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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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"SEI ANCORA QUELLO DELLA PIETRA E DELLA FIONDA"

Post n°300 pubblicato il 16 Luglio 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Spirano venti di guerra, lo scenario purtroppo è sempre il solito:
il Medio-Oriente già martoriato da un conflitto che non conosce tregua alcuna e anche stavolta c'è chi irresponsabilmente ha colto l'occasione per soffiare sul fuoco alimentando un incendio che divora le residue speranze di pace.
Per puro spirito polemico e di schieramento da parte dei cosiddetti "Grandi" si assiste al gioco dei "distinguo" legato all'infantile pregiudizio di attribuire ad una delle parti in causa la responsabilità di aver nuovamente spalancato le porte dell'inferno.
Questo ennesimo focolaio sembra innescato dalla legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente.
Dato che ho subito un torto non ho altro modo per far valere le mie ragioni se non azionando i muscoli e gli arsenali con il risultato di fomentare con altro odio, l'atavico, tragico scontro legato al possesso della "Terra promessa" dove non scorre latte e miele ma il sangue di tanti innocenti che con gli hezbollah, hamas, gli F16 e i katyusha non c'entrano assolutamente niente.
La "guerra degli ostaggi" esplosa fra Israele e le fazioni più oltranziste del mondo islamico, l'operazione "pioggia d'estate" avviata dai raid aerei e la sistematica distruzione di obiettivi civili e l'altissimo numero di civili uccisi sembrano avere il bieco fine della rappresaglia collettiva e della cieca vendetta.
Il solito fanatismo religioso viene abilmente infarcito dalla delirante ideologia teocratica per spingere al reciproco massacro un popolo che pur avendo da sempre vissuto i giorni dell'ira, continua a sognare un futuro di pace.
 
Il "Dio degli eserciti" muove le sue armate, apre le sue "panic room" la lotta agli infedeli prende nuovo vigore succhiando la linfa dell'integralismo islamico.
Un altro "partito di Dio" chiama alle armi: cartoline precetto per l'apocalisse prossima ventura.
Israele ha il diritto di difendersi, di esistere e di veder riconosciuto il proprio status di Nazione, altrettanto legittima deve essere per la Palestina e il Libano la certezza di poter vivere in pace dentro confini certi e sicuri, senza più la nefandezza dei campi profughi e l'incubo di Sabra e Shatila. 
  
L'offesa scatena un'adeguata autodifesa, ma quando si reagisce, qualcuno ha detto in modo sproporzionato (e mi chiedo se già l'idea stessa di guerra non sia già di per sé un modo esagerato di risolvere le contese fra i Popoli), non si fa altro che innescare una spirale di violenza e di terrore coinvolgendo nel conflitto i cittadini inermi, le donne e i bambini.
Una strage degli innocenti per i pazzi Erode del terzo millennio!
Con la solita cattiva, irresponsabile, dose di ipocrisia il solito sceriffo planetario, il guerrafondaio a stelle e strisce ha parlato di inevitabili effetti collaterali, come se parlasse della farmaco-cinetica di un prodotto, la guerra, che di "curativo" per sua ragion d'essere porta soltanto morte e distruzione.
Ancora non si è spento il focolaio che arde in riva al Tigri e all'Eufrate che già se ne vuole appiccare un altro, magari pensando al Paese degli ayatollah come al suggeritore occulto di questa strategia bellica.
Se così fosse bisognerebbe dire che si è fatto proprio il loro gioco cadendo in un tranello in cui già finora si intravede l'apocalittico scacchiere tante volte prefigurato e un brivido corre lungo quei confini in cui i millenni hanno fatto la Storia di un Oriente che ora qualcuno vede come "una ferita che infetterà l'Occidente".
In quella striscia di terra c'è un tale concentrato di Storia, di Popoli e di Religioni, che dovrebbe far pensare ad un Santuario dell'Umanità e invece no, lì c'è un mattatoio in cui  la sacralità di un Israele, di una Palestina, di un Libano viene ripetutamente violata dalla "biblica" lotta di mille Caini senza più nessun Abele.
Non c'è più nessun Abramo di Ur dei Caldei, nessun Giacobbe, nessun Davide e, soprattutto non c'è più nessun Messia che possa instaurare un Regno che non essendo di questo mondo, delega ad altri uomini di buona volontà un futuro di Pace.
Sarà per la mia, pregressa, formazione ma quando leggo Nomi così familiari come Damasco, Galilea, Tiberiade, Cafarnao, Gerico, Gerusalemme, Betlemme, Nazareth, non posso non pensare agli Eventi che hanno reso memorabili quei luoghi e chissà perché mi ritornano sempre in mente alcuni versi slegati di una poesia di Quasimodo:
"Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo...
Hai ucciso ancora, come sempre,
come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta..."

 
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