Creato da Superfragilistic il 30/07/2008

Sonoviva

Un blog di denuncia, osservazione e critica possibilmente costruttiva

 

 

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VIA L' EUROPA DALLA NATO

TRUMP SI RIFIUTA DI STRINGERE LA MANO DELLA MERKEL

 

Testa bassa lui, sguardo sornione lei ed anche di chi crede nella propria superiorità intellettuale rispetto al ricchissimo Paperon dei Paperoni che oggi è il Presidente degli Stati Uniti d'America. Il mio, da sempre, non è un quello che si potrebbe definire un ottimo rapporto con gli States, i suoi 'valori', i suoi eccessi, il modo di crescere i suoi figli che, purtroppo, è diventato anche quello di oggi in Italia. Io faccio parte di quella generazione che ha sfilato decine di volte contro lo strapotere degli Americani, contro la pretesa di essere unici ed in ogni cosa superiori agli altri. Un americano non cambierà mai il suo modo di sentire il suo essere americano, perché l'America è dentro di lui ed un immigrato anche se si chiamasse Boris e venisse dalla Polonia, dovrà cambiare il proprio nome assumendone uno americano. Un altro segnale chiaro è la presenza  della bandiera in ogni dove. Non ci sogneremmo mai, noi italiani, di mettere la bandiera davanti alla nostra casa o sulla barchetta o su ogni altro oggetto e non usiamo la parola Italia ogni 10 parole come fanno gli americani che, continuamente, pronunciano America, America, America........ parlando con noi stranieri.

Figurarsi quante volte, durante la guerra in Vietnam, abbiamo urlato slogans contro gli Stati Uniti e contro quell' assurda carneficina ( ma lo facevano in primis anche i giovani statunitensi, a onor del vero ) e chissà ancora quante volte abbiamo gridato: 'via l'Italia dalla Nato'; di seguito, ossessivamente, senza chiederci più di tanto: avevamo la chiara sensazione di essere militarmente occupati. Ed in realtà lo eravamo, non meno di altri Stati 'salvati' dal fuoco alleato e noi, campioni di voltagabbana, eravamo appena diventati appunto i loro alleati. L'Italia non è stata liberata dai nazifascisti solo con la forza della Resistenza, ma con il sacrificio di tante vite umane inglesi, statunitensi e di altre nazionalità, tutte impegnate nella guerra di Liberazione. Ma ogni guerra ed ogni liberazione ha un suo prezzo da pagare ed il nostro prezzo è stato quello di far posto alle forze alleate sui nostri territori, a salvaguardia degli equilibri interni all'area europea e come scudo contro il pericolo 'comunista'. Questo ha condizionato molto il dopoguerra e le politiche italiane che, in un primo momento, con alla guida un perfetto binomio cattolico e comunista, rappresentato cinematograficamente da Peppone e don Camillo, ha fatto sì che l'Italia si alzasse dalla totale distruzione del dopoguerra e tirasse fuori le migliori energie. Ma non sarebbe potuto durare: gli Stati Uniti non potevano permettere che Togliatti governasse l'Italia, anche se questi si era più volte espresso contro i metodi sovietici ed a favore di un comunismo sociale, fatto su misura per l'Italia, dando prova di grandi doti politiche. Giustizia, uguaglianza, diritto allo studio, diritto al voto per tutti, donne comprese, lavoro come priorità assoluta, libertà di espressione e di costituire movimenti politici e sindacali; insomma questo non garantiva l'America e dunque questa iniziava ad entrare a quattro zampe nelle linee politiche italiane;  e lo farà pesantemente, in nome dell'argine al comunismo, con la costituzione di un corpo speciale, Gladio, ormai dai giovani credo neanche conosciuto. Questo corpo non fu estraneo al nascere ed allo svilupparsi di quella che conosciamo come 'Strategia della tensione', inaugurata, diciamo così, con la bomba nella Banca dell'Agricolltura, esplosa in una mattina qualsiasi, 12 dicmbre del 1969, a Milano. Non sappiamo ancora quanto dovremmo su quel periodo e forse non sapremo mai quello che importanti protagonisti non hanno mai voluto svelare. Tanti silenzi, ma la certezza che quanto accadde e  provocò tanta morte e dolore, non fu opera di cani sciolti, ma appunto una strategia studiata a tavolino con i servizi segreti americani e quelli italiani. Si uccidevano volutamente innocenti sui treni, in una piazza, in una galleria. In Italia non so se si studia questo periodo storico ma io non posso fare a meno di ricordare il clima che si respirava in quegli anni: la strage dell'Italicus, quella di Brescia, la stazione di Bologna, sono solo alcune delle stragi che videro tante vittime cadere. Ricordo il clima di terrore, la diffidenza, la reazione dei  giovani di sinistra fino alla lotta armata. Sfociata e finita nel rapimento e nel  delitto di Aldo Moro, gestiti dalla mano dallo Stato; rapimento avvenuto proprio il giorno in cui si doveva formare il Governo che avrebbe visto la DC ed il PCI governare insieme in quello che fu chiamato 'compromesso storico'.  Ricordo i fascisti armati di catene che, impunemente, picchiavano chi fosse in odore di sinistra e la mia paura davanti al Giulio Cesare, liceo romano nella zona Trieste, dove si appostavano gli squadristi di Caradonna, deputato dell'MSI, che si addestravano nella vicina palestra. Lì, spesso  mi aspettavano alcuni picchiatori che mi seguivano in auto minacciandomi di morte ( uno di loro si macchierà dopo del terribile omicidio del Circeo). Io andavo sempre in compagnia di Pasquale, mio compagno di classe e di fede. I poliziotti non intervenivano mai quando c'erano i pestaggi, tranne che per arrestare il 'compagno' di turno. Non era senso di ossessione persecutoria, ma piuttosto ogni azione delle forze dell'ordine rispondeva alle richieste dei servizi segreti e dei politici coinvolti. Tra loro  Cossiga che, quando divenne Presidente della Repubblica, grazie ai temporanei distrurbi psichici di cui soffriva e che gli causavano logorrea e perdita di senso del limite, ebbe dei momenti in cui parlò tanto svelando le trame di Gladio - struttura militare parallela - e chiedendo pacificazione e perdono per i brigatisti perché indotti a quelle azioni dalla politica espressa dal suo partito, la Democrazia Cristiana, in nome della salvezza dalla furia comunista. 

Tutto questo per dire cosa rappresenta l'elemento 'pacificatore' USA. Negli ultimi anni il freno alla vera unità dell'Europa, a mio e non solo a mio avviso, sta molto nelle politiche americane che hanno fatto dell'Europa una pedina da muovere e da usare per le proprie necessità strategico-militari. Dalle nostre basi passano le missioni dette ipocritamente 'di pace' e grazie alla loro forza militare abbiamo guadagnato l'assoluta instabilità di Paesi dell'area sudorientale. Abbiamo fatto guerre che hanno destabilizzato Paesi che soli avevano il diritto di decidere del proprio futuro. Il nostro futuro è stato pesantemente condizionato da tutto questo e ce ne accorgiamo dal fatto che tanti poveracci, innocenti e senza alcuna colpa, si siano dovuti mettere in marcia verso l'ignoto per sfuggire a guerre e povertà assoluta. 

E tu Tump, ora vieni e ti permetti di fare il tipo che, quasi quasi ci fa un favore a tenere le tue basi in Europa? E ti permetti di essere cafone con la Merkel che è un capo di Stato ed anche tua ospite? Non vuoi che gli americani occupino le basi in Italia ed in Germania? E allora io ti risponderei con lo slogan che ho tante volte gridato nella mia gioventù e nel quale ancora credo 'Yankee go home'. Naturalmente non per non concedere ai fratelli statunitensi di venire in Italia, ma per cacciarne il potere, lo strapotere americano che non permette la pacificazione e la crescita di Paesi come la Libia o la stessa Siria e che ha creato instabilità e xenofobia anche in popoli che da sempre sono stati accoglienti.

Insomma, per concludere questo ragionamento, credo che questa che Trump ci dà, sia una splendida occasione per costruire finalmente l'unità europea unificando politiche sociali, economiche, finanziarie e dando vita e voce alle nostre tante culture ma senza soffiare sui nazionalismi. Speriamo che venga compreso e nello sguardo della Merkel e nelle sue parole leggo chiari  segnali profilarsi all'orizzonte. 

 
 
 
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