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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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« CUI PRODEST?QUOTIDIANA INDIGNAZIONE »

DOMENICALE

Post n°485 pubblicato il 25 Novembre 2007 da bargalla

                   

Mi chiedo se abbia ancora senso indignarsi, scrivere e discutere di politica, e ritengo che sia perfettamente inutile farlo, specie se penso all’atteggiamento cannibalesco assunto da un caimano “orwelliano” che sparla di popolo e libertà e straparla di iene e sciacalli in un contesto confuso e indecifrabile, come l’attuale, in cui a vigere è la legge della giungla e il soggetto più forte, o divenuto tale grazie alla inane complicità degli altri abitanti della “fattoria degli animali”, è sempre lì, inamovibile, pronto a mietere nuove vittime e raccogliere consensi fra un popolo ancora più bue di prima che, a leggere i soliti sondaggi, si ritrova a fornire carne da voto ad un populista spudorato e senza scrupoli, il quale continua voracemente a sbranare prede inopinatamente felici di essere non cittadini probi e onesti, ma sudditi imbelli, ipocriti e furbastri al servizio di un re di denari sceso in campo, pro domo sua, per rafforzare il suo impero e  risolvere a stretto giro di leggi vergogna le sue pendenze con la Giustizia.
Sto continuando a leggere la gran mole di libri che lo riguardano, ne hanno censiti più di centoventi, dubito di leggerli tutti e di riuscire a reggere al disgusto che via via prende il sopravvento sulla voglia di saperne di più su questo predatore che ha imparato “democraticamente” a mimetizzarsi come nessun altro mai muovendosi nei meandri e nei bassifondi di un Paese trasformato nella palude del falso perbenismo, dove anche la merda luccica come specchietti per le allodole, e nel quale Paese, più che altrove, davvero nulla è come sembra. Nell’era del caimano si celebra il trionfo delle apparenze, il farisume imperante, prerogativa di un certo ambiente clerico-borghese, porta altra acqua di fogna al mulino del falso perbenismo e il ricorso agli inganni più subdoli artatamente disseminati come trappole mediatiche dai suoi ufficiali di collegamento, camuffano la natura vera di comportamenti tesi a neutralizzare l’eventuale avversario e a “normalizzare” situazioni che altrimenti potrebbero nuocere al lupus in fabula.
Un riccastro sfondato, più a suo agio nelle vesti di imbonitore che in quelle, impresentabili di statista, ha usato e usa la politica per infinocchiare il popolo bue, spacciando per libertà quella che è solo un surrogato funzionale alla sua brama di potere, considerando che la Libertà , senza l’Uguaglianza, altro principio allergizzante per il sistema immunitario del cavalier bugiardoni, è solo una truffa, grazie alla quale il pifferaio magico è riuscito a portare sull’orlo del baratro una nazione intera.
Ecco quindi l’ennesimo partito usa e getta, il partito del popolo bue che insegue la deriva plebisciataria del piccolo mandriano lombardo e lo spettro della libertà agitato da un eversivo sobillatore “democraticamente” assurto a simbolo del peggior populismo, un epigono di mussolini e di peron, un venditore di aria fritta che, come disse Montanelli, se vendesse pitali farebbe passare agli italiani perfino la voglia di pisciare. Eppure è ancora sulla scena politica, deciso a condizionare il palinsesto della res publica, così come fece durante gli anni del suo malgoverno, quando anche mamma rai si prostituì, così come solitamente fa quando il “postribolo italiota” cambia gestione, a imperituro vantaggio delle scatole cinesi e delle emittenti di proprietà dell’ex presidente del consilvio, lasciando così che la concorrenza lucrasse sulle marchette dell’audience e degli introiti pubblicitari; il tutto sotto la supervisione dei soliti cani da guardia opportunamente ammaestrati e infiltrati che ora giustificano i loro servili latrati abbaiando alla lunare violazione della privacy.
Le flatulenze berluskoniane hanno ammorbato l’aria di Saxa Rubra, il vespasiano del ronzante neo, così come ogni altra suburra del lupanare italiota, puzza lontano un miglio per il mefitico passaggio del reo silvio e pur non avendo mai sollevato la tavoletta di quel cesso, ora non posso fare altro che tirare idealmente la catenella, sperando che lo sciacquone ricacci nella fogna della storia i miasmi di Weimar, tanto cari ai cascami di una destra nostalgica e ai loro epigoni.  
Dinanzi all’evidenza delle intercettazioni, i pennivendoli, i manutengoli lautamente retribuiti da Pantalone, i loro sponsor e referenti politici, non sanno fare altro che appellarsi al garante della privacy e già questo la dice lunga sulla strategia adottata: non riuscendo a giustificare un comportamento oltremodo commendevole, gli inqualificabili sabotatori dell’interesse generale e i meschini servi del padrone, dopo aver fatto gli interessi del dominus, in danno del pubblico e in favore del privato, vistisi sputtanati, non trovano niente di meglio da fare che aggrapparsi alle ragnatele della privacy.
Ben magra consolazione il sapere che i due dioscuri destrorsi, in un attimo di lucidità e prima di essere definitivamente fagocitati dal macrofago del biscione, abbiano deciso di recidere il filo che fino a ieri li teneva legati al puparo casaliberista facendo così implodere il casato delle supposte libertà, dove “supposte” sta per suppositorie con tutto quel che suggerisce il senso lessicale di questo lemma.       
C’è chi riesce ancora a stupirsi e a indignarsi, eppure anche la vicenda “raiset” e l’operazione “Delta” (omologare e addomesticare l’informazione televisiva) risponde ad una logica precisa quanto perversa, così come previsto, fra l’altro, dal famigerato “Piano di rinascita democratica” stilato nel 1976 da licio gelli, gran maestro della loggia massonica deviata P2, fra i cui membri è da annoverarsi anche il caimano-berluskoni che ben figura insieme ad altri nomi altisonanti rimasti nel suo entourage politico-mediatico come reggimoccoli, scudieri e palafrenieri.
Victor Hugo scriveva che “c’è sempre chi pagherebbe per vendersi” e in Italia l’ossimoro dei “miserabili” per quanto paradossale, trova la sua ragion d’essere nella vacatio legis, così che l’irrisolto conflitto d’interessi consente al ricco epulone di mercificare ora l’onore, ora il presunto ingegno, retribuendo quanti si prostituiscono (e pagano) per vendere quel poco di materia grigia che hanno ad un monopolista abituato a dare un prezzo alla dignità e a portare i cervelli altrui all’ammasso del pensiero dominato e dominante.
Riporto un brano di quel “piano” redatto a fini chiaramente eversivi dal poco venerabile licio gelli, ad una prima lettura non è difficile scorgere le linee guida di una mission che considerava (e considera) di fondamentale importanza, il controllo dell’informazione e della stampa:
“Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, almeno in questa fase, essere previsto nominatim.
Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti…
In un secondo tempo occorrerà:
a)      acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b)      coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c)       coordinare molte tivù via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d)     dissolvere la Rai-tv in nome della libertà d’antenna.
Come volevasi dimostrare!
Tuttavia se l’indignazione non diventa rabbia, se il tanto evocato “popolo” non si incazza reclamando in pieno la sua sovranità sfrondata dalle blandizie demagogiche del mandriano di turno, anche la protesta è destinata a lasciare il tempo che trova, a nulla valgono le frasi di circostanza, i proclami e i disegni di legge rispolverati per l’occasione e poi subito riposti nei cassetti.
Urge una regolamentazione dell’assetto televisivo, un vera normativa sul conflitto di interessi e l’abolizione delle leggi vergogna.
Finalmente anche a destra c’è qualcuno che reputa necessario intervenire per correggere un vulnus incompatibile con l’idea stessa di democrazia e forse questo è il momento buono per rimuovere tumore e metastasi dal tessuto connettivo di una Nazione in cui demos e tele, sono due facce della stessa medaglia, coniata da un pataccaro per celebrare la nascita di un partito a denominazione di origine controllata.
All’estero (da tempo) ci ridono dietro, non bastava l’Economist con le sue spietate analisi sulla politica italiota, che riaccende i riflettori sull’ex presidente del consilvio per analizzare il lancio di un altro partito, interpretato come il tentativo del cavallerizzo di “distrarre l’attenzione dal proprio fallimento” e si inventa un restyling decidendo nel breve volgere di poche ore “di cambiare le regole ad un gioco che sente di stare già perdendo”; no, non bastavano le riflessioni degli analisti politici, ora vengono fuori anche le mail dei dirigenti delle major cinematografiche statunitensi che già nel 2001 subito dopo l’occupazione berlusconiana della Rai, ci misero poco a capire che ormai in Italia vige “un virtuale monopolio…un grande cartello nelle mani del capo di tutti i capi”.
“Il capo dei capi” questo titolo…onorifico non mi è nuovo, c’è qualcosa di orrifico in quell’epiteto, mi ricorda una fiction televisiva, mi ricorda qualcosa e qualcuno…

 
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