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RIPRENDETEVI ER PUZZONE

Il pensiero dominante e dominato dal regime mediatico, come di qualsivoglia altro regime ivi compreso quello instaurato dal clericalume imperante, non tollera la critica e il dissenso, chi osa muovere qualche obiezione all’operato del malgoverno berlusconi viene tacciato con la più risibile, inconsistente e illogica delle accuse. Quando sento il fariseume trionfante e i berluscloni, i portatori sani e malati della peste del secolo, attribuire ad altri colpe e patologie che, invece, sono di loro esclusiva pertinenza, è come se il cornutissimo bue chiamasse cornuto l’asino.
Secondo una tattica più che collaudata da una lunga esposizione al potere fine a se stesso e dall’interesse privato in atti d’ufficio lungi dall’essere riconosciuto e sanzionato come tale, si rovesciano i termini della dialettica e del confronto democratico, si privatizza lo Stato e si statalizza il privato, si addomesticano le Istituzioni, si invalida la Costituzione, si calpestano Principi Fondamentali, quali l’Uguaglianza, senza la quale la tanto sbandierata libertà è una truffa, la Legge diventa instrumentum regni e lo Stato di Diritto si trasforma in prevaricante agone oligarchico in cui l’estorcente legge del più forte e disonesto malversatore, sfuggito alle patrie galere e assurto alla gloria del potere, fa strame di norme e regolamenti.
Pertanto si vede nell’occasionale oppositore un ostacolo da rimuovere, costi quel che costi (vero silvio?), lo si considera un intralcio alla realizzazione di un piano chiaramente eversivo d’ispirazione mafioso-piduista (che in altro contesto storico e geografico avrebbe comportato una ben altra reazione), si passa dalla sistematica delegittimazione dell’avversario alla denigrazione più inverosimile e paradossale, si pianifica il conflitto fra i poteri dello Stato, si assiste allo scollamento fra le forze dell’ordine, la Giustizia e la società civile, si insinua il dubbio che i Giudici vogliano sovvertire l’ordinamento democratico perseguendo il reato compiuto da uno che per nostra disgrazia è diventato presidente del consilvio; si giunge perfino allo stravolgimento lessicale, tanto che termini come fascismo, dittatura e mafia perdono drammaticamente il loro vero significato; da qui un golpe strisciante e un relativismo ideologico che taluni si ostinano a chiamare democrazia, quando poi la realtà fattuale è lungi dall’essere assimilata a quel sistema che per molti rimane il minore dei mali.
“Speriamo che in Italia non stia rinascendo il fascismo” scrive Famiglia Cristiana.
“Di fascista in Italia ci sono i vostri toni da manganellatori” risponde il sottosegretario alla presidenza del consilvio, il cattolico carlo giovanardi.
Quel covo di farisei che è il vaticano, sollecitato da un gentiluomo del papa re che si ritrova ad essere anche damerino di berlusconi e sottosegretario alla presidenza del consilvio, ha subito preso le distanze dagli editoriali di Famiglia Cristiana chiarendo che quella non è la linea ufficiale della cosiddetta “santa sede”.
Per i gerarchi catto-vaticani, avere “un uomo della provvidenza” fa sempre comodo!
Comunque sia, se perfino Famiglia Cristiana si è accodata, buon’ultima, a quanti da tempo, vedono in berlusconi un novello mussolini, paventando una rinascita di quel mostro chiamato fascismo, evenienza fra le più drammatiche e meglio mascherate da un’attualità in cui tutto depone per il ritorno del puzzone, allora non resta che prepararsi ad una nuova Resistenza nelle piazze, nelle fabbriche, sulla libera stampa, nei luoghi di aggregazione e di lavoro, fuori da quei palazzi del potere nei quali non esiste ormai il modo di esercitare la benché minima opposizione.
La dittatura della cosiddetta maggioranza nei primi cento giorni si è manifestata in tutta la sua virulenza, i provvedimenti adottati sono stati sollecitati da lobby e camarille antidemocratiche, quando non dagli interessi conflittuali di un imputato impunito dinanzi al quale si assiste impotenti al trionfo del malaffare, dell’ignoranza, della volgarità e dell’arroganza.
Opporsi a tutto questo, sollecitare il risveglio delle coscienze intorpidite dal sonno della ragione obnubilata dall’oppio berlusconiano, non è facile. Basta vedere le veementi reazioni suscitate dalla scoperta dell’acqua calda fatta da Famiglia Cristiana per capire il grado di assuefazione in cui versa un’opinione pubblica fagocitata dai macrofagi dell’opinione privata, nel senso che la stessa è ormai priva della facoltà di discernere il grano dal loglio, incapace com’è di sottrarsi all’omologante raccolta dei cervelli portati all’ammasso in quella discarica abusiva che è l’etere, dove, fra sdoganamenti e travisamenti vari, la spazzatura della Storia ha trovato il modo di rigenerarsi dando luogo a organismi geneticamente modificati dalla presunzione di apparire come nuovi, quando invece non sono che la mostruosa riproposizione di un passato che un popolo a corto di memoria ha riportato in auge sobillato da quei mezzi di disinformazione di massa che hanno spianato la strada al più spregevole e sfacciato dei riccastri populisti, icasticamente assimilato ad un caimano, del quale è notoria la subdola propensione predatoria.
E se a ciò si aggiunge un machiavellismo ispirato dalla più bieca e velenosa ideologia destrorsa, razzista e xenofoba, rivelatrice di un modo di intendere la politica in funzione dei propri interessi e di quelli di una ristrettissima cosca attenta solo a salvaguardare il proprio orticello, si comprende quanto sia giusto e condivisibile l’allarme lanciato da Famiglia Cristiana.
Si prendano tutti i provvedimenti adottati dal malgoverno berlusconi sull’onda di un risentimento personale e sociale abilmente fomentato dai cani del padrone: il pacchetto-sicurezza inquinato dal complesso dell’imputato, il lodo alfano-berlusca-schifani, le impronte digitali, le leggi razziali, la lotta all’accattonaggio, la caccia al diverso, l’aggravante della clandestinità, l'ordine pubblico e la presunta in…sicurezza da difendere con la militarizzazione delle città e la secessione che verrà.
Il peso di ognuno di questi provvedimenti, compresi quelli ad personam, porta la nostra vizza democrazia a sprofondare nel fango della deriva autoritaria, in cui la supposta libertà di pochi “eletti” va a detrimento di quella di tutti e per questi ultimi la libertà non sarà altro che una supposta, magari prescritta al posto dell’olio di ricino, ma sempre indicativa di quel concetto che vorrebbe assoggettare la Libertà di un Popolo ai capricci di una maggioranza meramente numerica, peraltro tipica dei peggiori regimi dittatoriali. Sarebbe inutile rammentare alla banda berlusconi l’insegnamento di un certo Stuart Mill “Sulla Libertà” per il quale la maggioranza aritmetica è un’impostura semplicistica della sovranità popolare, tanto più se il cosiddetto Parlamento viene preventivamente formato da personaggi, spregiudicati e pregiudicati, scelti uno per uno dai capibastone del regime partitocratico secondo quanto previsto da una porcata di legge elettorale, ponzata ad hoc, e non certo eletti e selezionati dal voto popolare che in quanto sovrano dovrebbe mandare a quel paese un’intera classe dirigente corrotta e smodata (la società dei magnaccia e dai magnaccioni) trasformatasi in ingordo e insaziabile apparato digerente.
Ricordo il testo di un breve componimento di Bertold Brecht che ben s’attaglia a quest’epoca così uguale a quella che violentò la libertà trasformandola in feroce dittatura, tanto che oggi la si usa faziosamente come vuoto e più astratto sostantivo per imbellettare il partito azienda, mentre ieri campeggiava alla stregua di un aggettivo nazista all’ingresso dei campi di concentramento.
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato,
perché mi facevano schifo.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente
perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere anche me, ma in giro non c’era
più nessuno che osasse opporsi e protestare”.
C’è una brutta aria, c’è puzza di regime, c’è aria da governo autoritario, c’è un clima da “aridatece er puzzone” e sull’onda di quel mefitico effluvio il cavaliere avanza identificandosi ogni giorno di più col puzzone dei romani del ventennio, con quel benito mussolini del quale scimmiotta posture, saluto romano, habitus, cadenza verbale e linea politica.
C’è un libro a tal proposito, scritto prim’ancora che Famiglia Cristiana adombrasse il rischio fascismo che traccia in modo molto serio e allarmante, un parallelismo fra berlusconi e mussolini. In verità parte da Napoleone insinuando fin già dal titolo il sospetto che l’ombra lunga del potere accomuni più di quanto sembri il cavalier silvio berlusconi al cavalier benito mussolini; su entrambi naturalmente giganteggia Napoleone Bonaparte, anche se per me il paragone risulta insultante per il Corso che di certo non pensava di poter annoverare fra i suoi più sciagurati epigoni berlusconi silvio e mussolini benito.
Per chi vuole approfondire l’argomento segnalo il titolo del libro L’ombra lunga di Napoleone. Da Mussolini a Berlusconi, ed Marsilio, scritto da Alessandro Campi, storico dell’Università di Perugia, uno studioso non certo sospettabile di anti-berlusconismo, tutt’altro! Dato che nel bipolarismo culturale molto in voga in questo periodo, l’autore del libro viene collocato a destra figurando fra l’altro fra i consiglieri dell’attuale presidente della camera bassa.
Proprio per questo la lucida analisi di un uomo di parte, una “messa in guardia sulla patologia del potere nell’epoca della politica di massa” dovrebbe far riflettere quanti leggono con malcelata insofferenza e disonestà intellettuale, gli editoriali antigovernativi di Famiglia Cristiana. Certo ha fatto più rumore un editoriale pubblicato sulla rivista dei Paolini non fosse altro perché l’eco è stato amplificato dal milione e passa di potenziali lettori, che non un libro rivolto agli addetti ai lavori e a quella ristretta cerchia di lettori i quali, comunque, hanno l’imbarazzo della scelta visto che il panorama editoriale offre una scelta molto variegata e, in tema di ritorni, mi piace segnalare un altro libro: “Il ritorno del principe” che studia da un’altra angolazione, forse la più pericolosa e veritiera, gli sviluppi e i retroscena della politica italiana.
Nel saggio si sostiene la tesi, peraltro assodata, che la nostra è una democrazia incompiuta, in quanto nel nostro Paese non ha mai attecchito una vera democrazia di stampo liberale.
“La democrazia – si legge – è il governo della maggioranza. Il liberalismo invece è un insieme di regole che includono tra i propri obiettivi quello di limitare il potere della maggioranza” secondo un sistema di pesi e contrappesi che raggiungano un equilibrio perfetto, una forma di governo sperimentata in altri Stati, ma che da noi difficilmente potrà mettere radici, almeno fino a quando uno come silvio berlusconi non smetterà di fluidificare indisturbato sulla fascia destra.
Chissà se il cavaliere e i suoi palafrenieri siano disposti a leggere questo genere di studi dalla prima all’ultima pagina senza provare alla fine un senso di rabbia o di sana e cristiana vergogna.
Leggendo il libro del prof Campi si ritrovano varie analogie fra silvio-benito e napoleone, impressionano varie coincidenze di ordine biografico-logistico: Arcole-Arcore, Villa San Martino, lo stesso nome della dimora di Bonaparte all’Isola d’Elba e una delle principesche magioni del piccolo principe italiota, la vicinanza tra Palazzo Grazioli, domicilio romano del cavaliere che, tanto per cambiare, è situato in via del Plebiscito - sic – e Palazzo Bonaparte a Roma, per non dire dell’altarino di statuette dell’imperatore di Francia eretto a Villa Certosa, una delle sedici o diciotto megaville sparse nel parco mondo di silvio.
Ma questi non sono che dettagli, anche se poi è l’analisi comportamentale a delineare il modus vivendi insieme alla forza visionaria, al modo spregiudicato di intendere e utilizzare il potere, al desiderio di autoaffermazione, a quella megalomane concupiscenza che hanno fatto di silvio una brutta copia di Napoleone e un alter ergo di benito. Questo sul piano oggettivo, mentre su quello soggettivo e caratteriale, emerge l’antropologia e la psicologia di un esercizio del potere per così dire onnipotente: “autentico demone che consuma l’anima”.
Febbre interiore, dunque, megalomania, complesso di superiorità (e, per quel che concerne il solo silvio, complesso dell’imputato-impunito), riduzione a sé della sfera pubblica (l’Etat, c’est moi!), tentazioni dinastiche familiari (tanto che a silvio forse succederà Piersilvio), mancanza di pudore, sfacciato esibizionismo, sfrontatezza; senza contare “il ricorso sistematico, scontato, alla menzogna”, la verità costruita ad arte e imposta a sigillo del comando.
L’autore del libro dimostra con dovizia di fonti come Napoleone fu il modello al quale si ispirò mussolini, ma tra quest’ultimo e silvio la “filiazione” o addirittura la “reincarnazione” in chiave pseudo democratica, se lette col senno di poi appaiono ancora più lampanti nella loro drammatica attualità.
Stessa gioventù scapestrata, la mamma di entrambi portava lo stesso nome (Rosa), stessa mancanza di veri Maestri, stesso straripante egocentrismo, stessa incontinenza verbale, stessa mostruosa mole di lavoro (procedere a tappe forzate, non conta la qualità ma la quantità, poiché il rapporto causa-effetto è strategico per l’immagine, per il conseguimento e il mantenimento del potere, costi quel che costi, magari anche una guerra, un complotto, la censura e l’abolizione dell’habeas corpus) e ancora insicurezza, mania di persecuzione, stesso camaleontismo, stessa teatralità, stesso esibizionismo e voglia di apparire per nascondere dietro una facciata di falso perbenismo l’immensa miseria umana che spinge i meneurs des foules (altro dato in comune) a infinocchiare il prossimo, a trasformare i cittadini in sudditi e i sudditi in pecore.
Tribunizio e rude il mussolini, televisivo e fondotinto il berlusconi: nell’uno prevale il cipiglio militaresco, delle decisioni irrevocabili, nell’altro s’impone l’imbonitore con il suo il falso sorriso da irrevocabile presa per il culo.
Come se la Storia d’Italia, avanzando col suo fascismo perenne, adeguasse le proprie forme espressive per meglio conservare gli archetipi del potere, fino al compimento di un ciclo che se prendiamo come buono il ventennio della buonanima, dovrebbe ancora riservarci cinque anni di berlusconate, di presidente imprenditore, allenatore, casalingo, operaio, chansonnier, tombeur de femme, gaffeur e spazzino nel paese da marciapiede, regista non più occulto di una farsa, che a ragione del patronimico (così affine al genere burlesque) si fa burla, costi quel che costi, di una Nazione intera. Da qui l’inesorabile reductio di silvio ad benitum.
Entrambi autodidatti, self-made man, quindi outsider di una politica che trae dalla demagogia e dal più bieco populismo la propria ragion d’essere manifestando un decisionismo di stampo eversivo. Tutti e due convinti di essere degli artisti, dei musicisti, volgari istrioni e satrapi consapevoli, imbellettati seduttori (si fa per dire) instancabili (si fa per ridere) e celebratissimi dai loro harem; veri e propri rais capaci di intrattenere un rapporto quasi orgasmico con la folla, con tutti i rischi, per la folla beninteso, che un rapporto del genere “non protetto” comporta poiché “in un silenzio assordante anche una sola parola – per giunta pronunciata da un prete – finisce per scandalizzare”.
Esprimo la mia solidarietà a don Antonio Sciortino e al comitato di redazione dei periodici San Paolo, in queste ore bersaglio di calunnie e di atti di intimidazione da parte di politici fascisti e intolleranti secondo i quali i preti giornalisti “avrebbero fatto meglio a tacere per evitare altre polemiche”. Evidentemente non sanno che cosa sia la libertà di stampa e ignorano l’art. 21 della Costituzione Italiana così come non conoscono il valore della Verità e il riferimento che Qualcuno vi fece affermando che “la Verità vi renderà liberi”.
Forse qualche altro in alto loco sta per chiedere la testa del direttore di Famiglia Cristiana, le voci fuori dal coro in certi ambienti sono sempre poco gradite. E io ne so qualcosa.
Dopo il decreto bavaglio per Marco Travaglio se ne sta preparando un altro, più piccolino, per i preti giornalisti e per don Sciortino. Ai quali dedico una frase di Martin Luther King:
“Più del clamore degli ingiusti, temo il silenzio degli innocenti”.

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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33