
Era un bambino allegro e spensierato, un bambino come tanti altri all’apparenza. Correva a perdifiato dietro ad un pallone nei giardini sotto casa, giocava a nascondino o a mosca cieca con gli amichetti della scuola, insomma faceva tutto quello che un cucciolo dovrebbe fare…giocava e cresceva.
Alla sua nascita aveva ricevuto un dono, o forse una maledizione…non lo aveva chiesto lui ma si era ritrovato tra le mani un’anima piu’ sensibile delle altre, un’anima ricca di fantasia e assetata di sogni ma soprattutto un’anima incapace di smorzare le onde d’urto delle emozioni. Piccoli gesti, parole dette con tono diverso dall’usuale potevano rappresentare per lui un pericolo imminente perche’ tutto, proprio tutto gli giungeva dritto al cuore.
Nessuno , nemmeno i suoi genitori, si erano accorti di questo suo mondo interiore cosi’ grande e cosi’ invitante, cosi’ tanto invitante da diventare il luogo dove rifugiarsi per vivere.
Si limitavano ad osservare i suoi comportamenti, valutavano la sua serenita’ e la sua felicita’ sulla base di dati oggettivi…grida e risate con gli amici, risultati scolastici e cosi’ via...
Si divertiva come un matto in piazzetta con Sansa, Mimmo, Mauro, Nunzio, Ubaldo….e a scuola , grazie alla sua memoria fotografica, riusciva ad ottenere voti brillanti che riempivano d’orgoglio i parenti e alla luce di questo mai nessuno gli aveva chiesto come stesse.
"Sto male" avrebbe risposto per elemosinare un po’ di ascolto .
I suoi genitori erano meravigliosi, non gli facevano mancare nulla, lo innondavano di affetto, di attenzioni e di regali.Si sentiva in debito con loro cosi’ decise di mettere da parte, di riservare solo per se, quel lato del suo essere e di impersonare cio’ che loro desideravano.Indosso’ i panni del bravo ragazzo, educato, gentile, studioso…indosso’ i panni del ragazzo triste ma con il sorriso sulle labbra.
Quando qualche anno dopo si sedette a tavola per la cena e informo’ mamma e papa’ della sua decisione di andare a lavorare e abbandonare la scuola, si senti’ rivolgere per la prima volta quella domanda che tanto avrebbe voluto ascoltare.
Finalmente sembrava che loro si fossero accorti di lui, che si fossero fatti sfiorare dall’idea che il proprio figlio potesse avere problemi ma come sempre rispose senza esitazione
"Sto bene"
Aveva mentito, non stava bene per un cazzo…aveva una marea di problemi non esistenziali ma di vita….tanti piccoli dubbi che a quell’eta’ sembravano montagne…come la sua timidezza con le ragazzine, come il suo imbarazzo nel baciarle, come i suoi dubbi sul sesso.
Quando ritorno’ a scuola dopo una settimana trascorsa segregato in casa, i suoi genitori smisero di preoccuparsi di come stesse e tirarono un grosso sospiro di sollievo non appena videro i risultati ottimi nella pagella di fine anno.
Fu per lui un duro colpo.In quel momento si rese conto che quelle due persone non erano i due supereroi che aveva sempre immaginato, non erano gli infallibili maestri di vita che aveva sempre considerato ma erano due persone normali che cercavano di fare del loro meglio.
Fini’ il periodo in cui era fermamente convinto che il suo papa’ fosse il miglior papa’ del mondo anche se poco presente a casa.Fini’ il periodo in cui era fermamente convinto che la sua mamma fosse la migliore mamma del mondo.E divento’ adulto.
Quel bambino oggi e’ un uomo e finalmente ha capito, ha accettato quello che e’ stato.Non c’e’ giorno in cui i suoi genitori non gli chiedano come sia andato il lavoro, se si senta stanco e dove si trovi o abbia intenzione di andare.
Come sempre nessuna domanda su come si senta.
Meglio cosi’ non ha piu’ voglia di dire “Sto bene, sono felice”…non ha piu’ voglia di dire bugie...
Inviato da: emilytorn82
il 21/12/2016 alle 12:02
Inviato da: mestesso69
il 21/07/2016 alle 16:36
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il 21/07/2016 alle 12:05
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il 02/08/2013 alle 10:11
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il 23/10/2010 alle 15:02