
Trascrizione e ironia
Trascrivere è un modo semplice e salutare di usare disciplina nel comporre, proteggendo la musica ad essere relegata a mero oggetto sonoro. Impadronirsi di testi altrui rappresenta un modo di mescolare intimità e rispetto, sempre se esiste un medesimo spirito. Pian pianino l’elaborazione diventa inconsapevole assimilata al processo creativo, è una peripezia e diventa, controllata o meno, parte del pensiero. Mi riferisco alla parodia e alla musica a programma ma non confondiamo la destinazione di quesi oggetti sonori, l’intelligenza dell’autore deve sempre prevalere a scapito dell’uso. Nella Batalia del secentesco tedesco Ignaz von Biber, vengono previsti balzellati degli archi, pezzi di carta tra le corde del contrabasso e dissonanze: sembra che la musica contemporanea non abbia inventato nulla…! Nel Festino di Adriano Banchieri è contenuta una canzone a cinque voci per animali (che non sono cattivi cantanti). La letteratura vocale del rinascimento non è avara di brani simili –basti pensare al Chant des oiseaux di Clement Janequin- ma il Contrapponto di Banchieri contiene un’ ironia sul madrigale della sua epoca e sull’uso di fiorire il cantus firmus dato ai bassi in latino maccheronico. Anche Bach non ne è da meno: trasportando cantate sacre in ruolo di profane ed elaborando in forma scherzosa lo Stabat Mater di Pergolesi dove la parodia è una traduzione all’interno di una stessa lingua. Ma il fondo –mi si perdoni l’ardire- l’ha toccato Amadeus Mozart con il divertentissimo Ein musicalischer Spass K 522 per archi e due corni ribattezzato volgarmente in Italia “I musicanti del villaggio”. Infatti non si tratta di un’orchestra che suona male ma di un compositore che scrive peggio: temi raffazzonati, modulazioni improvvise senza destinazione, cacofonie dei corni, dinamiche a casaccio e, dulcis in fundo, una fuga tentata malamente. Quattro sono i movimenti di questo straordinario lavoro, solo un genio poteva scrivere un pezzo sbagliato in maniera così giusta, non c’è una nota fuori posto. Mi vengono in mente la Sinfonia Classica di Sergej Prokofiev o il Pulcinella di Igor Stravinsky, ma un conto è lavorare su musiche del passato un conto è ironizzare sul presente tant’è vero che non conosco altri brani di tale levatura musicale.
nella foto Carl Stalling
Inviato da: lienka
il 27/04/2010 alle 14:00
Inviato da: lasolitadani
il 05/11/2008 alle 15:01
Inviato da: L.u.c.e
il 19/08/2008 alle 10:18
Inviato da: principessa_fatina
il 23/06/2008 alle 17:50
Inviato da: ciao.manuciao
il 17/06/2008 alle 17:32