Creato da biangege il 29/12/2009

Bian e Gege

I diari di viaggio di due mototuristi

 

8 agosto 2020: Miniera Sant'Aloisio (Collio BS)

Post n°270 pubblicato il 10 Agosto 2020 da biangege
 

L'arte della Ferrarezza è viva in Valtrompia sin dalla notte dei tempi e sopravvive ancora sia nelle famose fabbriche di armi (la Beretta di Gardone per prima) che nel distretto delle pentole e delle posate presso Lumezzane che, un po' a stento, presso numerosi artigiani.

Avevamo visitato in passato sia il Forno Fusorio di Tavernole sul Mella che la Miniera Mazzoli di Pezzaze, facenti parte del circuito museale Parco Minerario della Valtrompia ed essendo passati diverse volte davanti alla miniera Sant'Aloisio ci eravamo riproposti di visitarla: ricevuta pochi giorni fa la mailing list che annunciava che la miniera era aperta tutto agosto, ne abbiamo approfitatto per una passeggiata a 8°C.

NIente moto neanche oggi ma auto, scarponcini da trekking, felpa e giacca a vento. Prenotata la visita per le 14.30, abbiamo volentieri indugiato alla Trattoria Tamì di Collio e poi, alle 14.15, ci siamo presentati alla Miniera Sant'Aloisio dove la competente e gentilissima guida Carla ci ha accompagnati per quasi due ore nel sottosuolo.

 

Per il report e le foto seguite i link, oggi lasciamo parlare TripAdvisor.


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31 luglio - 2 agosto 2020: dal Sempione al Gran San Bernardo... e oltre...

Post n°269 pubblicato il 04 Agosto 2020 da biangege
 

Quando fa caldo, fa caldo e allora occorre fare di necessità virtù: con due giorni e mezzo di tempo fare il tratto meridionale della Route des Grandes Alpes era un po' troppo ambizioso e avrebbe comportato lunghi tratti di pianura e allora pur di passare un weekend in giro abbiamo ripiegato sia col mezzo che con l'itinerario: andiamo a vedere un paio di dighe (ma alla Gegeniglia facciamo credere che sia una sola).

Partenza nel pomeriggio di venerdì e arriviamo a Baceno dove la chiesa di San Gaudenzio è una piccola (ma neanche troppo piccola) Cappella Sistina delle Alpi, con un impressionante ciclo di affreschi. L'occasione è anche quella di andare a trovare Maria, una ex collega di Agnese che ha una casetta poco distante. Pernotteremo a San Domenico di Varzo, in val Cairasca, a 1400 m di altezza, con un bel freschino.

La mattina si punta verso il passo del Sempione, ma prima una sosta al monumentale portale sud del tunnel ferroviario: bastano dieci minuti per vedere passare un RABe503 "New Pendolino", pressochè identico esteriormente agli ETR610 nostrani.

Il passo del Sempione è valicato agevolmente e scendiamo a Brig dove proseguiamo per Visp, svoltando prima per la Vispertal e successivamente per la Saastal, in fondo alla quale c'è la nostra prima destinazione, il lago artificiale di Mattmark a 2200 m slm, dove arriviamo in perfetta tabella di marcia verso mezzogiorno: approfitteremo subito del ristorante per poi passeggiare sulla grande diga in materiali naturali, alta 160 metri e dallo sviluppo del coronamento di ben 680 metri. Al di là del lago, guardando a sud, oltre il crinale montuoso c'è Macugnaga...

Rientrati a Visp, ora inizia la lunga tratta lungo la valle del Rodano fino a Martigny. A fondovalle fa caldo e la strada è monotona: di fatto i punti di interesse sono il lago sotterraneo di Saint-Leonard a Sierre (già visitato due volte in passato) e la deviazione, anch'essa di qualche anno fa nella Val de Dix dove sorge l'enorme diga della Grande Dixence.

Arrivati a Martigny sotto un cielo poco augurante, proseguiamo per la vicina Vernayaz per una capatina al famoso locale ispirato ai fumetti Joe Bar Team, ma si scatena un acquazzone e per di più dobbiamo ancora valicare il passo del Gran San Bernardo perchè il nostro prossimo hotel è in Val d'Aosta (in Svizzera si dorme male, si mangia male e si spende troppo), la giornata è andata lunga con la percorrenza della cantonale anzichè dell'autostrada a vignetta. Arriviamo al Gran San Bernardo per la strada vecchia che merita sempre e troviamo un cielo plumbeo (ma niente pioggia) e un freschetto niente male! Pochi km e raggiungiamo l'hotel a Saint-Oyen, la notte pioverà.

La mattina dopo c'è il sole e possiamo riempire la giornata anche se allungheremo la strada, tanto basta arrivare a casa per le 19. Ripercorriamo il Gran San Bernardo sempre per la vecchia strada e prima di Martigny deviamo per la strada tra i vigneti che porta a valicare il Col de la Forclaz: a un chilometro dalla dogana francese la deviazione per Le Chatelard: da qui in una dozzina di km si potrebbe arrivare per strada alla nostra destinazione, ma noi vogliamo giocare... per di più Bian non aveva detto a Gege dove la stava portando

VerticAlp è un sistema di trasporto turistico che, dalla stazione di Le Chatelard-Frontière della linea ferroviaria Martigny-Chatelard, permette di raggiungere la diga di Emosson mediante una funicolare che supera un dislivello di 700 m con una pendenza massima dell'87%, una ferrovia panoramica Decauville di 1,8 km e una minifunicolare con dislivello di 140m che porta dal livello della base della diga al piazzale poco sopra il coronamento, il tutto in quaranta minuti nei quali si godono bellissime viste sul massiccio del Monte Bianco e sulla diga stessa. Quest'ultima è un'imponente struttura a doppio arco con un'altezza di 180 metri e dal coronamento lungo 550, poco distante si vede la diga du Vieux Emosson, innalzata a 67 metri una decina di anni fa a fronte degli originari 45: tra le due dighe è stata installata una centrale reversibile da ben 900 MVA!

Tra il tempo per la salita, le passeggiate sulla diga e alla Cappella di Notre Dame des Neiges e la discesa, più una bella fonduta al ristorante (il 2 agosto? SI!, si stava benissimo) passeremo quattro ore a le Chatelard e il ritorno più breve e agevole sarà attraverso il tunnel del monte Bianco e l'autostrada: come all'andata in val d'Ossola, anche in Val d'Aosta spira un vento caldo e fastidioso...

... ma tanto abbiamo il condizionatore, non ce l'ha ordinato il medico di viaggiare sempre in moto!

Comunque, in moto c'eravamo già stati

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25 luglio 2020: Val Sambuco

Alla ricerca di qualche strada nuova mai percorsa, vincendo la nota idiosincrasia del Bian per le valli a fondo cieco, avevamo già individuato da un po' un gruppo di valli alle spalle di Locarno, in Svizzera, delle quali la principale  la Val Maggia dal nome del fiume che la percorre, affettuosamente chiamato al femminile "la Maggia", e dal paese omonimo. Il motivo di interesse stava principalmente nel fatto che, a guardare il Duecentomila, alla fine della Val Sambuco, che è la parte terminale della Val Lavizzara, che è la principale delle diramazioni della Val Maggia (che gioco di scatole cinesi...) c'è un bel lago artificiale, poco sopra ce n'è un altro e secondo Google Maps si può arrivare fino lì su asfalto... andiamo!

Per andare a Locarno ce la prendiamo comoda, sia come orario (causa una commissione mattutina partiamo alle 10.30) che come strada: la più diretta sarebbe l'autostrada per Como e la prosecuzione fino al Pian di Magadino, ma quest'anno non investiamo in vignette autostradali: quindi A8 fino a Varese, poi un po' di soliti paesini fino a Porto Ceresio, la bella costiera per Ponte Tresa con gli ultimi due km belli curvosi sotto le rocce strapiombanti, la valle della Tresa (altro fiume al femminile) fino a Luino e poi la sponda est del Verbano, la dogana di Zenna e il giro intorno alle testa del lago fino ad arrivare verso le 13 a Locarno, o meglio alla conurbazione Ascona-Locarno-Muralto.

E' l'ora di pranzo e come ben si sa la Svizzera è carissima; per di più i ristoranti di Locarno osano menu ad uso e consumo delle genti teutoniche, di certo noi non mangeremmo spaghetti alle cozze nel Canton Ticino nè tantomeno una pizza margherita a 15 CHF... la scelta obbligata quindi è McDonald, dove notiamo l'unica applicazione di misure di sicurezza anti-COVID: mascherine e distanziamento. nel resto della città si gira tranquillamente anche in gruppi.

Dopo una passeggiata sul lungolago, eccoci alle 14 ad affrontare la parte "dura" del tracciato, non tanto per la tortuosità quanto per la lunghezza. da Locarno alla nostra destinazione ci sono 60 km di una strada che permette pochi allunghi, a cui sommarne altrettanti al ritorno, impiegheremo un'ora e mezza ad andare e un'altra ora e mezza a tornare. la valle tuttavia ha spunti di interesse che potrebbero farci propendere per una visita futura, diversi crotti (anche se il posto più appetibile dove pranzare sembra essere il ristorante "Al Ponte", a Prato-Sornico) e alcune chiese dall'aspetto interessante, certe isolate e altre nel contesto di paesini semplici ma ordinati: nello stesso Prato-Sornico è edificata la bella Parrocchiale di San Martino di Tours. Qua e là si indovinano vestigia di una linea ferroviaria, uno dei rari casi di ferrovie dismesse in Svizzera.

A Lavezzara una scala di tredici tornanti ci fa da anticamera alla Val Sambuco vera e propria e in una decina di km siamo alla Diga del Sambuco... che superiamo di slancio volendo puntare sulle dighe del lago di Naret, tredici km oltre. Questo è il tratto di strada che abbassa la velocità media: tra l'altro, a voler vedere la cartina e la prospettiva 3D di Google Maps, al di là dei monti che circondano il lago di Naret ci sono Airolo, porta di accesso sud al San Gottardo, e la Val Bedretto col Passo della Novena: siamo quindi saliti alquanto di latitudine.

Lo sforzo è però ripagato dal paesaggio: siamo quasi a duemila metri di quota e, a parte le due dighe ad arco separate da uno sperone roccioso, non c'è niente, e sono pochissimi anche i gitanti che sono saliti fin qui. Il cielo è un bellissimo blu chiazzato di nuvole bianche e l'aria è fresca. Percorriamo il coronamento delle due dighe ammirando i riflessi delle nubi nel lago e ci fermiamo quasi un'oretta.

La sosta successiva sulla strada del ritorno, è alla diga di Sambuco, 1460m slm, altra mezz'oretta per la passeggiata e poi l'orologio reclama: un'ora e mezza per tornare a Locarno ma stasera non ci corre dietro nessuno. Percorreremo la sponda ovest del lago Maggiore per valicare la dogana di Valmara e arrivare dopo una quarantina di chilometri a Baveno dove infileremo la A26 e quindi la A8 a Sesto Calende... arriveremo a casa quasi alle 21 e i km totali oggi sono stati una quattrocentina...

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18 luglio 2020: Val d'Arda

Post n°267 pubblicato il 22 Luglio 2020 da biangege
 

Dovremmo uscire dalla A1 a Fiorenzuola, ma già a Piacenza Sud c'è un incolonnamento che si preannuncia lungo, vacanzieri e weekendari che vanno in Riviera Romagnola. Un pezzo di Via Emilia fino a Cadeo, poi si devia attraverso le bucoliche campagne per Carpaneto e Vigolo Marchese (che non appare degno di visita come qualche articolo qui e là vocifera) e dopo un'ora e mezza dalla partenza da casa siamo a Castell'Arquato, che è sia Bandiera Arancione TCI che membro dei Borghi più Belli d'Italia. Non è la prima volta che veniamo qui, ma durante l'ultima il borgo era inavvicinabile per la folla, mentre ora è quasi deserto e gradevolissimo.

Parcheggiata la moto appena fuori dal nucleo antico, lo esploriamo: si entra dalla Porta di Monteguzzo e poi a sinistra si incontrano il Palazzo del Duca e l'attiguo Torrione Farnese, poi il neogotico Palazzo Stradivari (dell'omonima famiglia Cremonese di famosi liutai), l'antico Ospedale di Santo Spirito (oggi Museo Geologico) e infine la piazza del Municipio su cui prospettano il Palazzo del Podestà, le absidi della Collegiata di Santa Maria (lo spoglio frontale è in una piazzetta attigua) e la diruta ma ancor imponente Rocca Scaligera, dalla cui sommità merlata alla ghibellina si gode un bellissimo panorama, oggi favorito dall'aria tersa di questa non troppo calda estate. La Rocca è visitabile con le minime accortezze dovute allo stato di pandemia corrrente: mascherina e distanziamento.

Dopo un ottimo pranzo a base di taglieri di salumi e formaggi a La Butega torniamo al parcheggio incontrando la bella casa-museo di Luigi Illica, famoso librettista di opere liriche nativo di qui, e riprendiamo la moto in direzione Passo del Pellizzone per la curvosa strada che lascia il fondovalle a Lugagnano e punta verso Vernasca; al Pellizzone come già sappiamo non c'è niente e quindi deviamo verso Morfasso per una di quelle stradelle dall'asfalto un po' rovinato come da queste parti spesso accade, che apparentemente non vanno nel nulla ma che regalano bei panorami.

La nostra intenzione è di giungere a Velleia, antica città romana su queste alture, che visitammo in passato. Per assoluta coerenza con lo stato di pandemia, mentre la Rocca di Castell'Arquato è visitabile, l'area archeologica (tutelata dal Sistema Museale della Regione Emilia-Romagna) è chiusa fino a data da destinarsi malgrado sia un'area all'aperto... la chiesetta di Sant'Antonino perlomeno è visitabile.

Di nuovo in sella, decidiamo di dirigerci alla diga del lago di Mignano: costruita negli anni '30 per produzione idroelettrica, poi convertita per usi irrigui e di potabilizzazione, è una diga a gravità leggermente arcuata alta 60 metri e dallo sviluppo di 340 metri. Il coronamento è percorribile e all'estremità opposta c'è un'ombrosa area picnic. Gustiamo un tonificante caffè freddo all'attiguo bar mentre giungono alcune moto d'epoca (con altrettanti motociclisti d'epoca): la più attempata è una Guzzi del 1930 e infine ce ne torniamo a casa, altra trecentina di km tranquilli tranquilli.

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4 luglio 2020: OK, non č la Route 66 ma...

Post n°266 pubblicato il 14 Luglio 2020 da biangege
 

... ci si può accontentare !!!

Giretto domenicale facile facile, senza andare chissà dove ma alla fine conteremo 300 km: a Lecco si arriverebbe con la SS36 che però è già un delirio di lamiera a Giussano (e non è la prima volta...): puntiamo su Erba e arriviamo a Lecco "di traverso" passando accanto ai laghetti prealpini, poi un paio di km nel fiume di auto e svicoliamo per i tunnel spuntando in Valsassina, molto ma molto meno gettonata della superstrada. A Cortenova c'è il bivio per la SP65 che, già ben nota come strada panoramica, è assurta a gloria fregiandosi del titolo di "strada scenografica" e ricevendo la dedica a Pietro Pensa, nativo di Esino Lario, che ne fu propugnatore.

Il Passo Agueglio sul Duecentomila non lo trovate, ma arriva a 1142 m slm. Dal vicino punto panoramico si gode di una bella vista sul centro del Lago di Como. La discesa in riva al lago (con breve sosta per un paio di toast) ci porta alla bella Varenna dove una passeggiata con cono gelato è sempre d'obbligo. Il vecchio tracciato lungolago della Statale, ora SP72, ci porta a Colico e un'infilata nel nuovo tratto di superstrada (che ad oggi arriva fino al Tartano) ci fa volare a Morbegno evitando i mille paesini di fondovalle: speriamo che prolunghino presto la strada fino a Sondrio, la Valtellina sarebbe meno noiosa.

A Morbegno infiliamo la SP8 che sale al San Marco per il versante più lungo e più stretto, meglio farla in salita se non altro perchè una volta fatta "tutta" la discesa (che si chiama SP9 e poi SS470) siete già a Bergamo, da dove Milano è più vicina...

Al Passo San Marco, 1992 m slm, fa un bel freschino e le nuvole basse coprono il versante bergamasco. Ci sono molte moto e altrettanti motard con cui scambiare due chiacchiere. Dal 2015 qui c'è un monumento dedicato a Enea Mattei, nativo di Morbegno e mecenate di questa via di comunicazione tra la val Brembana e la Valtellina.

Alla fine, caffè a Ca' San Marco e giù per tornare a casa. Partiti (tardi) alle 10, siamo in box alle 19 

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