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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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Post n°546 pubblicato il 29 Gennaio 2009 da bargalla

     

Il sonno della ragione genera mostri, quello dei presidenti partorisce deformanti realtà e i mai del tutto aborriti obbrobri nati e cresciuti in tale comatoso contesto hanno trovato l’humus ideale per svilupparsi, indisturbati, nel sottobosco della politica e sono diventati così numerosi da non essere più riconosciuti come infestanti da coloro che pure sono deputati a farlo, stante l’incapacità degli stessi a riconoscerli e a fronteggiare una situazione che vede gli assisi sugli irti colli come soggetti passivi di un piano di cosiddetta “rinascita democratica” avente come fine ultimo la capitolazione dell’attuale assetto istituzionale e la restaurazione di un regime che, come un virus mai del tutto debellato, è rimasto silente trovando il modo di mutarsi e di presentarsi sotto le mentite spoglie di un profittevole presidente del consilvio, sedicente “liberale” che in nome della propria libertà e di quella dei suoi sodali, limita e uccide l’altrui Libertà, calpesta ogni Principio contrario alla sua brama di potere facendo strame dello Stato di diritto, forte della certezza che mai nessuno oserà arginare la deriva totalitaria in atto, proprio perché, violando l’ultimo baluardo, ha trovato la sponda ideale nell’indolente complicità istituzionale di quei “garanti” la cui funzione viene ogni giorno fiaccata e svilita da un esercito di servili agenti patogeni talmente virulenti e refrattari ad ogni cura da aver infettato in modo ormai irreparabile i gangli vitali dello Stato.
Se il presidente dorme, lo si lasci pure tranquillamente dormire, giacché difficilmente il popolo bue, anch’esso dormiente, sarà in grado di riaversi dal coma in cui l’ha precipitato il colpo apoplettico sferratogli dal pifferaio magico, il quale continua imperterrito ad incantare l’inclito pubblico con le insulse kaka…te del suo squallido repertorio populista inframmezzato da quei “consigli per gli acquisti” che propagandano il dispotismo mediatico e promuovono la discutibilissima figura del demagogo oligarchico, portatore sano e malato di inconfessabili interessi che ha impunemente trasformato la Res Publica in res privata proprio come se fosse cosa sua secondo una concezione neopatrimoniale dello Stato, che gli consente di continuare indisturbato a legiferare sibi et suis.

Partendo da questi indubitabili presupposti, credo sia legittimo e naturale esercitare un diritto garantito dalla Costituzione e magari protestare per richiamare l’attenzione di un vegliardo abbioccato, a meno che nel frattempo non sia stato anch’egli investito del dogma dell’infallibilità e noi comuni mortali accusati del peccato di lesa maestà.
Ho sentito la “requisitoria” del tribuno Tonino, ho visto il “tadzebao” esibito dai manifestanti radunati per protestare contro l’idea di Giustizia attuata da sua impunità, un redivivo “giustiniano” che invece di soggiornare nelle patrie galere detta legge dal soglio chigiano, e in verità non ho trovato tutte quelle offese e quel “vilipendio” di cui discettano con dovizia di arzigogolate cavillosità costituzionali certi infervorati editorialisti folgorati sulla via della patria indignazione.
Il ruspante Tonino col suo stridulo chicchirichì ha rotto l’assordante silenzio che circonda i palazzi del potere; gli altri polli da batteria, gli inqualificabili corifei dalla infiammabilissima coda di paglia, si sono esibiti in un infervorato “dagli all’untore” come spesso accade quando una verità lapalissiana rischia di mettere a nudo un re che col suo silenzio copre le pudenda di un altro monarca al quale i suoi sudditi hanno con…cesso sovrana impunità.

Non mi interessano gli aggettivi qualificativi (omertoso, assassino e mafioso) nell’occasione adoperati per meglio descrivere il sostantivo silenzio né l’indegna cagnara che ha accompagnato l’eco di quel silenzio soprattutto perché, per dirla con Martin L. King, non è il clamore degli ingiusti che mi fa paura quanto il silenzio degli onesti e maggiormente lo temo se fra quegli onesti che tacciono per dovere istituzionale c’è un Presidente degno della massima stima e considerazione soprattutto perché viene da una Storia gloriosa quanto mai e lungi dall’aver insegnato qualcosa a quegli inetti che ora stridono sol perché la loro coda è diventata cenere.
E’ veramente paradossale che chi invoca il rispetto della Legge venga tacciato di giustizialismo, è oltremodo assurdo che chi fa della legalità costituzionale la sua bandiera venga criminalizzato e definito eversivo . Ma tant’è!
Del resto l’omologante disinformatia dei pennivendoli serve proprio a questo: delegittimare l’avversario, drogare la realtà condizionata dal potente di turno e spacciarla come unica e vera.
Il conformismo leccaculista del fariseumeume trionfante si straccia le vesti, grida allo scandalo, considera inaccettabili e irricevibili le geremiadi pronunciate a Piazza Farnese, quando poi sono rivelatrici di una realtà che solo gli struzzi non vedono proprio perché amano nascondere la testa sotto la sabbia, così come peraltro impone il tartufismo gesuitico, la nuova religione praticata dai maggiorenti di uno Stato, ahi noi, ridotto ad essere semplice participio passato del verbo essere.

Dopotutto, che cosa c’era di così terribile su quello striscione preparato dal “meetup 14” di Bologna, esposto per pochi secondi in Piazza Farnese e rimosso su indicazione del gabinetto del questore? “Napolitano dorme, il popolo insorge”.
I soliti benpensanti “Li disser ladri usciti dalle tane, ma non portaron via nemmeno un pane”…
Forse qualcuno in alto loco sperava che la rassegnazione portasse a più miti consigli un popolo (che quando vuole sa essere meno bue di quanto si creda) e si rendesse conto di una realtà per cui sarebbe stato più politically correct ammettere “l’altrui nequizie e la sua gloria” proprio mentre “il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca”…
Trattandosi di una manifestazione sulla Giustizia promossa dai parenti delle vittime della mafia forse qualcuno avrebbe gradito di più che si accettasse a testa china di subire, senza reagire, ogni sopruso recitando sommessamente: “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti”…

 
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