Creato da arzakk il 08/10/2008
Racconti erotici di un viaggiatore poco curioso - la lettura, per i contenuti scabrosi ed espliciti è riservata esclusivamente ad un pubblico adulto.

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Jane, bellezza nera - prima parte

Post n°8 pubblicato il 05 Dicembre 2008 da arzakk
 
Foto di arzakk

L’invito era chiaro: “per favore mi vieni a fare qualche fotografia alla sfilata?” la mia amica Jane, africana, era stata una modella una decina di anni prima, ed ora senza guadagnarci un euro si offre per sfilate di stilisti africani durante manifestazioni a sfondo etnico. Una festa per le donne africane, mostrare la loro bellezza in abiti disegnati per loro, per le loro forme, i loro colori. Un momento di pura africanità nella nostra città ormai multietnica. Ci vado volentieri. Mi piace Jane ed il suo corpo che sembra quello di una ventenne, magro con seni aguzzi ed un grande sedere, sporgente, fantastico da seguire con gli occhi, quando cammina. I suoi grandi occhi felini, un po’ a mandorla, sul naso schiacciato quel tanto che basta per darle quell’aria selvaggia, sopra due labbra grandi, carnose, che avevo potuto sfiorare alcune volte salutandola, e delle quali fissavo i movimenti mentre parlava con suo accento inglese.

La serata passa veloce, scatto foto quando passa con movenze da professionista, lo sguardo ammiccante, il passo dritto ed il portamento severo ed invitante. Al cocktail beve forse più del normale, ma per lei è un’abitudine. Ride con il suo modo di fare alla mano. A volte fragorosa, ti riempie il cuore di vivacità e vorresti sempre farla divertire, raccontarle storielle per vedere il suo viso contento. Mi guarda con occhi ai quali non puoi dire di no mentre mi chiede “perché non andiamo a casa tua così mi fai altre foto con questo bel vestito?”. Le hanno lasciato uno di quegli abiti con colori vari, forti, rossi e marroni e gialli e verdi, che ti fanno venir voglia di andare in Africa e confonderti con tutta l’umanità, e divertirti con gli occhi. In testa, sulle decine di treccine che terminano ognuna con una piccola conchiglia bianca, ha una specie di turbante della stessa stoffa e colori del vestito. Oltre la piccola scollatura si intravedono i neri capezzoli, grandi e sporgenti.

“Perché no? Ho giusto delle birre in frigo che aspettano di essere bevute!”. So che le piacciono le birre.

Voliamo via sulla moto. Lei con le cosce in mostra fuori dello spacco, con gli automobilisti che si vedeva chiaramente ne erano distratti, mi stringeva al punto che sulla mia schiena sentivo i suoi seni, ed il suoi risolini alle mie battute.

Arriviamo a casa e ci sistemiamo in salotto. Le birre vengono stappate e versate in grandi bicchieri. Non ci vuole poi molto a berle ridendo, con un sottofondo di musica del sud del mondo, a basso volume. “Cominciamo allora?” Prendo un paio di faretti e li punto su di un angolo con qualche bel quadro, dove contrastare i colori del suo vestito. Si allunga sul muro, come se volesse arrampicarsi. Le scatto decine di foto intere e di primi piani. Ha uno sguardo intenso, morbido, eccitante. Il vestito non è più stretto in vita. Sembra ora più largo, così da mostrare di più dei suoi seni. Con mosse che vedo solo sulle riviste patinate, si alza la gonna con una mano, e le sue gambe lunghe e lucide, sembrano quasi non entrare tutte nell’inquadratura. E’ bellissima, ed il mio cuore batte sempre più forte, ed addirittura sembra scoppiare quando si gira, sempre con la gonna alzata fino alle anche, mostrando uno dei sederi più belli che si siano visti al mondo. Mi sorride, ma quasi non riesco ad apprezzarlo, rimanendo ipnotizzato da quel che mostra incorniciato da un perizoma bianco che le slancia ancora di più, se possibile, le cosce color del mogano. Mi avvicino fingendo un primo piano e sempre più fino a sfiorarla, con la scusa del mirare tramite il display della fotocamera. “mettiti così” alzandole un braccio e poi scostandole una gamba. Ha la pelle più liscia che abbia mai toccato. Risalgo ed ora la mia mano è sul gluteo. Lei gira il volto e mi guarda negli occhi. Ride. Avvicino la mia bocca alla sua fino ad unirle. La risata termina. Getto la fotocamera su di una poltrona, la giro completamente e l’abbraccio stringendola. La bocca morbida mi accoglie, ma la sua lingua sembra remissiva, pur rispondendo alla mia. Sa di birra ed alcool, è grande e morbida, le sue labbra sembrano il doppio delle mie, sembrano un materasso soffice e bagnato. Si stringe sempre più senza dire una parola, senza un gemito. Mi da una spinta e mi manda a sedere su di una sedia. “stai fermo lì e lasciami fare. Togliti pantaloni e mutande”. Non sono abituato a questi comandi e mi sento stranamente in balia di lei. La situazione mi piace, però…

Tolgo la cintura, sfilo i pantaloni del tutto, poi tolgo i boxer. Sono eccitato, un po’ offuscato dalla birra e mi sembra di sognare. Jane, ondeggiando, si toglie l’abito, rimanendo in perizoma, poi si inginocchia di fronte a me, socchiude la bocca, mi sorride, mi impugna ed abbassa la testa facendo scomparire il mio sesso nella sua bocca calda. Si toglie, e con la lingua incredibilmente veloce, mi regala forti sensazioni da farmi chiudere gli occhi, estatico. Quando li riapro, la vedo sorridere mentre mi dona piacere, mentre la sua mano sinistra con lunghe unghie mi sfiora il petto strappandomi quasi i peli e lasciando i segni bianchi del suo premere la pelle. Delicatamente si rialza, con movenze che avrò visto mille volte al cinema ma che non credevo potessero verificarsi nella mia vita. E’ in piedi, sposta il peso del corpo da una gamba all’altra effettuando una specie di danza in un ritmo che non è quello della musica del cd. Poi lentamente si sfila il perizoma, e inizia a toccarsi tra le gambe, come per ravvivarsi i foltissimi peli ricci, ritagliati per dare la forma di un cuore nero. “Ora baciala” mi dice avvicinandosi, alzandosi in punta di piedi ed allargando le gambe mi strofina il suo ventre sul viso “ma non toccarmi”. Mi abbasso un poco per arrivare al punto giusto e lo bacio sopra il cuore scolpito, e sotto. Tiro fuori la lingua, curioso di sapere se i suoi sapori ed odori sono diversi da quelli delle donne bianche. Non mi sembra, i miei sensi mi tranquillizzano e l’unica differenza che trovo è in quei strani peli marroni e neri durissimi: mi graffiano quasi la faccia, ma sono al contempo come un cuscino di crine, seducenti e profumati.

“Basta così, non muoverti più”. Fa un passo indietro, prende il mano il mio sesso e piegandosi sulle ginocchia lo punta sulla sua fessura ed aiutandosi un po’ muovendolo nelle varie direzioni, lo inserisce senza fatica divaricandosi con due dita. E si siede su di me, lasciandomi completamente imprigionato nella sua trappola calda. Mi abbraccia e mi bacia il collo mentre comincia a muoversi sempre più veloce. Ha lasciato in testa il copricapo, dal quale alcune treccine mi sfiorano solleticandomi.

Fine della prima parte - continua

 
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