Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

 

Ultime visite al Blog

pino.dibenedettoossimorabargallardapiaggisteph27nikya1pinellogiuseppenapoli891540mariomancino.mluisinioIl_Signore_RaffinatocamarossogiacintoingenitoMaurizio_ROMAmonacolio
 

Area personale

 
Citazioni nei Blog Amici: 10
 

Ultimi commenti

insisto...nella speranza di risentirti...anche in privato...
Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
 
Sarebbe bello rivederti comparire...con qualsiasi scrittura...
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
 
torna....
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
 
Adoro gli idra!
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
 
Carino sto post ... :-)
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

I miei Blog Amici

 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

« LO STRABISMO DELL'ANNUNZIATACHI TACE, ACCONSENTE! »

DEONTOLOGIA DEI PRECETTORI

Post n°545 pubblicato il 25 Gennaio 2009 da bargalla

                 

Nella Patria del diritto e del rovescio, può accadere che il guardasigilli racconti al popolo bue la storiella della legge uguale per tutti e poi come morale della favola suggelli col suo patronimico un lodo che concede sovrana impunità al suo signore e padrone-padrino, smentendo in tal modo se stesso e un Principio ogni giorno violato dalla spocchiosa presunzione di un re, nudo quanto mai nessuno, il quale pensa e pretende di essere al di sopra della Legge e di ogni sospetto; per quanto sia l’Una, ripetutamente violata, che l’altro, subdolamente rimosso, siano due facce della stessa patacca in similoro coniata per celebrare l’avvento del regime mediatico e l’untuosa propensione di un presidente del consilvio, affetto da uno straripante complesso di superiorità, a ritenersi investito di un’autorità usurpata e certificata da una calderolistica porcata e dalle famigerate plurimae leges ad personam. Tanto che, per dirla col buon Giovanni Raboni, nel “trionfo del malaffare chiunque…può vedere pregiudicati e delinquenti d’ogni risma e colore mettere sull’attenti compunti picchetti d’onore”.
Nella patria del dritto e del sovescio può anche accadere che un ministro del walfare (perfino il ricorso ad un barbarismo indica l’atto di barbarie sotteso al caso in questione) abusi del suo potere per concimare gli infestanti integralismi clerico-fascisti ed emani un atto di indirizzo privo di validità giuridica, ma prevaricante nel suo stile tipicamente mafioso, impedendo col ricatto del ritiro dell’accreditamento e del taglio dei fondi, che una clinica “privata” applichi una sentenza della Cassazione con la quale si autorizza l’interruzione dell’accanimento terapeutico ad una persona, ad una donna, che a tempo debito aveva manifestato l’intenzione a non essere sottoposta ad atti e provvedimenti lesivi della libertà di cura e di coscienza.
Una condanna a vivere, se vita si può chiamare lo stato vegetativo persistente, una sentenza emessa da quanti violentano la coscienza altrui per imporre a suon di scomuniche e anatemi una visione dogmatica e deterministica della vita, che esula da qualsiasi ragionevole logica per essere con violenza ricacciata in quella concezione “utilitaristica” della stessa non-vita che permette a ratzinger e ai suoi cambiavalute di applicare interessi da usuraio a quei valori che definiscono non negoziabili, salvo poi smerciarli a prezzi di puro realizzo allorquando al foro boario dello spirito si presenta un loro azionista satollo di indigeste plusvlenze. Vero Lolek?
Nella patria dei baciapile e dei sepolcri imbiancati può accadere che il clericalume imperante detti l’agenda politica al fariseume trionfante disseminando di dogmatici sillogismi tutto lo scibile umano avendo peraltro la dabbenaggine di affermare che le leggi dello Stato italiano sono confuse ed eticamente discutibili anche se in molte di esse ci hanno messo il loro sporco zampone ingerendo e digerendo negli affari interni di uno Stato che ha fatto della laicità un inutile orpello senza il quale la deriva clericale in atto spiana la strada agli assolutismi dei più vari e noti dissoluti.
E così in una sorta di perversa deontologia della tirannide si perpetua l’uso improprio di un autoritarismo del sacro che non riuscendo più conquistare le anime circuisce i corpi assoggettandoli alla chiesastica precettistica del clericalume imperante.

Una mancanza di carità cristiana, un’assenza di humana pietas è all’origine di quella che qualcuno ha definito “theologia oeconomica” laddove l’aggettivo richiamante l’idea del mercato è quanto mai pregnante in tempi in cui l’homo oeconomicus è insieme misura e pietra d’inciampo di un sistema ingiusto quanto mai che si insinua fin nelle pieghe dell’Anima, circuisce i corpi e lucra in modo spudorato sul concetto di vita e di morte imponendo il dazio del loro benestare, o negandolo del tutto, all’esercizio di una libertà che, trattando la coscienza, pone fortemente a rischio l’esistenza non già della vita umana, bensì quella della setta catto-vaticana i cui affiliati si trasformano volentieri in avvoltoi facendo strame delle umane coscienze e di un Diritto che pure giudica congrue la volontà di una paziente o di un suo tutore, avverso il prosieguo di cure nel frattempo diventate accanimento terapeutico e mediatico.
L’innaturale opposizione clericale (teologico-fondamentalista) della setta catto-vaticana sulla vicenda di Eluana Englaro, "morta" da 17 anni e tuttavia mantenuta in "vita" artificialmente dai moderni presidi medico-scientifici, si fonda sull'idea del credito, e diventa così un mero problema di mercificante "teologia economica" che annichilisce ogni altra presunzione di verità rivelata.
L'anima immortale, secondo la complicata e mai del tutto chiarita concezione cattolica (si pensi all'anima "nocchiera" del corpo nell'Agostino Platonico-Plotinico, ridefinita criticamente dall'averronian-aristotelico Tommaso fino alle revisioni in corso d’opera che ritengono, in tempo di rianimazione, genetica ed embriologia, superata anche la scolastica del Doctor Angelicus) non muore e il "corpo vitale" che la contiene è semplicemente dato in prestito. Che cosa sia la morte la Chiesa cattolica lo ignora e non sa spiegarlo, fuori da ogni vieta allusione al mistero salvifico.
Certo è che l'imbalsamazione egizia ha trovato nei vescovi di Roma dei grandi estimatori, ed è noto che pio dodicesimo, evidentemente non del tutto pronto per la "felicità eterna", si fece iniettare alcune dosi di "cellule rigeneranti" da Paul Niehans, il padre della terapia cellulare. Benché tale trattamento, noto come "elisir dell'eterna giovinezza" (vi si sottoposero anche C. Chaplin, M. Dietrich, K. Adenauer, W. Churchill, Hirohito, C. de Gaulle e Miles Davis; nulla è dato sapere a tal proposito sul conto dell'attuale presidente del consilvio estremamente sensibile al tema dell’immortalità) non sia accettato dalla comunità scientifica, pio dodicesimo nominò il Niehans membro dell'accademia pontificia delle scienze.
Ai comuni mortali, che non si possono permettere un mausoleo nel giardino di casa o una sepoltura con tanto di mummificazione nelle grotte vaticane, si dice che "la vita è in prestito".
Illuminante a tal proposito risulta essere la glossa comunemente usata dagli esegeti per chiosare alla stregua di un inviolabile sigillo la parabola dei talenti: "La parabola ci ricorda che la nostra vita, la salute, le nostre energie e talenti in qualche modo sono solo presi in prestito".
Di conseguenza, per mantenere un potere millenario, che ha la pretesa di organizzare l'esistenza universale del genere umano attraverso la sottomissione dello stesso ai diktat del magistero papale, ha dispiegato sulla e nella storia (che per loro si identifica con la chiesa costantiniana e col sacro romano impero), insieme a precetti e canoni vari, hanno elaborato l’idea di un credito esigibile senza scadenza: la “cambiale dello spirito” da esibire in punto di morte al caronte tonsurato che così certifica la restituzione della vita avuta in dono.
La tesi del magistero papale è che gli esseri umani (naturaliter maiorennes) non sono liberi di disporre del loro corpo, della loro vita e della loro morte perché non sono valori che gli appartengono, li hanno ricevuti in comodato d’uso: è necessario che qualcuno ricordi loro la scadenza contrattuale, la restituzione e il pagamento della relativa quietanza; necessitano pertanto di una guida, di un petulante precettore sempre pronto ad esigere sottomissione, a vomitare improperi e a sputare sentenze. Gli esseri umani debbono inoltre conformare le loro Leggi alla morale dogmatica imposta dai dettami del papa considerato misteriosamente infallibile, che da successore di Pietro è diventato vicario di Cristo fino ad essere diretta emanazione di Dio e perciò suo plenipotenziario in terra, suo agente monomandatario e gabelliere per il quale riscuote il credito dovuto, ogni qual volta lo ritenga opportuno.
Laddove per credito oltre a oboli e prebende varie che vanno a rimpinguare il depositum fidei è da intendersi cieca obbedienza e filiale devozione. Non per niente si fa chiamare “santo padre”.
Volendo applicare al papa-re e ai suoi sudditi l’insegnamento di Kant si potrebbe tranquillamente affermare che: “Minorità è l’incapacità di avvalersi del proprio intelletto senza la guida di un altro…La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo fatti liberi da direzione estranea – naturaliter maiorennes – rimangono ciò nondimeno per l’intera vita minorenni”.
Quanto vale un'anima al foro boario dello spirito? Nel listino azionario della borsa dei valori non negoziabili ci sono anime privilegiate e anime ordinarie?

Eluana Englaro è in stato vegetativo permanente dal 18 gennaio 1992, quando un incidente stradale ne ha spento definitivamente la coscienza, riducendola alla stregua di un vegetale.
Da quel giorno viene alimentata artificialmente con un sondino naso-gastrico e il padre, Peppino Englaro, ha condotto e ottenuto una condivisibile battaglia legale per ottenere dallo Stato l'autorizzazione a interrompere l'alimentazione della figlia, facendo alla luce del sole quello che già oggi moltissimi fanno di nascosto. Ma in un paese di farisei in cui l’ipocrisia viene ogni giorno elevata a sistema dai suoi stessi maggiorenti, l’atto insieme pubblico e privato di una richiesta rispondente a criteri di umanità, prim’ancora che di legalità, è quotidianamente presa a pretesto per sputare sentenze parlando di “prima esecuzione capitale della storia repubblicana”.
Sparlano di eutanasia, ma in questo come in altri casi, interrompere il trattamento sanitario contribuisce a restituire naturalezza alla vita della quale fa parte anche la morte. E questo i cosiddetti cristiani che credono alla resurrezione e alla vita eterna dovrebbero saperlo.
La “rianimazione” ha solo interrotto quello che Dio, il Destino, il Nulla (chiamatelo come volete) avrebbe già portato a termine “determinando” diciassette anni fa quell’incidente stradale.
Aiutare Madre Natura a riprendere il percorso assegnato ad Eluana è, prima di tutto, un gesto d’amore. Ogni altro cavilloso sillogismo avanzato dai filosofastri incardinati nella pseudo morale dogmatica suona di condanna per gli stessi assertori della vita eterna e del determinismo.
Qui non si tratta di eutanasia né di interrompere una vita legata ad una malattia progressiva e invalidante, ma di porre fine a quell’accanimento terapeutico che ad ogni calvario ne aggiunge un altro prolungando una via crucis senza che nessun cireneo abbia l’ardire di mettersi al posto del paziente rivendicando per lui il diritto all’autodeterminazione. Lungi da farlo, i benpensanti affiliati alla setta catto-vaticana rendono il supplizio più insopportabile, ponendo pesi moralistici o scatenando sensi di colpa, come solo loro sanno fare, su chi è già colpito da indicibile dolore. Dicono che la creatura vuol sostituirsi al Creatore, ma di grazia, nel prolungare una vita artificialmente non si fa altrettanto?
Penso a certi rianimatori troppo zelanti, credenti e praticanti, che si credono dei padreterno sol perché, violando ogni protocollo, hanno riportato indietro una larva d’uomo che se potesse li maledirebbe per l’eternità. E non è detto che non lo facciano per lui i suoi parenti.
La crudeltà mascherata dalla professionalità spesso prevale sulla pietas, il furore ideologico sull’analisi della situazione concreta, la fideistica fedeltà a presunti principi universali ed astratti sulla vera passione per la vita e per la morte che è propria del messaggio del Vangelo annunciato da un certo Yehoshua ben Yosef.
Se fossero davvero cristiani, apostolici, romani et cetera, saluterebbero quella sentenza come un atto di liberazione, leggerebbero in quel dispositivo un secondo battesimo, il dies natalis, invece la criticano aspramente e cinicamente fanno di tutto per impedire che venga applicata. L'impietosa e ottusa intransigenza delle gerarchie vaticane e dei loro tirapiedi-finti laici è ancora una volta il segno di una palese inadeguatezza di fronte alle grandi trasformazioni che investono ormai tutti i campi del vivere civile ed evidenzia una forte contraddizione dal punto di vista della stessa fede cristiana verso l’etica di uno Stato che per sua natura è laico e tale dovrebbe restare.

Propongo agli occasionali lettori di questo blog l’appello sul caso Englaro che alcuni esponenti del mondo cattolico hanno sottoscritto e che così si conclude: “Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia”.
Non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza - si legge nel testo dell’appello (che è possibile sottoscrivere sul sito http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/) - per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni”.
Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell’esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell’esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede”.
Ci sembra invece - continua il documento - che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell’incidente, secondo la testimonianza dei genitori di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza”. La concezione della vita che in questa vicenda sembra emergere dalle posizioni dei vertici ecclesiastici è, secondo i firmatari dell’appello, “meccanicistica e materialista”, “ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana”. Ma i problemi posti dal caso Englaro vanno al di là della controversia in corso sulla “fine della vita”.
Si legge infatti nel documento che la “difesa della vita” da parte del magistero cattolico non dovrebbe manifestarsi “principalmente o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l’impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui esistenza è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta”. Questo significa impegnarsi davvero anche “a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di istruzione”.
Un impegno condotto in nome della misericordia, non in nome della difesa di una “identità”.
Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto di vista secondo cui l’identità del credente sta nelle parole di speranza, di misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate”.

               

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
Vai alla Home Page del blog
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963