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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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LO STRABISMO DELL'ANNUNZIATA

Post n°544 pubblicato il 19 Gennaio 2009 da bargalla

                 

Dopo 22 giorni di pesante offensiva militare, Israele in un sussulto di resipiscente umanità, ha iniziato a ritirare le sue truppe dalla Striscia di Gaza, una fragile tregua concede ai Palestinesi sopravvissuti di riprendere quantomeno a sperare in un futuro di pace anche se per loro sarà difficile esorcizzare lo spirito guerrafondaio che preme e si accanisce alle sue frontiere con una violenza sempre più spaventosa e inaudita.
Dinanzi alle immagini di morte e distruzione che giungono dalla Striscia di Gaza è impossibile non provare pietà per le vittime e rabbia per i carnefici; è umanamente impossibile “giustificare” un massiccio ricorso alle armi per annientare un nemico praticamente inerme. Ogni altro sentimento, ogni altro tentativo di vagliare torti e ragioni passa in secondo piano, diventa vuota retorica, neghittosa accondiscendenza e strumentalizzazione politica e davvero non capisco lo strabismo e la cecità di quanti, soprattutto in Italia, negano l’evidenza di un massacro che, purtroppo, ha tutte le caratteristiche della ritorsione e della rappresaglia, una indiscriminata punizione collettiva, una bestiale vendetta dettata dalla pedissequa, fanatica applicazione della legge del taglione.
Tu mi graffi, io ti sbrano, tu mi lanci un razzo, io rispondo bombardando le tue città; tu rivendichi il giusto possesso della tua terra, io la occupo manu militari, la colonizzo democraticamente spalleggiato da un Occidente che evoca lo scontro di civiltà; creo dei kibbutz, mi insedio nei territori occupati sottraendo terra all’agricoltura palestinese. Impedisco che giungano arrivi umanitari, riduco un popolo alla fame e alla disperazione, gli taglio la luce, l’acqua, il gas, costruisco un muro, faccio di un palestinese un profugo e lo confino in un campo di concentramento e così in una sorta di crudele Nemesi storica faccio agli altri quello che in mostruosi tempi bui il nazifascismo ha fatto a me, popolo prediletto al quale il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ha promesso una terra dove invece del latte e miele scorre copiosamente il sangue degli innocenti.

Un nuovo olocausto offerto al dio degli eserciti da un popolo eletto, il quale sembra aver dimenticato (nonostante ogni Vad Yashem e ogni Memoria condivisa) di essere stato vittima sacrificale della follia umana, diventato nel frattempo crudele carnefice di un altro popolo che forse ha solo il torto di rivendicare il proprio diritto all’esistenza entro confini certi e sicuri.
Inutile scomodare la geopolitica e i grandi della terra schierati sempre dalla parte del più forte, le comode accuse di terrorismo, le sfere d’influenza esercitate da regimi e sistemi cosiddetti imperialisti e l’insopportabile peso di una religione, qualunque essa sia, diventata sinonimo di fideistica violenza e di fondamentalismo; per rendersi conto di quel che accade lungo quel martoriato confine basta analizzare la quotidianità più spicciola: una popolazione ridotta alla fame, alla povertà, scientemente privata dei mezzi di sussistenza e impossibilitata ad uscire dai ristretti confini di un lembo di terra sempre più simile ad un campo di concentramento.
Le sofferenze, l’arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione e la privazione della dignità umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, della Cisgiordania e tutti coloro che in quella tormentata regione sono costretti a vivere sotto l’oppressione di un altro Stato che fa di tutto per essere considerato come “un nemico occupante” non possono subire senza reagire.
In condizioni simili il ricorso alla violenza per affermare il proprio diritto all’esistenza credo sia dettato dall’istinto di sopravvivenza. Chiunque in un contesto simile potrebbe diventare, suo malgrado, un terrorista; chi non ha più niente da perdere se non la vita, la sacrifica così come hanno fatto certuni passati alla Storia come “Patrioti”.

Ho visto recentemente il film “Il giardino dei limoni” che può anche non piacere agli strabici cinefili di casa nostra, ai cosiddetti amici di Israele, ai fascisti vecchi e nuovi, ma è pur sempre emblematico di un modo di intendere il principio di autorità che nel caso specifico diventa autoritarismo; emblema, nel suo piccolo, di quello che in questi giorni sta accadendo a Gaza e nei territori occupati. Si racconta una vicenda di ordinari soprusi consumati nel supremo interesse di chi sa farsi forte del suo armamentario bellico per schiacciare il più debole: un limoneto di proprietà di una vedova palestinese viene praticamente raso al suolo perché confina con la nuova residenza del ministro della difesa israeliano e ne “disturba” la sicurezza.
I Palestinesi sono purtroppo abituati a questo genere di cose, li si vorrebbe ancora più remissivi e si sta facendo di tutto per ridurli all’impotenza; si sta facendo di tutto per sterminarli, c’è chi parla di genocidio e accusa senza mezzi termini Israele di crimini di guerra. D’altronde, non si può fare altrimenti con uno Stato che non pago delle stragi di Sabra e Chatila e delle cluster bomb rilasciate nell’ultimo conflitto contro gli ezbollah libanesi, continua a bombardare insediamenti civili, scuole, ospedali e sedi Onu nella Striscia di Gaza usando impunemente armi di distruzione di massa come le micidiali bombe al fosforo bianco e le famigerate mini atomiche “tascabili” meglio note come “Dime”.
Le bombe al fosforo bianco ustionano e distruggono il tessuto organico delle vittime, le atomiche tascabili sono in grado di rilasciare microschegge che tranciano i tessuti molli e, oltre a causare la morte degli sfortunati bersagli, innescano una reazione a catena nei tessuti dei sopravvissuti provocando con il passare degli anni un inesorabile processo tumorale.
Armi non convenzionali e armi impiegate in via sperimentale da veri e propri criminali di guerra in una zona ad altissima densità abitativa; sorge il dubbio che questa guerra lampo sia stata programmata proprio per sperimentare qualche altro micidiale ordigno bellico.
Le armi di distruzione di massa necessitano di una massa per la sperimentazione, niente di meglio della Striscia di Gaza trasformatasi in un infernale laboratorio strapieno di donne e bambini, cavie inconsapevoli e vittime sacrificali del dio degli eserciti.

Le foto pubblicate, le immagini strazianti di morti e feriti, i corpi estratti dalle macerie e le testimonianze degli operatori sanitari non lasciano spazio a dubbi di sorta: gli effetti sull’organismo di quei micidiali ordigni bellici rivelano l’impiego di armi di armi che la Ragione fatica a ritenerle frutto dell’ingegno umano. Che razza di uomo è mai quello che si spreme le fottute meningi per inventare e costruire strumenti di morte?
Ora si quantificano i danni, si contano i morti e i feriti e si scopre che su oltre 1400 morti solo 48 erano miliziani di hamas, gli altri erano vecchi, donne, bambini e cittadini inermi; 13 erano operatori sanitari (e la cosa mi tocca personalmente). Scuole, ospedali e ambulanze nel mirino come se fossero obiettivi militari da colpire e distruggere senza farsi scrupolo alcuno.
Intanto si scava fra le macerie, si scoprono altri cadaveri, si recupera quel poco che si è salvato dalla furia distruttrice: un libro di scuola, un peluche impolverato, tracce di una vita vissuta al limite dell’umana sopportazione sapendo di essere costantemente sotto tiro.
Vorrei vedere al posto dei Palestinesi sotto assedio quegli sciacalli che nel cortile di casa nostra starnazzano e sbraitano contro un’informazione che ha solo il merito di squarciare l’assordante silenzio che circonda le operazioni militari dell’esercito israeliano.

A parte lo strabismo di qualcuno che pure è sintomatico di un malessere che impedisce agli italiani di analizzare la realtà senza i paraocchi di un’informazione irreggimentata, quel che fa più specie è la sguaiata reazione di una certa parte politica che, evidentemente, ha molto da farsi perdonare proprio perché trae linfa e fondamento da una tradizione fascista e antisemita.
Si schierano acriticamente a favore di uno Stato che occupa militarmente un altro Stato e così facendo dimostrano di essere più razzisti di quanto già non lo fossero ai tempi delle famigerate leggi razziali; in tal modo assecondano violenze e soprusi, giustificando la guerra e i suoi eccessi non fanno altro che considerare i Palestinesi figli di un dio minore.
I soloni con le facce di bronzo e i culi di pietra poggiati nei salotti buoni della politica discettano di strategie belliche e di guerra contro hamas, mentre l’esercito israeliano bombarda gli ospedali, e c'è ancora chi si pronuncia sul diritto di Israele all'autodifesa.
In qualsiasi Stato degno di esser definito civile, l'autodifesa è proporzionale all'offesa, non così nel caso in questione dove l'asimmetria è piuttosto evidente.
Il signor gianfranco fini ha definito “indecente” e osceno il taglio giornalistico dato da Michele Santoro nella scorsa puntata di “Anno Zero” considerata nell’argomento trattato (“la guerra dei bambini”) troppo filopalestinese, e per questo da biasimare e censurare.
Il signor gianfranco fini è parte integrante dell’establishment e “l’oscenità – scriveva Marcuse – è un concetto morale che appartiene all’arsenale verbale dell’establishment, il quale ne tradisce il significato nel mentre lo usa, in quanto lo applica non alle espressioni della sua propria moralità ma di quella altrui”.
Indecente non è una trasmissione televisiva, ma una guerra combattuta oscenamente calpestando ogni forma di umanità. Indecente non è la libera informazione, ma la censura.
Una lezione di giornalismo, seppure condizionata dalle emozioni, inevitabili nella formazione delle opinioni, è stata considerata da una onorevole pennivendola “mestatoria e confusiva, tesa a creare la criminalizzazione dello Stato di Israele”. Ma, non è certo un’indecente puntata televisiva per quanto faziosa a cambiare la realtà dei fatti, chi afferma il contrario nega l’evidenza, avalla il sopruso e diventa complice di uno Stato che si criminalizza da sé scatenando guerre e occupando territori, così come avviene da quarant’anni a questa parte in spregio ad ogni risoluzione delle Nazioni Unite.
Si lamentano se qualcuno per protesta brucia la bandiera con la stella di Davide e lo fanno mentre l’esercito di Israele brucia a centinaia non le bandiere, ma le vite stesse dei Palestinesi.
E poi hanno anche l’ardire di gridare al complotto antisemita!

Due Stati e due Popoli, si sente dire; un inutile ritornello periodicamente rotto dal fragore delle armi, un dissonante assioma che sembra vanificato da un’equazione crudele quanto mai: se all’epoca della Shoa per un tedesco morto venivano fucilati dieci Ebrei, oggi all’epoca dell’intifada per ogni Israeliano morto, vengono uccisi cento Palestinesi; per ogni razzo di hamas che arriva in Israele, l’esercito della stella di Davide dispiega la sua micidiale potenza distruttiva come se la vita degli uni e degli altri avesse un diverso peso specifico condizionato dalla follia umana, come se la vita di un bambino Israeliano fosse più preziosa di un bambino Palestinese. E allora si uccidano pure i bambini palestinesi, prima che possano crescere e diventare dei potenziali terroristi che attentano all’integrità dello Stato Israeliano.
Chi ha seminato morte e distruzione cinicamente si scusa del “disagio” creato e assicura agli abitanti di Gaza “cibo e aiuti umanitari”. Come se tutto fosse stato un terribile, inevitabile equivoco, un’errata scelta tattica che evidentemente non ha sortito l’effetto sperato.
Emblematico il commento di un soldato israeliano: “Avevamo un appuntamento con hamas, ma hamas non si è presentato”.
Tutto è rimandato a data da destinarsi, nell’attesa hanno ammazzato il tempo e con esso i sogni e le speranze delle donne incinte, delle mamme, dei papà e dei bambini della Palestina.
Il mito di uno Stato di Israele che sopravvive solo grazie alla ragione della forza e alla propria capacità di combattere è contrario alla stessa Ragion d’essere e rappresenta il più grande pericolo per lo stesso Israele.
Non per niente Ytzhak Rabin è stato assassinato da un fondamentalista ebraico, non da un palestinese, si badi bene ma da un colono estremista contrario all’avvio di un processo di pace che mirava a risolvere il conflitto israelo-palestinese.
Non si tratta più di essere filo-Palestinesi o anti-Israeliani, la posta in gioco è troppo alta e in gioco c’è la dignità violata di un Popolo costretto a vivere in una prigione a cielo aperto, in gioco c’è l’etica fondamentale del genere umano, l’unico “fondamentalismo” per il quale vale davvero la pena di battersi. 

       
A Palestinian child at a morgue in Rafah, southern Gaza Strip, killed during an Israeli attack on 16 January 2009. (Hatem Omar/MaanImages

       Smart bombs murdering children da freegazaorg.
This is one of a set of photographs taken inside the Gaza Strip during the Israeli invasion , from 26th December 2008 to.........?
These photograhs were taken by the Palestinian co-ordinator of the International Campaign to end the siege on Gaza. She has titled her photographs: 'Gaza Terrorists'. 'In the end we will remember not the words of our enemies, but the silence of our friends'. These photos are one set of the photostream of the Free Gaza movement: www.freegaza.org 



        

 
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