Creato da arzakk il 08/10/2008
Racconti erotici di un viaggiatore poco curioso - la lettura, per i contenuti scabrosi ed espliciti è riservata esclusivamente ad un pubblico adulto.

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Roberta, bocca di miele - quinta parte

Post n°6 pubblicato il 13 Novembre 2008 da arzakk
 

Ma i minuti passano in fretta, e così ritorna presto la voglia di amarci, stringerci in una completa soddisfazione reciproca, ed insieme come se ci dessimo la mano, cullarci in ritmici movimenti, calmi, spensierati, oscenamente belli, mantenendo tutti i nostri sensi pronti e vigili per carpire ogni minima sensazione. Una sua mano ora gioca piano con il mio sesso, che come una piccola bambolina calda risponde con piccoli movimenti scherzosi da ambedue le parti. Ora lei da’ una carezza, ora lui si sposta ed oscilla; ora lei impugna e stringe, ora lui cerca di sfuggirle, ma prende nuova vigoria e sembra rispondere all’offesa facendosi più grande. Ma la schermaglia è vana, sempre agli ordini della femmina, risponde e segue, imbelle, arrendevole, fin quando si fa forza dopo un suo bacio, un suo piccolo succhiare senza importanza, se non come se mi rendesse esposta la sua voglia di continuare. E’ difficile riuscire a rispondere negativamente ad un simile stimolo, ed ormai sono di nuovo pronto, e subito il sangue nella mia testa ricomincia a farmi lavorare nei pensieri e nei desideri, nella spinta che sento anche nel richiamo del suo sesso, che esploro con la mano che ormai era diventata asciutta e fredda. E lei con le gambe aperte, mentre si dispone meglio seduta sulle mie ginocchia, le braccia attorno al mio collo, mi bacia delicata e colma di amore e mi sembra sussurri paroline che non odo se non nel suo tono cantilenante a bassissimo volume. Non capisco cosa stia dicendo, ma mi piace ascoltarla lo stesso. Si stacca non senza un piccolo sforzo e si alza, offrendomi le mani ed incitandomi a seguirla. La seguo ovviamente, curioso di sapere dove vuole arrivare. Il tragitto è fin troppo breve, la meta il tavolo del salone, nero, lucido laccato e coperto di libri. Li sposta con un senso dello spazio calcolato, fa un paio di piccole pile e le poggia contro il muro, lasciando quel poco di spazio che le occorre per salirci sopra con un piccolo salto, sedendosi con il suo sedere nudo sul nero, così risaltando come una cornice aumenta la bellezza del quadro. L’umidità ed il calore del suo corpo a contatto con il legno, lo rende appannato, lo opacizza, ma al tempo stesso ella ci si specchia in giochi di riflessioni come un caleidoscopio rosa, tra piccole luci. E la forma delle cosce si trasforma, appiattendosi sul piano, allargandosi e conquistando spazi nuovi. Si apre ai miei occhi rivelando ancora la sua intimità dolce e carica di forze e passione seppur così indifesa. Non posso fare a meno di baciarla ancora, una volta chinato, specchiato al ripiano e tra l’appannarsi dello stesso, freddo e scomodo, completamente il contrario di lei che sopra ad esso attende che io faccia tutto.

Mi tira su il viso con le mani e guardandomi mi dice con lo stesso tono che usa da sempre con me, quasi ad implorare, a convincermi, a sedurmi nella sua voce femminile e dolce, bassa: “fammi tutto quello che vuoi, tutto…”, e puntellandosi con le braccia dietro la schiena, sembra sollevi ancora ed offra maggiormente il suo sesso aperto, a me. Tira indietro le gambe poggiando i piedi sulle sedie affianco, e sembra spezzarsi per quanto le allarghi per farmi spazio. Ed io ad un tale invito rispondo gentilmente, aiutandomi con una mano, indirizzando verso l’apertura alla quale scivolo la mia punta dall’alto in basso ed ancora più volte, con gesti che potrebbero essere volgari, come un pittore ed il suo pennello intriso di colore passa e ripassa sulla tela, disegnando e colorando lo stesso punto, la stessa area, accanito e pervaso da una spinta creatrice. E sento quelle bellissime sensazioni facendolo, e poi quando mi fermo al centro di quell’area e spingo per entrare, sento ancora una volta quel calore forte, quell’idea di sperduto, di nuovo, di curioso, di dolce violenza, di ritrovare la casa, il nido che ti accoglie e ti trattiene. Vorrei rimanere fermo, così, rilassato come per fare del sesso tantrico ma non ce la faccio. C’è un diavolo dentro di me che mi prende e mi spinge e poi come un pendolo mi costringe ad andare avanti ed indietro, prima lentamente e poi con maggiore velocità. Mi sento sempre concentrato a guardare la sua bocca che si apre per lasciarla respirare meglio, la sua lingua che di tanto in tanto si affaccia ad umettare le labbra e gli occhi che ogni tanto si aprono per controllarmi, per guardarmi e farmi sentire suo, bloccato dal laccio del suo sguardo, bello, sognante e completamente mancante di lussuria. Una dolce normale situazione di accoppiamento tra due persone che si amano, senza spinte che non siano quelle della passione. E spingo piano, e penso tra me che devo farla godere come non ho fatto mai con nessuna, e mentre le stringo i seni, roteo il bacino e mi muovo con gesti differenti ogni volta. Non voglio essere scontato, monotono, egoista, ma voglio eccitarla ed incitarla e sfiorare ogni suo punto sensibile.

Cambio ritmo, casualmente, accelero e decelero, mi fermo e riparto, poi mi umetto i pollici e proprio sopra il punto nel quale sono entrato, massaggio con le dita lubrificate, e sfioro, spero con la giusta pressione, accompagnando ogni movimento di bacino. E lei mi accompagna con le sue unghie nelle mie natiche, come se avesse paura che l’abbandonassi, che vada chissà dove, ma non sa che io vorrei rimanere dentro di lei per sempre, perché mi sembra la cosa più bella che il mondo possa regalarci, perché non capisco come possano altre cose in questa vita essere più belle del fare l’amore con lei. Non penso minimamente che in quel momento sto tradendo l’altra, forse lusingato dal fatto che ora anche la donna che sto amando, è nelle stesse condizioni delle mie, rispetto al suo uomo. Ma non ci interessa, e non so se anche lei ci sta pensando, forse no, forse magari sta pensando al suo uomo, ed io in quel momento sono solo un simulacro, una rappresentazione del suo compagno. Non posso continuare a pensare a quelle cose, devo solo lasciarmi andare ed entrare e spingere e cercare di sentire sempre più quei calori, ed aiutarmi a dimenticare infilando la lingua nella sua bocca e sentire il suo fiato caldo riempirmi e muovermi le guance come se stesse salvandomi la vita con una respirazione artificiale. Adoro il suo respiro e come quell’aria calda si impregna del suo odore, e come mi sembra che stiamo respirando la stessa aria, e la mancanza di ossigeno mi rende sempre più rosso, mi dà alla testa come se dovessi da un momento all’altro svenire. Come se sentisse i miei pensieri, porta la bocca al mio collo e mi morde, poi sul mio petto e mi morde ancora facendomi male, e la mia stretta sempre più forte fa si che porti la mia bocca sui suoi capelli, sempre immersi nel profumo più forte della sua pelle, che mi dice di baciarla e morderla e leccarla e digerirla dentro di me come quell’istinto di amarla che mi uccide fin da quando la incontrai la prima volta.

Fine della quinta parte - continua

 
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Commenti al Post:
cozzasimpatica
cozzasimpatica il 17/11/08 alle 08:53 via WEB
leggo...rileggo...la prima, la seconda, la terza, la quarta parte. Adesso questa. Non so cosa dirti ma la sensazione che ho è di dolorosa perversione da parte del protagonista. Non volgarità ma dolore e dramma. Non è felice nemmeno di se' quest'uomo che descrivi. In Roberta sembra stia cercando una via d'uscita. Comunque bravo,si legge bene e scorre, anche se dovresti ripulirlo un pò da alcune ripetizioni. Ciao.
(Rispondi)
 
arzakk
arzakk il 17/11/08 alle 09:47 via WEB
E' una visione che prospetti alla quale non avevo pensato. Probabilmente è il ritmo monotono che oscilla in modi che potrebbero risultare ripetitivi nel loro svolgimento. E poi il fatto che in effetti non ci siano cose strane o nuove. Solo descrizioni di atti semplici. Per le ripetizioni hai ragione da vendere. Sto infatti tagliando un sacco di parole di cui abuso per quel solito dannato ritmo che ho nella testa quando scrivo... Grazie!
(Rispondi)
cozzasimpatica
cozzasimpatica il 17/11/08 alle 10:25 via WEB
Guarda che la frase più bella di questa quinta parte è alla fine :".... Come se sentisse i miei pensieri, porta la bocca al mio collo e mi morde, poi sul mio petto e mi morde ancora facendomi male, e la mia stretta sempre più forte fa si che porti la mia bocca sui suoi capelli, sempre immersi nel profumo più forte della sua pelle, che mi dice di baciarla e morderla e leccarla e digerirla dentro di me come quell’istinto di amarla che mi uccide fin da quando la incontrai la prima volta." Sembra ci sia espiazione nel protagonista e, dall'altra, un tentativo di esorcizzazione. Non è necessario inserire nel racconto cose strane, rischieresti di sporcarlo. Prova un pò a cercare,adesso, a lavorare nelle menti, nelle teste dei due protagonisti. Potresti ricavarne qualcosa di bello se poi lo accosterai alla loro fisicità.
(Rispondi)
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