
Area personale
Ultimi commenti
Cerca in questo Blog
Menu
I miei Blog Amici
Chi può scrivere sul blog
| « CADUCHE FOGLIE MORTE | CUI PRODEST? » |
POLITICAMENTE SCORRETTO

Piove a dirotto e fra uno scroscio di pioggia e l’altro si alternano tuoni e fulmini, violente folate di vento accompagnano i movimenti senza tempo di un concerto offerto dalla furia degli elementi, una sinfonia autunnale dai caldi toni vivaldiani da ascoltare vicino al caminetto, nel silenzio rotto dal crepitio dei tizzoni ardenti, sgranocchiando noci e castagne, mentre fuori il rumore dell’acqua che cade schizzando sul selciato fa da sottofondo ai miei pensieri e con questi si perde in mille rivoli lungo sentieri costeggiati da muretti a secco, fichi d’india e ulivi secolari seguendo un percorso in terra battuta che mi conduce vicino a quel mare nel quale tutto sembra precipitare, anche il cielo plumbeo come non mai e la sera stessa, scesa prima del solito a coprire col suo nero sudario un altro giorno fatto di niente.
Un senso di pace mi pervade e la campagna con la sua bucolica quiete, attutisce i clamori e i rumori di un’attualità che per questo povero Paese, prefigura un tempo da lupi e un futuro da tregenda.
Fra un turno di lavoro e l’altro, sfoglio distrattamente i giornali e guardo i notiziari quasi a voler fare un riassunto delle puntate precedenti.
Vorrei pensare ad altro, almeno in questi giorni in cui la memoria e l’oblio sono lì a ricordarmi che omnia vanitas, ma basta davvero poco per derogare dai miei propositi dettati dal memento homo e suscitare un interesse che diviene subito sdegno e irritazione dinanzi al modo cinico e spudorato col quale il fariseume imperante continua pervicacemente ogni giorno a condizionare e ad inquinare quel poco di società civile che ancora resiste ai richiami melliflui del falso perbenismo borghese sparso a piene mani dai moralisti a buon mercato, dai razzisti iscritti d’ufficio al klu klux klan italiota e dai politicanti d’accatto sponsorizzati dal capitalismo più becero e immorale e, visto che le disgrazie non vengono mai da sole, ecco arrivare gli ordinari episodi di violenza metropolitana per alimentare un clima di paura e di terrore. Il cacio sui maccheroni per una sinistra-destra forcaiola che fomenta l’odio, il degrado antropologico e la divisione fra buoni e cattivi.
Lasciamo al suo destino di riccastro sfondato il caimano di Milano che ama così tanto l’Italia (“L’Italia è il paese che amo…” è l’incipit del contratto, mai onorato, con gli italiani, i quali hanno la memoria corta e dimenticano facilmente) da voler chiudere le frontiere per impedire l’ingresso degli “indesiderati”Lazzaro, il ricco epulone che ama talmente l’Italia da scegliere il paese dello zio sam per farsi impiantare un pace maker, mentre invece per far nascere i rampolli della sua schiatta preferisce le cliniche del paese degli gnomi, forse per garantire loro una doppia nazionalità sempre buona nella sciagurata eventualità che i comunisti giungano ad abbeverare i loro cosacchi nelle fontane di palazzo Chigi, e prendiamo, a mò di farisaico esempio, quel fricchettone brizzolato di pierfurby, il divorziato più amato dalla corte vaticana, l’onorevole paradosso che incontra il papa re e con lui ponza di famiglia e di sacralità del matrimonio, il professionista dell’astuzia e del non dir niente continuando a parlare, il cerchiobottista dinanzi al quale perfino l’anchismo veltroniano col suo buonismo, falso e capzioso, è una “pecetta”, giusto per usare un termine dell’ultim’ora tanto caro a silvio che con le sue populistiche e metastatiche “bagattelle” fatte di panem et circenses da quindici anni a questa parte ha contribuito come pochissimi a incancrenire gli endemici mali d’Italia.
Sull’altro dioscuro destrorso, quello che fa di tutta l’erba un fascio, è meglio stendere il classico velo pietoso o, se preferite, l’altrettanto classico trench da lui indossato come divisa d’ordinanza allorquando decide di marciare alla testa dei suoi gerarchi quasi a nascondere quei “muscoli” che vorrebbe volentieri esibire per cacciare quanti sporcano le già lerce e degradate periferie urbane.
Certi fattacci di ordinaria violenza e di criminale intolleranza hanno portato alla ribalta i soliti onorevoli sciacalli che si sono divisi le spoglie di una vittima dell’orrore e della follia umana.
Le spedizioni punitive e le vendette non si sono fatte attendere, altre ne verranno, la “giustizia” sommaria delle spranghe e dei manganelli, infatti, va di pari passo con quegli episodi di violenza che si vorrebbe combattere e, ponendosi sullo stesso piano, i violenti e i facinorosi dimostrano di essere il frutto marcio di una società in cui il razzismo, l’identità nazionale e religiosa, il fondamentalismo, l’intolleranza e la xenofobia, vengono quotidianamente proposti come “valori” dietro i quali si legge il fallimento di un Occidente che erige barriere, non solo ideologiche, per garantirsi una sicurezza e un benessere raggiunti sfruttando le risorse del pianeta, i più deboli, i diversi e gli emarginati, quegli stessi reietti dalla società del benessere che poi premono alle frontiere reclamando, giustamente, la loro parte.
Cos’altro sono, ad esempio, le delocalizzazioni delle imprese che ha visto per protagonisti assoluti molti furbastri industrialotti italioti che hanno chiuso le loro fallimentari aziende in Italia per “investire” nell’Est europeo approfittando della manodopera a buon mercato, della fame di lavoro che costringe molti dei residenti a lavorare, anche in nero, per un tozzo di pane raffermo, mentre i loro datori di lavoro realizzano profitti da capogiro?
Con il loro parlarsi addosso, questi ineguagliabili campioni di ipocrisia cresciuti all’ombra del sinedrio catto-vaticano, che cavalcano la tigre del razzismo mascherandola con il cavallo di troia della “sicurezza”, danno sfoggio di un’astuzia dinanzi alla quale anche la volpe di Pinocchio avrebbe più di un motivo per sentirsi infinocchiata dal "casini-fini-pensiero" che ormai sembra essere, purtroppo, il manifesto ideologico al quale si ispira l’intera classe politica italiota, più attenta a salvaguardare i propri interessi di casta e quelli dei patrizi che a garantire e promuovere la sicurezza, i diritti e le aspettative dei plebei e dei servi della gleba o, se preferite, di un proletariato vittima sacrificale della lotta di classe combattuta senza quartiere dai gerarchi e dagli scherani del regime partitocratico che arrivano anche a violare leggi, norme e regolamenti in spregio a qualsiasi principio di legalità puntualmente vanificato da leggi ad personam che cancellano ipso facto la certezza di una qualsivoglia pena.
“La legalità è il potere dei senza potere”: una frase di Vàclav Havel che campeggia sulla copertina dell’ultimo numero di “Micromega”, in pochissime parole il drammaturgo ceco sintetizza il senso di una Giustizia lungi dall’essere tale, poiché, spesso, quel tipo di giustizia, è forte con i deboli e debole con i forti.
Ai presunti potenti conviene che ci siano i rom, i marocchini, gli extracomunitari “brutti, sporchi e cattivi”, perché poi così si fanno belli agli occhi del popolo bue quando, in piena emergenza sociale, palesando un interesse di circostanza legiferano in fretta e furia, fingendo di avere a cuore la sicurezza dei cittadini.
Certi politici da strapazzo che sprizzano illlegalità da ogni poro della pelle, il più pulito dei quali ha la rogna, e i loro tirapiedi impegnati a spartirsi privilegi e prebende, hanno bisogno degli ordinari episodi di criminalità per continuare a malversare, a truffare, a rubare in guanti bianchi, a frodare il fisco, ad allearsi con la mafia, a delinquere al riparo da giudici indiscreti, così che mentre il popolo bue è distratto dal rom, dalla puttana e dallo spacciatore, loro possono tranquillamente continuare a saccheggiare lo Stato, senza che nessuno se ne avveda.
E se qualcuno osa muover loro qualche addebito, ecco che si scatenano quei poteri più o meno forti e trasversali che bloccano sul nascere indagini e quant’altro possa intaccare interessi e cointeressenze, cambiando leggi e depenalizzando reati; la strategia avviata dal malgoverno berluskoni, di neutralizzare l’esercizio dell’azione penale nei confronti degli intoccabili tramite la modifica delle leggi, sta dando i suoi frutti anche grazie ad un ministro di troppa dis…grazia e di ordinaria ingiustizia che è riuscito a fare peggio del venerabile silvio.
Si prenda il “caso De Magistris” e la relativa volontà di “normalizzare” avocando le sue inchieste e reclamandone il trasferimento: l’inquisito istituzionale che si sbarazza “legalmente” dell’inquisitore; emblematico di un modo di intendere l’obbligatorietà dell’azione penale che, evidentemente, deve rispondere a criteri di discrezionalità a seconda se l’indiziato è un comune mortale, meglio se “brutto, sporco e cattivo” o un emerito figlio di buona donna elevato alla gloria del malaffare in guanti bianchi e della onorevole corruttela che da decenni siede in Parlamento o nei consigli di amministrazione di banche e multinazionali delle truffe legalizzate, il quale figlio di puttana per diritto di nascita e di censo, pretende di essere al di sopra della Legge e di ogni sospetto.
Si prendano le esternazioni del giudice Forleo, il suo “chi tocca i fili, muore” fa venire i brividi; le reazioni rozze e brutali di talune anime belle al suo grido di dolore, fanno il paio con l’insofferenza nei confronti dell’azione di controllo della legalità da parte della Magistratura. Le offrono la scorta, fingono di proteggerla e intanto tramano nell’ombra per distruggerne la reputazione e denigrarla facendola passare “per pazza”.
In questo senso vanno anche certi articoli comparsi su alcuni organi di stampa che passano per progressisti nei quali alcuni scribacchini, unendosi al coro dei pennivendoli destrorsi, si arrogano il diritto di rilasciare patenti di credibilità o di stilare classifiche prendendo come pietra di paragone fior di Magistrati uccisi ed eliminati proprio perchè stavano diventando troppo scomodi e invadenti.
C’è una parte della politica, purtroppo minoritaria, che considera prioritaria la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura impegnata a contrastare i poteri criminali. C’è una parte della politica, purtroppo maggioritaria, che invece avverte come una minaccia l’azione di controllo di legalità dei Magistrati che vorrebbero applicare il sacrosanto principio della Legge uguale per tutti.
Ancora una volta, si prende la parte per il tutto, criminalizzando nel loro insieme gli immigrati, o al più li si considera “una risorsa” e in quanto tale vengono sfruttati, come ogni “risorsa”, ma così facendo si dimentica che fino a qualche decennio fa, anche noi eravamo “brutti, sporchi e cattivi” e in questo vedo una tragica nemesi che di certo non rende Giustizia alla Patria del Diritto né ad un Paese che a parole si professa “cristiano” e si guarda bene dall’applicare alla lettera quel precetto secondo cui l’amore per il prossimo equivale all’amore per Dio.
Non si tratta certo di “porgere l’altra guancia”, ma soltanto di garantire a tutti quella pari dignità che il principio dell’Uguaglianza sublima fino a cancellare quelle differenze sulle quali i politicanti di ogni colore e latitudine, hanno costruito le loro fragili fortune.
|
|


Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33