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Un altro maggio è possibile; è quindi unicamente questione di soldi?

Post n°32 pubblicato il 29 Aprile 2010 da dinaforever

e non va più a mesi e nemmeno a settimane la va a poche ore

la ripresa dell'attività eruttiva di questo blog 

 

 
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BRUXELLES / SI CAMBIA

Post n°31 pubblicato il 22 Novembre 2008 da dinaforever

WORKSHOP “ILLICIT DRUG MARKET”. Prima giornata, 13 novembre 2008

Ci sono interdipendenze che governano il mondo; ignorandole, ci si lascia portare dalla piena come gli allegri ballerini del Titanic, e ci si perde in mille rami collaterali e locali senza mai neanche vedere le radici dei fenomeni sociali e le energie sottostanti.

Ignorare per esempio che senza affrontare il livello planetario tutto il discorso sull’ambiente si dipana in politiche inefficaci quando non dannose, che la stessa politica dell’ultimo paese di provincia ha strette correlazioni con ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza e con la politica internazionale, chiudere gli occhi di fronte all’evidenza che la nostra vita quotidiana di cittadini e anche di individui si svolge all’interno di dinamiche che vanno ben oltre, e ne è condizionata, è mancare alle responsabilità imposte da secoli di illuminismo, studio di scienze sociali e avanzamento dei diritti umani.

Senza negare l’importanza degli studi di caso e delle analisi particolari, la riconduzione dei dati ad un livello superiore di punto di vista è un compito che non deve essere trascurato. I giorni che viviamo ci dimostrano come dall’ignoranza derivi la paura e come il rischio di ripiombare in non lontani tempi di barbarie e di oscurità sia presente ed effettivo.

 

Partecipando al workshop che si è svolto a Bruxelles, il 13 e 14 novembre, “Illicit drug market”, la certezza che l’analisi politica, anche in tema di uso e abuso di droghe e farmaci, debba affrontare una sistematizzazione in un quadro mondiale, si è confermata.

Il workshop, organizzato dall’ ALDE (Alleanza liberali e democratici per l’Europa), voleva affrontare il problema, relativamente recente, dei mercati illegali di droghe lecite, e su questo specifico aspetto abbiamo ascoltato la relazione di Jennifer Hillebrand, dell’ EMCDDA ( European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction ); l’EMCDDA, che ogni anno produce un report sul livello europeo della domanda, ritiene giustamente necessario monitorare anche i nuovi andamenti del mercato dell’offerta, con studi specifici . Lo studio oggetto della relazione è stato svolto su Internet, una finestra sul mondo attuale del consumo di droghe, funzionale alla comprensione delle tendenze in atto; su Internet sono risultati reperibili più di 500 prodotti in vendita, dotati di tutti gli effetti possibili. Il mercato risponde alla “decisione del Consiglio sulle nuove sostanze psicoattive, che istituisce un meccanismo per lo scambio rapido di informazioni in materia di nuove sostanze psicoattive che possono rappresentare una minaccia per la collettività e per la salute pubblica”, con la produzione di nuove molecole mirate a sfuggire ai controlli, in tempi che risultano nettamente più brevi di quelli del Consiglio. Questo viene chiamato “effetto mongolfiera”, nel senso che ponendo un fermo legislativo ad una determinata sostanza, il mercato dell’offerta si espande immediatamente e in maniera esponenziale in direzioni affini ma diverse.

 

Sono stati presi in esame un numero limitato di shop on line (69) usando per la ricerca le parole chiave “herbal highs” e “legal highs”; i prezzi sono compresi tra gli 0,50 centesimi e i 38 euro, risultando in media fra 1 e 10 euro per una dose. I prodotti più costosi sono quelli più nuovi. Il 32% dei siti non dà informazioni sugli ingredienti di ciò che vende, il 63% non dà informazioni sulle dosi, la metà non informa sui possibili effetti collaterali; “delle sostanze poste in vendita viene reclamizzato l’effetto analogo a quello delle sostanze controllate. Secondo le descrizioni, i prodotti offerti  “producono effetti allucinogeni simili a quelli dell’LSD”, possono essere usati “come un sostituto degli oppiacei, mentre diversi preparati vengono offerti in alternativa alla cannabis e le “party pills” in alternativa all’MDMA. Queste ultime, in particolare, possono contenere sia estratti vegetali che sostanze semisintetiche o sintetiche. In molti casi l'ingrediente principale delle "party pills” è la benzilpiperazina (BZP), ma pare che i negozi on-line siano già in possesso della sostanza con cui essa sarà sostituita quando sarà soggetta a misure di controllo negli Stati membri dell’UE.”

Quindi un mercato centralizzato ed organizzato dell’offerta, efficace e rapido nella risposta alle politiche proibizioniste messe in atto nell’ultimo decennio.

Come ha ricordato Marco Cappato, parlamentare europeo radicale, nel 1998, dieci anni fa, partiva la campagna ONU “Un mondo senza droghe è possibile”, patrocinata fra gli altri da Pino Arlacchi, che si proponeva di eliminare o comunque ridurre drasticamente la produzione e l’uso di “droghe”. Senza pregiudizi ideologici si può affermare che tutti i dati ci dicono il contrario, in termini di produzione, consumo e diversificazione del mercato illegale; i dati non hanno necessariamente come conseguenza una o l’altra politica, ma lo Stato di diritto, le istituzioni dei paesi democratici hanno a fondamento la fiducia nella libertà e responsabilità individuale; bisogna quindi avere un controllo legale di queste sostanze, che non significa liberalizzazione, la liberalizzazione è quella attuale, una liberalizzazione mafiosa. Il controllo legale non è una posizione estrema, è il punto di partenza per un tentativo di guardare pragmaticamente i fatti e i dati per chiunque voglia governare un problema e non esprimere una concezione ideologica del mondo.

I lavori sono stati aperti dal saluto di Fernando Henrique Cardoso, già presidente del Brasile; Cardoso ha illustrato come nella realtà brasiliana il mercato delle droghe si intrecci con la corruzione politica e con la criminalità e la violenza. I trafficanti sono dotati di una milizia parallela e arrivano ad influenzare i mass media e lo stesso parlamento.I tragici costi in vite umane muovono ad un ripensamento delle politiche repressive radicate in visioni ideologiche; se l’argomento è tabù, per ridurre i costi per la società occorre secondo Cardoso partire dai dati applicando lo stesso pragmatismo che ha guidato la lotta all’HIV, permettendo una legalizzazione delle droghe per chi accetti di affrontare cure e programmi di recupero, affidando i tossicodipendenti al sistema sanitario e non più a quello carcerario, depenalizzando le piccole quantità di cannabis. Una visione reale che non sia ostaggio di pregiudizi.

Una visione reale che si è ulteriormente allargata con l’intervento di Jorrit Kamminga, dell’ ICOS ( International Council on Security ); una relazione sullo stato del progetto “Papavero come medicina”, iniziato nel 2005 e che ha portato, nel 2007, il parlamento europeo ad adottare a larghissima maggioranza una raccomandazione sulla “possibilità di progetti pilota per una conversione su piccola scala di parti della  attuale coltivazione illecita di papavero in produzione di oppio legale analgesico” , presentata da Marco Cappato e dall’ALDE. Il progetto parte dalla constatazione di come l’ Afghanistan si sia confermato negli ultimi sei anni maggiore produttore di oppio mondiale e la maggior fonte di eroina; nonostante gli sforzi di contrasto messi in atto dal 2002 ad oggi, con consistenti impegni delle comunità internazionali, la coltivazione di papavero e la produzione di oppio è in continuo aumento, superando ogni anno i suoi stessi records.

Il mercato dell’oppio si intreccia strettamente con l’economia e con la politica di quella zona, e incide negativamente sulle possibilità di ricostruzione e di sviluppo. La distruzione delle coltivazioni, che ha comportato sforzi economici e inquinamento ambientale, non solo non è servita a fermare l’espandersi della produzione, ma ha generato fra gli effetti secondari l’assurgere dei talebani, che offrono aiuti economici e supporto alle famiglie di coltivatori colpiti dalle eradicazioni, al ruolo di salvatori del popolo contadino. La relazione dice molto chiaramente che “in Afghanistan, le attuali politiche di guerra alla droga sono in contrasto con i progetti delle comunità internazionali di stabilizzazione, sviluppo e ricostruzione”. L’importanza della riflessione su questo per la Comunità Europea deriva dall’impegno economico assunto nei confronti di quel paese e dal fatto che la maggior parte dell’eroina afghana è destinata al mercato europeo. La base del progetto è il livello locale del villaggio, unica unità sociale afghana dove il controllo sociale è tale da poter prevenire distrazioni dai canali legali; a differenza dei progetti sviluppati in Turchia e in India, dove viene esportato l’oppio grezzo, il modello afghano dovrebbe produrre ed esportare il prodotto finito, morfina medicinale, particolarmente per i paesi in via di sviluppo dove l’accesso alle terapie del dolore ha un prezzo ancora troppo alto. Questa proposta si fonda anche sulla necessità di instaurare una collaborazione proficua e positiva con le comunità locali.

Carla Rossi, del Centro Interdipartimentale di Biostatistica e Bioinformatica di Tor Vergata, ha presentato qualche esempio dei problemi relativi alla disponibilità e alla qualità dei dati nella comprensione dell’evolversi dei mercati illeciti di droga. Le discrepanze tra i dati ONU e quelli del Dipartimento di Stato USA sui numeri delle eradicazioni di coltivazioni di oppio, coca e canapa, il fatto che gli ettari coltivati siano ogni anno comunque di più, che il mercato reagisca agli inasprimenti legislativi con strategie organizzate, per esempio, fanno sì che i rapporti dicano essi stessi come ogni anno eradicando nuove coltivazioni si spinga il mercato ad un maggior rendimento per ettaro.

Un altro problema è rappresentato dale stime della percentuale di droghe intercettate sul totale trafficato, il 16% secondo le fonti USA, il 27% secondo l’ONU, mentre la cifra totale della cocaina esportata è in continua crescita, così come il mercato europeo che assorbe quantità sempre maggiori di cocaina; circa 4 milioni di europei hanno usato cocaina nell’ultimo anno e si stima in due milioni il numero di europei che ne hanno fatto uso nell’ultimo mese, con una prevalente diffusione tra i giovani e giovanissimi (15/34 anni). L’apertura di una nuova route che, provenendo dal Sudamerica attraversa l’Africa, ha fatto espandere la domanda africana, con un aumento dei chili di cocaina sequestrati in West Africa dai 95 del 2002 ai 6.458 del 2007 e con un aumento della cocaina come droga primaria di abuso nei casi in trattamento in Sud Africa, ma i dati disponibili sono pochi e non organizzati derivando da studi e metodologie diverse. L’Africa risulta aver sorpassato nel 2007 anche il Sud America nei sequestri aereoportuali per paese di provenienza, e il giro di denaro legato al mercato di cocaina è  valutato in Africa a 1,8 miliardi di dollari, mentre quello collegato al traffico clandestino di persone non arriva a un quinto di tale cifra. Passando al mercato di cannabis e di eroina, alcune osservazioni  sull’aumento di coltivazioni locali di canapa, per esempio,  o l’incremento delle possibilità di acquisto di attrezzature e sostanze su internet, mostrano come ci sia bisogno di nuovi strumenti di valutazione, modelli globali macroeconomici che analizzino le configurazioni tra vari attori e subsistemi e i costi effettivi delle politiche sul macro e sul microlivello. Una produzione più razionale di dati potrebbe far emergere inoltre aspetti particolari ma significativi come la constatazione statistica che gli inasprimenti di legge agiscono in modo diverso per genere, risultando catturate, in proporzione a stime di consumatori e spacciatori, meno donne che uomini

Un approfondimento sulla misurazione dei vari segmenti di popolazione coinvolti nei mercati illegali di droga, in Italia, è stato fornito da Antonella Baldassarini, dirigente di ricerca dell'ISTAT ( Istituto nazionale di statistica ). Nuovi strumenti di valutazione sono necessari per poter valutare l'impatto effettivo dei mercati illegali di droghe sul Pil nazionale; al momento risulta infatti difficile assemblare dati derivanti da ricerche universitarie, rapporti governativi e forze dell'ordine, mentre la opportunità di comprendere in modo esplicito le transazioni illegali nei conti pubblici è riconosciuta ufficialmente dal Sistema Europeo dei conti nazionali ( ESA95 ), in particolare quelle attività illegali che abbiano le caratteristiche della transazione, come traffico di droghe, trasporto di beni e di persone clandestini, prostituzione.   

I dati presentati si riferiscono al mercato di eroina, cocaina, cannabis, anfetamine, Lsd e ecstasy, sia dalla parte dell'offerta, cioè le risorse prodotte, sia dalla parte della domanda, l'impiego di tali risorse. In Italia quasi tutte le droghe vengono importate, cocaina ed ecstasy sono le droghe maggiormente consumate al momento presente; le principali fonti informative sul consumo e sugli utilizzatori di droghe provengono dalla Direzione Centrale dei servizi antidroga (Ministero degli interni), dai Sert, servizi pubblici per le tossicodipendenze, dal Ministero per la salute, dall' EMCDDA; si conosce meno il mercato della produzione domestica, il valore delle importazioni, dei margini commerciali. Tuttavia, utilizzando come indicatori indiretti i dati rilevati dalle fonti informative suindicate, nonché altri indicatori come le percentuali del consumo di droga della popolazione tra i 15 e i 64 anni (nell’ultimo anno),  i numeri dei trattamenti per tossicodipendenze in centri pubblici o privati, i sequestri operati dalle forze dell'ordine, si perviene a stimare che il valore del consumo di droga si aggira intorno allo 0,4% del Pil. E’ possibile, inoltre, stimate l’ammontare dei consumatori per tipologia di droga.  La metodologia adottata consente di stimare 2.400.000 circa di consumatori totali di cannabis, dei quali circa 380.000 abituali; sommando le 6 sostanze prese in esame, in Italia si determina un dato provvisorio di circa 3,8 milioni di consumatori, corrispondenti al 10% del totale della popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni, dei quali 830.000 abituali.  

La giornata è stata conclusa da Ambrose Uchtenhagen, dell’Università di Zurigo, con un intervento sui tentativi svizzeri di riforma delle politiche sulla cannabis, intervento già presentato al VII ° seminario della Beckley Foundation, svoltosi a Londra, presso la House of Lords, Westminster Palace, l’ottobre scorso.

 

Sono prese in esame le politiche messe in atto fino dagli anni ’90, quando si verificò un notevole aumento del consumo di cannabis, con prevalenza di uso giovanile ed abituale; lo stesso periodo vide una crescita della produzione e dell’esportazione di cannabis, delle confische e dei provvedimenti di polizia, del contenuto in THC della cannabis consumata, di consumatori “problematici” e di problemi di sicurezza stradale. Le “4 politiche pilastro”, stabilite dal Governo federale nel 1991, prevenzione, trattamento, riduzione del danno, inasprimento legislativo, portarono, per l’eroina, ad una diminuizione delle morti per overdose, riduzione dell’incidenza, riduzione dei crimini correlati, e altro, per la cannabis non ottennero effetto. Nel 1999, il “Cannabis Report” raccomandò la depenalizzazione per l’uso e la produzione personali, la disponibilità per l’uso medico, tolleranza per la produzione e la vendita controllati, solo per i residenti, con misure di protezione per i minorenni, limitazione del contenuto in THC, proibizione della pubblicità; nel 2001 il Governo federale propose una revisione della legge sui narcotici basata sul report, proposta rifiutata dal parlamento nel 2004.

La proposta di riforma attuale, che riprende gli obiettivi essenziali delle precedenti, sotto il nome di “Ragionevole politica sulla cannabis per una effettiva tutela dei giovani” attraverso la depenalizzazione dell’uso personale, la produzione e vendita controllata, misure di prevenzione, rifiutata dal Governo e dal Parlamento, sarà sottoposta a referendum, il 30 novembre prossimo.

 

Nella prima giornata sono stati consegnati anche due commenti di Guido Maria Rey, della Scuola Sant’Anna di Pisa; uno esprime apprezzamento e sostegno al progetto “Papavero come medicina”, ma domanda valutazioni sul prezzo relativo guadagnato dal coltivatore, sulle attrezzature necessarie per la produzione di morfina, sulla provenienza e la durata degli incentivi economici, sulla reazione del mercato illegale sia in termini di prezzi che di sicurezza, sul coinvolgimento delle ditte farmaceutiche, sui rapporti con le autorità afghane. L’altro consiglia, nel proseguimento del lavoro dell’ISTAT, correzioni e approfondimenti, giudicando comunque molto positivamente lo sforzo di porre fine alle stime fornite da organizzazioni pubbliche o private che hanno come obiettivo l’amplificazione dei fenomeni in vista di ulteriori sostegni finanziari dalla pubblica amminstrazione. La giornata si è conclusa con una annotazione di Giovanni Trovato, dell’ Università di Tor Vergata, sull’inefficacia delle politiche di guerra all’offerta e in particolare sugli errori negli incentivi economici, che non tengono conto della razionalità delle scelte di mercato.

Claudia Sterzi, antiproibizionistiradicali@gmail.com 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Post N° 30

Post n°30 pubblicato il 21 Ottobre 2008 da dinaforever

INTERVENTO ALL'UNIVERSITA' DI PERUGIA

di Claudia Sterzi



Vorrei per prima cosa rispondere ad una affermazione del maresciallo Fringuello che ha parlato ora ed ha affermato che “ l’uso di droghe è devastante”, perché è importante che l’informazione sia completa; l’uso di droghe non è devastante, casomai l’abuso e la dipendenza dalle droghe è devastante, non bisogna dimenticare che la parola droghe, in inglese drugs , in inglese ha conservato il significato sia di droga che di farmaco, in italiano si è creata una differenza tra droghe, farmaci, doping, mentre parliamo di fenomeni del tutto simili; secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità le droghe sono farmaci e i farmaci sono droghe, tutto dipende dalle modalità di assunzione; l’assoluta mancanza di controllo e di analisi delle sostanze assunte, quindi la loro pericolosità, deriva in gran parte dalla loro illegalità e clandestinità.

Cominciamo da alcuni dati: la Polizia di Stato fornisce, attraverso il suo sito, le cifre della sua attività nel primo semestre 2008; in questo periodo sono state segnalate dai servizi antidroga all’ autorità giudiziaria, in Umbria, 412 persone, il 2,29 % del dato nazionale; nello stesso periodo infatti in Italia sono state segnalate circa 18.000 persone ( più di un quarto per eroina, che insieme a cocaina e hashish costituiscono la maggior parte delle sostanze sequestrate ), che vanno ad aggiungersi ai nove milioni di processi penali pendenti in Italia , con termine medio di attesa di sei anni superiore a tutti i parametri non solo europei, che vanno ad aggiungersi ai detenuti ospitati in carceri che non li possono contenere, di nuovo, in condizioni contrarie ad ogni diritto umano alla decenza. Lo dico perché l’ho visto con i miei occhi nel corso delle visite che come radicali abbiamo sempre fatto nelle carceri italiane, sono condizioni igieniche e di vita che non possono rieducare nessuno e in più della metà dei casi si applicano a detenuti in attesa di giudizio, quindi potenzialmente innocenti.
Il 27,6 % dei detenuti sono tossicodipendenti, il 2,5% sono alcooldipendenti, il 4,5% sono in trattamento metadonico, per un totale di 16.789 (34,6% del totale) persone malate rinchiuse in istituti di pena, e veramente di pena si tratta, in questo caso, come se essere tossicodipendenti non fosse già una pena di per sé.
Se si rilegge l’articolo 27 della Costituzione: "…Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…" si può già concludere che tenere un tossicodipendente in carcere, nelle carceri italiane, è già di per sé contrario a qualunque senso di umanità; il tossicodipendente, colui che è dipendente e abusa di sostanze stupefacenti, è un malato e con umanità deve essere curato.
Magari riammodernando il termine di tossicodipendente, distinguendo tra uso e abuso, sforzandosi di uscire da un’ ottica proibitiva e punitiva, oltre la quale c’è solo la pena di morte, quell’ottica che portò nei secoli la società a dotarsi di prigioni sorvegliate e segregate; bisogna insistere sul rispetto della legge costituzionale, continuare in un processo culturale di innovazione e modernizzazione. La giustizia italiana è una giustizia perennemente in ritardo, in tutto, nei processi, nell’organizzazione, nelle notifiche, nell’aggiornamento anche tecnologico.
Parlando poi dell’aspetto economico, nel sito dell’ Osservatorio sulle droghe per l’anno 2006, troviamo una stima in termini economici, che calcola il costo della permanenza in carcere dei tossicodipendenti, escludendo il costo di terapie specifiche o da patologie correlate. La strategia proibizionista sul fenomeno dell’uso e abuso di sostanze psicotrope costa allo Stato, quindi a noi cittadini, circa un miliardo di euro l’anno.
Secondo la relazione annuale 2006 sulle droghe del Governo, riportato sempre dall’Osservatorio sulle droghe, 1,8 miliardi di Euro sarebbero le spese per l’apparato giudiziario e di polizia impegnato nell’azione di contrasto. E siamo a 2,8 miliardi di euro.
2,8 miliardi di euro spesi per combattere in termini proibizionisti e punitivi un fenomeno sociale; gioverà ricordare che il termine proibizionismo fu coniato in relazione a un particolare periodo della storia statunitense in cui era legalmente proibito produrre, importare, esportare e vendere bevande alcoliche. La strategia proibizionista durò dal 1919 al 1933 e fu totalmente fallimentare, oltre ad alimentare la malavita organizzata ( 500.000 nuovi criminali ) che visse in quei 14 anni un periodo di espansione e splendore.
Spesso gli effetti secondari, che in sociologia vengono definiti effetti perversi, delle decisioni legislative vengono trascurati; nel caso del proibizionismo come mezzo di controllo per i fenomeni sociali, questa trascuratezza è evidente. Gli effetti perversi, in termini di costi sia sociali che economici, superano di gran lunga i benefici.
Questa la realtà nostra. Sul sito dell’osservatorio europeo sulle droghe e sulla tossicodipendenza sono riportate le stime del consumo in Europa; si parla di stime in quanto trattandosi di un fenomeno clandestino e illegale non si può contare con certezza; per esempio i consumatori europei di cocaina sono stimati in 12 milioni, quindi un numero enorme che non si può continuare ad affrontare con le stesse strategie che ne hanno consentito l’aumento, si dovrà cominciare a sperimentare strategie alternative.
Dopo questi dati, cerchiamo di tracciare uno spazio storico dove situare i fenomeni sociali che stiamo prendendo in considerazione.
La prima notizia scritta sul papavero da oppio compare su tavole sumeriche del III° millennio a.C. A Ippocrate, medico greco del V° secolo a.C. considerato uno dei padri della medicina occidentale, si deve la parola latina “opium”, traslato dal greco οπός μεκονος, succo di papavero. L’ uso di questa pianta è apparso fin dall’inizio terapeutico, per le sue grandi proprietà analgesiche, né ci dobbiamo dimenticare che tutti i farmaci antidolorifici traggono le loro origini dallo studio di piante come il papavero, la coca, la canapa; poter controllare il dolore è sempre apparso legittimamente agli uomini come uno scopo per il quale valeva la pena ricercare e studiare. Non possiamo neanche immaginare cosa fosse la medicina prima che le proprietà dell’oppio venissero studiate e applicate, le sofferenze, i dolori che non potevano essere leniti, le operazioni senza anestesia; prima di dire che l’uso delle droghe è devastante si deve considerare quanto giovamento queste piante hanno portato all’umanità e quanto se usate nelle maniere giuste possano non essere devastanti, ma al contrario, benefiche.
Nel corso della storia umana le droghe hanno subito alterne fortune: proibite o ammesse, esaltate o demonizzate, sfruttate e raffinate da un’industria sempre più mirata. Così nel 1640 in Cina l’ultimo imperatore della dinastia Ming decretò la pena di morte per chi trafficasse o consumasse tabacco; la proibizione fece sì che si cominciasse a fumare oppio, fino ad allora consumato prevalentemente per via orale. Mentre i successivi imperatori manciù proibivano dapprima il commercio dell’oppio con gli europei e nel 1793 anche la coltivazione, lo stesso oppio, come principale ingrediente del laudano, entrava a far parte dell’armadietto dei medicinali di famiglia in tutta Europa dove rimarrà per due secoli, senza che la disponibilità generasse legioni di tossicodipendenti. Certo anche allora c’era qualche fenomeno di abuso, la dipendenza è una tendenza umana che si può manifestare in mille modi, ma la disponibilità non genera un aumento dei fenomeni di abuso, cosa che accade invece invariabilmente quando un l’uso di una sostanza viene vietato e punito.
Già allora i flussi di mercato e di denaro legati al consumo di droghe producevano guerre e conflitti sociali; nel 1729, quando viene decretato lo strangolamento per i contrabbandieri di oppio e i proprietari delle fumerie, il traffico clandestino di oppio dalla Cina all’Europa consiste in circa una tonnellata e mezzo. Una escalation di proibizionismo porterà nel secolo seguente questa cifra fino a 5000 tonnellate.
A fronte delle indubbie capacità medicinali di alcune piante, le loro potenzialità di provocare assuefazione, intossicazione e dipendenza le hanno rese e le rendono strumenti e giustificazione di guerre commerciali, spietati business, vere e proprie guerre civili.
Norbert Elias nel suo saggio di sociologia della conoscenza, "Coinvolgimento e distacco", ci spiega come l’eccessiva emotività impedisca di vedere le cose con il distacco necessario per una valutazione e azione incisiva; il livello di autocontrollo, dice, va di pari passo con il livello di controllo del processo. I due livelli sono interdipendenti e complementari. Una reazione emotiva intensa diminuisce la possibilità di giudicare realisticamente il processo critico e quindi di reagire in modo realistico e efficace.
Di fronte ad un fenomeno che coinvolge emotivamente tante persone ( pensiamo ai consumatori, agli indagati, alle famiglie degli indagati, agli avvocati, alle mafie produttrici, agli spacciatori e alle loro famiglie) è molto facile cadere in atteggiamenti integralisti e polarizzati: da una parte il drogato come il male assoluto, come spazzatura marcia della società, dall’altra la facile mitizzazione dei comportamenti illeciti e della insubordinazione all’ordine costituito.
L’ottica antiproibizionista esce da questi opposti e propone una strategia di legalità e di intelligenza del fenomeno che scoraggi l’abuso attraverso l’informazione senza demonizzare e senza mitizzare alcuno e alcunchè.
Non si tratta di difendere un fantomatico diritto a drogarsi; drogarsi non è un diritto, è una facoltà umana; si tratta di garantire che il soddisfacimento di questa facoltà non rechi conseguenze drammatiche.
Il Professor Fredrick Polak, psichiatra e psicoanalista olandese, membro della Fondazione per le politiche olandesi sulle droghe e consulente del dipartimento droghe città di Amsterdam, ha avvicinato di recente Antonio Costa, direttore esecutivo dell’ufficio ONU su droghe e crimine, per porgli questa semplice domanda: “In Olanda la cannabis è disponibile per tutti coloro che vogliano farne uso, sempre se maggiorenni. Non ci sono restrizioni sull’uso di cannabis e sul possesso di piccole quantità, ma il livello di consumo di cannabis dei giovani olandesi è più basso che negli altri paesi vicini. Come si spiega questo dato in netto contrasto con le teorie proibizioniste?” Attendiamo ancora, insieme a lui, una risposta dal dottor Costa.
L’Olanda è all’avanguardia anche nell’uso dei derivati della canapa come medicinale; è il Ministero della sanità olandese che si fa carico della coltivazione, produzione e distribuzione del Bedrocan, farmaco indicato per contrastare i sintomi di svariate malattie gravi come la sclerosi multipla o gli effetti collaterali delle chemioterapie.
Del resto recenti studi hanno messo a fuoco le doti antitumorali e neuroprotettive, ipotizzando non solo la funzione terapeutica nelle malattie degenerative del sistema nervoso, ma anche una funzione preventiva e di profilassi.
Se non bastassero, in tema di efficacia delle strategie proibizioniste, gli esempi del proibizionismo americano sull’alcool, quello del consumo di cannabis in Olanda e quello del contrabbando di oppio in Cina, vorrei portare altri due esempi:
in America, nel 1956, quando venne emanato il Narcotics Control Act, che inaspriva in senso proibizionista le leggi vigenti, il numero di americani in carcere per motivi legati al consumo di eroina è di circa 1000; nel ’60, dopo 4 anni, questo numero è decuplicato.
Un altro esempio lo troviamo trattando di tutto un altro argomento, del quale mi sono occupata per la mia tesi in sociologia dei processi culturali, sulle mutilazioni genitali femminili e su come la nostra società occidentale ha reagito all’arrivo delle donne immigrate coinvolte in questa pratica. In Sudan, nel 1946, vennero proibite severamente per legge le mgf, che venivano tradizionalmente effettuate su gran parte delle bambine sudanesi; il risultato ottenuto fu l’abbassamento repentino dell’età media della mutilazione, perché tutti i genitori si affrettarono ad operare le bambine prima che le legge entrasse in effettivo vigore.
Sulla osservazione della dottoressa Cicoletti, sull’ aspetto economico, certo parliamo di cifre enormi; infatti è molto più semplice trattare con i proibizionisti in buona fede, con i quali è comunque possibile trovare punti di incontro e mediazione; i problemi sorgono con i proibizionisti in mala fede, cioè coloro che dal proibizionismo traggono grandi guadagni. Intorno al traffico di sostanze stupefacenti, collegato al traffico di armi e di persone, girano interessi in stretta connessione con la politica internazionale; basta pensare al traffico di oppio talebano che finanzia il terrorismo. Legalizzando, secondo me, droghe e prostituzione, si dà, sì, un colpo formidabile alla mafia, ma anche si cambia la politica internazionale.
Grazie a tutti

 
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si può e si deve fare di più

Post n°29 pubblicato il 16 Ottobre 2008 da dinaforever

E’ di ieri l’annuncio della nascita di un Comitato Scientifico antidroga, dato a palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla droga, Carlo Giovanardi, e Giovanni Serpelloni, Capo Dipartimento Politiche Antidroga,  E, accanto al Comitato, e' stata istituita anche la Consulta degli esperti e degli operatori, composta da 70 membri, ''una sorta di 'parlamentino' - ha spiegato Giovanardi - dove discutere le politiche antidroga''.

Il Presidente del neonato Comitato, Prof. Antonello Bonci, ha sobriamente dichiarato:  ''I professionisti che fanno parte del comitato sono le persone migliori del mondo nei propri campi d'appartenenza . . .” ; con queste premesse, e al grido “Se ti droghi vai a piedi!” sono state illustrate le iniziative che si intendono avviare per contrastare le tragiche conseguenze dell’uso ( più esatto sarebbe dire “dell’abuso” ) di sostanze psicoattive.

Test antidroga ai lavoratori, test antidroga agli automobilisti, test antidroga per prendere la patente; per questi ultimi entro dicembre partirà la sperimentazione più volte annunciata a Perugia, Foggia, Verona e Cagliari.

Test antidroga e campagne pubblicitarie pseudoscientifiche sono le scarse e controverse misure che Giovanardi vanta, mentre la tragica realtà italiana consiste di carceri stracolme e di un mercato delle droghe illegali in espansione continua.

Ne parleremo anche domani, 17 ottobre, a Perugia, nel corso del dibattito che si terrà alle 16 nell’aula 2 della Facoltà di Scienze Politiche, Via Pascoli, dal titolo : “Proibizionismo e carceri: scarsi risultati a caro prezzo. Quali politiche alternative? “

 

Claudia Sterzi, segretaria Associazione Radicale Antiproibizionisti, antiproibizionistiradicali@gmail.com  tel. 3381007330

Incontro sul tema

Proibizionismo e carcere: scarsi risultati a caro prezzo.

La situazione in Umbria. Quali politiche alternative?

 

Introduce

Prof. Giancarla Cicoletti, Sociologia del lavoro e delle organizzazioni, Facoltà di Scienze Politiche

Interventi programmati di:

Simonetta Bruschini, referente per le dipendenze del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza dell'Umbria

Mario Fringuello, maresciallo superiore dei Carabinieri – Polizia Giudiziaria di Perugia  

Michele Rana, del SIAP ( Sindacato Italiano Appartenenti Polizia ), dirigente di Radicali Italiani

Claudia Sterzi, segretaria dell'Associazione Radicale Antiproibizionisti

Modera

Andrea Maori, direzione dell'Associazione Radicale Antiproibizionisti

Sono previsti interventi non programmati di altri docenti e dibattito con gli studenti

Gli studenti del corso di laurea in Scienze sociali e del Servizio sociale potranno acquisire un credito CFU

 

 

 
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"Concilia ? o apre la bocca ?" ovvero ALEMANNO E I VIGILI METTONO LE MANI IN BOCCA AI CITTADINI

Post n°27 pubblicato il 06 Ottobre 2008 da dinaforever

Nel marasma dell’informazione, ci sono notizie locali particolari che passano inosservate, mentre dovrebbero indurre nei cittadini preoccupazione e reazione.

Il 1 ottobre il Comune di Roma e la fondazione ANIA ( fondazione per la sicurezza stradale ) hanno firmato una intesa che fra gli altri strumenti per migliorare la sicurezza stradale romana prevede ” etilometri e drug test per la polizia municipale”.

“Il protocollo d'intesa siglato con il Comune di Roma prevede che la Fondazione Ania, d'accordo con l'amministrazione, fornisca alla polizia municipale nuovi etilometri, che garantiranno alle pattuglie di effettuare un numero maggiore di controlli con test alcolemici. Allo stesso tempo, le pattuglie verranno dotate di nuovi precursori, già testati dalla Polstrada, che consentiranno di determinare l'eventuale uso di droghe da parte dei conducenti dei veicoli e di valutare più rapidamente  se sottoporli al test antidroga presso un centro medico.”

Non sembra che rientri nelle funzioni della polizia municipale quella di andare in giro a mettere in bocca test antidroga ai cittadini, a suo arbitrio e discrezione. Non risulta che la sicurezza stradale tragga beneficio da questi metodi inquisitori e invasivi; risulta invece che la velocità, prima causa di incidenti stradali, le condizioni dissestate della rete stradale e altro come, per esempio, l’uso del telefonino, facciano molti più danni della guida “in stato di alterazione psicofisica”.

Uno studio scientifico condotto dal Transport Research Laboratory britannico evidenzia come la capacità di reazione di una persona intenta a mandare messaggini sia ridotta del 35%, mentre la marijuana la diminuisce del 21% ed essere oltre il limite legale per l'alcol del 12%.

Non dovrebbe interessare ai vigili urbani di testare la saliva dei cittadini; casomai ci si potrebbe preoccupare per l’effettiva capacità di reazione e di rispetto del codice di chi si mette alla guida, e testare quello, senza confondere la sicurezza stradale con un fenomeno complesso e tragico come quello dell’ uso e dell’abuso di droghe legali e illegali in regime proibizionista.

I cittadini attenderanno che vengano ritirate le patenti di milioni di adulti ( se si sommano i consumatori di alcool, droghe, psicofarmaci, medicinali ecc., si oltrepassa la metà della popolazione ) per organizzarsi in difesa dei diritti personali? La demonizzazione di comportamenti privati indipendentemente dalle circostanze, anche quando non ci sia nè reato nè violazione nè vittima, è un segnale di deriva autoritaria che erode i diritti umani e civili nella già disastrata “democrazia” italiana.

Claudia Sterzi, segretaria della Associazione radicale antiproibizionisti

antiproibizionistiradicali@gmail.com

 

 
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Interrogazione parlamentare dei deputati radicali

Post n°26 pubblicato il 06 Settembre 2008 da dinaforever

Estradizione: i Deputati radicali presentano interrogazione su caso di Luca e Davide

Roma, 6 settembre 2008

Sulla vicenda dei due giovani ragazzi italiani che rischiano l’estradizione in Grecia per possesso di 21 grammi di hashish, reato sanzionabile in Grecia (dove non è fatto distinzione tra uso personale e spaccio) con una pena minima di 10 anni di reclusione, i deputati Radicali eletti nelle Lista del PD, hanno presentato un’interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio Berlusconi e al Ministro della Giustizia Alfano.

 

Elisabetta Zamparutti, prima firmataria, ha dichiarato: “Come Radicali avevamo votato contro il mandato d’arresto europeo di cui ora vediamo gli effetti perversi nei confronti di due nostri giovani concittadini Luca Zanotti e Davide d’Orsi. Ci auguriamo che questa terribile vicenda possa trovare attraverso la politica, unica via oggi percorribile, una soluzione positiva. Per noi il Governo deve trovare la forza per non consegnare questi due ragazzi alle autorità greche e anche per avanzare in sede europea una proposta di riforma dell’attuale assetto giacobino delle norme in materia di cooperazione giudiziaria, norme che ignorano le differenze tra sistemi istituzionali, giudiziari, carcerari e di polizia in nome di una cieca reciproca fiducia tra Stati.”

 

Segue testo interrogazione:

 

Interrogazione urgente al Presidente del Consiglio e al Ministro della Giustizia

 

Permesso che:

 

da notizie stampa risulta che Luca Zanotti e Davide d’Orsi, due ragazzi italiani rispettivamente di 24 e 28 anni, nel luglio del 2005 durante una vacanza in Grecia sono stati trovati in possesso di 21 grammi di hashish - che hanno dichiarato fosse per uso personale – e per questo sono stati incarcerati per 4 giorni, uscendo dietro pagamento di una cauzione di 2500 euro;

 

nell’aprile 2008 la magistratura greca ha emesso un mandato di arresto europeo nei confronti di Luca Zanotti e Davide d’Orsi che nel frattempo erano rientrati in Italia con richiesta di estradizione dall’Italia alla Grecia;

 

il 21 agosto la Corte di Cassazione ha confermato per Luca Zanotti la sentenza con cui la prima sezione della corte d’appello di Bologna ha consentito all’estradizione verso la Grecia, mentre per Davide d’Orsi alla fine di agosto la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Bologna che aveva negato l’estradizione per carenza di indizi a suo carico;

 

in Grecia non è previsto il processo in contumacia e i due ragazzi, che quando tornarono in Italia erano di questo inconsapevoli, se estradati, dovranno subire la detenzione fino alla sentenza di primo grado;

 

l’imputazione quale risulta dagli atti della magistratura greca è di traffico internazionale, trasporto e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio;

 

per tale reato la legislazione greca, che non distingue tra spaccio ed uso personale, prevede la carcerazione preventiva e una pena minima di 10 anni di carcere;

 

chiede di sapere

 

se non ritengano le autorità interrogate che siano applicabili le eccezioni e le deroghe alle Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri o comunque di non concedere l’estradizione in nome del rispetto di quanto previsto dal nostro ordinamento in materia di diritti fondamentali, nonché in tema di diritti di libertà e del giusto processo;

se non ritengano le autorità interrogate di porre in sede europea la revisioni delle norme quadro in materia di mandato d’arresto europeo per evitare che casi analoghi possano ripetersi.

Elisabetta Zamparutti
Rita Bernardini
Marco Beltrandi
Maria Antonietta Farina Coscioni
Maurizio Turco
Matteo Mecacci


 
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Post N° 25

 

Dal 6,4% al 45%

Post n°24 pubblicato il 01 Settembre 2008 da dinaforever

I risultati della sperimentazione effettuata a Verona, anche la notte scorsa:

Sono stati controllati complessivamente 576 veicoli e identificate 664 persone. Per 80 conducenti si e' deciso di procedere ad accertamenti medici poiche' evidenziavano segni di ebbrezza. Undici di loro sono risultati positivi alla droga, 17 all'alcol e 9 positivi a entrambe le sostanze.

Quindi, su 576 conducenti di veicoli controllati, 37 sono risultati positivi; ben lontano dal 45% sbandierato da Giovanardi & C. Si chiama "manipolare l'informazione".  

 
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Luglio / attività antidroga della Polizia di Stato

Post n°23 pubblicato il 30 Agosto 2008 da dinaforever

Dal 1 al 31 luglio 2008, nel corso di 1.892 operazioni, sono stati sequestrati 1833,274 chilogrammi di sostanze stupefacenti ( eroina kg 114,124, cocaina kg. 148,828, hashish kg. 1517,163, marijuana kg. 46,555, 18.547 piante di canapa, 10.704 dosi di anfetamina, gr. 8,7 anfetamina in polvere ).

Sono state arrestate 2337 persone, segnalate 525 ( 475 a piede libero, 50 irreperibili ).

I morti per droga nel mese di luglio sono stati 24.

Link ai dati della Polizia dello Stato, mese per mese e provincia per provincia.

 
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La sostenibile leggerezza di Fini

Post n°22 pubblicato il 28 Agosto 2008 da dinaforever

Sono di alcuni giorni fa le fotografie che ritraggono il Presidente della Camera, Onorevole Fini, mentre in completo da sub, ospite di una imbarcazione dei Vigili del fuoco, con dama di compagnia, si tuffa nelle celesti acque proibite dell’Isola di Giannutri.

Interrogato sulla legittimità di quel bagno non autorizzato, l’Onorevole ammesso la colpa minimizzandola: “E’ stata una colpevole leggerezza. Pagherò la multa.”

Non tutti i proibizionisti sono in grado di applicare a se stessi e alle loro stesse debolezze quel rigore e quella spietata severità che usano nei confronti degli altri; e il messaggio che sembrano inviare è quello di uno spregevole proibizionismo di classe.

Questo ribaltamento di ogni certezza di diritto e di ogni principio di uguaglianza si intravede anche in altre imprese dei nostri rappresentanti.

Quando l’ Onorevole Cosimo Mele si fece pescare in possesso di sostanze stupefacenti, fu costretto a mettere in piedi una strategia difensiva disperata: la droga l’avevano portata le ragazze con le quali si intratteneva, la colpa era della nostalgia per la moglie lontana ( ci fu chi propose di finanziare ulteriormente i deputati affinchè potessero tornare più spesso a casa o si portassero le mogli dietro ), la sua era stata solo una colpevole leggerezza.

Il rinvio a giudizio è stato chiesto dalla Procura: l’On., con più “azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in coincidenza con reiterati incontri sessuali, offriva e metteva a disposizione dei suoi occasionali partners, taluni non identificati ed altri identificati, quantita' non modica di sostanza stupefacente del tipo cocaina.” Ma il suo avvocato non dubita che questa accusa cadrà.

Archiviazione invece per omissione di soccorso nei confronti della ragazza che nella nottata si era sentita male ed era stata lasciata dal Mele “nuda, sporca e sudata, per terra” almeno una mezzoretta prima di decidersi a chiamare il centralino dell’albergo; le aveva anche sottratto il telefonino perché non chiamasse lei stessa aiuto. L’archiviazione, alla quale gli avvocati della ragazza si sono opposti, è stata determinata dalla testimonianza dell’altra ragazza, che ha ritrattato precedenti dichiarazioni.

Quindi, guai a drogarsi; nemmeno essere deputato può salvare da un processo chi si droga, anche se ci attendiamo una pioggia di eccezioni e sconti di pena, ma omettere di soccorrere una ragazza che si sente male, solo una colpevole leggerezza, sulla quale non vale la pena indagare.

Per finire, attenzione mamme italiane! Avvertite i vostri figli che venerdì 29 agosto scatterà la trappola predisposta da Carlo Giovanardi. Se commetteranno la colpevole leggerezza di mettersi alla guida dopo una cena accompagnata da un buon vino, o dopo una cannina di canapa, non gioverà loro né procedere nei limiti di velocità di legge, né mettersi le cinture, né spengere il telefonino. Potranno essere fermati, testati, se trovati positivi arrestati, condotti al Pronto Soccorso per successive analisi, bollati a vita come tossicodipendenti o etilisti, la macchina sequestrata, l’avvocato da pagare: rovinati. Meglio sfrecciare fuori limite di velocità chè per quello basta stare attenti agli autovelox, e si rischia molto meno, in termini di sanzioni. Nonostante quello che ha ribadito anche il Presidente della Croce Rossa, che la velocità resta la prima causa di incidenti gravi.

Quindi della vita dei ragazzi ai proibizionisti non importa niente, a giudicare dai fatti; l’imperativo categorico è: tutto proibito, fuori che per noi, che siamo in grado di discernere il bene dal male e la leggerezza delle colpe. Voi, popolo ignorante, pensate solo a lavorare, mangiare e riprodurvi!

 
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