Creato da: Anzos il 28/01/2005

Ossimori d'amore
 
     
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   Messaggio N° 58 18-04-2025    
  

Forse non dovrei

Sentito leggere alla radio, da un amaro comico.

Quando sarò capace d'amare

Brano di Giorgio Gaber ‧ 1994

Quando sarò capace di amare
Probabilmente non avrò bisogno
Di assassinare in segreto mio padre
Né di far l'amore con mia madre in sogno

Quando sarò capace di amare
Con la mia donna non avrò nemmeno
La prepotenza e la fragilità
Di un uomo bambino

Quando sarò capace di amare
Vorrò una donna che ci sia davvero
Che non affolli la mia esistenza
Ma non mi stia lontana neanche col pensiero

Vorrò una donna che se io accarezzo
Una poltrona, un libro o una rosa
Lei avrebbe voglia di essere solo
Quella cosa

Quando sarò capace di amare
Vorrò una donna che non cambi mai
Ma dalle grandi alle piccole cose
Tutto avrà un senso perché esiste lei

Potrò guardare dentro al suo cuore
E avvicinarmi al suo mistero
Non come quando io ragiono
Ma come quando respiro

Quando sarò capace di amare
Farò l'amore come mi viene
Senza la smania di dimostrare
Senza chiedere mai se siamo stati bene

E nel silenzio delle notti
Con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
Percepire che anche il sonno è vita
E non riposo

Quando sarò capace di amare
Mi piacerebbe un amore
Che non avesse alcun appuntamento
Col dovere

Un amore senza sensi di colpa
Senza alcun rimorso
Egoista, naturale come un fiume
Che fa il suo corso

Senza cattive o buone azioni
Senza altre strane deviazioni
Che se anche il fiume le potesse avere
Andrebbe sempre al mare

Così vorrei amare

Fonte: Musixmatch

Compositori: Alessandro Luporini / Giorgio Gaberscik

Testo di Quando sarò capace d'amare © Curci Edizioni S.r.l., Edizioni Curci, S.r.l.



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Inviato da Anzos @ 02:04

   Messaggio N° 57 11-05-2012    
  

Un'arma?

Tentativo, parzialmente del caso. E speranza di non essere inopportuna.

Parole

Avrai queste parole
da portare con te.
Scogliera, Nuova Zelanda, mare d'estate
e d'inverno.
Saranno nel pane che mangerai,
nell'acqua, nel sale, nella musica,
umide braci nel dolce cammino.
Non ardo che di pensiero
e di te.
Tanghi dimenticati
e parole sussurrate, nel mattino:
della tua vita.



 Commenti: 1
 
Inviato da Anzos @ 21:33

   Messaggio N° 56 14-11-2010    
  

Sfida

Oggi sfido il silenzio:
dopo la morte.
Non ho diritti;
non ne merito.
Sto sognando,
da due giorni,
di tornare a pensare:
nell'essere un io.



 Commenti: 2
 
Inviato da Anzos @ 20:44

   Messaggio N° 55 08-06-2009    
  

Buona la terza...o la sesta...forse

Se non sapessi più contare...

Un abbraccio a chi torna a leggere, se ha ancora fiducia in parole vane...al vento...
Ecco un'eco di abbracci, in parole non nuove, ma che vorrei fossero rinnovate.

442. Istruzioni

Ma guarda quanti disastri
per un leoncino girovago
in una foresta di cactus!
Buio fitto talvolta:
la luce nascosta
da densissimi fiori enormi:
spaventosamente, inaspettatamente!
Stupendi quei fiori, rosa
e rossi,
come il sangue
e le sue emozioni,
o che sprizzano gocce di mare
dal loro immenso blu
delicatissimo;
ma i più
velenosissimi, da stare attenti
a dove si posano i passi
o si lascia passare la testa
e le membra.
Teneri, innocenti fiori!
Chi mai direbbe
che bisogna guardarsene
o starsene proprio lontani?
Chiedere il permesso bisogna,
per accedere al sonno della foresta,
per potervi camminare
solo ai confini circolari,
per poter ascoltare
qualche magico stormire
di foglie lente, immobili.
E tu, leoncino, stai attento,
ascolta la fata buona!
Devi avere un medico
che curi le ferite degli aculei
e le bruciature profonde del veleno;
medico è chi conosce e sa
le formule e i toni
della musica di parole che ammalia
la foresta
come fosse un vero serpente.
Non tentare neppure,
dunque, se non hai un simile amico
o alleato: è semplice
attraversare da solo il piccolo ruscello,
il piccolo solco sulla terra,
il piccolo roseto incantato senza spine
posti a guardia
dell’intrico di meraviglie.
Ma non puoi sapere,
tu che sei al di là della luce e del buio,
quali albatri ostili ti aspettano,
in un paradiso di voragini,
in prodighi miraggi
risolti in fumo e paludi,
in abbracci dolcissimi
che ti farebbero dimenticare.



 Commenti: 2
 
Inviato da Anzos @ 21:25

   Messaggio N° 54 12-02-2008    
  

Qualche paura, dolce, in una infinita sera.

Amo la Silvia morta,
che ora giace sulla terra,
nel fango.
Strano leggere e rileggere
la sua voce,
che non ha più immagini.
Non ho più parole,
non sono poesia,
non ho abbracci
e li desidero.
Sono una candela che teme
il tuo soffio
che arriverà nel buio
di un mattino di grande sole.



 Commenti: 2
 
Inviato da Anzos @ 00:48


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