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"Al faro", di Virginia Woolf

Post n°2 pubblicato il 15 Dicembre 2005 da Mrs.Ramsay
 
Foto di Mrs.Ramsay

“Al faro” non è una storia. È un viaggio nella natura umana, è un insieme di persone, di sentimenti, di emozioni, di pensieri, di passioni, di rimpianti, di riflessioni, di memorie.

In Cornovaglia, sulle rive dell’Oceano, in una famiglia inglese dell’800 in vacanza, i bambini aspettano con ansia la gita al faro, ma il tempo è brutto.
La madre, la signora Ramsay, cerca di non rompere il sogno del figlio, mentre il padre non esita a dirgli "Comunque, domani non sarà bello". I coniugi Ramsay, tanto diversi, vivono una storia d’amore molto intensa, ma il loro è un matrimonio fatto di silenzi, di parole non dette e di gesti non fatti. Nella famiglia, anche se il padre sembra avere tutta l’autorità, è la signora Ramsay la vera persona di riferimento e la protagonista principale del romanzo, che tutti rispettano e cui tutti vogliono bene.

La notte trascorre, la gita al faro non si fa, la vita trascorre tranquilla tra passeggiate e cene, e presto le vacanze finiscono.

Passati dieci anni la casa è vuota, ricoperta da sterpi e rampicanti.
La famiglia è distrutta: una guerra è passata, due figli e la signora Ramsay sono morti.
La casa si riapre di nuovo, e la famosa gita al faro si farà... Ma le cose sono cambiate...

Nella sinfonia dei sentimenti, nel delicato rapporto tra i vivi e i morti, nella nostalgia, nella coscienza che niente tornerà più come prima, resta la consapevolezza di “aver avuto la propria visione”, di aver trovato un senso, di aver imparato qualcosa.

 
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