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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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UN FINANZIAMENTO "QUOTIDIANO"

Post n°240 pubblicato il 24 Aprile 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Forse l'accostamento è a dir poco ardito o, peggio irriverente, ma dopo aver visto "Report" andato in onda ieri sera su Rai 3, si sente quasi la necessità o, per meglio dire il "bisogno" di equiparare la carta igienica alla cellulosa che ogni giorno diventa una montagna di preziosa carta straccia sfornata dalle rotative delle varie testate giornalistiche.
Il paragone di cui sopra ha una sua ragion d'essere se si pensa alle spese sostenute dalla Camera dei Deputati, che per assicurare una morbida quanto esagerata pulizia degli onorevoli deretani, spende in un anno la bellezza di 600 (dicasi, seicento) milioni di lire. Praticamente buttano ogni giorno nel cesso 1.643.000 lire.

Questi "sette piani di morbidezza" in proporzione fanno il paio con quanto lo Stato in un anno spende per finanziare le varie imprese editoriali che pubblicano giornali che nella peggiore delle ipotesi non leggerà nessuno, ma che nella migliore delle ipotesi, sarà servita a quelle imprese editoriali per fare allegramente cassa vegetando alle spalle del solito Pantalone.
Basta vendere qualche copia al giorno, offrirne tante altre in omaggio e riceverne altrettante in resa, basta essere l'organo di qualche movimento politico, è sufficiente avere alle spalle un paio di parlamentari che garantiscano in tal senso, per giovarsi di un lascito che farebbe felice il più incapace degli scribacchini.
E così fra contributi erogati a "giornali veri di partiti veri, giornali veri di partiti falsi e giornali falsi di partiti falsi" si arriva alla ragguardevole cifra di 667 (dicasi, seicentosessantasette) milioni di euro.
Da sottolineare il modo estremamente penoso col quale certi imbarazzatissimi e strapagatissimi direttori, tutti nessuno escluso, hanno cercato di giustificare un finanziamento che serve solo a tenere in piedi un baraccone in cui il parassitismo va di pari passo con il servilismo più becero e sfacciato.
Un pachiderma, un dandy, qualche narcisista, un paio di ottimi mestieranti, alcuni pavoni, altri pennivendoli, tutti  al soldo di un sistema che quotidianamente ammansisce il lettore costringendolo in quella cavezza che gli impedisce di fatto di guardare "oltre la notizia" con un mercato del lavoro asfittico in cui il giornalista freelance o meno che sia, per non essere professionalmente ricattabile deve allinearsi a quella che è la linea editoriale.
Non sono ammesse le voci fuori dal coro, chi stecca viene messo all'indice da qualche editto più o meno "bulgaro".
Una particolare menzione la merita però il giornale dei vescovi.
Sempre pronti a sputare sentenze e ad incassare, le loro eccellenze reverendissime  costituiscono gli editori di riferimento de "L'Avvenire" e in quanto tali si beccano un finanziamento di sei milioni di euro che va ad aggiungersi al cocuzzaro concordatario e ai "montepremi" delle loro pregiatissime scuole private e cliniche accreditate.
Ma una ciliegina sulla torta l'ha messa il governo dell'equestre Silvio con l'ultima legge finanziaria che prevede, fra l'altro, uno stanziamento di un milione di euro "per i soggetti di cui il comma 190 art. 4" meglio noto come "contributo alle radio comunitarie".
Queste radio sono due: "Radio Padania" e "Radio Maria" che per grazia ricevuta, per questo e per gli anni a venire si spartiranno un milione di euro.
"Radio Maria" in piena campagna elettorale, si è sentita in obbligo di ringraziare per tanta magnificenza e ha divinamente promosso il 95% dei parlamentari del Centro Destra e ha altrettanto divinamente bocciato  l'80% dei parlamentari del Centro Sinistra.
Quella stessa Radio Maria la cui filiale polacca è accusata di razzismo e di antisemitismo, qui in Italia fra una giaculatoria e l'altra per non essere da meno ha dato delle precise indicazioni elettorali e ha deliberatamente confuso, come scrive il Nunzio Apostolico in Polonia, "la sua missione pastorale con quella politica".
E' normale poi che procedendo di questo passo si finisca per fare un danno alla collettività, qui tutti prendono e pretendono qualcosa; ma più che il pozzo di San Patrizio, sembra di essere in presenza del classico barile del quale si sta raschiando anche il fondo.
I dati diffusi oggi da Eurostat sono quantomai negativi: il rapporto deficit-pil è salito al 4,1% e quello fra debito e pil è salito al 106%.
Il debito pubblico ha raggiunto la stratosferica cifra di 1.507.556 milioni.

 
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