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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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OPPORSI AGLI SPETTRI DELLA RELIGIONE E AI LORO VATI

Post n°534 pubblicato il 03 Dicembre 2008 da bargalla

 

Un buon psicanalista leggendo i giornali di questi giorni potrebbe agevolmente mettere a nudo la parte più oscura di una istituzione che attraverso i suoi pronunciamenti rivela una perversione di fondo sulla cui natura ci sarebbe molto da dire. Mi riferisco agli ultimi veti frapposti dai gerarchi catto-vaticani in materia di omosessualità e riconoscimento dei diritti delle persone disabili, laddove da una parte si criminalizza un comportamento sessuale, in puro stile omofobico e misogino, avallando sadicamente sanzioni, torture e pene capitali, con buona pace di quella difesa della persona e della vita che viene a sproposito evocata quando si vorrebbe impedire ai portatori di handicap di esercitare il diritto alla pianificazione familiare e riproduttiva e l’accesso ai servizi sanitari, vedendo in questo un eventuale ricorso alla pratica abortiva.

E se anche fosse?
Con quale autorità la lobby clericale si arroga il diritto di decidere in questo come in altri campi in cui il religere è solo un pretesto ideologico dall’evidente connotazione politica, di cui si abusa a sproposito per imporre con la forza del fideismo, una morale dogmatica che fa a pugni col giusnaturalismo e il diritto naturale e, in definitiva, con l’Uomo?
Il fondamentalismo concettuale che emerge da certe prese di posizione a dir poco risibili nel loro essere eminentemente paradossali, inumane e incongruenti, palesa il carattere sessuofobico di un magistero che ha costruito un’antropologia dell’ignoranza e dell’astinenza contro l’umanesimo condannato a regredire in quella sorta di medio evo prossimo venturo che vorrebbe la religione catto-vaticana come principio sui generis e il clero pretaiolo come classe dirigente e incontrastato ordine feudale.

Rompere questo schema, impedire la capitolazione della Ragione e il quotidiano lavaggio del cervello, credo sia vitale per la sopravvivenza dei sistemi democratici fortemente condizionati da una visione teocratica e assolutistica del potere che limita fino ad annullare ogni forma di libertà potendo circuire le coscienze fino ad assoggettarle e in tal modo influenzare finanche la vita sessuale, il rapporto di coppia, la vita di relazione e la stessa polis; per non dire dei molti limiti posti alla ricerca scientifica da saccenti ignoranti oscurantisti che se fosse per loro saremmo ancora alla teoria tolemaica e ai primordi di un progresso che, in una sorta di regressio ad infinitum, permette ancor oggi ai dissoluti idolatri degli assoluti di interferire pesantemente nel perenne fluire della vita e delle coscienze.
La religione chiesastica e settaria che reclama l’esclusività del prodotto-dio ritenendosi depositaria unica di presunte verità rivelate e sfrutta per il proprio tornaconto il depositum fidei, è un atavico problema, non è la soluzione. La casta sacerdotale che da essa prende scaturigine e pretende privilegi è una costruzione culturale, retaggio di ancestrali pulsioni che hanno l’ardire di codificare comportamenti e stabilire a priori ciò che è bene e ciò che è male, condannando tanto per dire l’epicureismo e l'evoluzionismo.

“Questo, in tali argomenti, è il mio timore: che tu non supponga
di iniziarti ai principi di un’empia dottrina, d’imboccare
una via del delitto. Anzi, al contrario, spesso proprio
Religione ha dato vita ad azioni delittuose ed empie…
A tanto poté spingere la Religione, nel male.”
Se gli uomini avvertissero che esiste un limite
determinato per le sofferenze, in qualche modo riuscirebbero
a opporsi agli spettri della Religione e alle minacce dei vati…

Ho estrapolato qualche verso dal Libro Primo del De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro perché ben si attagliano a questo tempo infausto alla Patria nostra divenuta terreno di conquista ad opera di orde barbariche che fanno scempio della Ragione usando l’empietà della religione.
Negare diritti inalienabili, porre dei limiti al progresso scientifico, imporre la propria morale è come violentare l’animo umano, esercizio e manifestazione di feroce e sadica perversione che si rivela nell’oppressione di qualsivoglia dissenso trovando spesso nel fanatismo religioso, nel partito di dio, il braccio armato di una legge che prevarica, emargina e criminalizza.

ELOGIO DI EPICURO

"La vita dell’uomo, dinanzi agli occhi di tutti vergognosamente stava,
abbattuta in terra, schiacciata sotto Religione opprimente,
che il capo dalle regioni del cielo mostrava,
con sguardo terrificante incombendo sopra i mortali:
e allora per primo un uomo di Grecia gli occhi mortali contro
di lei osò alzare, primo ergersi contro;
lui, né reputazione degli dei, né fulmini, né, con minaccioso
borbottio, il Cielo, lo trattennero, ma ancora di più l’aggressiva
forza dell’animo eccitarono, sì ch’egli bramasse svellere,
per primo, le sbarre chiuse delle porte di Natura.
Dunque la forza vigorosa dell’animo ebbe vittoria, e lontano
avanzò, al di là delle mura del mondo che gettano fiamme,
e l’Infinito tutto percorse con la ragione e con l’animo:
da lì a noi riferisce, vittorioso, ciò che possa aver nascita,
ciò che non possa, per quale legge infine abbia, ogni cosa,
campo d’azione determinato, e confini infissi nel profondo:
perciò Religione, gettata sotto i piedi, a sua volta
è schiacciata, la vittoria noi rende uguali al Cielo."

 - DE RERUM NATURA- Libro Primo vv. 62-79

 
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