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SPIGOLATURE A BORDO CAMPO
E così per una sera l'Italia si è sentita più unita e per una sorta di magia l'interesse nazionale ha avuto il sopravvento su qualsiasi altra disquisizione di campanile. Un Paese forse stregato da una luna quasi piena che dall'alto sembrava riflettere l'immagine di un pallone che rimbalzava sull'erba di uno stadio fino al cielo, si è sentito Nazione.
Il dio pallone ha fatto il miracolo riuscendo dove tanti, troppi, sedicenti statisti puntualmente falliscono.
Sarebbe fin troppo facile osservare che quando c'è un vero interesse comune che esula da ogni particolarismo, l'Italia si stringe intorno al tricolore e si scopre meno divisa di quanto normalmente si vuol dare ad intendere.
Le cronache parlano di piazze affollate come non mai di fronte a maxischermi sempre più maxi, veri totem di un villaggio globale, intorno ai quali si è consumato il rito propiziatorio che ha celebrato una vittoria sportiva dal sapore antico, quasi tribale.
Strade e balconi pavesati a festa, come si diceva una volta, bandiere sventolate per festeggiare l'orgoglio di essere italiani, l'Inno Nazionale cantato a squarciagola per riscoprirsi "Fratelli" magari solo per una sera, ma "Fratelli" di un'Italia mai così felice di essere bella e varia.
Gran bel gioco quello del calcio, peccato che il suo gotha dirigenziale lo abbia sporcato trasformandolo in un business, in tante società per azioni per niente buone, in cui l'illecito sportivo è diventato un capo d'imputazione, reato per il quale molti di quel calcio non giocato né giocabile perché marcio, ora rischiano una esemplare condanna.
La Nazionale di calcio ha dovuto dribblare ostacoli, superare molte resistenze, trasformare la diffidenza in consenso, ma alla fine ha vinto anche con quella buona dose di fortuna che immancabilmente aiuta sempre gli audaci: campioni del mondo, nonostante tutto.
Qualcuno si è paragonato al mitico Achille, ma il Pelide non era certo tipo da poltrire in panchina aspettando che l'Agamennone di turno lo chiamasse per la mitica discesa in campo, sotto le improbabili mura di una Berlino in cui non c'erano i "figli illustri dei Teucri" ma i ben più modesti ma sempre nobili, seppur meticci, figli dei "Galli".
Sono altri i ricordi dell'ira funesta dell'uccellino Del Piero, quando ancora le sue fortune non erano affidate ad un'acqua minerale e ad un passero solitario, ma ad un certo "Pinturicchio" che sapeva pennellare delle splendide punizioni che gli valsero la stima del fu Avvocato.
"Der pupone" è meglio non parlarne, rigore e ciucciata del pollice a parte, la sua esibizione è stata forse più dettata da interessi commerciali e di immagine che da una tattica di gioco del quale non è stato mai il faro.
Molto più apprezzabili per umiltà e impegno i meno conosciuti della rosa azzurra, alla fine sono stati loro i più determinanti, la mia lacunosa cultura calcistica mi impone di dire che non conoscevo Grosso, Perrotta, De Rossi, Toni ed altri di cui mi sfugge il nome.
La luna è ancora più piena stasera, sembra ancora il pallone di ieri notte, finito fuori campo fra le stelle e i miti di un'epica storia.
Mi invento raccattapalle, la raccolgo e la porgo a Zinedine Zidane, peccato per quel suo gesto sconsiderato ma di certo provocato.
Sentirsi dare del "terrorista" non è bello, soprattutto per un berbero giustamente orgoglioso delle sue origini che in una sera di luglio volle reagire ad un'offesa e fece la fine di Ettore, domatore di cavalli...
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Inviato da: ossimora
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