
Mentre lei si allontanava il leone pensava a quanto era stato strano quell’incontro e quanto era stata tranquilla quella giornata. Ad un tratto la gazzella si voltò e gli gridò:"Se mi rincontrerai, mi vorrai ancora mangiare leone?"
Lui le rispose:" Non so…forse non avrò fame".
La gazzella sorrise, il leone fiero ruggì sparendo nella vegetazione. Era tardi, il suo cucciolo probabilmente lo stava aspettando.

 
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