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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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CIAO, ANDREA

Post n°533 pubblicato il 30 Novembre 2008 da bargalla

                 


Aveva scelto una fredda e piovosa giornata di fine novembre per volare giù dal quinto piano di un residence, affidando alla pioggia le lacrime di una vita vissuta a metà, scelse il modo più drammatico per uscire di scena, un suicidio nel più teatrale dei luoghi: un esclusivo quartiere borghese di una grande città in cui aveva abitato fino a quando non si seppe che lui aveva contratto l’aids.
Il pregiudizio, l’indifferenza, il falso perbenismo e l’emarginazione lo marchiarono a fuoco, andò ad infoltire i nuovi “untori” della peste del secolo, passò da un ospedale all’altro; sapeva tutto dell’hiv, dell’azt e dei retrovirus.
Per un po’ si convinse di potercela fare.
Cominciò a frequentare associazioni di volontariato, sfidò la diffidenza dei benpensanti, parlò di prevenzione, dell’importanza del test anti-hiv e dell’uso del preservativo, invitò a non sottovalutare la gravità e il rischio del contagio; spiegò che “un sieropositivo non doveva essere confinato nel lazzaretto in attesa dei monatti”.

All’inizio ebbe l’affetto dei suoi cari, quando però venne meno anche quel minimo di calore umano, la sua condizione di “appestato” lo condusse quasi per mano nella depressione più nera, non riusciva a trovare le ragioni, semmai ce ne fossero, per comprendere e accettare la sofferenza e la malattia.
Improvvisamente si rese conto di non avere più futuro, nessuna speranza di guarigione, era diventato un terribile caso clinico dalla prognosi infausta.
A nulla valsero l’affetto e la vicinanza dei pochi amici rimastigli, il pietismo lo infastidiva, la malcelata compassione lo irritava e reagiva con rabbia, lui solitamente mite e riservato, rivelava il lato più aggressivo graffiando col sarcasmo, l’invettiva e l’ironia, certi moralisti da strapazzo che come avvoltoi lo tormentarono fino alla fine.
Nonostante tutto continuava a dipingere e a squarciare col bisturi le tele lasciate a metà, messaggio e presagio di una fine che, seppure paventata come inevitabile, veniva solo rinviata. Era solo questione di tempo.

E’ solo questione di tempo, andava ripetendo.
Si sentiva un “morto che cammina” una condanna forse più insostenibile della stessa colpa, semmai potesse ravvisarvi una qualche forma di colpa in quello che certa insulsa morale considera peccato.
L’allegria e la gioia di vivere che da ultimo facevano da contraltare a certe sue considerazioni sulla morte venate di rassegnata malinconia, col senno di poi possono essere interpretate come un bilancio delle illusioni, l’inventario del dare e dell’avere tracciato in occasione di una possibile cessazione di attività, senza avere più il conforto di quella speranza, l’agognata guarigione, che di solito evita di precipitare nell’abisso della disperazione.
Solo la morte, diceva, ci rivela il vero senso della vita, solo la morte ci svelerà il significato del destino, del dolore e della sofferenza. E vedremo nell’immancabile capovolgimento dei valori, dei successi e delle giustizie, chi è veramente arrivato alla meta e chi si è perduto per strada. Forse solo allora gli Ultimi saranno davvero Primi. E forse solo allora sapremo finalmente con certezza che la sventura e la tribolazione trascinate come pesanti catene, erano soltanto delle ali leggere dispiegate per raggiungere il Cielo.

Per dare più enfasi ad un gesto estremo, reso ancor più intenso da una stringente attualità che una volta l’anno si ricordava di quelli come lui, decise che il 30 novembre, giorno del suo onomastico, sarebbe stato il giorno del suo addio.
Il giorno dopo, i giornali avrebbero parlato anche di lui, un atto disperato di resa incondizionata ad un male che piega e curva l’anima così da diventare un arco che solo in questo modo riesce a scoccare la freccia più in alto e più lontano possibile fino a colpire la sensibilità di Tutto quel che distrugge e costruisce, inaridisce e vivifica, annienta e crea, capovolgendo i valori delle cose senza riuscire a debellare i germi di viltà, egoismo, orgoglio, cattiveria e indifferenza che albergano nel cuore dell’uomo.
Quattro righe in nera per un suicidio non si negano a nessuno.

Un tonfo sordo sul selciato, la vita che si spegne in una pozza di pioggia rossa, il lacerante suono della sirena, il lampeggiare dell’ambulanza, un presentimento, l’arrivo trafelato di noi monatti, un groppo di pianto ricacciato in fondo all'anima.
Forse Andrea, ci vide mentre cercavamo inutilmente di ripristinare quel battito che l’aveva aiutato a volare. Quell’alito di una vita vissuta nel tormento, si era spento crudelmente nel volgere di un attimo. Era come se d’incanto avesse conquistato la perfetta letizia, nessuna smorfia di dolore, giaceva esanime con lo sguardo fisso verso il Cielo.
Aspettava solo che qualcuno gli chiudesse pietosamente le palpebre, gesto e soggetto tante volte immaginato e raffigurato, disegni, schizzi e frammenti di un’esistenza che riprende vita nel ricordo di quanti gli vollero bene.

Ciao, Andrea

                 

«Meno persone sono infette da HIV. Meno persone stanno morendo di Aids. Si tratta di un successo dovuto a quanti nel mondo stanno guidando la lotta per fermare l’Aids i governi mantengono i loro impegni di accrescere l’accesso universale a attività di prevenzione, trattamento, cura e sostegno. Ma è solo l’inizio. Non c’è spazio per il compiacimento. Non sconfiggeremo l’Aids così presto. L’infezione Hiv procede più velocemente della nostra capacità di trattare i malati. L’Aids resta una delle prime dieci cause di morte nel mondo. La numero uno in Africa».

«La sfida ora consiste nel garantire supporto a quanti sono impegnati in prima fila in questa lotta occorre costruire su ciò che è già stato avviato, e mantenere questo slancio. Va messo un termine alla discriminazione che ancora pregiudica la possibilità che molti possano apprendere come prevenire l’Hiv e ottenere trattamenti terapeutici. C’è bisogno di risorse, abbastanza da erogare servizi destinati a produrre un impatto reale nelle comunità e in interi paesi. La necessità di guidare l’azione, responsabilizzare gli attori e produrre risultati sull’Aids è più reale e urgente che mai».

                                                                         
                                                                
Ban Ki-Moon           

                                               Segretario Generale delle Nazioni Unite

 
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