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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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SPIGOLANDO

Post n°451 pubblicato il 25 Giugno 2007 da bargalla

Offesa alla “religione di Stato”. Mario Dumini ha 62 anni. Da diversi anni, vive in una grotta a S. Vittorino, nella periferia est di Roma, si nutre solo di frutta e verdura, vive a contatto con la natura “con lo spirito – scrive sul suo sito internet (www.eremita.org) – di un francescano del Terzo Millennio. Ma, soprattutto, fa spesso delle “incursioni” nel centro di Roma, affiggendo tatzebao che contengono riflessioni di tipo esistenziale e religioso, vere e proprie requisitorie, nelle quali l’eremita, avanza spesso dure e condivisibili critiche verso le strutture e le gerarchie ecclesiastiche.
Prima di affiggere i suoi manifesti, Dumini chiede sempre regolare autorizzazione alla Questura di Roma, concordando orari e modalità dell’esposizione dei suoi cartelli. Così è avvenuto qualche settimana fa, quando Dumini aveva affisso alcuni cartelli su via dei Fori Imperiali, in cui si criticava il rapporto organico tra chiesa cattolica e potere politico, il finanziamento delle chiese tramite il sistema truffaldino dell’otto per mille e, dulcis in fundo, l’atteggiamento sessuofobico del clero.
Qualche anonimo iscritto al partito degli ipocriti baciapile, leggendo i messaggi dell’eremita ed avendo soprattutto la coda di paglia, si è risentito ed ha chiamato la Polizia.
Due agenti del commissariato “Celio” pur constatando che il Dumini era autorizzato ad esporre i suoi cartelli, in un eccesso di zelo, hanno però provveduto a sequestrare il corpo del reato, contestando all’eremita di S. Vittorino l’infrazione dell’art. 403 del Codice Penale. Nel verbale consegnato a Dumini è scritto che l’art. 403 riguarda il reato di “offesa alla religione dello Stato”.
Ai due agenti intervenuti è d’uopo consigliare un corso di aggiornamento, visto che l’articolo 403 del C. P. è stato modificato nel 2006: poiché non esiste più alcuna “religione di Stato” il titolo della norma è stato cambiato in “Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”.
La pena prevista non è più il carcere (da 1 a 3 anni) ma soltanto una sanzione pecuniaria che va dai 1000 ai 5000 euro. Sempre troppi, comunque, per chi ha scelto di vivere con il poco che guadagna dando lezioni d’inglese e quando guadagna più del necessario, contrariamente a quanto fa santa madre chiesa, i soldi li dà a chi ne ha bisogno.

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Genova 2001: risarcita vittima dei pestaggi.
E’ arrivata dopo sei anni la prima condanna alle forze dell’ordine per le violenze contro i manifestanti durante il G8 di Genova del 2001, passato alla storia per i metodi da “macelleria messicana” ivi attuati da funzionari dello Stato, finiti per questo sul banco degli imputati.
La prima vittima ad essere risarcita, dopo sei anni da quegli incidenti, sarà la dottoressa Marina Spaccini, pediatra triestina di 50 anni e attivista della rete Lilliput, ferita nel pomeriggio del 20 luglio del 2001 con una manganellata alla testa. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco e gridava “non violenza” quando subì inopinatamente il pestaggio della polizia.
La sentenza di condanna è stata pronunciata il 18 aprile scorso dal Tribunale Civile di Genova nei confronti del Ministero dell’Interno che dovrà pagare 5000 euro di risarcimento alla dottoressa Spaccini.
Una cifra irrisoria, in verità, ma, quel che più conta in questi casi, non è tanto l’entità del risarcimento, comprensiva delle spese legali, quanto il valore morale di una condanna che crea un precedente, sanziona l’operato e il comportamento di chi, in definitiva, non andò tanto per il sottile aprendo, pro tempore in quel di Genova, una “macelleria messicana”.

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La lotta alla pedofilia comincia nei seminari.
Sono “senza parole per il modo col quale il Vaticano cerca di risolvere il problema della pedofilia del clero” lo scrive sul suo sito internet (www.donvitaliano.it) don Vitaliano Della Sala, prete scomodo e “inviso” alla chiesa dei papi, riferendosi alle polemiche seguite alla decisione di mandare in onda il documentario realizzato nel 2006 dalla Bbc sulla questione dei preti pedofili e delle coperture loro offerte e garantite dalle autorità ecclesiastiche.
“Penso – scrive don Vitaliano – che il problema pedofilia nel clero si debba cominciare a risolvere a partire dalla formazione nei seminari e dall’organizzazione dei seminari stessi, che dovrebbero essere luoghi dove un ragazzo cresce armonicamente e serenamente in un contesto e in un ambiente che dovrebbero essere normali. Bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Tutto il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità; se non si recupera, a fatica e da soli dopo, si rischia di diventare adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale…Ma di questo in Vaticano non si parla se non di sfuggita, senza provare a risolvere effettivamente il problema. Temo che non cambierà granché nella chiesa: i preti pedofili continueranno, indisturbati, ad essere “vittime” e a fare vittime fra i bambini…
Oggi che lo scandalo dei preti pedofili, nonostante tutto, sta diventando di dominio pubblico
– scrive don Vitaliano – sono certo che molti tra i preti accusati ora pagheranno, ma sono pronto a scommettere, non succederà ai preti più potenti”.
Chi ha orecchie per intendere, intenda!

 
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