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un graditissimo regalo di Martina

-by

 

Premio 10 e lode

ringrazio con tanto affetto per il premio

con la seguente motivazione assegnatomi da

 donne e.... 

Al blog "TANTO PER ESSERCI"  di una persona speciale.

http://blog.libero.it/ashla/

 

PREMIO Award Brillante

donatomi dalla cara amica Silvana

del blog : SGATTAIOLANDO

 
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vi racconto una storia vera

Post n°1173 pubblicato il 11 Aprile 2020 da acer.250
 

Al di fuori delle conferenze stampa, fatte di numeri che già sappiano  che non hanno più alcun significato reale!!!, vi racconto là realtà, ne avrei tante da trasmettere e forse magari lo farò, queste sono le storie di ogni giorno... che i telegiornali e le tante troppe trasmissioni non dicono e non diranno mai.

 

 

Roberta  non ha paura a raccontare la sua storia, dramma nel dramma dell'emergenza coronavirus. Quello di cui ha paura è di fermarsi a pensare cosa sarebbe stato se il tampone, alla sua mamma, lo avessero fatto subito. Quello di cui ha paura è di rimanere prigioniera ancora del suo autoisolamento. Senza tampone, non le è consentito neppure un abbraccio. Neppure innanzi alla notizia della scomparsa della sua cara mamma perché «il timore di nuocere è più forte del desiderio di conforto», scrive la donna che affida il suo sfogo alle pagine di Facebook, da dove rimbalza sui media locali e nazionali.

L’incubo della 40enne bancaria di Orzinuovi inizia il 3 marzo, quando passa a trovare i genitori e scopre che la mamma, storica maestra della zona, da qualche giorno ha la febbre e non l’aveva avvertita. Decide di fermarsi a casa dei genitori, e quando la temperatura tocca i 39,5 e la mamma inizia a respirare a fatica chiama il 112. Mamma Mariangela, che aveva 73 anni e sino a quel momento era stata in ottima salute, viene ricoverata all’ospedale di Chiari: le fanno un RX e la dimettono con la diagnosi di polmonite. Il tampone non le viene fatto perché, dicono: «Non è Covid-19».

«La curo a mani nude, fidandomi dei medici - continua Roberta -. Due giorni dopo trovo mio papà svenuto in bagno, con una pozza di sangue sotto la testa. Penso a un problema di glicemia, chiamo di nuovo il 112 ma non essendosi rotto niente non lo faccio ricoverare». Solo più tardi Roberta capirà che lo svenimento e la caduta saranno il frutto dell’astenia generata proprio dal Covid-19. Intanto mamma Mariangela non migliora, e anche il padre peggiora. Si ammala per qualche giorno anche il compagno di Roberta, che si è fermato dai genitori di lei per darle una mano, e la stessa Roberta accusa sintomi lievi. Ma non basta perché il tampone arrivi.

«È inutile - le dicono alcuni amici medici - i tamponi, fuori dall’ospedale, li fanno solo a politici e calciatori». Roberta non si arrende. Chiama di nuovo il 112 e porta di nuovo la mamma in ospedale: questa volta le fanno il tampone, anzi gliene fanno due, perché sul primo ci sono dei problemi. È il 9 marzo. Il tampone è positivo. La donna resta in ospedale e viene sottoposta alla somministrazione antivirale, ma già con il secondo farmaco si arenano, perché arriva dopo una settimana. Mamma Mariangela muore il 26 marzo. Sola.

 buona fortuna

 

 
 
 

non dateci date

Post n°1172 pubblicato il 10 Aprile 2020 da acer.250
 

Non è arrivato il momento di cambiare modo e sostanza nella comunicazione di quello che avviene e di quello che avverrà? Non chiedo date, non chiedo certezze, non chiedo slogan. Chiedo ipotesi, chiedo ventagli coerenti di eventi potenziali, anche alternativi, chiedo scenari.

Mi si consenta: non sono più così utili i punti quotidiani dell’assessore Gallera, che sembrano ormai una rubrica di Luca Sardella; non hanno più grande senso le conferenze stampa quotidiane ansiogene della protezione civile che sembrano la Messa del pomeriggio prefestivo in cui si somministrano dati non molto significativi (che possono essere comunicati ai giornalisti in altro modo, magari con una semplice nota quotidiana e un punto settimanale).

Tutto questo ha avuto una funzione importante, ma quello che ci serve ora è il passaggio a un livello diverso, quello dell’esposizione delle strategie, soprattutto rispetto a quella famosa fase di convivenza con il virus che si sta prospettando.

Gli italiani stanno facendo un esercizio di fiducia e pazienza – però non possono farlo “a debito”, devono essere trattati secondo verità – e forse c’è l’occasione storica di parlare di futuro (prossimo) a una nazione come la nostra, che si è sempre dedicata solo al più effimero presente.

Quello che ci serve, per essere resilienti  questi che stiamo per vivere potranno essere gli anni della Resilienza, peraltro virtù che non tutti i popoli europei hanno – , è sapere non quello che sarà (perché non lo sa nessuno), ma quello potrebbe essere.

 

 
 
 

covid19 - cosa si deve fare ora ?

Post n°1171 pubblicato il 06 Aprile 2020 da acer.250
 

Non è arrivato il momento di cambiare modo e sostanza nella comunicazione di quello che avviene e di quello che avverrà? Non chiedo date, non chiedo certezze, non chiedo slogan. Chiedo ipotesi, chiedo ventagli coerenti di eventi potenziali, anche alternativi, chiedo scenari.

Mi si consenta: non sono più così utili i punti quotidiani dell’assessore Gallera, che sembrano ormai una rubrica di Luca Sardella; non hanno più grande senso le conferenze stampa quotidiane ansiogene della protezione civile che sembrano la Messa del pomeriggio prefestivo in cui si somministrano dati non molto significativi (che possono essere comunicati ai giornalisti in altro modo, magari con una semplice nota quotidiana e un punto settimanale).

Tutto questo ha avuto una funzione importante, ma quello che ci serve ora è il passaggio a un livello diverso, quello dell’esposizione delle strategie, soprattutto rispetto a quella famosa fase di convivenza con il virus che si sta prospettando.

Gli italiani stanno facendo un esercizio di fiducia e pazienza – però non possono farlo “a debito”, devono essere trattati secondo verità – e forse c’è l’occasione storica di parlare di futuro (prossimo) a una nazione come la nostra, che si è sempre dedicata solo al più effimero presente.

Quello che ci serve, per essere resilienti – e non escludo che come quegli anni famosi furono chiamati gli anni della Resistenza, questi che stiamo per vivere potranno essere gli anni della Resilienza, peraltro virtù che non tutti i popoli europei hanno – , è sapere non quello che sarà (perché non lo sa nessuno), ma quello potrebbe essere.

Che può succedere se gli europei si accordano, per esempio, con i bond? E che cosa può succedere se non si accordano? Quali sarebbero le conseguenze di alcune scelte o di altre? Quanti piani abbiamo, A, B, C? Che cosa succede se la Cina non si riprende? Se gli Stati Uniti si fermano? Abbiamo scoperto che non produciamo mascherine: che cosa ci può servire nei prossimi mesi che non abbiamo? Come si torna nei posti di lavoro, dal punto di vista logistico e spaziale, se il virus non passa?

Non dico che il governo debba mettersi a fantasticare sul futuro. Dico che qualcuno, per conto del governo, deve farlo. E, poi, rapidamente, il governo, o chi per lui, deve spiegarci la pluralità e la diversità degli scenari.

Visto che vi piace la metafora della guerra – e chi sono io per dire che non va bene – direi che se dobbiamo vincere questa guerra di resilienza – che rischiamo di perdere – non possiamo farla con le scarpe di cartone, ma dobbiamo essere avvertiti del ventaglio di possibilità. Dobbiamo essere messi subito in grado di capire che sacrifici dovremo fare (allo scenario minimo e allo scenario massimo), ci si deve dare il tempo di prepararci mentalmente, dobbiamo per esempio sapere se c’è la possibilità (non la certezza) che neppure a settembre i nostri figli andranno a scuola, che il telelavoro delle nostre aziende debba essere migliorato nel caso in cui l’emergenza durasse tutto l’anno o più, se in uno scenario o in un altro possiamo, noi come lavoratori, imprenditori, impiegati, professori, pensare addirittura di ricavarne opportunità, cambiamenti positivi, nuove proposte.

Non dubito che chi governa stia pensando al futuro. Chiedo che ne approfitti per renderci partecipi dei futuri possibili. Perché imparare a pensare i futuri possibili diventi un esercizio permanente anche per dopo.

Chiedo però che voglia farlo bene e sappia comunicarlo, essendo noi tutti adulti. Non bastano però gli epidemiologi e i tecnici dell’economia, ovviamente essenziali, per pensare i futuri prossimi. Però affiancate queste competenze a quelle di matematici, di architetti, di scrittori, di filosofi, di sceneggiatori di film, di storici, chessò a degli autori di Netflix, ad artisti, cioè alle competenze contemporanee, del nostro mondo, agli immaginatori di professione, cioè a quelli che conoscono lo sviluppo della realtà. Fatelo in fretta, però, e poi diteci cosa ci può aspettare, e tutti insieme cercheremo di andare pronti verso il meglio.

 
 
 

race for the cure

Post n°1170 pubblicato il 28 Settembre 2019 da acer.250
 

ciao a tutti, siamo lieti di condividere la giornata del 29.9.2019 nel 20° anno di race for the cure, riteniamo questa manifestazione di solidarietà alla lotta ai tumori del seno molto importante, sappiamo tutti quante donne si ammalano nel corso della vita, nonostante l'età non abbia incidenza nel sorgere della malattia, fa tristezza immaginare che il tumore avanzi con irruenza nei soggetti più giovani, ma anche grazie alle iniziative come queste, la medicina sta facendo passi da gigante, da domani moltissime donne in tutta Italia, parteciperanno alla passeggiata, dando il proprio contributo morale, fisico e economico.
Alcuni dei nostri iscritti, parteciperanno nella manifestazione di Brescia.

Buona p renture offroad

 
 
 

wix assistenza

Post n°1169 pubblicato il 09 Settembre 2019 da acer.250
 

un rigraziamento a Paolo N. e Maria 

 
 
 
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