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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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« RE...FERENDUMUNA SERA D'ESTATE »

UN LADRO DI ANGURIE

Post n°290 pubblicato il 28 Giugno 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Oggi la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati dovrebbe iniziare l'esame dei cinquanta faldoni a supporto della richiesta per la cattura e quindi per gli arresti domiciliari per l'onorevole Raffaele Fitto (Forza Italia!) avanzata dalla Magistratura barese per i reati di falso, corruzione e finanziamento illecito ai partiti.
Il signor Fitto quand'era un "semplice" quanto potente governatore forzista della Regione Puglia avrebbe intascato, secondo l'accusa, una presunta tangente di euro cinquecentomila (circa un miliardo di vecchie lire) gentilmente offerta come "finanziamento" al suo movimento politico "La Puglia prima di tutto" dal re della sanità privata, Giampaolo Angelucci, presidente della "Fondazione San Raffaele" del gruppo Tosinvest, cuore di un impero dai molteplici interessi, editoria, sanità, edilizia e quant'altro e dalle influenti amicizie politiche.

La "supposta" dazione di cui sopra, secondo l'accusa, era finalizzata alla illecita aggiudicazione di un appalto per la gestione settennale di undici Residenze sanitarie assistite per un importo pari a 198 milioni di euro.
Supposta: visto l'oggetto del contendere, la sanità, non c'era altro modo per dire come, a volte certi signori, con il loro poco credibile distinguo: "non era una tangente, era solo un finanziamento lecito" tentino  proprio di mettercela in quel posto, proprio come se fosse una supposta, proprio come se avessero a che fare con degli imbecilli dall'alvo particolarmente stitico.
Entro trenta giorni la richiesta per l'arresto dell'onorevole Fitto passerà poi all'aula di Montecitorio che dovrà decidere se approvare o respingere la richiesta a procedere così come sollecitato una settimana fa dai Magistrati baresi.
Sarebbe fin troppo facile fare del moralismo a senso unico su delle ipotesi di reato comunque tutte da verificare, anche se le prove documentali e le intercettazioni telefoniche (benedette), lascerebbero ben pochi dubbi in proposito, ma ciò che desta non poche perplessità in questa faccenda in cui fa capolino (e che "cupolino") anche l'arcivescovo di Lecce con le sue cointeressenze al limite di ogni cristiana accettazione, è il constatare come questi signori "approfittino" puntualmente dell'istituto dell'immunità parlamentare per sottrarsi alla Giustizia.
Il signor Fitto nel periodo in cui avrebbe commesso i reati addebitatigli non era un parlamentare, lo è diventato da pochi mesi, quindi se è certo di essere nel giusto, sarebbe dignitoso da parte sua rinunciare al privilegio dell'immunità parlamentare e affrontare serenamente il giudizio degli uomini, senza intonare la solita solfa del tintinnio di manette, dell'assedio giudiziario o della gogna mediatica.
Questi non hanno ancora capito che più in alto stanno e più "rischiano" di essere esposti al pubblico ludibrio, specie quando  con il loro operato si industriano non poco per mascherare ben altri affari.
Ieri sera leggevo un giornale locale e nella pagina di cronaca c'era una notizia al cui confronto la vicenda dell'onorevole Fitto & C. rischia di non avere più l'onore della prima pagina.
D'estate si sa, le angurie vanno letteralmente a ruba, questa è una zona di grande produzione, il costo irrisorio ne pregiudica fin troppo il commercio e c'è chi preferisce servirsene raccogliendole direttamente dai campi,
solo che.

Solo che i due malcapitati in questione dopo aver raccolto e sistemato nel bagagliaio della loro auto la bellezza di quindici angurie, il cui valore sul mercato dovrebbe aggirarsi sui quindici euro, sono incappati in una pattuglia dei Carabinieri, mentre con il cofano ancora aperto cercavano di non destare sospetti.
I Militi della Benemerita, pur sospettando che quelle angurie fossero di provenienza furtiva, hanno loro chiesto dove le avessero prese; allargando le braccia i due ladruncoli hanno candidamente confessato di averle prelevate dal campo vicino.
Condotti in caserma, uno dei due è stato arrestato perché aveva dei precedenti per reati specifici e, dopo le formalità di rito, accompagnato in carcere, mentre l'altro sfortunato ladro di angurie è stato denunciato a piede libero.
Lungi da me il voler mettere sullo stesso piano il ladro di quindici angurie e l'onorevole suddetto, che avrebbe intascato una bustarella di euro cinquecentomila, ma quest'ultimo episodio di spicciola cronaca nera mi ha fatto venire in mente un proverbio che dice: " A rubar poco si va in galera, a rubar tanto si fa carriera".
Ma c'è un'altra amara riflessione di Catone, riportata da Seneca che forse ben si adatta all'ardito, inconsapevole, parallelismo appena accennato.
In un passo delle "Epistole" Seneca scrive:
"Sacrilegia minuta punintur, magna in triumphis ferentur".
"I delitti piccoli sono puniti, quelli grandi portati in trionfo"
I Grandi Classici sono così incisivi da essere lapidari nel loro sferzante giudizio, specie quando si tratta, come in questo caso, di accentuare il contrasto fra il destino fortunato dei grossi, potenti, potenziali, delinquenti e quello disgraziato dei piccoli ladruncoli di angurie o di galline che siano.
E' una fetta di anguria dal gusto un po' amaro, lo so, ma queste sono le angurie migliori che neanche gli onorevoli più onorevoli dovrebbero permettersi di "rubare" o di chiamare in altro modo senza finire in galera!

 
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