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SULLA BREXIT.....

Post n°1821 pubblicato il 16 Gennaio 2019 da blogtecaolivelli

 

fONTE: POST

  • MONDO 
  • MARTEDÌ 15 GENNAIO 2019
Cosa succede ora con Brexit?Scenari e ipotesi dopo che l'accordo negoziato da Theresa May è stato bocciato dal Parlamento britannico e il suo governo si prepara ad affrontare un voto di sfiducia

La prima ministra britannica Theresa May ha

subito una sconfitta storica con il voto sull'accordo

per uscire dall'Unione Europea. L'accordo raggiunto

da May con i leader europei è stato bocciato dal

Parlamento con 202 voti a favore contro 432

contrari: la più grave sconfitta per un governo

in carica nella storia del paese. May stessa ha

annunciato di essere disposta ad affrontare già

mercoledì una mozione di sfiducia nei suoi

confronti che il leader dell'opposizione Jeremy

Corbyn ha immediatamente presentato.

Cosa accadrà adesso dipenderà da come andrà

il voto di mercoledì, da come deciderà di muoversi

May, dalle decisioni che saranno prese dai leader

dell'Unione Europea e infine dalle mosse dei

deputati della Camera dei comuni britannica.

Il governo cade
Se il governo May dovesse cadere in seguito al

voto di sfiducia (che si terrà mercoledì verso le

20 ora italiana), potrebbero succedere due cose.

La prima è la formazione di un nuovo governo,

che su Brexit sarebbe con ogni probabilità più

duro e conservatore dell'attuale e che si troverebbe

però di fronte alle stesse difficili scelte che sta

compiendo May.

La seconda alternativa scatta se entro 14 giorni

nessun governo dovesse ricevere un voto di fiducia.

In quel caso il Parlamento verrebbe sciolto e verrebbero

indette nuove elezioni: per evitare un'uscita dall'Unione

senza accordo sarebbe necessario chiedere ai leader

europei un rinvio della scadenza dell'articolo 50 del

Trattato di Lisbona, fissata per il 29 marzo, giorno in

cui il Regno Unito sarà di fatto fuori dall'Unione.

I leader europei hanno già fatto capire di essere 

Inclini a concedere questo prolungamento se fosse

necessario per organizzare nuove elezioni o un nuovo

referendum, per il momento molto improbabile.

Tentare un secondo voto

Al momento May ha buone possibilità di superare

il voto di fiducia. I suoi alleati chiave, i nordirlandesi

del DUP, hanno già detto che la sosterranno anche

se hanno votato "no" all'accordo. La stessa May ha

detto di avere fiducia nel voto di mercoledì. Se dovesse

superarlo, ha detto, inizierà subito a incontrare deputati

e leader parlamentari nel tentativo di trovare una

"soluzione" su Brexit che sia per loro accettabile.

Se questa soluzione si troverà, ha continuato, tornerà

a incontrare i leader dell'Unione Europea per negoziarla

e arrivare a un nuovo accordo da sottoporre al Parlamento.

È una dichiarazione piuttosto ambigua che lascia a May

ampi margini per decidere come comportarsi nei prossimi

giorni. Una possibilità è che la prima ministra si limiti a

prendere tempo per poi presentare nuovamente l'accordo

con lo stesso testo e cercare di farlo approvare nel corso

di una seconda votazione. Questo era il piano che diversi

membri del suo governo le avevano attribuito martedì.

L'entità della sconfitta, però, potrebbe averla persuasa

che riproporre il voto una seconda volta sarebbe un errore.

Cercare di aprire nuovi negoziati

Se May fosse convinta che l'accordo in questa forma non

ha possibilità di essere approvato dal Parlamento,

potrebbe insistere nel riaprire le trattative con l'Unione

Europea, opzione però che finora i leader europei hanno escluso.

Dopo la bocciatura dell'accordo da parte del Parlamento

britannico, il presidente del Consiglio europeo, Donald

Tusk, ha scritto un tweetdicendo che arrivati a questo

punto un accordo tra UE e Regno Unito è impossibile,

e ha lasciato intendere che l'unica soluzione possibile

rimane quella di rinunciare a Brexit. L'apertura di nuovi

negoziati, in altre parole, sembra oggi molto improbabile.

Tenere un secondo referendum su Brexit
Ad oggi non esiste una maggioranza favorevole a un

secondo referendum su Brexit, soluzione appoggiata

da alcuni sostenitori del "Remain", ma dopo la bocciatura

dell'accordo questa opzione potrebbe diventare un modo

per uscire dall'impasse. Richiederebbe un rinvio della

scadenza per Brexit prevista dall'articolo 50, anche

perché ci sarebbe da capire che quesito referendario

proporre: chiedere semplicemente chi è pro e contro

Brexit, oppure chiedere di appoggiare o opporsi

all'accordo già negoziato da May? I tempi per tenere

un secondo referendum potrebbero essere non inferiori

alle 22 settimane, dicono gli esperti.

Qualsiasi sia la situazione del governo britannico,

se la scadenza del 29 marzo non verrà rimandata e

se per allora non sarà approvato dal Parlamento

britannico un accordo negoziato con l'Unione Europea,

si realizzerà lo scenario del "no-deal", espressione

spesso usata come sinonimo di "disastro".

 
 
 

TIP...

Post n°1820 pubblicato il 15 Gennaio 2019 da blogtecaolivelli

Il materiale riportato in questo blog è costituito da articoli e citazioni riportati pressochè integralmente, in quanto il presente blog non è una testata giornalistica ma una compilation amatoriale delle notizie scientifiche più importanti del giorno, utilizzata per comodità da chi non ha tempo di navigare e quindi a questo indirizzo web può trovare quanto c'è di meglio in giro, filtratissimo, di alta qualità di contenuti e di scrittura, fornendo tra l'altro un servizio agli studenti che possono in tal modo essere informati delle ultime scoperte scientifiche.

 
 
 

LE ULTIME NOVITA' SUI LONGOBARDI....

Post n°1819 pubblicato il 15 Gennaio 2019 da blogtecaolivelli

essa struttura genetica e sociale dei Longobardi

La complessa struttura genetica e sociale dei Longobardi

Il confronto fra i reperti archeologici rinvenuti

rinvenuti in due cimiteri longobardi, uno in Ungheria

e uno in Piemonte, e i dati dell'analisi genetica sui

resti di 63 individui che vi erano sepolti mostra che

nella popolazione che invase l'Italia nel VI secolo

d.C. erano compresenti almeno due gruppi

geneticamente diversi e che seguivano pratiche

funerarie distinte.

archeologiageneticaL'analisi genetica dei resti

rinvenuti in due cimiteri longobardi del VI-VII secolo

situati a grande distanza tra loro, uno a Szólád,

nell'attuale Ungheria, e l'altro nei dintorni della

cittadina piemontese di Collegno, ha permesso di

chiarire alcuni aspetti dell'organizzazione sociale e

degli spostamenti del popolo che governò parte

dell'Italia nei due secoli successivi al suo arrivo

dalla Pannonia (corrispondente all'attuale Ungheria

occidentale e alla bassa Austria) nel 568 d.C.

Lo studio - condotto da un gruppo internazionale

di ricercatori dell'Università di Firenze, di altre

università italiane e della Stony Brook University -

è pubblicato su "Nature Communications".

Benché la documentazione archeologica disponibile

sia relativamente abbondante, le informazioni sulla

migrazione dei Longobardi, e ancor più sulla loro

struttura sociale, sono molto scarse, e si basano

solo su fonti indirette, come i resoconti di origine

bizantina, o molto più tarde rispetto all'epoca

dell'invasione.

La complessa struttura genetica e sociale dei Longobardi

Monile longobardo del VII secolo, in cui è

incastonato un cameo di fattura romana.

(© age fotostock / AGF)Grazie all'analisi

genetica degli individui che vi erano sepolti

- 39 a Szólád e 24 a Collegno - i ricercatori

hanno ora scoperto che in entrambi i cimiteri

le tombe erano raggruppate in base alla

consanguineità dei defunti (clan), e che ogni

raggruppamento  circondava il sepolcro di un

membro eminente o di un capostipite del clan,

collocato in una posizione di preminenza.

In entrambi i siti, l'ascendenza, o lignaggio,

maggiormente rappresentata aveva un'impronta

genetica che riporta soprattutto alle antiche

popolazioni dell'Europa centrale e settentrionale

(impronta che attualmente non è molto presente

né nelle popolazioni dell'Ungheria, né in quelle

dell'Italia settentrionale). L'altrolignaggio era

invece geneticamente più legato alle antiche

popolazioni dell'Europa meridionale.

Alla diversa ascendenza dei defunti corrispondeva

inoltre una diversa tradizione funeraria.

La struttura delle tombe dei membri di ascendenza

centro-settentrionale aveva delle parti in legno e le

tombe contenevano vari oggetti, fra cui monili e, nel       

caso dei maschi, invariabilmente anche armi.

L'assenza di beni funerari - osservano i ricercatori -

non implica necessariamente che questi individui

avessero uno stato sociale inferiore, ma indica che

appartenevano a un  gruppo sociale diverso,

caratterizzato anche da una dieta meno ricca di

proteine di origine animale.

La scoperta, concludono i ricercatori, pone nuove

domande sulla struttura sia della popolazione

longobarda sia, più in generale, di tutte le

popolazioni protagoniste delle cosiddette invasioni

barbariche, le cui orde forse erano formate da

gruppi di persone geneticamente non omogenei.

 
 
 

IL PANE PREISTORICO....

Post n°1818 pubblicato il 15 Gennaio 2019 da blogtecaolivelli

17 luglio 2018

Il pane prima dell'agricoltura

Il pane prima dell'agricoltura

(Cortesia Alexis Pantos)In un sito mediorientale

abitato in passato da cacciatori-raccoglitori sono

stati scoperti antichi resti di pane che risalgono

a circa 14.000 anni fa, molto prima quindi della

diffusione dell'agricoltura, la cui nascita è stata

probabilmente stimolata proprio dalle qualità di

questo alimento(red)

archeologiaagricolturastoriaResti carbonizzati di

un'antica focaccia sono stati scoperti nel sito

archeologico di Shubayqa 1, in Giordania.

La scoperta retrodata di almeno 4000 anni l'uso

di cereali lavorati a fini alimentari e, indirettamente,

anche gli albori dell'agricoltura.

A identificare questi resti è stato un gruppo di

ricercatori dell'Università di Copenaghen, in Danimarca,

e dello University College London e dell'Università di

Cambridge, in Regno Unito, che firmano un articolo

sui "Proceedings of tha National Academy of Sciences".

"La presenza di centinaia di resti di cibo carbonizzato

nei caminetti di Shubayqa 1 è un reperto eccezionale,

che ci ha dato la possibilità di caratterizzare pratiche

alimentari risalenti a 14.000 anni fa. I 24 resti

analizzati in questo studio mostrano che gli antenati

selvatici di cereali domesticati come orzo, farro e avena

erano stati macinati, setacciati e impastati prima della

cottura", ha detto Amaia Arranz Otaegui, archeobotanica

dell'Università di firmano e coautrice dello studio.

Il pane prima dell'agricoltura

Il forno di cottura nel sito di Shubayqa 1, nel cosiddetto

deserto nero della Giordania. (Cortesia Alexis Pantos).

Shubayqa 1- situato nella regione del cosiddetto dese

rto nero della Giordania, nel nord-est del paese, è un

sito che da tempo aveva attirato l'attenzione degli archeologi

perché era abitato da un gruppo di cacciatori-raccoglitori nel

periodo di transizione da questo tipo di economia di sussistenza

all'agricoltura, appartenenti alla cosiddetta cultura natufiana.


La presenza di lame in pietra focaia e di altri strumenti litici

venuti alla luce nei siti natufiani avevano indotto il sospetto

che queste popolazioni avessero iniziato a sfruttare le

piante in modo diverso e forse più efficace.

Ma mancava la "pistola fumante".

"Il pane a forma di focaccia trovato a Shubayqa 1 è la

prima prova dellaproduzione di pane finora scoperta, e

dimostra che la cottura è stata inventata prima che

avessimo la coltivazione delle piante", ha detto Tobias

Richter, dell'Università di Copenaghen, che ha diretto

la ricerca. "E' possibile che la produzione precoce di

pane a base di cereali selvatici sia stata una delle forze

trainanti della successiva rivoluzione agricola, quando

i cereali selvatici furono coltivati per fornire fonti di cibo

più convenienti"

La produzione del pane, sottolineano i ricercatori, è

un'attività complessa, che richiede la decorticazione e

la macinazione dei cereali, l'impastamento e la cottura

al forno, probabilmente con la cooperazione di molte

persone. Il fatto che sia stato prodotto prima che

fossero sviluppati i metodi di coltivazione suggerisce

che fosse considerato un alimento speciale, e il

desiderio di produrre di più questo alimento speciale

probabilmente contribuì alla decisione di iniziare a

coltivare cereali.

Per identificare la natura dei resti i ricercatori hanno

usato la microscopia elettronica a scansione che ha

permesso di riconoscere le microstrutture di tutte le

particelle di cibo carbonizzato di tutti i campioni

esaminati.

 
 
 

LE CULLE DELL'UMANITA'

Post n°1817 pubblicato il 10 Gennaio 2019 da blogtecaolivelli

Fonte: Science, citazioni riportate 

integralmente.

11 luglio 2018

Tante culle africane per l'umanità

Tante culle africane per l'umanità

I primi uomini moderni si sono evoluti

in Africa, ma non deriverebbero da

un'unica popolazione ancestrale,

bensì da diversi gruppi di popolazioni

affini evolutesi in regioni ecologicamente

differenti e con tratti fisici e culturali

alquanto diversi. Le nostre origini

sarebbero cioè multiregionali e

multiculturali(red

La nostra specie ha avuto origine in

Africa, ma non ha avuto un'unica culla.

È invece il frutto del rimescolamento di

popolazioni affini che, rimaste separate

per lungo tempo in una molteplicità di

regioni del continente africano hanno

sviluppato caratteri fisici e culturali

diversi per poi dar vita a una varietà

di meticciati. È la conclusione a cui è giunto

un consorzio internazionale di ricercatori

che ha effettuato una metanalisi sul

complesso di dati paleoantropologici,

genetici, archeologici raccolti dalle diverse

discipline interessate all'origine della nostra

specie. Lo studio è stato 

pubblicato su "Trends in Ecology and Evolution".


L'origine della nostra specie è ancora

controversa, ma molti ricercatori hanno

ipotizzato che i primi esseri umani moderni

abbiano avuto origine da un'unica popolazione

ancestrale relativamente numerosa, al cui

interno sarebbe avvenuto un continuo e

intenso scambio di geni e tecnologie, come

quelle per la produzione di manufatti in pietra.

Tante culle africane per l'umanità

Manufatti in pietra

provenienti dall'Africa 

settentrionale e

meridionale.

(Cortesia Eleanor

Scerri/Francesco

Le tipologie degli strumenti in pietra

e di altri artefatti, la cosiddetta

cultura materiale, formano raggruppamenti

ampiamente distribuiti nello spazio e nel

tempo", osserva Eleanor Scerri, del

Max-Planck-Institut per la storia dell'essere

umano e dell'Università di Oxford, coautrice

dello studio. "Anche se si osserva una

tendenza a livello continentale verso una

cultura materiale più sofisticata, questa

'modernizzazione' non ha origine in una

regione o in un periodo determinati".

E lo stesso vale per i fossili umani; nel

corso degli ultimi 300.000 anni "in tutto

il continente vediamo una tendenza alla

forma umana moderna, ma diverse

caratteristiche moderne appaiono in

luoghi diversi in tempi diversi,e alcune

caratteristiche arcaiche erano presenti

ancora poco tempo fa", aggiunge Scerri.

Tante culle africane per l'umanitàEsempio di cambiamenti evolutivi della forma

del cranio all'interno del lignaggio

 di Homo sapiens. (Cortesia Philipp

Gunz, Max-Planck-Institut per

l'antropologia evolutiva)Infine,

anche il confronto fra i modelli

genetici che si osservano nelle

popolazioni africane attuali, e nel

DNA estratto da ossa di africani

vissuto negli ultimi 10.000 anni,

non depone a favore dell'esistenza

di un'unica popolazione umana

ancestrale; al contrario, suggerisce

collegamenti molto ridotti fra le

popolazioni del passato più remoto,

con la presenza di "alcuni lignaggi

genetici molto antichi e livelli di diversità

generale che difficilmente si sarebbero

potuti conservare in una singola

popolazione ancestrale", conclude

Mark Thomas, dello University College

London e co-autore della ricerca.

Secondo i ricercatori, i numerosi e radicali

cambiamenti che hanno caratterizzato le

condizioni ambientali del continente

africano nel passato avrebbero fatto

in modo che le popolazioni umane

attraversassero molti cicli di isolamento

- con un conseguente adattamento l

ocale e lo sviluppo di una cultura materiale

propria - a cui avrebbero fatto seguito

periodi di mescolamento genetico e culturale.

"L'evoluzione delle popolazioni umane in

Africa è stata multiregionale.

I nostri antenati erano multietnici.                            

 
 
 
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