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Napoli. 25 maggio 2018. Mina Welby alla Sala Rari

Post n°109 pubblicato il 27 Maggio 2018 da fasanobi
 

Napoli. 25 maggio 2018. Mina Welby  alla Sala Rari della Biblioteca Nazionale “testimonial” del testamento biologico. Sessione pomeridiana del Convegno AMI “L’evoluzione del diritto di famiglia”.

 

Napoli. 25 maggio 2018. Mina Welby (Wilhelmine Schett) [1]nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale, è stata “testimonial” del “testamento biologico” nel corso della seconda sessione del Convegno AMI  “L’evoluzione del diritto di famiglia”, organizzato dall’Associazione Avvocati matrimonialisti italiani e diviso in due fasi. Nella seconda sessione: h 15,00 – h 18,00 – con la moderazione di Ida Palisi – Giornalista Direttore Editoriale Napoliclik , si è trattato, appunto, l’argomento del testamento biologico, partendo dall’accorata lettera letta dalla vedova di Piergiorgio Welbi di cui riportiamo uno stralcio:

 “Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese. Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
(…)”-[2]

Avanti negli anni, coi capelli bianchi, l’aria a volte persa in pensieri (come è apparsa al convegno), questa forte donna di circa 80 anni sta proseguendo un cammino che stupisce, da un lato, e dall’altro si può comprendere. Certamente anche noi ci fermiamo, da esseri umani, al momento in cui l’essere umano “ci lascia il suo corpo muto d’anima”, pure vorremmo, invece, sapere cosa accade di lui (cosa accadrà di noi), dopo che il corpo ha smesso di vivere. Non sono pochi gli studiosi che hanno cercato di “varcare la soglia”, non soltanto in parapsicologia, ma anche su di un percorso che potremmo definire “scientifico”, vicino al campo medico.[3]

Non mancano le ricerche in campo parapsicologico, tuttavia la Chiesa non sembra apprezzare questi tentativi:

- (…) Implicando cioè di attenersi alle Sacre Scritture, le quali, fin dall' Antico Testamento, si esprimono con fermezza e severità contro di quanti esercitano la magia o altre forme di divinazione, valutate come azioni di disubbidienza nei confronti di Dio. Proprio nel Deuteronomio [3] la pratica di interrogare i morti è richiamata insieme con altre forme di divinazione e, riferendosi a chiunque compia queste azioni, il testo sacro dice: " ... chiunque fa queste cose è in abominio al Signore... ". (Dt 18, 12).”[4]

E’ un vuoto che ci lascia sconcertati da sempre questo “salto nell’altrove”[5] raffigurato anche nelle tombe greche. Pensiamo alla frase sospirata da uno dei Faraoni d’Egitto, che pure in teoria credevano in un aldilà il quale dettò al suo scriba:

-“Nessuno torna indietro a dirci cosa vi sia…”.

 « I've seen things you people wouldn't believe[6], dice, nel suo triste monologo, l'androide Roy Batty nel film di fantascienza Blade Runner, del 1982. Ancora più sconsolato di un essere umano che spera in un aldilà.

In effetti alle soglie del nulla, mille pensieri possono cogliere anche il più forte. Così accade a volte con gli scrittori, come William Shakespeare, che si pronunciano con la voce dei loro personaggi inquieti ed inquietanti:

-«Spegniti, spegniti breve candela. / La vita non è che un’ombra che cammina,/un povero attore che si agita e pavoneggia per un’ora sulla scena/ e poi nessuno più l’ascolta.
È un racconto narrato da un idiota,/ pieno di strepito e di furore, che non significa nulla.»[7]

La vita può a volte farci sentire troppo “brevi”. Ma, tant’è, vogliamo almeno decidere quale passo compiere quando questa, per una malattia, ci impedisce di esistere “con un minimo di decenza”.

 Dino Falconio (Notaio. Socio onorario AMI) ha voluto spiegarci, appunto, nel corso del convegno, come comportarci su: “Il testamento biologico. Applicazioni pratiche”, rendendoci comprensibile con chiarezza il metodo da usarsi in riferimento alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, in relazione alla legge 219/2017 (chiamata legge sul testamento biologico), approvata al Senato il 14 dicembre 2017, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio 2018 ed  entrata in vigore il 31 gennaio 2018. Legge per cui ci si è tanto battuti[8] e di cui si sentiva certamente la mancanza. Questa costituisce in assoluto un passo in avanti importante, colmando un vuoto normativo. Certamente vien fatto di assimilarla, dato il termine (in effetti improprio, come ha spiegato Falconio, poiché ci riguarda da vivi), ai testamenti, quelli che controllano le questioni testamentarie economiche fin dalla antichità, lasciando spazio infine ai “bisogni dell’anima”. Pensiamo, ad esempio al 1600: fare testamento era indispensabile all’epoca, anche per motivi religiosi, oltre che per chiarezza legale e occorreva quindi non morire «intestato»; le formule notarili infatti cominciavano spesso con: - «Volens..., vituperium evitare...»- [9]

Oggi forse, - «Volens..., vituperium evitare...»- dovremmo sentire la necessità pratica di non lasciare ai nostri congiunti e/o amici, il compito di decidere per noi, al momento in cui la medicina diventi “invasiva”, nella sua volontà di “salvare l’impossibile”, oppure lasciare loro l’incarico di farlo al posto nostro, previa accettazione del “fiduciario”..

Ringraziamo quindi l’AMI per avere organizzato il convegno cui (parliamo della II parte), hanno offerto il loro contributo attento, sensibile e preciso:

Moderatori Valentina De Giovanni (Presidente Ami, Napoli) e Ida Palisi; (Giornalista). Valeria Marzocco - (Docente di Filosofia del Diritto Università Federico II) su:”La bioetica  - principi generali”. Mina Welby (presidente Associazione Luca Coscioni); su: “La lunga marcia dell’autodeterminazione terapeutica”. Vincenzo D’Errico (direttore del Corriere del Mezzogiorno. D’Errico); su: “La bioetica dalla cronaca alla legislazione”.

Gianni Baldini (Presidente Ami Toscana, Docente di Biodiritto Università di Firenze e Siena) su:  “Prime riflessioni sulla legge: consenso informato.”

Alessandro De Ruggiero (Avvocato AMI), su: “Solicitor in England and Wales “Alder Hey vs Evans . Il caso Alfie”. Gaetana Paesano (Docente Università degli Studi di Salerno- Direttore editoriale rivista AMI.) su :”L’accanimento terapeutico e il consenso informato del paziente minore d’età”.

Coinvolgenti gli interventi al pianoforte a coda presente in sala, di Luigi Nastri. Fuori programma la lettura di racconto molto realistico da parte dello scrittore Maurizio De Giovanni (di cui ricordiamo, uno per tutti, il libro:Sara al tramonto”, pubblicato da Rizzoli.) Comitato organizzativo: Valentina De Giovanni, Stefania Colesanti, Renata Di Maria, Francesco Alessandrella,Emanuela Criscuolo, Carmela Cassese, Pierpaolo Damiano, Giovanni De Vivo, Dino Falconio, Antobia Imparato, Alfonsina Mastracchio, Annamaria Oliviero, Ida Palisi, Barbara Riccio, Katia Solomita.

Bianca Fasano.



[1] Chiamata Mina Welby, è nata a San Candido (Bz) il 31 maggio 1937.

[2] http://temi.repubblica.it/micromega-online/lettera-aperta-di-piergiorgio-welby-al-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano/

[3] La Vita Oltre la Vita - Raymond A. Moody.

[4] Bianca Fasano. "Voci dal passato". Testo di parapsicologia.

[5] http://www.museopaestum.beniculturali.it/la-tomba-del-tuffatore/

[6] « Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi (…)”

[7] Macbeth (Atto V, Scena V) – William Shakespeare.

[8] Per cui ha combattuto in prima linea Marco Cappato, dell'Associazione Luca Coscioni. La sua battaglia per il biotestamento si è legata alla vicenda di Dj Fabo.

[9] Bianca Fasano. “Polvere di Storia”, Loffredo Editore, 1991.

 
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