Creato da woman_at_work il 29/07/2008

Pausa Caffè

parole, signore del niente

 

 

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e a me la carne cruda non piace..

Post n°132 pubblicato il 13 Maggio 2009 da woman_at_work

Certi giorni sono una bambina. Una di quelle piccine piccine che si guardano intorno con occhi sgranati e cercano di catturare più dettagli possibili, più sensazioni possibili, più colori e suoni e sguardi che può. Certi giorni mi vedo bambina, non certo per l’aspetto fisico, ma per lo stupore e l’imbarazzo che riesco a provare nel ricevere un gesto d’affetto o un apprezzamento o un sorriso inaspettato. Mi sento ingenua.. meglio, innocente. E in quei giorni il pensiero è che forse ho ancora tempo.
Certi giorni sono vecchia. Troppe pieghe nella pelle, troppe parole, troppi soli, troppi cieli, troppi muri, troppe persone, troppi sorrisi, lacrime, carezze. In quei giorni ho già visto tutto quello che c’era da vedere, fatto quello che dovevo, o che potevo. Guerre, rese, vittorie, contratti, studi, scritti, letti. Troppo di tutto.
Il corpo è lo stesso che ha la bambina piccina, ma l’animo è di qualcun altro. L’animo è di chi ha dato e avuto e non si aspetta nient’altro. È l’animo di chi potrebbe smettere di aspettarsi qualcosa, o di cercare, o di dare, perché ormai il tempo è passato, e ormai i giochi sono fatti. Niente potrà cambiare.
Un corpo di donna che sorride e piange. Che racchiude due cuori, o anime, o in qualunque modo si voglia chiamare quello che c’è dentro e ti spinge a fare quello che fai. Un corpo che a volte reagisce in modo inaspettato, che si muove prima di avvisare e fa quello che non avresti fatto, o dice quello che vorresti tenere per te.
Oggi nel corpo c’è la vecchia, quella senza tempo, senza sogni, che vede il suo futuro e avrebbe voglia di andar via o rinchiudersi nel posto più sperduto ed isolato che conosce.
Oggi sono quella. Oggi sento che i miei anni non sono solo quelli che si vedono. Oggi sento che i miei anni sono persi, insieme a tante altre cose che probabilmente non ritroverò mai. Oggi vorrei fare una valigia, una piccola piccola, in cui mettere solo l’indispesabile e andare via. In un posto diverso, una città nuova. Magari in cui non si parli la mia lingua. Un posto dove la vecchia che ha già visto tutto possa forse tornare la bambina stupita che ogni tanto fa capolino e diventare una donna che si sente solo tale. Senza bambine imbarazzate da un sorriso, senza vecchie stanche.
Forse è questa la soluzione all’irrequietezza. Forse.
O forse tutto questo servirebbe solo ad impaurire la bambina e far cedere la vecchia. Anche allora restebbe solo la donna. Senza l’anima però. E non avrei risolto niente. Perché un corpo senza anima è solo un pezzo di carne. Cruda.

 
 
 
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