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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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"VI RENDO OMAGGIO NICOLA E BART"

Post n°468 pubblicato il 23 Agosto 2007 da bargalla

                     

Di storie di ordinaria ingiustizia son piene le fosse, ma quella di Ferdinando Sacco (meglio noto come Nicola) e Bartolomeo Vanzetti è resa ancor più ingiusta e iniqua da una sentenza di condanna a morte emessa da una corte di giustizia americana che li ritenne colpevoli di aver ucciso un cassiere e una guardia nel corso di una rapina mai compiuta in un sobborgo di Boston; nonostante a loro carico non ci fosse nessuna prova certa e malgrado la confessione di un detenuto portoricano che ammise di aver preso parte alla rapina e di non aver mai visto Sacco e Vanzetti sulla scena del crimine, Nick e Bart finirono ugualmente sulla sedia elettrica ed esattamente ottanta anni fa furono giustiziati per un delitto mai commesso.
La loro unica colpa fu quella di essere anarchici, italiani ed emigranti.
Nick e Bart emigrarono in America in periodi diversi, svolsero i lavori più umili, come tutti gli emigranti e, a motivo delle loro idee “radicali” furono ritenuti sovversivi; Sacco fu arrestato perché era un attivista “comunista”, Vanzetti perdette l’ennesimo lavoro dopo aver organizzato uno sciopero, entrambi entrarono in un collettivo anarchico italoamericano e, per evitare la chiamata alle armi, si rifugiarono in Messico.
Per un anarchico non c’è niente di peggio che morire o uccidere per lo stato, per dio o per la chiesa.
Dopo la prima guerra mondiale, ritornarono nel Massachusetts, finirono in una lista di sorvegliati speciali, poiché sovversivi, furono pedinati e messi sotto stretta sorveglianza. Della lista faceva parte anche un amico di Vanzetti, un tipografo che “venne assassinato dalla polizia, facendolo cadere dal quattordicesimo piano di un edificio appartenente al Ministero della Giustizia”.
Questo episodio mi ha portato alla mente la tragica fine dell’anarchico milanese Pinelli, molte le analogie con “l’incidente” occorso all’amico tipografo del Vanzetti, anche il Pinelli “fu precipitato” da una finestra della Questura di Milano durante un interrogatorio per una delle tante stragi che caratterizzarono gli anni di piombo, la strategia della tensione e lo stragismo di stato.
In quel periodo un altro anarchico finì ingiustamente in galera perché accusato della strage di Piazza Fontana, fu poi scagionato; si chiamava Pietro Valpreda.
Strano destino quello degli anarchici! “Agnelli sacrificali” furono definiti Sacco e Vanzetti: per l’Europa furono martiri, le prove evidenti della loro innocenza, la mobilitazione della stampa, la creazione di comitati per la loro liberazione e gli appelli più volte lanciati dall’Italia, non impedirono che gli Stati Uniti li considerassero “assassini”.
Un giudice li definì senza mezzi termini: “anarchici bastardi”.
Sacco e Vanzetti accomunati da un tragico destino, ammanettati insieme nel calvario di sette anni di carcere e insieme nella morte inflitta da una sentenza erronea, indotta da motivazioni razziali e politiche, erano due immigrati, erano italiani, attivisti anarchici e tanto bastava per farne dei “capri espiatori” offerti sull’altare dell’intolleranza e del pregiudizio razziale e ideologico.
Nel penitenziario di Charlestown, il 23 agosto 1927 alle ore 00,19 veniva giustiziato sulla sedia elettrica Nicola Sacco, alle ore 00,26 toccava a Bartolomeo Vanzetti subire la stessa tragica sorte.
Qualche anno dopo a Torremaggiore, paese natale di Ferdinando detto Nicola, una pecora tutta trapuntata di papaveri rossi tagliò la strada ai fascisti.
I fratelli Sacco, socialisti ferventi, dimostrarono ancora una volta il proprio dissenso alla dittatura di ogni specie e latitudine, pagando quel gesto goliardico con il carcere e le manganellate. Buon sangue non mente, mi verrebbe da dire!
Gente che gli Ideali avevano fortificato e più di tutto l’assassinio su una sedia elettrica dall’altra parte dell’oceano del fratello Nicola con Bartolomeo Vanzetti: la più nota ingiustizia mai perpetrata nelle aule di un tribunale occidentale del secolo scorso.
Le ceneri di Sacco e Vanzetti, mischiate fra loro in un legame indissolubile che sembra voler sfidare anche la morte, per volontà testamentarie sono conservate nel piccolo cimitero di Torremaggiore, in provincia di Foggia.
 Per tutto il periodo del fascismo fu proibito alla famiglia di ornare la lapide con portafiori o lampade votive, così ogni primo maggio, nottetempo, i “compagni” si introducevano nel cimitero e lasciavano un fascio di fiori rossi.
Nel 1977, cinquant’anni dopo la loro morte, il governatore del Massachusetts riconobbe con un documento ufficiale gli errori giudiziari commessi nel processo-farsa e ne riabilitò completamente la memoria: “Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”.
Una riabilitazione nata anche sull’onda dell’emozione suscitata dal film “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo, una pellicola divenuta un cult grazie anche alla colonna sonora firmata da Ennio Moricone e interpretata da Joan Baez autrice dei testi.
“Here’s to you” è diventato l’inno contro la pena di morte, è entrato nel repertorio internazionale della canzone d’autore e sicuramente è risuonato oggi a Torremaggiore, nel paese da dove Nicola Sacco è partito verso gli Stati Uniti nel 1908.
L’avranno sentito anche a Pedaso, vicino Ascoli Piceno, dove oggi è stato intitolato un lungo viale a Sacco e Vanzetti: due vittime di una cieca violenza di Stato non sono state dimenticate, perché oggi quella violenza non è cessata. 

                 
“Here’s to you Nicola and Bart
                   
rest forever here in our harts
                  
the last and final moment is yours
                  
that agony is your triumph…” 

                                “Vi rendo omaggio Nicola e Bart
                                
per sempre riposate qui nei nostri cuori
                                
il momento estremo e finale è vostro
                                 
quell’agonia è il vostro trionfo…”

 
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