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L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)

 


 

 

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Una storia di rettangoli – racconto di Blue Willow

Post n°1024 pubblicato il 27 Marzo 2013 da bluewillow
 

Italia,  anno 2050, Dipartimento di Lotta alle Dipendenze Mentali

Ci sono giorni in cui detesto il mio lavoro. Qualcuno dirà che dovrei esserci abituato ormai, dopo tutti questi anni, ma la verità è che non ci si abitua mai. Quello che senti, quello che vedi quando lavori nel reparto  L.D.M. (lotta alle dipendenze mentali) della polizia non si può facilmente dimenticare alla fine di una giornata. Il brutto, sapete, non è scovarli, dargli la caccia, bruciare la loro maledetta droga e metterli in isolamento finché passa loro la crisi da astinenza, fin quando non diventano più ragionevoli, smettendo di gridare e insultarci. La cosa più difficile è ascoltare le loro storie, registrare ogni dettaglio, rifare questo maledetto lavoro decine, a volte centinaia di volte per la stessa persona, perché tanto lo sai che non appena li avrai sbattuti fuori di qui, loro ci ricascheranno e tenteranno di portarsi dietro quanta più gente possibile.
La parte più dura è fingere di essere uno di loro. E' questo il mio compito: mescolarmi ai più depravati, quelli che spacciano nelle scuole, lungo le strade, che credono che la loro robaccia vada bene per tutti, non importa quanto giovani.
Come faccio? Ho imparato a simulare le loro manie: a fingere entusiasmo alla sola vista di uno dei loro rettangoli, smaneggiati mille volte prima che me lo passino, ad annusare odori invisibili, fatti solo per gli iniziati, a ripetere le frasi del loro complicato linguaggio, fatto di parole che la gran parte dei sani non capirebbe.
Un paio di secoli fa questo non sarebbe mai accaduto: questo genere di dipendenza è frutto di un ramo degenerato del progresso che ha reso alla portata di tutti quello che prima era solo di alcuni, i più ricchi.
Solo quaranta anni fa c'era ancora una speranza: oh loro, i drogati, quelli irrecuperabili, già c'erano, non crediate fosse un paradiso. Ma erano una minoranza. Gente giudicata poco pericolosa, perché la loro malattia non sembrava contagiosa. Quanto si sbagliavano. Oh, quanto si sbagliavano.
Ero ancora molto giovane quando cominciai a vedere i primi sintomi della degenerazione. Tutto ebbe inizio quando cominciarono a diffondersi i rettangoli più piccoli, elargiti gratuitamente o ad un prezzo irrisorio. La gente rideva, diceva “ma sì proviamo”, o cose come “posso smettere quando voglio”. Ma quando la droga mentale ti entra in circolo niente è più come prima. Ne vuoi ancora. Sempre di più. E non ti accontenti di riassaporare lo stesso rettangolo, no. Brami cose sempre diverse, raffinate, costose. Ho visto gente andare in rovina, per questo. Gente che smetteva di mangiare, dormire o che rifiutava di vedere la televisione e di sentire i discorsi del nostro Amato Presidente del Partito dell'Unico Pensiero.
Persone che dal niente cominciavano a fare discorsi strani, a mettere in dubbio tutti i comandamenti più sacri: onorare la tele, comprare nei giorni sacri dal lunedì al sabato, visitare il centro commerciale la domenica. Gente senza religione, senza anima.
Con lo sguardo da invasati, a fissare quei rettangoli, come se potessero emettere luce o suoni o fare chissà quale magia.
Volevo arrivare a capire come farli smettere e per riuscirci dovevo arrivare ai vertici: i produttori di rettangoli. Era difficile. Avrei dovuto imparare le loro tecniche. Così ne catturai alcuni, li torturai privandoli della loro droga e gli imposi di insegnarmi come si faceva ad usare sul serio i rettangoli. Avevo sempre finto fino a quel momento. Sapevo che effetto dovevano fare alcuni di quei loro ritrovati micidiali, fingevo di usarli e dicevo quel che ci si aspettava dicessi.
Alla luce fioca delle lampade, in quelle loro cantine dove si nascondevano per non farsi trovare, per la prima volta non finsi. Fui uno di loro.
Ero un uomo forte, temprato da trenta anni di carriera in questo reparto. Non sarei cascato nei loro inganni.
Ma non sapevo quel che facevo. No. Nessuno rimane più lo stesso dopo aver usato davvero i rettangoli. Ti entrano dentro, ti cambiano, ti fanno credere che ci sia qualcosa di meglio e quella smania di cambiare, di raggiungere qualcosa, che non sai bene cosa sia, rimane con te, ti raggiunge perfino nei sogni, anche quando credi di stare pensando a qualcos'altro.
Dimenticai il lavoro, passai settimane da recluso. Cominciai ad accumulare rettangoli, più di quanti avrei potuto usarne, più di quanti sarebbero stati necessari per una vita intera.
Fu così che iniziai.
Al reparto pensarono che stessi seguendo una grossa pista sotto copertura e per un po' non mi cercarono. Ma quando un mio vecchio collega mi trovò capì subito quello che mi era successo.
Tentò di tirarmi fuori, ma quando vide che era inutile tornò con dei rinforzi e mi portò qui.
Ecco, questo è tutto. So di avere sbagliato. Lo so.
Dove devo firmare per la deposizione?

L'agente che si occupava dell'interrogatorio guardò l'ex-poliziotto con compassione, ma con la certezza che l'uomo stesse ancora mentendo. No, lui ci era finito davvero dentro. Sapeva che se non avesse finto pentimento lo avrebbero messo in isolamento, conosceva le procedure. Gli porse la penna e l'ex-collega tracciò una rapida X. Ormai aveva perso il lavoro, ma per il primo fermo sarebbe subito ritornato in libertà. La prossima volta il trattamento sarebbe stato più duro.
Prima che se ne andasse, l'agente lo fermò. L'uomo trasalì, temendo un impedimento che lo trattenesse ancora, fra quelle quattro mura asfissianti.
“Aspetti, un'ultima cosa. Ho una curiosità. Sa, mi hanno detto che i tossici chiamano i rettangoli con una parola vietata dal nostro Amato Presidente...” l'agente abbassò la voce: “Mi saprebbe dire qual è?”
L'uomo sorrise, ma non in modo mesto, come aveva fatto in precedenza, come se si autocompatisse. Un lampo furbo gli attraversò lo sguardo e una strana elettricità sembrò rianimare quella figura di finto penitente:
“Libri. Li chiamano libri” disse in un fiato. Poi si girò e uscì rapido dalla stanza.
Nessuno lo vide mai più.
Qualcuno dice che guidi la rivolta dei fanatici dei rettangoli, altri che finì per costruire delle immense catacombe piene di rettangoli, templi pagani del dio-libro, chiamate con un nome antico, le cui sillabe sussurrano perversione: biblioteche.
Che questa storia vi sia d'esempio. Nessuno è immune ai libri. Nessuno.

Questo racconto è frutto della fantasia; ogni riferimento a fatti, persone o luoghi è puramente casuale. L'uso delle informazioni contenute in questo racconto per procurarvi dei rettangoli è a vostro rischio e pericolo.
Su questo racconto vige il seguente copyright: tutti i diritti riservati.

 
 
 
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-nessuno mi regala i libri
-nessuno mi regala i biglietti del cinema
-nessuno mi paga per scrivere e per dire quello che penso...
- e nemmeno quello che non penso!
- perchè se il "Giornale del Grande Fratello" èuna testata giornalistica, va a finire che io sarei la CNN! (questa l'ho quasi copiata da un altro blogger!).
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