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UN ALTRO NATALE

Credo che ogni donna desideri esser madre e sogni di dare alla luce un figlio che sia soprattutto sano, parimenti penso che ogni uomo abbia innato in sé l’istinto ad esser padre di un figlio ugualmente sano; il desiderio, l’istinto primario, di maternità o di paternità è, infatti, connaturato ad ogni creatura alla quale Madre Natura ha dato il potere di procreare proprio con l’intento di perpetuare la specie di appartenenza e ancor meglio se la progenie che verrà sarà priva di tare genetiche.
I progressi della scienza in tema di fecondazione assistita lasciano ben poco spazio a dubbi di sorta, la diagnosi pre-natale, l’ingegneria genetica e i metodi di impianto embrionale, checché ne pensino quelli della santa inquisizione, hanno ormai raggiunto degli standard eticamente condivisibili, suffragati innanzi tutto dal buon senso, proprio perché concedono a genitori portatori sani di malattie genetiche o di altre gravissime patologie (penso all’aids) di evitare di mettere al mondo un figlio malato o di farlo nascere con la certezza di garantirgli un futuro migliore del proprio.
La Ragione induce a credere che nessuno vorrebbe un figlio malato, soprattutto sapendo in anticipo il destino al quale si condanna quel figlio; malgrado ciò la saccente pedanteria della gerarchia ecclesiastica, è riuscita a trasformare anche la malattia o la scienza in un affare di fede, dando alla loro visionaria follia il carattere del dogma, volendo vedere ad ogni costo la “vita” laddove lo stato embrionale, secondo gli ultimi pronunciamenti clericali, lascia il campo allo zigote e diventa l’ennesimo pretesto per andare all’arrembaggio delle coscienze obnubilate dall’oppio sanfestista nel nome di un dio ampiamente usato e abusato anche per invalidare le sentenze di un Magistrato che ha detto sì alla diagnosi pre-impianto, espressamente vietata da una legge sciagurata dettata dai soloni vaticani e varata dal parlamento italiota, anche quando c’è il rischio di gravi forme di malattie trasmissibili al feto.
Già in natura, parlo in senso lato e spero di non essere frainteso, esiste un lentissimo processo selettivo che attraverso vari passaggi ha portato (e tuttora porta) le varie specie ad evolversi secondo un disegno per così dire “divino” che tende di per sé alla perfezione, favorendo una selezione naturale che nessun essere dotato di un minimo di materia grigia si sognerebbe di definire “eugenetica”.
Eppure troppi propalatori di fideistiche credenze nei cui cervelli abbonda la materia bianca, beandosi dello stato asinino in cui li costringe il pedante dogmatismo clericale, continuano imperterriti a vivere nell’oscurantismo delle loro coscienze traviate dalla fascistoide convinzione secondo la quale anche i processi della Scienza, così come ogni altro aspetto dello scibile umano, devono pagar dazio alla teologia degli assoluti e impediscono, a suon di scomuniche e anatemi che, ad esempio in tema di fecondazione assistita, si proceda alla diagnosi pre-impianto degli embrioni e così facendo privano, crudelmente, i potenziali genitori, del sacrosanto diritto di mettere al mondo un figlio privo di tare genetiche ed ereditarie.
Mi chiedo che senso abbia impiantare un embrione ben sapendolo esposto al rischio di malattie genetiche trasmissibili, trovo aberrante che coloro i quali oggi sparlano di “assassinio” della vita in embrione, siano poi gli stessi che quotidianamente permettono e avallano genocidi, violenze, guerre, soprusi e sopraffazioni.
Dicono di difendere la vita fin dall’atto del concepimento, ma non fanno poi niente per garantire una vita degna di essere vissuta a quanti, una volta nati, implorano la morte intesa come liberazione da un esistenza che è difficile definire “vita”.
Penso ai tanti Lazzaro che bussano alla porta del ricco epulone, e la chiesa catto-vaticana, in verità in verità vi dico, è gestita da un ricco epulone che si guarda bene dall’applicare il Vangelo “sine glossa”, penso a quel bambino nato in una stalla che avrebbe dovuto riscattare gli ultimi di questa terra, deposto in una mangiatoia “perché non vi era posto per loro nell’albergo” e rimasto a marcire con gli emarginati e i derelitti, offrendo il lugubre pretesto ai tanti erode che sfruttano il suo nome, di continuare impunemente ad uccidere, non già la vita in embrione, ma quella dei suoi simili.
Mi chiedo a che titolo il signor barragan, di professione cardinale della chiesa dei papi e ministro della sanità di uno stato estero, quale dovrebbe essere il vaticano, si sia permesso di criticare la sentenza di un Magistrato di uno Stato indipendente e sovrano quale dovrebbe essere l’Italia; mi chiedo fino a quando il clericalume imperante continuerà a condizionare con la sua doppia e tripla morale l’ordinamento di uno Stato, sedicente laico, che laidamente si genuflette dinanzi alla quotidiana ingerenza papista rinnegando i Principi Fondamentali della sua Costituzione.
In Italia “il trono e l’altare” copulano contro natura e in un modo schifosamente nauseante, i placet e i non possumus vaticani sono all’ordine del giorno, la complicità dei tantissimi baciapile che infestano il parlamento italiota ha permesso a lormonsignori di dettar legge: dal momento del concepimento alla morte, passando per le coppie di fatto e il testamento biologico, nulla sfugge ormai al maglio della santa inquisizione e alla precettistica vaticana. Duole pensare che proprio coloro i quali dovrebbero arginare la deriva clericale prestino il fianco, per non dire altro, allo straripante potere dei gerarchi d’oltretevere.
Le ingerenti lobby clericali e le succursali opusdeiste incardinate nell’ordinamento di uno Stato a sovranità limitata, hanno tutto l’interesse a gestire come meglio credono, un dio che per loro è insieme fonte di reddito e ideologia da spacciare e vendere, per condizionare anche il comportamento e la vita di chi non professa la loro religione.
Approfittando del Natale (ma, di grazia, quale Natale? Forse quello del Sole Invitto, il Dies Natalis Solis Invicti che, secondo il Calendario Filocaliano già si festeggiava nella Roma Imperiale ogni 25 dicembre e prima ancora a Petra secoli e secoli prima della nascita di Cristo, una festività rituale dalle forti connotazioni simboliche e astronomiche legate al solstizio invernale, una festività chiaramente “usurpata” ai seguaci di Mitra, anche lui, al pari del Nazareno, nato da una Vergine, morto e risorto dopo tre giorni), ebbene oggi, herr ratzinger, come da copione, ha benedetto i “furbi e gli orbi” secondo una liturgia dell’effimero che vorrebbe trovare il suo carattere universale nel profluvio di auguri e frasi fatte che cadono nel vuoto del falso perbenismo borghese, giacché lo stesso ratzinger non ha potuto esimersi dal chiedersi, in un rigurgito di resipiscente humanitas, se “abbiamo ancora tempo per il prossimo…per il sofferente…per il rifugiato o il profugo” e, ancor più terribile fra tutti gli interrogativi che un uomo di chiesa possa domandarsi, si è chiesto se “abbiamo ancora tempo e spazio per Dio”.
Eppure la risposta è lì a portata di mano, giacché se Dio si fa prossimo e non viene riconosciuto come tale dai suoi presunti rappresentanti intenti come non mai non a re ligere, ma ad occuparsi degli intrallazzi di Cesare, è chiaro che poi si pongono quel tipo di domande, poiché “ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi dissetaste, fui forestiero e non mi accoglieste, nudo e non mi ricopriste, infermo e nel carcere e non mi visitaste”.
Caro raztinger, serve a ben poco enumerare i problemi, lanciare appelli, elencare gli scenari di ordinaria violenza, il quotidiano egoismo, l’infanzia violata, se poi chi si “trova nelle tenebre della miseria, dell’ingiustizia, della guerra” viene colpevolmente lasciato in balia di un tragico destino che, come per i martiri del Darfur, grida vendetta ad un occidente, cosiddetto cristiano, occupatissimo a stringere accordi e alleanze geopolitiche che penalizzano proprio gli ultimi e i diseredati, anche con i tuoi placet sporchi di sangue per i quali di certo il tuo Dio ti chiederà conto.
Difendi la vita prima ancora che divenga embrione e poi pensi di tacitare la tua coscienza lanciando appelli per la pace, ma, come disse uno dei tuoi predecessori, non c’è Pace senza Giustizia e fino a quando il 20% della popolazione mondiale sfrutterà l’80% delle risorse del pianeta, non sarà mai Natale , finché il restante 80% della popolazione mondiale rimarrà ai margini di uno sviluppo che, di fatto, impedisce ai più deboli il riscatto sociale, nessuna religione, nessuna chiesa, nessun papa, nessun dio, può permettersi più il lusso di nascere e di essere deposto in una mangiatoia e poi ai piedi di una croce, aspettando inutilmente che con lui risorgano anche i negletti, i diseredati e gli ultimi di questa terra.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33